domenica 24 marzo 2019

Cronache di storia della villa di Piscinola, di 900 e più anni fa!


La lettura di queste testimonianze storiche che ci pervengono da atti e pergamene, un tempo conservate nell’Archivio di Stato, nel fondo cosiddetto dei “Monasteri Soppressi”, è qualcosa di particolarmente suggestivo e potremmo direi anche commovente. Nella lettura di questi atti rogati dai notai dell’epoca, che venivano chiamati Curiali e Scriniari, risalenti agli anni tra il IX e il XIII secolo, traspare la vita comune di tutti i giorni di una comunità locale, che era già ben radicata e attiva nel territorio a quei tempi. Colpiscono i soprannomi, i saldi rapporti di parentela tra fratelli, genitori, coniugi e figli, da un lato, e i rapporti istituzionali tra responsabili, amministratori, clero, chiese, Staurite, Parrocchie, dall'altro, con riferimenti ad angoli della città di Napoli medievale e della stessa villa di Piscinola (Pischinule, Pissinule o Piscinule), che vengono menzionati con denominazioni o nomignoli oggi del tutto perduti, come: Porta Furcilla, Summa Platea, Giudecca, Nipititum, Prato, Mascanella, Cannito, ecc. Colpisce ed emoziona conoscere i dettagli di un tipico contratto di mezzadria, chiamato “Terratico”, dal quale si viene a conoscenza di quanti sacrifici, pesi e oneri erano gravati i contadini dell’epoca, che fin da allora costituivano la classe sociale più attiva della società medievale napoletana, ma anche la più povera e umile; colpiscono, infine, i riferimenti alle millenarie chiese parrocchiali di Piscinola, definite "Staurita", ovvero del Santissimo Salvatore e di San Sossio, che allora erano ancora circondate da appezzamenti di terreno agricolo, alcuni di loro stessa proprietà. Delle due, oggi persiste solo quella del SS. Salvatore. Ricordiamo che la prima testimonianza storica scritta che menziona la villa di Piscinola è la "Storia miscella", nell'anno 536 d.C.


Grande merito bisogna dare allo storico Bartolomeo Capasso, il quale raccolse gran parte del materiale storico qui citato, e lo pubblicò nella sua opera monumentale “Regii Neapolitani Archivi Monumenta - Edita ac Illustrata” ed. anno 1847 e, ancora, bisogna dare merito al dott. Giacinto Albertini, che ha provveduto alla ristampa dei testi, alcuni decenni or sono, nell’opera: “Documenti del regio archivio napoletano” (6 volumi, in due edizioni diverse), nell’ambito del progetto dell’Istituto di Studi Atellani, con una preziosa traduzione dal latino medioevale. 
Purtroppo, come è noto, gran parte delle pergamene originarie del fondo dei Monasteri Soppressi (assieme a tutto il materiale storico della Cancelleria Angioina), furono barbaramente bruciate dai guastatori tedeschi, avendole scovate nel rifugio segreto di San Paolo Belsito, dove erano state trasferite per proteggerle durante i bombardamenti del 1943.

Iniziamo dall’atto più antico che risale all’anno 952. Precisiamo che in ogni documento riportato è descritta una sintesi della traduzione del testo e, a seguire, la scrittura originale, in latino, del frammento storico, dove si mensiona Piscinola con le sue località e chiese.

