martedì 20 gennaio 2026

Dal convento delle Tozzole nasce il "Sanatorio Caputi"...Storia di un centro di eccellenza napoletano!




 

La collina di Capodimonte, nota fin dai tempi antichi per la salubrità dell'aria, per il paesaggio verdeggiante e per la sua preminente e felice posizione geografica, immediatamente a ridosso di Napoli, che fa da contraltare alle altre colline che coronano la Città, con un’ampia visione del suo golfo. Queste bellezze e queste prerogative naturali hanno sempre attirato l’attenzione sia dei visitatori che degli investitori, italiani e stranieri, che qui hanno edificato nel corso dei secoli diverse strutture medico-assistenziali, dedite alla cura degli ammalati, specie se affetti da malattie respiratorie oppure neurologiche e mentali. Infatti, già a partire dalla metà del ‘700, la collina di Capodimonte fu scelta, assieme ad altre località amene partenopee, specialmente da parte di agiati inglesi, che si erano ammalati di tisi, per impiantare opere e strutture medico assistenziali. Con trascorrere dei decenni le strutture aumentarono e assunsero sempre più le caratteristiche di centri medici specializzati e attrezzati, dediti all’assistenza e alla cura degli ammalati. Nell’800 i centri di benessere e di cura, si intensificano, anche se ancora riservati ai facoltosi, scelte anche come rinomate méte turistiche, come in Svizzera così in Italia.
Nei primi decenni del ‘900 le strutture divennero meno elitarie ed iniziarono ad accogliere anche i malati appartenenti alle categorie sociali meno facoltose,  nacquero così i primi "Sanatori" popolari, che, d’altronde, ricevettero un forte impulso da parte dello Stato, attraverso l'emissione, nel 1933, di un decreto governativo, pensato proprio per incentivare la nascita di queste strutture…
A Napoli diversi furono i “Sanatori” e i centri di cura mentali che nacquero, una di queste strutture (che risulta a molti poco conosciuta), sorse nella zona prossima a Miano, a ridosso del vallone di San Rocco e fu chiamata: “Sanatorio Villa Caputi”. Tuttavia c’è da dire che amministrativamente la località rientrerebbe nei confini del quartiere di Piscinola-Marianella. Una parte di questa struttura è sopraggiunta ai nostri giorni e costituisce il centro medico assistenziale privato, chiamato “Casa di Cura Hermitage”.
Difficile da immaginare, ma il “Sanatorio Caputi” trasse le proprie origini da un complesso conventuale preesistente, che era situato immediatamente a ridosso del vallone San Rocco, dedicato alla “Madonna delle Tozzole”; infatti, inglobata al convento, si ergeva un tempietto dedicato alla Vergine, venerata da tempo immemorabile dagli abitanti di questa zona ed era anche meta di pellegrinaggi. Non sappiamo le origini della chiesa e nemmeno del convento. Sappiamo però che la devozione degli abitanti dei secoli passati era molto sentita per questa Madonna, tanto da dedicarle una festa solenne che si svolgeva ogni anno, in estate.  L’origine del nome risalirebbe, molto probabilmente, a un prodigio attribuito alla Madonna, legato alla dispensa del pane ai poveri: infatti “Tozzole” o “Tozze”, sono termini usati nel napoletano antico per indicare piccole parti di pane indurito, delle quali si cibava il popolino più indigente. 
