venerdì 18 marzo 2016

Quando la Passione veniva recitata... (da una novella di Giovanna Altamura)

Piazza G. B. Tafuri, con il palmeto, foto di S. Fioretto, anno 2004
Riferendoci alle fonti storiche documentali rinvenute, a cui i misteriosi percorsi della ricerca storica ci conducono, ecco che abbiamo trovato delle testimonianze che risultano essere affascinanti, per essere per noi inedite,  che riguardano alcuni riti tradizionali, appartenuti in passato al quartiere di Piscinola e che purtroppo oggi sono completamente dimenticati.
Trovandoci nel periodo che antecede la Pasqua, con l'imminente inizio dei riti della Settimana Santa, ci è sembrato opportuno pubblicare questo post che si basa soprattutto sulle testimonianze narrate dalla scrittrice Giovanna Altamura, nel suo libro "La rivolta della umanità ed altre novelle" ed. Gastaldi e in particolare nella novella dal titolo "Dove passò lo straniero". 
Piazza Municipio (oggi piazza B. Tafuri), processione del Crocefisso al termine della Santa Missione Popolare, anno 1950
Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che Giovanna Altamura, di cui abbiamo già descritto la sua figura di scrittrice nel post dedicato a Giuseppina Bianco, fu un'insegnante della scuola elementare Torquato Tasso, negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.
Si tratta della descrizione del rito che si svolgeva il Venerdì Santo nella chiesa del SS. Salvatore di Piscinola. Ecco il testo...
"Le feste più belle son quelle della settimana santa, ed in modo particolare quella del venerdì santo, le "tre ore di agonia", per le quali vengono chiamati da Napoli i più bravi predicatori. 
Copertina del libro "La rivolta della umanità"
A questa festa anche chi non è nativo del luogo (Piscinola), almeno una volta "deve" assistere, quasi come una prova di amicizia ai buoni villici, i quali "ci tengono" a far provare ai visitatori ed agli ospiti l'attimo di emozione e di brivido che chiude la sacra funzione.
Quel giorno per la funzione viene esposto sull'altare maggiore il Cristo Crocefisso che di solito è all'ingresso della chiesa, e quel Crocefisso non è come gli altri.
Ha la testa snodata, movibile, e vien messo su, in alto, ove quella bella testa dolorosa e sanguinante, resta così, con lo sguardo in alto, per tutto il tempo della lunga predicazione, come per affidare al Padre celeste tutto il dolore del mondo.
C'è una gara tra i ragazzi più grandi del paese per essere meritevoli di tenere, saldamente, la cordicella che vien legata alla testa del Cristo.
Bisogna stare attenti a non sbagliare, perché proprio quando il Sacerdote, dopo aver pronunciata l'ultima parola di Gesù morente, s'inginocchia ed annuncia; "...e Gesù, chinato il capo sul petto, rese lo spirito a Dio...." proprio allora bisogna allentare con garbo la funicella, in modo che la testa coronata di spine cada sul petto, in un gesto naturale di abbandono e di morte.
Chiesa e Municipio. Foto di S. Fioretto, anno 2013
Tutti, naturalmente, sanno che ciò avverrà ad eccezione per i "forestieri", ma tutti vinti dalla commozione suscitata dalle parole dell'Officiante, provano ogni volta la stessa intensa emozione, e quel brivido sottile e profondo che poi fa uscire dalla chiesa con gli occhi lustri, e felici che tutto sia andato proprio bene." [...]
Tuttavia questo rito non era l'unico che si svolgeva durante la preparazione alla Pasqua, a cui partecipava il popolo dei fedeli, c'erano sempre i Sepolcri da allestire il Giovedì Santo... dopo la liturgia "In coena Domini", per i quali molte ragazze e anziane devote, che frequentavano  la Parrocchia, facevano a gara per preparare uno o più vasetti pieni di germogli di grano paglierino, i quali dovevano essere i più belli tra i tanti, per adornare il "Sepolcro" in chiesa. 
Ecco cosa riporta ancora a riguardo l'insegnante Giovanna Altamura...
[...] "Gente Semplice e buona quella che vive nel piccolo borgo (Piscinola) al quale la grande città non ha saputo o potuto dare conforto e decoro di vita cittadina.
Processione del Crocefisso in via del Plebiscito a Piscinola. Foto di Vincenzo Tomo
Gente che conserva le secolari abitudini della campagna nostrana: la benedizione degli animali domestici e da fatica per sant'Antonio Abate, la cura del grano tenero, cresciuto al buio perché diventi paglierino, che si offre al Sepolcro e si conserva poi con cura devota, per spargerlo al vento quando minaccia tempesta, l'offerta delle primizie alla chiesa, la benedizione delle spighe all'Ascensione." [...]
L'usanza di conservare in casa i germogli di grano secchi, raccolti al termine dei Sepolcri, era molto praticata tra gli anziani piscinolesi di un tempo, infatti, come scrive Altamura, questi venivano sparsi al vento durante il sopraggiungere di un temporale minaccioso, insieme a qualche fogliolina di ulivo (dette "palme"), recitando la nota giaculatoria...

