sabato 16 maggio 2026

I "Due con" della Piedimonte...storia di un'avventura nelle campagne del Torricelli a Mugnano...!



La storia che mi appresto a raccontare risale al mese di ottobre dell'anno 2011. Rappresenta un'esperienza memorabile legata alla mia passione per la ferrovia "Napoli Piedimonte" e che ricorderò per sempre tra gli avvenimenti più belli della mia vita. 

--------------------------

Eravamo nella terza decade di ottobre e, come ogni anno, l’amico Biagio, che abita a Mugnano, mi aveva invitato, insieme all'altro amico Pasquale, a visitare il luogo che, come ogni anno, ospitava i preparativi per i fuochi pirotecnici, eseguiti in occasione dei festeggiamenti del Sacro Cuore di Gesù. Nelle campagne di Mugnano, infatti, i "Fuochisti" allestivano i mortai, detti in gergo "'e batterie", che poi venivano fatti esplodere di sera sul tardi, realizzando un "gran galà pirotecnico". Lo spettacolo in effetti concludeva i solenni festeggiamenti di ogni anno. I "fuochi" di Mugnano sono celebri e conosciuti in tutto in Meridione d'Italia e hanno sempre suscitato l'attenzione di molti appassionati di questo genere, i quali provengono da ogni parte della Campania e anche oltre confine. 
Q
uel pomeriggio percorremmo a piedi diversi sentieri, alcuni sterrati, fino a giungere nel luogo dove si svolgevano i preparativi. Questo posto si trova in prossimità della masseria, detta del "Torricelli". Ricordo che in quel pomeriggio il cielo minacciava pioggia e c'era una grande incertezza che la gara pirotecnica potesse aver luogo in quella sera. A ogni modo, nonostante l'incertezza, i "fuochisti" continuavano a preparare di punto tutti gli armamenti e le cariche di esplosivo, tante "bombe", piccole e grandi, alcune enormi, che poi venivano coperte con teli di cellophan, per proteggerle da una pioggerella sottile che, nonostante tutto, continuava a cadere dal cielo. 
Il terreno era inzuppato d’acqua ed era difficile camminare in quel pantano, misto tra fango e pozzanghere. Molti erano i visitatori e i curiosi che erano giunti ad ammirare quelle operazioni, tanti da Mugnano, ma alcuni anche provenienti dai dintorni della cittadina e dalla provincia. Gli operatori delle ditte di fuochi pirotecnici (chiamati "fuochisti") allestivano gli impianti con sapienza ed esperienza, secondo un'arte tramandata di generazione in generazione.  L'arte pirotecnica, che da molte soddisfazioni, purtroppo risulta essere molto pericolosa, infatti 
non pochi operatori del settore hanno perso la vita in incidenti avvenuti nel corso dei decenni scorsi.
Mugnano fino a pochi anni fa era famosa in tutto il meridione per questa specialità pirotecnica, che vedeva il suo momento cloud, proprio durante la festa annuale in onore del Sacro Cuore di Gesù, quando il comitato dei festeggiamenti organizzava un vero e proprio festival pirotecnico, nel corso del quale si confrontano le abili tecniche di sparo e si sperimentavano anche le nuove creazioni, che comprendevano varie specialità di fuochi; molti erano i maestri fuochisti provenienti da fuori provincia e c'era anche chi proveniva dalla lontana Puglia.
Ricordo l’aria di delusione che si respirava quel pomeriggio, sia tra i fuochisti che tra i curiosi presenti, perché, visto il perdurare del maltempo, con molta probabilità (come poi avvenne), i fuochi sarebbero stati rimandati alla settimana seguente e forse qualche fuochista proveniente da fuori Regione avrebbe abbandonato la competizione per altri impegni presi... Con Biagio e Pasquale avevamo in comune la passione per l'Alifana ed eravamo soci dell'associazione GAFA: io ero iscritto da alcuni anni ed ero stato nominato da poco Consigliere, mentre Pasquale era il Segretario dell'Associazione. 
Non ricordo cosa ci spinse a divagare dall’argomento "fuochi"...  Come un lampo di fulmine che balenò nella mia mente, mi ricordai che non eravamo lontani dall'antico tracciato della Ferrovia Napoli Piedimonte... Guidando i due amici, ci incamminammo in quel vasto territorio, attraversando alcuni sentieri infestati dall'erba selvatica e da cespugliosi rovi, alti anche due metri. A un certo punto, spinto dal 
mio cosiddetto "istinto alifano", ci dirigemmo verso l’area che un tempo era attraversata dai binari della ferrovia "Piedimonte"...
I binari s'intravedevano appena in alcuni tratti, ma poi iniziavano ad essere coperti da una folta vegetazione; devo dire che il mio immancabile fiuto verso le strutture 
superstiti della ferrovia fece il resto e così mi lasciai guidare da quel mio misterioso istinto... Iniziammo a scandagliare i cespugli ed ecco come in un miraggio vedemmo apparire i resti di una trave di acciaio arrugginita, che non era un binario... Riuscimmo a renderla visibile, inizialmente con l'aiuto dei piedi e, poi, anche con alcuni bastoni che riuscimmo a recuperare in quel posto.  