Anno 952:
Nel ventesimo giorno del mese di agosto dell’anno 952, decima indizione, a Napoli, Tauro e Maria, genitori della sposa Anna, promettono ai consuoceri, Pietro Calciolario e Maria, genitori dello sposo, Giovanni, di donare (e lo donano con l’atto rogato), alla loro figlia che diventa sposa, un intero appezzamento di terreno chiamato “A Prato” sito a Piscinola, avente per confine da un lato e da una capo la terra dello stesso Giovanni e da un altro lato ancora di Giovanni che l’ha comprata da Giovanni Bobfsimu, e la terra di Giovanni figlio del signor marco, altra terra ancora dello sposo Giovanni; da un altro capo c’è un’altra terra loro (Tauro e Maria) che riservano in loro proprietà, fino alla terra del signor Sergio Melluso, affinché la loro figlia e suoi eredi  abbiano la facoltà di tenere, cedere, permutare, o farne qualsiasi cosa vogliono e sempre libera ne abbiano facoltà. Inoltre promettono che tutta le rimanente eredità e proprietà loro, dentro e fuori, case e casali e terre seminative, nonché orti e mobili e immobili e animali e tutte le cose a loro pertinenti, come pure ogni cosa, che in perpetuo saranno dati in porzione divisa per ciascuno dei figli loro, fratelli di Anna e loro eredi, affinché nessuno ne sia favorito maggiormente. Si autotassano di una libbra d’oro in Bizantei come atto di garanzia della citata donazione. Il Curiale Giovanni, a margine dell’atto, firma sulla pergamena.
[…] “A presenti die promittimus vobis petro calciolario e maria iugales consocruniis nostri propter quod cum domini auxilio et ordine ambarum partium placuit voluntate et in presenti…. sociavimus quidem anna filia nostra ad iohannem filium bestrum deo volente sponsum eius et numquam nos quod absit de oc statuto placito restornare presummimus: interea primum quidem omnimum damus et donamus ad memorata filia nostra integra petia de terra que vocatur ad pratum positum in piscinule abente finis ab uno latere et de uno capite terram iohannis filii vestri generi nostri et de alio latere est terra domini sergii millusi et terra momorati iohannis qui emptam abes a iohanne bobfasimu et terra iohannis domini marcu iterum et terra memorati iohannis generi nostri: et ab alio capite est alia terra nostra que in nostra reserbavimus potestate quomodo vadit de rectum per capite de ipsa terra memorati iohannis usque at memorata terra domini sergii millusu: ut in sua memorate anne filie nostre eiusque heredibus sint potestate abendi tenedi cedendi donandi comutandi vel quidquid exinde facere vueliritis liberam habeatis potestate: Insuper promittimus vobis er per vos ad memorata filia nostra propter reliquas omnis nostra ambarum hereditate seu substantia intus et foris domos er casalibus seu terris sationalibus quamque hortuas vel movilibus rebus movile... “[…]
 