Durante i festeggiamenti, che capitavano nel mese di agosto, si usava per tale motivo distribuire del pane raffermo ai poveri (le tozzole). 
Per queste emergenze architettoniche, sia della chiesa che convento, la zona ad essi circostanti prese il nome di “Contrada Madonna delle Tozzole”. Anche la strada che conduce alla chiesa, partendo dalla ottocentesca via Maria a Cubito, prese il nome di “via Cupa delle Tozzole”; nome che è conservato tutt’oggi. 
La ricostruzione storica delle fasi realizzative del Sanatorio sembra trovare conferma l’ipotesi che la primitiva cappella della Madonna delle Tozzole sia stata poi inglobata nell’attuale chiesetta, che è stata edificata in epoca successiva alla prima, e dedicata a Maria Santissima di Costantinopoli.
Non conosciamo l’anno esatto nel quale si operò la conversione del convento in clinica chirurgica privata, sappiamo però che prima del 1926 essa già esisteva ed era in funzione, anche se probabilmente limitata nelle dimensioni e nell’organizzazione sanitaria, ed era conosciuta con il nome di “Villa Caputi”. 
Da una fonte apprendiamo che: “La ricostruzione storica ha svelato un singolare processo di costruzione nel tempo per stratificazioni ed addizioni intorno al piccolo insediamento conventuale della cappella delle Tozze. 
Ai piccoli manufatti bipiano sette-ottocenteschi dell’edificio conventuale e della cappella (orientati secondo l’asse est ovest, tra loro paralleli e cinti da mura) si affianca e si sovrappone, all’inizio del ’900, "Villa Tozzi", ovvero l’edificio multipiano (probabilmente realizzato in due fasi e con un piano di meno) che non sappiamo se nacque già come clinica chirurgica o come villa residenziale. Sappiamo che intorno agli anni ’20 sicuramente il ‘casamento’ era stato trasformato in una clinica chirurgica composta da questo edificio principale di cinque livelli e da corpi di fabbrica di due livelli che conformavano due corti includendo la cappella […].”
Nell’anno 1926 il dott. Giovanni Caputi senior promosse la riconversione della vecchia clinica chirurgica “Villa Caputi”, adiacente all’antica cappella delle Tozzole, in “Sanatorio”, struttura dedita alla cura dei malati di tubercolosi. Questa struttura sanitaria privata fu la prima a essere realizzata a Napoli e nella sua Provincia e precedette di due anni la costruzione dell’Ospedale Antonio Cardarelli (inizialmente chiamato “XXIII Marzo”).
Passarono sette anni di esercizio, ed un decisivo impulso costruttivo di ampliamento si ebbe nel 1933, ad opera del Dottor Emanuele Mario Caputi (coadiuvato dal fratello Dr. Giovanni), con una significativa operazione di ristrutturazione dei locali preesistenti e la realizzazione di nuove costruzioni, progettati dall’ingegnere Amedeo D’Albora.

