giovedì 30 gennaio 2025

Della serie i personaggi famosi del territorio.... Ecco l'attore poliedrico Antonello Cossia!


Continuando con le biografie di personaggi illustri, nati o vissuti nel quartiere di Piscinola, che si sono distinti nei vari campi sociali e nelle discipline artistiche e sportive, oggi illustreremo quella di un altro "piscinolese doc" che ha svolto e svolge ancora oggi il suo impegno professionale e artistico nel campo del Teatro, della produzione cinematografica e non solo, parliamo di Antonello Cossia, bravo e riconosciuto attore, apprezzato anche come regista, mattatore, intrattenitore teatrale, scrittore, ecc.

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Antonello Cossia è nato a Piscinola, intorno alla metà degli anni '60, da una famiglia  stimata e conosciuta nel quartiere, nella quale emerge suo padre Agostino, famoso pugile italiano degli anni '50, che ha vinto due titoli nazionali e ha partecipato alle Olimpiadi di Melbourne, nell'anno 1956.
Antonello Cossia scoprì presto la sua indole artistica, e intraprese fin dalla gioventù la sua passione per l'arte della danza e della recitazione, con la formazione e lo studio. Iniziò a frequentare la scuola di danza moderna nel 1984, in compagnia proprio del cugino Antonio, del quale già abbiamo dedicato lo scorso anno un post biografico.
Contestualmente alla danza, iniziò anche un percorso di scuola di recitazione, per poi divenire la sua principale aspirazione artistica. Ebbe modo di partecipare a diversi laboratori e master di teatro e recitazione, infatti iniziò nel 1988
con la "Fondazione  laboratorio itinerante", diretto da Antonio Neiwiller, con la quale, per sei anni consecutivi, partecipò a diverse manifestazioni e spettacoli teatrali in ambito nazionale e internazionale. Seguì negli anni seguenti la sua partecipazione a diversi seminari e master nel settore. Come nel biennio 1996-97, quando ha conseguito la specializzazione di attore, con il corso organizzato dall'Ente Teatrale Italiano, diretto da Marco Baliani, coadiuvato da Maria Maglietta e Mamadou Dioume .
Antonello Cossia ha quindi continuato il suo percorso artistico, lavorando poi con diverse compagnie italiane. 
Come attore ha collaborato con i grandi registi italiani, tra i quali Mario Martone, Claudio Collovà, Alfonso Santagata, Marco Baliani, Ninni Bruschetta, Cristina Pezzoli, Toni Servillo, Renato Carpentieri e altri ancora.
Significativa anche l'attività di regista, che ha svolto in collaborazione con Raffaele Di Florio e Riccardo Veno; ricordiamo gli spettacoli: "Il passaggio delle ore", "Fratelli", "Io muoio Orazio", "Segni", "Qui davanti a una notte sul Mare", "La Discesa", "Lo s-guardo escluso", "Penultimi", "OrO primo movimento" – "il viaggio, Géza".
Al cinema e in televisione ha lavorato con Mario Martone, Stefano Incerti, Paola Sangiovanni, Carla V. Rossi, Gian Luigi Calderone, Claudio Bonivento.
Ma è nel teatro che Cossia ha raggiunto l'eccellenza artistica, soprattutto come attore di prosa e nella recita dei classici. Ricordiamo: "Edipo Re", di Sofocle, "I persiani" di Eschilo, "Giulio Cesare" di W. Shakespeare e, poi, 'O Tuono 'e marzo", di E. Scarpetta, "Le voci di dentro", di E. De Filippo, "Sabato, domenica e lunedì", di E. De Filippo, "Filumena Marturano"  di E. De Filippo, ma anche nel genere moderno, come "Un tram che si chiama desiderio", di Tennessee Williams, ecc.
Ricordiamo anche la sua partecipazione nelle
popolari fiction televisive dell'ultimo decennio, tra le quali "Il posto al sole", "l'Amica Geniale", "Mare Fuori", "I bastardi di Pizzofalcone", "Mina Settembre", ecc. 