"Tuone e lampe fatte a rassa

chesta è ‘a casa e santu Iasse

santu Iasse e santu Salvatore (o santu Simone) 

chesta è ‘a casa ‘e nostro Signore;

nostro Signore ieva pe' lli campi

Padre, Figliuolo e Spiritu Santu."
Ritornando al "Rito del Crocifisso", eseguito nella chiesa del Salvatore, bisogna dire che in effetti esso rappresentava uno di quegli eventi che erano chiamati dal popolo "Funzioni" e che oggi sono invece designati dagli studiosi di folclore con il termine di "Tragedie Sacre": eventi popolari sospesi tra il sacro e il profano, le cui origini si perdono nella notte dei tempi...
A Piscinola si rappresentavano diverse "funzioni" durante le varie festività dell'anno, tra queste una era dedicata proprio al Crocefisso, e veniva rappresentata nel corso della festività che cadeva nel mese di maggio di ogni anno. In tale circostanza  l'Associazione cattolica e operaia del Crocifisso e di San Vincenzo Ferrer, che aveva sede in via Plebiscito, organizzava, oltre alla festa con le luminarie, anche la rappresentazione della crocifissione di Gesù; questa tragedia veniva chiamata: "Morte e passione".
Della storia delle tragedie sacre e delle loro rappresentazioni nel nostro quartiere dedicheremo in futuro un apposito post.
Altare maggiore della Chiesa del SS. Salvatore, cartolina anni '40
Questo particolare Crocefisso conservato nell'ingresso della Chiesa un tempo era portato in processione al termine delle Sante Missioni popolari, come si può vedere nelle due foto qui inserite. E' un crocefisso particolare rispetto a quelli presenti nelle altre chiese, infatti, se si osserva con attenzione le sue braccia, si noterà che esse appaiono come distaccate e ricongiunte al corpo attraverso della cartapestaDeduciamo, ma ci occorreranno delle testimonianze di conferma a riguardo, che oltre alla funzione della "Testa snodata" nel Venerdì Santo, probabilmente in passato si eseguiva con questa statua anche il rito della Deposizione oppure la processione del Cristo morto.
La funzione della "Benedizione del grano", che descrive Altamura, era un altro rito religioso che si svolgeva a Piscinola dopo Pasqua, nella solennità dell'Ascensione quando, con grande giubileo di fedeli e di contadini, il parroco si recava in processione nella piana di Scampia, allora tutta seminata a grano, attraversando via del Plebiscito, fino a spingersi oltre il ponte della Piedimonte. Giunto in aperta campagna, tra le sterminate piantagioni di  grano, il presule impartiva la solenne benedizione per auspicare un raccolto sano e abbondante. Questa notizia è stata confermata anche dalle testimonianze di alcuni anziani.
Salvatore Fioretto

Piazza Giovanni B. Tafuri e la chiesa del SS. Salvatore. Foto di S. Fioretto, anno 2014
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