venerdì 25 giugno 2021

Il mio ricordo di Padre Bianco...

Questo racconto è stato scritto in occasione del Convegno indetto per la commemorazione di Padre Francesco Bianco, che fu celebrato il 25 ottobre 2014, nella Chiesa del SS. Salvatore. La manifestazione si concluse il giorno 26 successivo, con la cerimonia dello scoprimento della lapide di ricordo, in piazza Bernardino Tafuri.
Furono in tanti, in quella circostanza, a scrivere, un ricordo, un pensiero, in dedica allo scomparso caro sacerdote, diversi furono anche letti sull'altare. Questi scritti furono successivamente raccolti in un testo, a cura del dott. Biagio Franco Sica, diacono della parrocchia del SS. Salvatore in Piscinola e distribuiti a tanti parrocchiani; tra questi scritti ci fu anche il mio racconto, che mi piace pubblicare oggi in questo blog, in ricordo del caro Padre Bianco. 
 
"Ricordo che eravamo nei primi mesi dell'estate 1984; di quella che fu un'estate particolarmente calda, ma di più ricordo quel particolare incontro, avvenuto un po' per caso o forse perché già predestinato, che ha segnato direi positivamente la mia giovinezza.
Avevo allora 20 anni e stavo studiando per i "concorsi di assunzione", dopo aver conseguito il diploma di maturità.

Era da tempo che non frequentavo più la Parrocchia. Non ricordo bene come accadde, ma fu una persona che conoscevo ad invitarmi a partecipare ai "Vespri" che si recitavano il pomeriggio nella Chiesa del Salvatore; anche una mia zia mi spronò, dicendo, "Vacci pure tu, fanno tante cose belle i giovani in parrocchia!". Non me lo feci ripetere due volte!

Mi recai un pomeriggio in chiesa e presi posto negli scanni del locale dell'Azione Cattolica, che si trova ancora oggi a sinistra, dopo il portone d'ingresso. Fui subito colpito dall'accoglienza festevole che mi fecero tanti giovani, gran parte miei coetanei, ma anche più piccoli e più grandi di me, i quali, senza conoscermi, mi salutarono fraternamente, come se stavano ad aspettarmi, chissà da quanti anni... Ma ancora di più fui colpito quando nella sala entrò, in modo silenzioso e discreto, come per passare inosservato, una figura di sacerdote, alto e snello, con un aspetto apparentemente severo. Vestiva con un abito normale, ma di colore scuro... Era proprio Padre Bianco, allora viceparroco della Chiesa del Salvatore! Di quel primo incontro ne fui subito colpito. Da un lato ero quasi intimorito dal suo aspetto, un po' severo, ma di contro ero però affascinato dal personaggio singolare, specialmente dal modo con cui subito dopo egli si aprì all'assemblea dei ragazzi, dal commento che fece alle scritture del giorno e dal tono paterno che usò con tutti.
Tutti restarono in silenzio, assorti ad ascoltare le sue parole. Aveva un modo tutto suo di parlare, solenne da un lato, ma molto semplice e chiaro dall'altro. Non cercava parole complesse per arricchire quel che diceva. Lui era semplice, essenziale, sempre chiaro e diretto. Poi gli fui presentato. Non ricordo cosa dicemmo, ma non posso dimenticare il commento che fece in quell'istante una ragazzina dell'ACR di 6-7 anni, che sedeva sullo stesso scanno a fianco del Padre, che subito esclamò con gioia: "Padre Bianco... è arrivato un altro fratellino!". Continuai da allora a frequentare il pomeriggio la Parrocchia e, presto, divenni anch'io un giovane "seguace" di Padre Bianco...!
Ricordo quella volta quando l'accompagnammo per celebrare la messa alla masseria, detta "Ciucciaro", dove abitavano dei suoi parenti; percorremmo con lui, a piedi, la stretta e polverosa strada, detta "Cupa del Perillo". Fu quello come un corteo festoso, dove si rideva e si scherzava tutti insieme, come in una bella e grande famiglia... Sembrava come rivivere l'"Oratorio di don Bosco", quando il buon salesiano conduceva i suoi ragazzi in giro per le contrade torinesi. La messa fu celebrata nell'aia della masseria, su un tavolo apparecchiato per l'occasione e noi si occupammo di eseguire i canti previsti nella celebrazione.
Dopo la messa ci fu una bella festa, perché tutti gli abitanti della masseria ci offrirono dolci di ogni genere, cotti nel forno a legna: non posso dimenticare le buonissime e fragranti "mmuniache" piscinolesi! Oggi, a distanza di tempo, rievocando questi ricordi, ho la bella sensazione di aver vissuto quel periodo della mia giovinezza con grande spensieratezza e serenità.
Qualche mese dopo ebbi modo di partecipare a un ritiro ad Eboli, e poi, ancora, nei mesi seguenti ad altre celebrazioni ed incontri comunitari, come alla Veglia di Fine Anno, che lui organizzava ogni anno in chiesa. Furono per me delle belle esperienze che ricordo ancora oggi con gran affetto.
Devo dire che più di tutto allora mi affascinava ascoltare i discorsi che teneva Padre Bianco e il suo modo di porsi ai giovani. Un modo non comune a quell'epoca, perché avveniva fuori dagli schemi. Aveva una maniera tutta nuova di fare il sacerdote, che molti però non comprendevano appieno e devo confessare che anch'io certe volte, non l'ho capito fino in fondo.