Scoprimmo che l'oggetto misterioso era un traliccio della linea elettrica che era crollato molti anni prima e per fortuna, grazie alla folta vegetazione, si era conservato nascosto e protetto dai ricercatori di ferro, che già avevano smantellato ogni cosa della ferrovia, eccetto i binari che giacevano ancora al loro posto. Continuando l'opera di scoperta, mettemmo in vista la mensola d'acciaio (avente una forma simile alla lettera "lamba"), che era ancora fissata al traliccio con dei collari. Scoprimmo poi, con sommo stupore, che sulla mensola erano fissati due grandi isolatori della linea elettrica aerea: entrambi ben conservati... Addirittura uno di essi aveva ancora attaccato il cavo elettrico di linea, lungo circa tre metri! Questo elemento rappresentava l’unica testimonianza superstite costruttiva della linea aerea, che si era salvata dalla distruzione... C’erano anche due  piccoli isolatori della linea telefonica.
Restammo estasiati da questa scoperta e subito iniziammo a progettare come poter recuperare tutto quel ben di Dio…! Intanto iniziava a imbrunire e fummo costretti  a terminare la nostra improvvisata perlustrazione, ma restammo fermi nel proposito di recuperare al più presto tutto il materiale trasportabile, per salvaguardarlo dall'inevitabile distruzione… 
Facemmo quindi ritorno alle rispettive nostre case, ma il pensiero che regnava nelle nostre menti in quella sera memorabile  ritornava sempre a quella meravigliosa scoperta, e così fu anche nei giorni e mesi seguenti...
Ovviamente, come era prevedibile, la gara pirotecnica quella sera non ebbe luogo… in fin dei conti a noi poco ci interessava, perché il nostro pensiero fisso era concentrato sui cimeli lasciati solo momentaneamente abbandonati in quel campo, alla mercé dei possibili rovistatori di ferro vecchio…! 
Qualcosa dovevamo pur fare per recuperare quei reperti, che per noi rappresentavano un vero e proprio tesoro… ma in che maniera?
Conoscendo la zona e la diffidenza degli abitanti e dei contadini del posto verso i visitatori occasionali e gli sconosciuti, mai avrebbero compreso le finalità culturali del recupero, ed era impensabile presentarsi 
sul posto, all'improvviso, a prelevare quei cimeli, ci potevamo scambiare per dei ladri e rischiavamo come minimo un "richiamo" da parte dei conduttori dei fondi, oltre di incorrere all'assalto dei cani posti a guardia dei poderi, che avrebbero potuto farci del male e seriamente…; ovviamente eravamo dalla parte del torto, perchè non autorizzati...!
Trascorsero diversi mesi, credo più di un anno, ma ecco che, come per una cosa predestinata, l’occasione si presentò ghiotta e inaspettatamente, perché Pasquale, il Segretario dell'Associazione, fece amicizia con alcuni funzionari tecnici della nuova tratta Piscinola-Mugnano della "MetroCampania Nord Est". L’amicizia si consolidò quando i tecnici considerarono utile e importante la collaborazione della nostra Associazione GAFA, perchè si apprestavano a perlustrare e a censire nei dettagli gli attraversamenti della vecchia tratta della Alifana. 
A Natale di quell'anno, preparammo due bei regali destinati al personale di Metrocampania: due grandi quadri contenenti le foto del treno della "Piedimonte" fermo nella stazione di Santa Maria Capua Vetere. Furono regali molto graditi da queste persone, tanto che poi furono appesi alle pareti dei loro uffici. Un giorno i tecnici chiesero a Pasquale se l'Associazione conservasse una mappa 
della vecchia linea, dove si evidenziassero tutti gli attraversamenti, con le rispettive "chilometriche". Noi questa mappa l'avevamo e non ce lo facemmo ripetere due volte, contenti di collaborare con loro. Li accontentammo rapidamente, facendo una copia del disegno che aveva le dimensioni di un lenzuolo... Inoltre, sapendo di farci una cosa gradita, ci invitarono ad visitare insieme a loro diversi tratti di linea, posti tra Secondigliano e Capodichino; alcuni di essi erano nuovi per noi. Fu piacevole, poi, incontrare alcuni residenti che abitavano ai lati dell'antico tracciato della ferrovia, i quali ci consentirono di accedere nelle loro proprietà, lo fecero in segno di gratitudine, memori dell'antico spirito di collaborazione e di stima avuto riguardo al personale della vecchia ferrovia. In effetti i tecnici della "Piedimonte" si sono sempre fatti apprezzare dalle comunità locali per la loro correttezza e per la loro professionalità. Alcuni di questi abitanti ci raccontarono anche alcuni aneddoti e dei ricordi personali, riguardanti episodi legati alla ferrovia, quando era ancora in esercizio. 
Questa occasione di incontro con i tecnici della ferrovia ci fu propizia per chiedere di esaudire il nostro desiderio, che era quello di recuperare i cimeli scoperti al "Torricelli"… I tecnici si misero subito a disposizione. Organizzammo un sopralluogo sul posto, nello stesso giorno in cui consegnammo la mappa richiesta.