Per ammirare la poliedricità dell'artista, ecco il suo percorso artistico-professionale in dettaglio, tratto direttamente dalla sua biografia pubblicata:

CINEMA
2024 VOGLIO GUARDARE dir. Stefano Incerti (in postproduzione)
2023 NATA PER TE – dir. Fabio Mollo
2023 GLI ATTASSATI – dir. Lorenzo Tiberia
2021 LE SEDUZIONI – dir. Vito Zagarrio
2017 NATO A CASAL DI PRINCIPE – dir. Bruno Oliviero
2017 AMMORE E MALAVITA – dir. Manetti Bros
2013 SONG’E NAPULE – dir. Manetti Bros
2011 GLI SFIORATI – dir. Matteo Rovere
2010 NOI CREDEVAMO – dir. Mario Martone
2003 GLI INDESIDERABILI – dir. Pasquale Scimeca
2002 AMORE CON LA S MAIUSCOLA – dir. Paolo Costella
1998 TEATRO DI GUERRA – dir. Mario Martone
1995 IL VERIFICATORE – dir. Stefano Incerti
1992 MORTE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO – dir. Mario Martone.

CORTOMETRAGGI
2024 VOLEVO ESSERE UN DIAMANTE DI GOULD – dir.
2013 COME STATE PER UN DOLCETTO – dir. Luigi Scaglione
2012 NON C’E’ ALTRA ALTERNATIVA – dir. Luigi Scaglione
2012 IL PRINCIPIO DEL TERZO ESCLUSO – dir. Luigi Scaglione
2011 IL CONSENSO – dir. Luigi Scaglione
2011 CONDANNATO A MORTE – dir. Alessio Perisano
2010 EROICO FURORE – dir. Francesco Afro De Falco.

FILM TV
2024 NAPOLI MILIONARIA – dir. Luca Miniero (Raiuno)

SERIE TV
2024 ROBERTA VALENTE – NOTAIO IN SORRENTO – dir. Vincenzo Pirozzi (in lavorazione)
2024 MINA SETTEMBRE 3 – dir. Tiziana Aristarco (in postproduzione)
2024 INGANNO – dir. Pappi Corsicato (Netflix)
2024 MARE FUORI 4 – dir. Ivan Silvestrini (Raidue)
2023 RESTA CON ME – dir. Monica Vullo (Raiuno)
2022 MINA SETTEMBRE 2 – dir. Tiziana Aristarco (Raiuno)
2018 L’AMICA GENIALE – dir. Saverio Costanzo (Raiuno)
2018 I BASTARDI DI PIZZOFALCONE – dir. Alessandro D’Alatri
2017 1993 – dir. Giuseppe Gagliardi
2016 SOTTO COPERTURA – dir. Giulio Manfredonia
2015 L’ISPETTORE COLIANDRO – dir. Manetti Bros – ep.2
2014 GOMORRA – dir. Claudio Cupellini – ep.8
2008 UN POSTO AL SOLE – regia Vari
1999 LA SQUADRA 6 – dir. Gianni Leacche – ep.143
1999 SQUADRA MOBILE SCOMPARSI – dir. Claudio Bonivento.

TELEVISIONE
2014 LE VOCI DI DENTRO – dir. Paolo Sorrentino
2004 SABATO DOMENICA E LUNEDI’ – dir. Paolo Sorrentino.