La chiesetta di S. Maria di Costantinopoli
Ecco altre informazioni specifiche reperite riguardo alla descrizione dell'intervento architettonico operato: "La struttura esistente fu interamente ristrutturata con l’aggiunta di nuovi volumi; In particolare, furono realizzati due moduli con travature in cemento armato, di cui uno ex novo posto sull’estremità occidentale e l’altro corrispondente alla ristrutturazione del corpo frontale della corte a nord. Anche la cappella, insieme alla campata adiacente e alla scala, furono oggetto in questa fase di un radicale intervento di ristrutturazione, con tecniche in cemento armato che, oltre agli impalcati orizzontali, interessò la costruzione del singolare loggiato al piano superiore con caratteri analoghi a quello del nuovo modulo sull’estremità occidentale. I loggiati colonnati al primo piano, sovrastanti la Chiesa dedicata a Maria SS. di Costantinopoli e il nuovo corpo aggiunto, risultarono sposarsi con il singolare fronte dorico della palazzina amministrativa e con il prisma ottagonale con coronamento liberty che sovrastava la cisterna, ridefinendo stilisticamente l’ingresso da via Cupa delle Tozzole. Furono poi realizzati quattro nuovi piccoli edifici indipendenti, che furono rispettivamente destinati a: portineria con casa del custode, uffici amministrativi, cappella funeraria e casa del contadino."
Nel periodico “L’Architettura italiana”, dell’anno 1936, troviamo dettagliatamente descritto il progetto architettonico dell’ampliamento progettato nel 1933 dall’ingegnere Amedo D’Albora. L’opera viene giudicata esemplare ed all’avanguardia nel panorama europeo per la chiara impostazione moderna. 
Il nuovo edificio di degenza (oggi Istituto di diagnosi e cura Hermitage”), planimetricamente realizzato a forma di “T leggermente curva”, era circondato da un giardino ornamentale terapeutico e da costruzioni neo-liberty.
Ecco la descrizione contenuta nel periodico.  ​ "Nel corso di un anno è stata completamente costruita una nuova ala comprendente una spaziosa ed arieggiata corsia ed un reparto a camerette isolate.​ Essa è corredata di due ampie verande, esposte a S. W., di servizi igienici e di un apposito ingresso. ​ Il pianterreno di questo nuovo edificio è adibito a refettorio. ​ Due enormi ed eleganti sale costituiscono i refettori per gli uomini e per le donne. ​ L'arredamento è sobrio ed elegante: tavole di marmo, sedie di ferro verniciate a smalto bianco, vasellame in porcellana, cristalleria colorata ed infine l'illuminazione sontuosa, rendono i due ambienti sommamente confortevoli. ​ 
La cucina è stata dotata di un impianto modernissimo con la sala di lavaggio e disinfezione stoviglie, provvista di macchina lavatrice e sterilizzatrice. ​ In un edificio a parte è impiantata una grande lavanderia meccanica con lisciviatrice, sciacquatrice, idroestrattore ed essiccatoi.
In altri ambienti trovansi il forno inceneritore per le sputacchiere di carta paraffinata ed i rifiuti, e la sterilizzatrice e lavatrice delle sputacchiere tascabili. ​ Ogni piano è fornito di un gran numero di lavandini ad acqua corrente e di … (servizi) igienici, posti in locali bene areati e rivestiti di mattonelle di maiolica, mentre nuovi ed eleganti gabinetti da bagno sono venuti ad arricchire i servizi igienici del Sanatorio. ​ La sala operatoria è stata completamente rimodernata e verniciata a nitro-cellulosa, e perché la divisione tra i reparti uomini e donne fosse assoluta, si è anche costruita una nuova medicheria donne. ​ Nei due distinti giardini per le donne e per gli uomini sono stati collocati comodi sedili di legno e ferro e numerose sedie a sdraio, si che gli ammalati vi trascorrono volentieri le ore di riposo, all'ombra degli annosi alberi. ​ Con le nuove costruzioni si è ottenuta la completa divisione dei reparti. ​ Mentre alle donne degenti è stata destinata la nuova ala, agli uomini è stato destinato il corpo dell'antico fabbricato. ​ Il servizio idrico è stato risolto con l'impianto di un vasto serbatoio d'acqua in cui questa viene immessa a mezzo di un impianto di elevazione. ​Nessuna preoccupazione quindi più rimane per la scarsa pressione.” ​
Il “Sanatorio Caputi”, che fu conosciuto anche come “Sanatorio di Capodimonte”, svolse le sue attività, con successo e con fama di livello internazionale, fino ai primi anni ’50 del secolo scorso, poi purtroppo iniziò, lentamente, una inesorabile fase di declino. 
Il suo punto di forza furono la professionalità e la specializzazione mostrata dal suo staff medico e infermieristico e la sua posizione naturalistica, esaltata dalla vicinanza con il Bosco di Capodimonte e il Vallone San Rocco, oltre a possedere un parco ornamentale e terapeutico privato di incomparabile bellezza e funzionalità.
Alla fine del secolo scorso, il complesso più recente, progettato dall’ingegnere Amedo D’Albora, fu ulteriormente ristrutturato, riorganizzato e reso moderno e funzionale, capace di offrire un’attività ospedaliera al passo con i tempi e prese il nome, come già detto, di “Casa di Cura Hermitage”. 
Per il fatiscente vecchio “Sanatorio Caputi” ed i suoi piccoli edifici a contorno, invece, è in fase di realizzazione un autonomo percorso di restauro e di rifunzionalizzazione, che prevederebbe un nascente centro territoriale dedito alle opere sociali e culturali rivolte al territorio che li accoglie.

Salvatore Fioretto 

Ringraziamo la dott.ssa Simona Provvido, coordinatrice dell'ass. "Ponti tra Quartiere e Vallone", per averci supportato nella scelta e nella definizione del tema trattato. 


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