Area espositiva centro Agorà - S. Andrea de Lagni (S.M.C.V.)

Quando ci recammo nel luogo dove si trovavano gli oggetti da recuperare, essi ci presentarono a diversi contadini confinanti il tratto dei binari, dicendo loro che eravamo autorizzati a entrare nelle aree di proprietà della ferrovia e a prelevare i cimeli presenti. Eravamo felici...!
Quella settimana stessa ci organizzammo per l’operazione “X”. Pasquale riuscì a farsi prestare un piccolo gruppo elettrogeno e un "flex" per il taglio dei metalli. Io utilizzai la mia vecchia Panda verde per il trasporto di queste attrezzature. Era un pomeriggio di inizio estate, ricordo che eravamo a giugno, quando iniziammo la nostra piccola avventura, finalizzata al prelievo dei cimeli della "Piedimonte",  nel tenimento della masseria Torricelli; quella volta l'attraversammo senza paura e senza dover spiegare niente a nessuno...! Entrammo proprio dal cortile della masseria, attraversando la strada che proviene dal centro di Mugnano. Con quell'equipaggiamento al seguito e così conciati, sembravamo proprio un gruppo di avanguardisti della Prima Guerra Mondiale (come quelli che si vedono nei film di guerra), che avanzano in prima linea, trasportando a braccia la cassa di legno contenente la radio trasmittente...! 
Io e Pasquale portavamo 
a spalla il pesante gruppo elettrogeno, mentre Biagio, che procedeva dietro di noi, portava il "flex" e i cavi elettrici. 
Eravamo emozionati e non badavamo alla fatica, alla polvere e al caldo, che pur ci faceva sudare tanto. Il terreno era stato zappato da poco con il trattore che aveva reso molto polveroso la consistenza del suolo e si mostrava molto penetrabile sotto il peso dei piedi, rendendo 
ancora più faticoso il nostro cammino, perché le scarpe vi affondavano non poco...
Finalmente arrivammo nel sito dove giacevano i cimeli. Ricordo che eravamo giunti quasi al crepuscolo. Iniziammo a smontare o a tagliare i perni dei tiranti che tenevano unite le mensole degli isolatori al traliccio. Ricordo il rumore metallico del gruppo elettrogeno e le scintille dei tagli che echeggiavano come tuoni e splendevano come fulmini nella sterminata campagna mugnanese... Eravamo solo noi, in mezzo a quel "paradiso", in una perfetta solitudine, quasi surreale...! Smontammo dapprima i due isolatori di porcellana, facendo attenzione a conservare attaccato il cavo di alluminio; mi chiedevo ancora come avessero fatto a resistere alla bramosia dei ricercatori di rottami e di metalli…! Un miracolo!! 