TEATRO
2022 EDIPO RE (di Sofocle) – dir. Robert Carsen, rappresentato c/o Teatro Greco di Siracusa
2021/22 FATHER&SON (di Chet Baker) - dir. in collaborazione con Raffaele Di Florio
2020 ‘O TUONO ‘E MARZO (di E. Scarpetta) -dir. Massimo Luconi
2019 LA BROCCA ROTTA – dir. Giuseppe Di Pasquale
2018 MASANIELLO (
di Porta/Pugliese ) - dir. Lara Sansone
2018 IL SENSO DEL DOLORE  – dir. Claudio Di Palma
2018 I FAZZOLETTI DI TUTTI GLI ADDII – dir. Antonello Cossia
2017 SMITH&WESSON – dir. Paolo Cresta
2017 DENTRO I SECONDI – dir. Antonello Cossia
2016 UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO – dir. Cristian Plana
2016 IN PRINCIPIO FU VORAGINE – dir. Antonello Cossia
2016 DALLA PARTE DI ZENO (di Valeria Parrella) – dir. Andrea Renzi
2014 SOLO ANDATA – dir. Antonello Cossia
2015 PROMETHEUS (da Robert Lowell) - dir. Raffaele di Florio
2013-15 LE VOCI DI DENTRO – dir. Toni Servillo
2013 L'INGEGNO SULLA LUNA (da - Orlando Furioso - di Italo Calvino) - dir. Antonello Cossia e Paolo Crosta
2007 LA SALA SCURA (di Tommaso Landolfi) -dir. Renato Carpentieri
2006 EDIPO A COLONO – dir. Mario Martone
2002 SABATO DOMENICA E LUNEDI’ – dir. Toni Servillo
2000 FILUMENA MARTURANO – dir. Cristina Pezzoli
1998 TEATRO IN GIARDINO - dir. Renato Carpentieri
1998 GIULIO CESARE (da W. Shakespeare) - dir. N. Bruschetta
1997 GIUFA' - GIOHA'-NASHREDDIN OGGIA' (da leggende del Mediterraneo) - dir. Marco Baliani
1997 LA NASCITA DEL TEATRO 
Nātyaśāstra - dir. Renato Carpentieri
1996 I SETTE CONTRO TEBE - dir. Mario Martone
1996 WEEK-END (Di Annibale Ruccello) - dir. Daniele Segre
1995 TERRA DOVE NON ANNOTTA (per il Museo della Guerra di Rovereto) - dir. Marco Baliani
1994 TERRA SVENTRATA (Festival di Santarcangelo), dir. Alfonso Santagata
1993  LA CASA VERDE (di M. V.  Llosa), dir. Claudio Collovà
1992-93 
CANAGLIE (di V. Majakovskij), dir. Antonio Neiwiller
1992 
REGINASTRACCIA (da Calvino), dir. Marco Baliani
1992
  ANTIGONE NELLE CITTÀ (per la strage di Bologna del 1980), dir. Marco Baliani
1991-92 
DRITTO ALL'INFERNO (di P. P. Pasolini), dir. Antonio Neiwiller
1991-92
SALVARE DALL'OBLIO (di M. I. Cvetaeva), dir. Antonio Neiwiller
1990-91 UNA SOLA MOLTITUDINE – dir. Antonio Neiwiller
1990 I PERSIANI (di Eschilo - rappresentato al Teatro Greco di Siracusa) – dir. Mario Martone
1989 
LA NATURA NON INDIFFERENTE (di J. Beyus), dir. Antonio Neiwiller
1985 ANIMALI INCANTATI - Dir. cor. Gabriella Stazio ("LaStazioMovDanza").


REGIA TEATRALE

2018 I FAZZOLETTI DI TUTTI GLI ADDII – Autore V. Majakovskij – F. Pessoa
2017 DENTRO I SECONDI – Autore Franco Esposito – Dario Torromeo
2016 IN PRINCIPIO FU VORAGINE – Autore Esiodo – J. P. Vernant
2014 SOLO ANDATA – Autore Erri De Luca.

INSEGNAMENTO:
Nell'ultimo triennio l'attore è impegnato presso il teatro nazionale "Mercadante" di Napoli, a curare il progetto di recitazione con i giovani diplomati alla Scuola Nazionale di Teatro, incentrato sulle opere giovanili di Eduardo De Filippo, portati in scena dai tre fratelli De Filippo,  negli anni '30.


LIBRI

2023 L'ATTORE E L'ANIMALE - scritto da Cossia dopo l'esperienza teatrale condotta nella rappresentazione dell'opera omonima, andata in scena con la regia di Renato Carpentieri. E' un paragone con la precisione, il ritmo, l'elasticità e la capacità di reazione, mostrati alla pari, dagli attori agli animali in gabbia, scritto sulle esperienze delle avanguardie artistiche russe dei primi anni cinquanta del '900.