Anno 959:
Il giorno 5 marzo dell’anno 959 Si presentò dal Curiale, Anna onesta donna figlia del fu d. Gregorio e della fu D. Maria, coniugi tra loro, Maria era vedova di D. Anastasio, e con il fratello carnale Stefano, e con l’atto scritto confermano tra essi la divisione di tutta la loro eredità già separata. I fondi di terreno che si citano nell’atto sono siti a Melito, vicino al fondo di D. Giovanni Mauromundo e vicino al fondo degli eredi del fu d. Sergio. Inoltre le terre denominate Martianum, ad Siba Maggiore, Leporanum, Prato sita vicino a San Sossio e ancora Calbum sita a Cannito, Mascanellu sito a Piscinola, Fuorigrotta, a Fractula, Cesula sopra la via, un campo sito a Mugnano, vicino alla terra della chiesa di santa Maria detta at Tribeum e a Sanguinitum delimitata dalla proprietà contigua degli Aghatoni. Altro fondo della divisione era detto Cesa. Si menziona ancora il fondo detto Post Casa de illa Pischina, e la terra detta pure Post Casa, delimitata da un fossato con alberi fruttiferi e infruttiferi e con ingresso di proprietà e altre pertinenze, le vasche nel menzionati luoghi di Melito e di Piscinola e altre vasche del luogo di Mugnano, quest’ultime in comune con alcuni vicini. Seguono delle esclusioni riservate agli eredi Trasauro commendito. L’atto è rogato dal Curiale Giovanni.
“Combenit itaque cum domino auxilio et parentali ordinem inter me anna honesta femina filia quondam domini gregorii, et quondam domine marie iugalium personarum. relicta autemquondam domini anastasii et te videlicet domino stephano uterino germano meo et ecce in presentis per anc chartulam firmavimus inter nobis divisionis de omnem nostram hereditate quam iam divisum abet de quatetigit te nominato domino stephano germano meo: Idest integrum fundum qui ponitur ad malitum iuxta fundum domini Iohanni mauromundo: seu tetigit te et alium fundum pictulum ibi ipsum ad malitum qui estiuxta fundum heredes quondam domini sergii . . . domini pitru: iterum tetigit te et integra terra que vocatur martianum et integra terra que vocatur ad silba maiore: simulque tetigit te et sexuncias de terra que vocatur leporanum hoc est a parte de terra heredes nominati domini sergii: kata domini pitru in longum divisum ad equale mensura: simulque tetigit et te integra terra que vocatur macculanum: excepto quantum si exinde tollere potuerit heredes domini stephani prefecti thii nostri: iterum tetigit te et integra terra que vocatur pratu posita iuxta sanctum sossium et integras duas petias de terras nostras que nominantur calbum positas at canniti: seu tetigit te et integra petia de terra que vocatur mascanellu posita in pischinule tetigit te et quantum abemus in foris gripta: quamque tetigit te et sexuncias de terra que vocatur at fractula hoc est a parte meridiana iuxta viam unde reliquas sexuncias ex ea qui est a parte septentrionis tetigit in portione mea nominate anne: et est in longum divisum omni tempore ad equalem mensuram: iterum tetigit te et integra terra que vocatur cesula super ipsa bia ibipsum ad fractula: Vintendi perdendi de omnibus nominatis equalis sit nobis nostrisque: heredibus portio: insuper tetigit te et portio de campum qui vocatur et ponitur ad munianum hoc est a parte septentrionis iuxta terra ecclesie sancte marie que nominatur at tribeum et de aliis omnibus: qui at fine sunt. Unde reliqua alia portio ex ipsum campum a parte meridiana iuxta sanguinitum tetigit in portione mea nominate anne quomodo inter se exfinat corrigia de illi de agathoni et quomodo inter se termines exfinat: iterum tetigit te et integra terra que vocatur cesa: tetigit te et integrum fundum qui est post casa de illa pischina quomodo inter nominatum fundum et terra qui me nominata anna tetigit que vocatur iterum post casa fossatus exfinat: hec vero portio cum arboribus fructiferis vel infructiferis et cum introitum suum et omnibus sivi pertinentibus: pischine vero in memorato loco malitu et in pischinule et nominata pischina de munianum et alie pischine de nominato loco munianum ubi portione abemus cum consortibus nostris remanserunt communes inter nobis nostrisque heredibus: […]

Anno 979:
Nel mese di febbraio dell’anno 979, la signora, di nome Buona Drosu, moglie di Pietro, abitante a Piscinola, vende ai signori Giovanni e Pietro, abitanti in Ottaviano, una sua terra chiamata Cisminiana, sita a San Sossio in Piscinola, con alberi e con il suo ingresso e con tutte le cose ad essa pertinenti che confina, da due capi con la terra del signore chiamato Stefano, umile presbiterio, e da un lato confina con la terra che fu di Romano e da un altro lato confina con la terra di Maria Surrentina. La predetta terra le pervenne dal fu Pietro Primicerio e Maria sua moglie, attraverso un atto rogato. La somma convenuta nella cessione fu di venti Tareni. L’atto è rogato dal Curiale Pietro, che si firma in calce alla pergamena.
”[…] A presenti die promtissima voluntate Venundedi et tradidi vobis Iohanni et pitru hoc est iugales et abitatoribus in loco qui vocatur…. A presenti die promtissima voluntate Vebundedi et tradidi vobis iohanni et pitru joc est iugales et abitatoribus in octaianum istius territorii nostri. IDest integra una terra mea que vocatur cisminiana at sanctum Sossium at Pischinule: una cum arboribus et cum introitum suum er omnibus  sivi pertinentibus; qui coheret sivi a duabus capitibus terra domini stephanaci umilem presibiterum et de uno latere coheret terra qui fuit romani, et de alio latere coheret terra maria surrentina: qui mihi obvenit a quondam petro primicerio et maria iungales pro morgincabtun meum  quod ipsi iugales dare debuerunt per chartula: […] Ego petrus Curialis qui memoratos post subscriptionem testium Complevi et absolvi per memorata septima indizione.”