Il prelievo dei due isolatori piccoli della linea telefonica fu più problematico, a causa del peso dell’intero traliccio che gravava sulla loro staffa di ancoraggio; dovemmo fare dei brevi tagli ad alcuni piccoli tiranti e anche una leva con una pertica recuperata sul posto, ma senza danneggiare il traliccio. Finalmente riuscimmo a liberarli. Purtroppo avevano alcuni bordi già parzialmente scheggiati, a causa dal precedente crollo del traliccio.
Ripercorremmo a ritroso il sentiero con i nostri "trofei"..., mentre Biagio restava a salvaguardare le attrezzature. Poi ritornammo a prendere tutto il resto, quando era ormai quasi buio.
Il percorso di ritorno su quel terreno friabile fu reso ancora più problematico, io avvertì alcuni strappi alla schiena e rischiai anche di cadere, poi dovetti anche evitare 
bruscamente alcuni rami bassi di ciliegio, altrimenti mi avrebbero colpito gli occhi nel problematico tragitto. Giungemmo nel luogo dove avevo parcheggiato la mia auto, situato nella parte retrostante la masseria del Torricelli. Caricammo tutto nel bagagliaio, avendo cura di proteggere le delicate alette di porcellana degli isolatori...; salimmo poi tutti a bordo, abbandonando quel luogo fortunato...
Eravamo sudici di polvere e di sudore, con le scarpe piene di terreno, ma eravamo felici tutti e tre…!! Intanto iniziavamo a prendere in giro Biagio, che nel faticoso percorso, stando dietro a noi, ci incitava, urlando, di andare a destra o a sinistra, come fa nel canottaggio 
di un equipaggio “due con” il timoniere, ma in effetti Biagio era quello che camminava con il minor carico…! 
Ogni volta che ci vediamo ricordiamo spesso quell’avventura terminata a lieto fine, compiuta nella nostra gioventù, a volte ridendo a crepapelle per i concitati momenti rocamboleschi che l'accompagnarono, quando riuscimmo a recuperare con successo alcuni preziosi e rari cimeli della nostra cara ed amata ferrovia Piedimonte! 


Alcuni anni dopo, ritornando nello stesso luogo, abbiamo potuto constatare che quell'ultimo traliccio caduto tra i rovi non c'era più, e che quindi si era avverato quello che noi temevamo... Forse abbiamo fatto appena in tempo a salvare quei cimeli...!
Dei cimeli recuperati dall'Associazione GAFA, alcuni sono stati inseriti nel piccolo museo che è stato allestito nei locali dell'associazione "Agorà", di Sant'Andrea de Lagni (S.M.C.V.), mentre altri attendono ancora di essere sistemati in un'esposizione permanente che si spera possa essere presto allestita nel territorio dell'Area Nord di Napoli, a futura memoria della Ferrovia Napoli Piedimonte. 
A nostro avviso, il posto ideale sarebbe  l'edificio della stazione di Mugnano-Calvizzano, che una volta restaurato potrebbe diventare un museo permanente della Ferrovia, come recentemente è stato sollecitato da più parti... 

Salvatore Fioretto