2007 A FRONTE ALTA - scritto da Cossia (diventata anche opera teatrale e rappresentata con successo nelle sale teatrali italiane, dallo stesso autore Cossia). E' stata rappresentata anche a Piscinola, nel Teatro TAN e in occasione della kermesse annuale del "Maggio dei Monumenti" ed. 2014, intitolata "O_Maggio a Piscinola".

Ecco come Antonello Cossia commenterà, in un intervista, questo suo lavoro letterario e teatrale, che narra l'esperienza sportiva del genitore, ex pugile olimpionico: "Il neorealismo ha raccontato molto bene le tante storie, i drammi e le ambizioni di questi piccoli grandi sognatori. Io ho solo avuto il desiderio di aggiungerne un’altra, quella di un uomo normale, semplice, che ha affrontato la vita a fronte alta e che per fortuna è mio padre."

In questo anno l'attore festeggia il quarantennale di attività teatrale, iniziati da giovane autodidatta, rapito da ostinazione e da passione e perseguiti con spirito di tenacia e di determinazione!
L'
attività artistica lo ha portato a viaggiare molto e a stare lontano dal suo quartiere natale, ma il suo attaccamento a Piscinola è rimasto immutato negli anni, soprattutto per gli affetti e l'arricchimento umano ricevuto.

All'amico Antonello Cossia, che conosciamo da tanti anni, rivolgiamo un meritato applauso per la sua brillante carriera e formuliamo l'augurio per il prosieguo della suo percorso artistico, raccogliendo sempre la palma del successo!

Salvatore Fioretto 



sabato 25 gennaio 2025

"...Cu la paglia e lu tiempo s'ammaturano 'e Sovere".... Il Sorbo, un frutto dei nostri avi!


Considerando l'attuale interesse, scaturito intorno alla riscoperta di questo frutto antico, un tempo molto diffuso e apprezzato anche nel nostro territorio di Napoli Nord, abbiamo pensato di dedicare un post a questa essenza botanica, per mostrare quante sono le proprietà attribuite, tratte dalla storia della Botanica e dell'Erboristeria, ma anche le tante curiosità ed aneddoti correlati... 
Buona lettura!

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Massetti di sorbe (foto S. Fioretto)

L'albero di Sorbo, che appartiene alla famiglia botanica delle Rosaceae, risulta essere uno degli alberi da frutto più longevi che esistano al mondo. Originario dell'Europa meridionale, dell'Asia Minore e  dell'Africa settentrionale, si è diffuso rapidamente nel territorio italiano fin dai tempi più remoti, spesso in maniera spontanea, soprattutto nei territori montani, preferendo un tipo di terreno calcareo. Ma è nel meridione d'Italia che quest'essenza botanica trova il suo massimo adattamento, per il clima favorevolissimo, come in Sicilia, Calabria e in Campania, laddove riesce ad eccellere per produzione fruttifera e per bellezza del suo fogliame.
L'albero resiste bene ai parassiti e alle malattie botaniche, sopporta lunghi periodi di siccità e non ha necessità di particolari cure e concimazioni. 

Per capire come questo cultivar sia stato considerato fin dall'antichità un albero importante nell'economia contadina delle passate generazioni, basti ricordare in canto contenuto nell'opera buffa "Lo cecato fauzo",

scritta nel 1719 dal compositore della scuola napoletana del '700, Leonardo Vinci (su libretto di Aniello Piscopo), nel quale troviamo il canto che s'intitola: "So li sorbe e li nespule amare"...  i versi che ricorrono, recitano così:


"
...So’ le sorbe e le nespole amare,
So’ le sorbe e le nespole amare,
ma lo tiempo le fa maturare
e chi aspetta se ll’adda magnà,
se ll’adda magna’, se l’adda magnà,
se ll’adda magna’, se l’adda magnà,.." 

Ne segue che le sorbe, assieme alle nespole, sono usate, in maniera sarcastica, a mo' di paragone, per descrivere la maniera per superare la ritrosia delle donne in affari di cuore...:
"Accussì so’ le femmene toste (*),
che s’arrangiano
(**) quanno t’accuoste,
tiempo e purchie
(***) le fanno ammullà (§),
tiempo tiempo, purchie purchie,
tiempo e purchie le fanno ammullà"...  