Anno 995:
Nell’anno 995, nel giorno 4 novembre, nona indizione, a Napoli, Cesario soprannominato Nobicarellum, figlio del fu Giovanni, vende, con prontissima volontà, al signore Pietro, figlio del defunto signor Stefano Vulcani, un pezzo intero di terreno sito, vicino al suo a settentrione, parimenti nel luogo chiamato Piscinola, con gli alberi e il suo ingresso e con tutte le cose ad essa pertinenti; il predetto pezzo di terra è confinante, da un lato, dalla parte di mezzogiorno, con la terra del signore Gregorio Milluso, e dall’altro lato, dalla parte di settentrione, confina con la terra del predetto signor Pietro, e con la terra di quel Papaboe e con la terra della chiesa di San Pietro a Carbonara, e da un capo della parte di oriente confina con la terra del monastero di Santa Patrizia e dall’altro capo, dalla parte di occidente, confina con il burrone di proprietà pubblica. E con il pezzo di terra interposto confina da un lato dalla parte di settentrione la terra che detiene Falco Orefice e dalla parte di mezzogiorno è adiacente all’anzidetta terra che ti ho venduta e da un lato dalla parte di occidente confina con il predetto burrone pubblico e dall’altro altro, dalla parte di oriente, confina con la terra della predetta chiesa di san Pietro, come è ivi delimitata da un termine di marmo e di tufo. La cifra della vendita è fissata in”venti buoni Tareni d’oro”. L'aquirente s'impegna, assieme ai suoi eredi, come garanzia dell’atto, il versamento di un'ammenda di “24 solidi aurei bizantei”. Sottoscrive l’atto rogato il Curiale Pietro.
“Certum est me cesarium cui super nobicarellum filium quondam iohanne A presenti die promptissima volumtate Venumdedi et tradidi tibi domino petro filio quondam domini stephani bulcani; Idest integra una petia mea de terra que nominatur…. Una cun integrum intersicum suum ibidem in uno coniunto hoc est a parte septentrionis posita insumul in loco qui nominatur pischinule una cum arboribus et introitum suum et imnibus sibi pertinentibus; coherente sibi memorata petia de memorata terra ab uno latere parte meridiana terra domini gregori millusi er ab alio latere parte septentrionis coheret terra tua memorati domini petri et terra de illum papaboe et terra de ecclesia sancti petri at carbonario et de uno capite parte horientis coheret terra monasteri sancte patricie et ex alio capite parte occidentis coheret caba pubblica […]”