Chiesa SS. Salvatore. Convegno dedicato alla figura di Padre Bianco, ottobre 2014 (foto Fabio Sasso)

Padre Bianco viveva per i suoi ragazzi. I giovani erano il suo sale, la sua energia, lo scopo della sua vita. Quando stava insieme ai noi giovani, abbandonava quell'aspetto apparentemente severo e burbero e diventava estremamente gioviale, allegro e scherzoso. E' stato una guida spirituale esemplare. Ricordo una sera, mentre sostavo in raccoglimento in chiesa, egli si sedette al mio fianco e mi sussurrò queste parole: "Salvatore, fai bene, il Signore ti apprezza molto quando vieni a trovarlo, cerca di farlo spesso..."
Credo che i miei comportamenti non sempre siano stati rispondenti alle aspettative che egli forse nutriva nella mia persona e sicuramente l'avrò deluso, anche perché negli anni seguenti non fui costante nel frequentare la comunità, come pure non ho mai partecipato agli incontri sul Taburno e nemmeno a quelli a Rimini e a volte non condividevo alcune iniziative comunitarie. Purtroppo solo con la maturità ho capito appieno il vero messaggio di vita divulgato da Padre Bianco: che era quello di essere essenziali, semplici e diretti in tutto...!
Nel 1986, da neoassunto, dovetti abbandonare Napoli per lavoro. Fui spedito nella "grigia" Piacenza e da quel momento dovetti dedicarmi a tempo pieno alla nuova esperienza di vita, che si prospettava attraverso il mio primo importante impegno lavorativo; cosa che continuai a fare ritornando a Napoli. Da allora mi allontanai dalla Parrocchia e non frequentai più la comunità a tempo pieno.
Dopo molti anni, a seguito di un lutto in famiglia, mi ritrovai a incontrare padre Bianco per organizzare le funzioni di rito. Egli mi accolse come un figliol prodigo. Non ha mai fatto pesare le mie mancanze, mai un cenno. E quando un giorno gli chiesi: "Padre Bianco mi avete perdonato?" Lui mi rispose: "Ma io non mi ricordo nemmeno tu che mi hai fatto...!" Capì che volutamente aveva nascosto il suo rammarico e mi aveva perdonato veramente. Mi sentii in quel momento come sollevato e leggero.
Continuai da allora a frequentarlo. Ogni tanto, la sera era piacevole per me fare una tappa in chiesa, per salutarlo. L'ho fatto per quasi cinque anni. Lo trovavo sempre seduto, al solito posto, dietro una piccola scrivania, con un orologio che sgranocchiava tra le dita.
Spesso prendeva in giro i ragazzi dell'oratorio, che in tanti passavano a salutarlo, commentando con loro qualche partita del Napoli, di cui era un accesissimo tifoso.

"Pace e bene" era il suo saluto... Parlavamo di un po' di tutto. Spesso parlavamo di sant'Alfonso, di cui lui era un grande ammiratore, e di tanto altro ancora. Mi prendeva spesso bonariamente in giro, chiamandomi "'O studioso", riferendosi alla mia passione per la ricerca storica.
Quando fu pubblicato il mio libro: "Piscinola, la terra del Salvatore", decisi che il primo a vederlo doveva essere Padre Bianco. Non lo posso dimenticare, era la mattina del 6 gennaio 2011, padre Bianco nel suo studiolo lo sfogliò attentamente, davanti a me e ad altri parrocchiani, commentando tutte le foto che vedeva. Ricordava tutti gli avvenimenti e tutti i nomi delle persone ritratte nelle foto. Poi mi disse che il libro andava annunciato in chiesa, davanti a tutta la comunità, al termine della messa comunitaria di mezzogiorno. Così fu fatto. E' stata la soddisfazione più grande che ho ricevuto per quel progetto. Non lo dimenticherò mai più!
Ho continuato a frequentarlo fino a gli ultimi mesi della sua vita, certo, andavo a trovarlo quanto potevo... Gli portavo spesso i frutti raccolti nel mio giardino, che lui gradiva molto.
Ai suoi funerali, c'era tantissima gente. Non ho mai visto tanta gente assieparsi in chiesa come in quell'occasione. Una folla indescrivibile, che colmava anche nella piazza antistante alla chiesa. Tante persone che non avevo mai visto, tutte raccolte in silenzio, con gli occhi lucidi, attente a partecipare alla messa.
Non nascondo che a distanza di quasi un anno dalla sua scomparsa, ho un vuoto incredibile dentro di me. Mi mancano quelle chiacchierate serali che facevo con lui. Provo un grande rammarico per i futili motivi per i quali lasciai la Parrocchia, privandomi per tanto tempo della sua cara presenza.
Grazie di tutto, Padre Bianco!"
Salvatore Fioretto

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