(*) toste, dure da convincere, (**) arrangiano, arrabbiano, (***) puorchie, denaro, (§) le fanno ammullà, le fanno mollare la presa.

Venditore di sorbe nelle vie di Napoli (Foto I. Luce)

Ricorrendo alla botanica, il Sorbo (Sorbus L.) è un genere  di albero che appartiene, come detto, alla famiglia delle Rosacee, famiglia che comprende diverse varietà, per forma dell'albero e dei frutti, in particolare, per il colore e per il periodo di maturazione dei frutti.
Anche Dante Alighieri nomina il Sorbo nella Divina Commedia, in particolare nel canto dell'Infer
no (XV, 65-65), esegue un paragone tra i frutti del sorbo e quelli del fico e scrive:
«ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi
si disconvien fruttare al dolce fico».
Gli antichi Romani apprezzavano le virtù dei frutti a tavola, preferendo gustarli cotti, serviti con il vino. Oppure, sempre cotti, insieme ad altri frutti secchi, per preparare un gustoso e rilassante decotto.
Tra le molteplici varietà esistenti, il Sorbo Domestico è quello che più si presta alla riproduzione intensiva e ad essere impiantato in giardini e parchi per il suo bell'aspetto, per la chioma ed il fogliame, che cambiano di colore, secondo le stagioni.

Sorbe e fichi natalini, prod. S. Fioretto

L'altezza dell'albero può variare sensibilmente in base alla varietà, passando dai cespugli, fino agli alberi dal grande fusto e portamento, infatti presenta una crescita molto lenta, che può durare diversi secoli (anche oltre quattro), arrivando a raggiungere un'altezza di 13 metri e oltre; esso preferisce l'esposizione soleggiata, si adatta a ogni tipo di terreno, preferendo quello calcaree, ma teme i ristagni d'acqua e resiste bene alle gelate e alle basse temperature.
Per avere la produzione dei primi frutti bisogna attendere almeno 15 anni... L'albero risulta essere autofecondante e presenta dei fiori ermafroditi, che sono molto appariscenti, di colore bianco 
tendente al rosa.

I rami sono di colore grigio a sviluppo tormentoso, mentre il tronco, con l'avanzare dei decenni, passa dal colore grigio, fino a diventare nero scuro e molto rugoso. Ed è proprio il legno a dare maggiori soddisfazioni per le sue qualità. Risulta infatti essere molto duro e resistente agli attriti, oltre a resistere bene agli attacchi dei tarli. Veniva un tempo largamente impiegato nella costruzione di attrezzi agricoli e casalinghi, come manici di utensili, viti in legno, mortai, assali per carri e per torchi, ecc.

Albero di Sorbo a Piscinola (Na), S. Fioretto

I frutti del sorbo, che sono chiamati Sorbole, Sorbe o in napoletano Sòvere, sono delle Pomacee e possono essere di due tipologie: piriformi (ovvero allungate come le pere) o maliformi (ovvero tondeggiati come le mele). Nel nostro territorio esistevano ed erano diffuse in passato essenzialmente due varietà: quella chiamata Austegna (di agosto), perché i frutti erano raccolti da agosto a settembre, e poi c'era la varietà chiamata Natalina, perché i frutti "maliformi" erano raccolti e fatti maturare nel periodo natalizio; quest'ultima variertà era però la più diffusa e apprezzata. 
I frutti, poichè soggetti alla cascola precoce dall'albero, venivano raccolti in anticipo per prevenire il danneggiamento e riuniti in mazzetti ('o mazzo 'e sovere), per essere poi appesi negli androni delle masserie o sotto ai pergolati e ai balconi delle case.
Per essere consumati, essi hanno bisogno di un lento processo di maturazione, chiamato
ammezzimento, per attendere che diventino commestibili, passando da un colore giallo verdino, a quello di marrone scuro; anche la consistenza passa da quella dura, a quella cremosa e morbida. I frutti ancora acerbi erano detti nell'idioma locale in maniera dispregiativa: "sovere 'nzeverate" oppure '''nzeccose".
Il processo di maturazione era molto lento, e per tale motivo, la saggezza popolare ha coniato il detto: "Cu 'a paglia e lu 'o tiempo, s'ammaturano 'e sovere" (con la paglia e con il tempo si maturano le sorbe), usato per paragonare una situazione che richiede pazienza e tempo per l'attesa, come per la maturazione delle Sorbe.