Anno 1033:
Nel giorno 10 ottobre dell’anno 1033, seconda indizione a Napoli, Martino umile presbitero, custode della chiesa dei santi Cosma e Damiano, che risplende nel luogo chiamato Posulu, detto anche Armentarium, vende con prontissima volontà a Stefano Ferrario, detto Boniscolo, figlio del defunto Pietro e di Drosum, tra loro coniugi, l’appezzamento di terreno chiamato Ad Nipititum, sito presso San Sossio, sopra Piscinola, con alberi e il suo ingresso, tra la terra che fu della chiesa di santa Maria davanti a Porta di Forcella, che è chiamata Santa Gerusalemme, e anche la terra di quel Cannalonga e da questa fino alla via pubblica; con ogni utilità e con le cose ad essa pertinenti, appartenente al cedente, acquistate a sua volta da D. Giovanni, figlio di D. Stefano Longobardi, divenuto monaco, con la volontà di D. Anna onesta donna sua coniuge. Il quale fermissimo atto, con altro di garanzia che fu fatto da d. Pietro chiamato Parametiomeno, descrive quanto oggetto della vendita. Il cespite confina con la terra del defunto Pietro presbitero detto Patrizio e con la terra della Staurita della parrocchia della predetta chiesa di San Sossio e la terra di D. Leone Luppari, come delimitato (tra i fondi) da una siepe ivi esistente, e dall’altro lato confina con la terra che fu del predetto d. Pietro Parametiomeno con da una siepe delimitante, e da un capo confina con la terra che fu di D. Maria Russo di donna Agata, che ora detiene la Staurita della parrocchia della chiesa del Salvatore nostro Gesù Cristo dell’anzidetto luogo chiamato Piscinola, come tra loro separati da una siepe e dall’altro capo la terra degli eredi del fu D. Sergio Gruccanima, come delimitati da siepe. Il valore di vendita è fissato in “trentuno solidi d’oro di Tareni, quattro tareni per ciascun solido”, mentre a garanzia dell’atto è determinata l’ammenda di “sessanta solidi aurei bizantei”. L’atto viene rogato dal Curiale Sergio.
Certum est me martinum umilem presbytero custos vero ecclesie sanctorum cosmas et damiani qui fulgit in loco qui nominatur de posulu qui et armentariu, dicitur. A presenti die promtissima volumtatem venumdedi et traditi vobis stephano ferrario qui nominatur bonisculo filio quondam petri et drosum hoc est iugales; idest integra clusuria mea de terra me nominatur ad nipititum posita at sanctum sossum: super piscinule: una cum arboribus er introitum suum per terra qui fuit de ecclesia sancte marie de foris porta furcilla; et que appellatur sancta gerusale; seu et per terra de illum cannalonga: et da inde usque at via pubblici cum omni vestra utilitatem et omnibus sivi pertinentibus pertinente mihi per compatum per chartulam comparationis mea qu mihi exinde fecit domino iohanne filio quondam domini stephani longobardi postmodum vero monachi; cum volumtatem domina anna honesta femina conius sua; quem et ipsa firmissima chartula una cum alia una chartula securitatis que mihi fecit quondam domino petro qui nominatur parametiomeno vobis in presentis dedi cum omnia que continet coherente sivi ab uno latere terra qui fuit domini petri presbyteri qui nominatur patricii, seum et terra de illa staurita plevi memorata ecclesia sancti sossii et terra domini leoni luppari; sicuti inter se sepis exifinat; et de alio latere coheret terra qui fuit memorati domini petri parametiomeno; sicuti inter se sepis exfinat et de uno capite coheret terra qui fuit domina maria russa de domina aghate que modo detinet stauritas previs ecclesie salvatoris nostri ihesu christi de memorato loco piscinule sicuti inter se sepis exfinat et de alio capite terre heredes quondam domini sergii cognomento gruccaacanima […]

Anno 1035:
Il 27 del mese di luglio dell’anno 1035, nella III Indizione, a Napoli da un anno regnante il signore nostro Michele. Pietro, qui chiamato Maorosararo, figlio del defunto Leone, con il consenso e la volontà di Maria sua coniuge, abitante nella villa di Piscinola, conviene con l’abatessa del monastero di Santi Marcellino e Pietro, che è da lei dovuta la cifra di sei once, a fronte del canone delle terre della sua fattoria, sita in località chiamate Anquila e Sampigi. Atto stilato per mano del curiale Pietro e senza testimoni.
“Die 27 m. iulii  (1035) ind. III. Neapoli Imperante d. n. Michaele m. i. an. 1. Petrus qui nominatur Maorosararo, filius q. Leonis, cum consensu et voluntate Marie coniugis sue, habitator ville Pischinule, convenit cum abbatissa monasterii SS. Marcellini et Petri, a qua habuit sex uncias, que sunt pro medietate certi fundi seu terre sue, positi in loco qui nominatur Anquila, qui est foris flubeum, iuxta terras Eufrasie, quidam d. Petri qui nominatur Trusuli, d. Marie coniugis d. Lamberti et de illi Sampigii. Actum per manus Petri Curialis et testes sine cognomine. Notam. istrum. S. Marcellini p.192.”