Foto S. Fioretto

I frutti sono ricchi di vitamine e minerali, ma poveri di zucchero. Questo tipo di zucchero contenuto, che presenta un basso apporto di calorie, rispetto a quello di uso comune (meno del 20% circa), è stato sintetizzato e viene utilizzato in dietologia col nome di Sorbitolo, nome che richiama chiaramente l'origine dai frutti del Sorbo.
In passato è stato anche utilizzato nell'industria alimentare, come conservante.
Altra curiosità è quella che il semifreddo, chiamato Sorbetto, deriverebbe proprio dal gelato preparato a base di frutti di Sorbo, associando la passata ricavata dai frutti, con panna fresca e succo di limone.
Dai frutti di Sorbo si ricavano ottime marmellate, un delicato liquore da dessert, chiamato "Sorbolino" o "Liquore Nobile di Sorbole" (liquore originario della città di Mantova ed è diffuso e apprezzato anche in Emilia Romagna, dove viene riconosciuto dalla Regione, come "PAT" - Prodotto Agroalimentare Tradizionale) e si ricava anche un apprezzato distillato.

Foto assieme al sorbo secolare di Piscinola, abbattuto nel 2008









I frutti sono ricchi di composti che migliorano e regolano le funzioni dell'organismo, sono fonte importante di vitamina E e di vitamina C (contengono il triplo della vitamina C rispetto alle arance) e presentano un complesso variegato di minerali, tra i quali: magnesio, ferro, potassio, calcio e
zinco.
Anche in erboristeria i frutti del Sorbo e le parti dell'albero trovano un posto importante fin dall'antichità, per le loro proprietà curative e benefiche alla salute umana; gli estratti dalle parti dell'albero sono
infatti consigliati nei casi di disturbi della circolazione venosa, per lenire lo sviluppo di varici, ulcere varicose e flebiti. Aiutano a fluidificare il sangue e migliorano la circolazione periferica. Gli estratti dalle foglie presentano spiccate proprietà antiossidanti. Dai semi si estrae un pregiato olio, ricco di acido oleico e linoleico e, una volta tostati, da questi si traggono per infusione delle ottime bevande calde.
La polpa delle Sorbe offrono protezione contro i radicali liberi e altri benefici alla salute. Inoltre, i frutti e la corteccia dell'albero, in quanto ricchi di Tannino, sono utilizzati per le loro comprovate proprietà astringenti.

Produzione 2024, a Piscinola-Na (S. Fioretto)

L'albero di Sorbo un tempo era diffuso nel nostro territorio, i cui frutti erano tra quelli preferiti dalla civiltà contadina, perchè garantivano la disponibilità durante la stagione invenale, quando scarseggiava la frutta fresca. Oggi questi frutti sono diventati sconosciuti ai tanti, in quanto difficili da trovare nei supermercati e nei negozi di frutta, tuttavia sopravvive la loro memoria e l'utilizzo solo da parte di pochi estimatori, che amano ancora questo genere di frutta antica.
Ci piace averlo qui ricordato, come "simbolo di resistenza" in un ecosistema, il nostro, ormai gravemente compromesso dagli interventi degli ultimi decenni, auspicando che possa essere presto reimpiantato e apprezzato dalle generazioni di oggi e da quelle future, per tutte le sue qualità e proprietà, fin qui descritte.

Salvatore Fioretto

Per la preparazione di estratti ed infusi, utilizzando le parti dell'albero, si rimanda il lettore interessato, alla consultazione dei siti o dei centri specializzati.

Fiorenza Calogero nel canto "So le sorbe e le nespole amare" 




Foto dell'ultimo albero di Sorbo sopravvissuto a Piscinola (Na), 2025 (S. Fioretto)   

sabato 18 gennaio 2025

Della serie i racconti della Piedimonte: "La linea ferroviaria: Stazioni, armamenti, ponti..." 2^ parte

(continuo della prima parte)

Deposito Sant'Andrea de Lagni (S.M.C.V.), 1972, foto di Rohrer

Nell’estate del 1972 la tratta tra Miano e Piscinola fu ammodernata. Furono sostituiti binari, traversine e massicciata. Ricordo le pale meccaniche cingolate, che asportavano le pietre vecchie della massicciata ed i grossi camion ribaltabili, che scaricavano le nuove pietre, facendo un rumore breve, ma assordante e tanta, tanta polvere.
Ricordo pure i lavori della chiodatura dei binari alle traversine. Si utilizzavano, già a quei tempi, i macchinari automatici per avvitare i bulloni.
Non ricordo se fu sostituita pure la linea aerea. Però so per certo che, negli ultimi tempi, ai lati dei tralicci in esercizio erano presenti spezzoni di tralicci più antichi, demoliti per corrosione avanzata.
Nel tempo i nuovi tralicci furono consolidati eseguendo alla loro base, ma fuori terra, un plinto di cemento armato a forma di piramide tronca.
Per lasciare il ricordo della ristrutturazione, al centro delle traversine di legno fu conficcato una sorte di chiodo d’acciaio inox, con incisa sulla “testa” di metallo, il numero “72”. Il numero si riferiva sicuramente all’anno dell’ammodernamento della tratta.

Spesso si vedevano gli operai che facevano la manutenzione della massicciata. Era frequente osservare due manovali utilizzare, per ausilio alla loro attività, un attrezzo particolare: una sorte di forchettone a otto denti, con una catena che si agganciava mediante un gancio al manico di legno.

Stazione  Sant'Andrea (S.M.C.V), 1972, foto di Rohrer

Un manovale teneva fermo il forchettone per il manico, facendo però leva sulle pietre alla base della massicciata e l’altro manovale tirava verso di se il forchettone, agendo con forza sulla catena che aveva cinta al busto. Cosi facendo, veniva risagomato il profilo della massicciata secondo la classica forma a trapezio isoscele, senza fare poi un grande sforzo fisico.

Stazione Giugliano, foto Rohrer

La stazione di Calvizzano - Mugnano era, come ho già detto, praticamente uguale a quella di Piscinola e per fortuna essa si conserva tutt’oggi ancora quasi intatta. E’ sopravvissuta fino a due anni fa anche la bella palma posta a lato dell’edificio.
Di questa stazione conservo il ricordo di un oggetto particolare e molto strano. Esisteva in quell'impianto un sistema di segnalazione a servizio del vicino passaggio a livello, attivabile a distanza mediante un rinvio a corda metallica.

La corda percorreva un certo tratto a vista, sorretta da sostegni alti quasi in metro. Praticamente, al sopraggiungere del treno, l’addetto in stazione andava ad azionare il sistema di allarme acustico-visivo (di tipo “a pale”) del passaggio a livello, tirando semplicemente la corda. Mi sono sempre chiesto negli anni a seguire come si faceva a riarmare il meccanismo dopo l’intervento…
Immagino ad una sorte di sistema con ricarica a molla, come quello dei giocattoli di una volta…! Ma il dubbio mi rimane ancora.
Spesso i sentieri esistenti ai lati della strada ferrata e gli stessi binari erano utilizzati come scorciatoie, per raggiungere i vari posti del paese.
C’era uno, in particolare, che dal ponticello vicino a quella che diventerà la "167" di Scampia, conduceva direttamente alla stazione di Piscinola e, da lì, alla piazza Bernardino Tafuri.

Stazione  di Sant'Andrea (S.M.C.V), 1972, foto di Rohrer


Occorreva però arrampicarsi, ma senza particolari difficoltà, ai lati della volta di mattoni, dove c’era l’inizio del sentiero. Un altro sentiero, formato da un “lemmate”, conduceva dalla stazione di Piscinola direttamente alla masseria dei nonni e quindi a casa nostra.

Ai lati della scarpata ferroviaria spesso crescevano dei cespugli selvatici molto particolari, che ancora oggi crescono normalmente su "siepi" o terrazzamenti abbandonati. Questi arbusti avevano un odore sgradevole, quasi di orina, tanto che tutti gli abitanti del posto li chiamavamo, in tono dispregiativo: “’e fetienti”. L’odore sgradevole si accentuava dopo la pioggia.

Deposito S. Andrea de Lagni (S.M.C.V.), 1972, foto di Rohrer

In estate, invece, durante la fioritura emanavano un odore più sopportabile all’olfatto, una specie di profumo... Ironia della sorte, fino a pochi anni fa, i rami di questi arbusti  venivano utilizzati dai fiorai, per fare da sostegno ai gambi dei fiori nella composizione di ghirlande. Credo che oggi qualche fioraio li usa ancora.
Quando questi arbusti diventavano invadenti, tanto da intralciare la visibilità ai convogli e le periodiche ispezioni dei cantonieri, il personale della ferrovia Piedimonte eseguiva un trattamento di diserbo, nelle prime ore del mattino, spruzzando liquidi con convogli speciali, muniti di nebulizzatore.
Ricordo ancora le imprecazioni di mio padre quando osservava le foglie degli alberi da frutta o gli ortaggi che diventavano gialli, a causa del contatto accidentale con queste sostanze chimiche…! Il vento spesso diffondeva oltre misura il prodotto nebulizzato, senza che gli operai potessero regolarne il getto con precisione…
Nel quartiere di Piscinola la ferrovia attraversava diverse strade, in gran parte su ponti “a volta”, quasi tutti realizzati nello stesso stile, anche se con dimensioni diverse. Ne ricordo cinque in particolare e cioè: Via cupa di Piscinola, Via cupa Acquarola, Via Piscinola Mugnano, Via cupa della Filanda e Via cupa Spinelli.

Via Don Bosco, poco prima di Piazza Carlo III

Quello ad avere la luce più grande era situato in Via Piscinola Mugnano, mentre il più basso era quello in via Cupa Vicinale di Piscinola.
Mio padre mi racconta che quest’ultimo attraversamento fu rimpicciolito, a causa della sopraelevazione fatta alla sede stradale.

I ponti avevano i due pilastri in tufo con pietre angolari in piperno e la volta realizzata in mattoni rossi.
Le volte dei ponti erano costruite in maniera molto singolare: avevano le generatrici dei mattoni non in asse alla linea ferroviaria, ma stranamente allineate, secondo una linea a sviluppo elicoidale.

Questi ponti, tranne quello di via Cupa Spinelli, che è ancora lì, sono stati tutti abbattuti, tra gli anni 1989 e 2008, per dar corso alla costruzione delle nuove linee ferroviarie della “MetroCampania NordEst” e della linea 1 della metropolitana. L’ultimo in ordine di tempo ad essere demolito è stato quello di Via Cupa di Piscinola, buttato giù, senza pietà, agli inizi del 2007.
Molto struggente e commovente è il ricordo di un avvenimento che lega il ponte di Via Piscinola - Mugnano con la visita papale di Giovanni Paolo II, che si svolse nel Novembre del 1990. Ricordo il Papa, che a bordo della “papamobile”, oltrepassò il ponte della "nostra" Piedimonte, tra due ali di fedeli che lo acclamavano, quando da Marianella si recava alla villa comunale di Scampia, per consacrare il Rione "167" alla Madonna della Speranza.
A fare buona guardia della zona, sopra il ponte, si piazzarono due aitanti poliziotti in borghese, che da lì poterono controllare facilmente la sicurezza del pontefice. Se avessi fatto almeno una foto di quell’avvenimento, l’avrei conservata gelosamente...! Purtroppo non portai con me la macchina fotografica...! Fatale distrazione!

Salvatore Fioretto

Il racconto è tratto da un libro pubblicato ed, in quanto tale, è soggetto ai diritti d'autore e di editoria, pertanto è vietato copiare, modificare ed eseguire qualsiasi altro utilizzo del testo, per fini anche non commerciali, senza ricevere l'esplicita autorizzazione da parte dell'autore.

Stazione "Scalo Merci" di Napoli, anni '50. Fotogramma tratto dal film "Napoli sole mio"