Anno 1038:
25.10.1038 - Die 25 ott. Ind. 7 Neap. Imp.e Michaele Imp.re an. 5.°. Gregorius Cutina et Maria Cutina eius neptis habitatores loci piscinulæ vendunt D.na Maria filia D.ni Stefani archidiaconi ecc.a sirrentina fundum cum terra cum alia pectiola terræ positum in d.o loco Piscinulæ, et nominatur Cesula et cum alia corrigiola terra posita in campo de Apollinæ juxta fundum Stefani de Viso et coheret dictus fundus terræ cum terra Ioannis de Pipera cum fundo de illo atellano, et cum laba comuni. Pectiola vero terræ coheret cum terra Ioannis modio solido, cum terra Ioannis Gruccianima, et cum terra Stefani de Aligisa. Pro pretio auri tt. 24. Actum per Ioannem Curialem. Num.° 496 (ASNa, Mon. sopp., vol. 3437, fol. 85r; Pinto, Ricerca 2011).

Anno 1040 ca.:
Nel libro “Neapolis”, di Gustavo La Porta, Ed. Scientifiche Italiane, 1994, a pag. 206 si legge: […] Frattanto il duca di Napoli Giovanni V (duca di Napoli dal 1036 al 1042) era tornato dal viaggio a Costantinopoli, perché firmò un atto con il quale autorizzò una donna di Piscinola a vendere un fondo ed il Capasso cita in un altro documento dal quale si evince che Sergio IV, monaco del Salvatore (Monastero Sancti Salvatoris su isola di Megaride), nel 1044 era già deceduto. […] 

Anno 1058: 
Il giorno 23 dicembre del 1058, dodicesima indizione, a Napoli, Pietro suddiacono, abate e rettore del monastero del beatissimo Agnello dove riposa il suo venerabile corpo, il fratello carnale Stefano, figli del defunto padre Stefano Ferraro, detto Bonisculo e della consorte tale Drosum, e con il consenso della stessa genitrice, vendono a Giovanni detto Spadaro, presbiterio e primicerio, custode della chiesa di San Severo confessore di Cristo, sita in vicolo detto "Radia Solis", che anche chiamato Gurgite, nella regione Summa Platea, e tramite egli, alla chiesa di San Severo, per intero quattro moggia misurati per passi secondo il passo ferreo della santa chiesa napoletana, delle intera estensione della nostra terra, detta a Vitipicum sita presso San Sossio sopra Piscinola, con gli alberi ed il suo ingresso tramite la terra che fu della chiesa di Santa Maria de fuori Porta Forcella, e chiamata Santa Mihura Salense e tramite la terra di quel Canna Longa e da qui fino alla via pubblica, con ogni utilità e con tutte le cose ad essa pertinenti, proveniente per eredità dai loro genitori. Segue descrizione dei confini dei fondi venduti. Tra questi si riporta: confinante da un lato la terra che appartenne al fu signor Pietro, patrizio e presbitero, e la terra della staurita della parrocchia della predetta chiesa di San Sossio e la terra del signore Leone Iuppori, come tra loro la siepe delimita, il cespite da un capo confina con la terra che fu di donna Maria Russo, di donna Agata e che detiene la staurita della parrocchia della chiesa del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo dell’anzidetto luogo Piscinola come la siepe delimita, e dall’altro capo la terra degli eredi del fu signore Sergio Gruccianima, come parimenti la siepe delimita. La cifra di vendita è fissata in venti Solidi d’oro, ciascun solido di quattro Tareni (quindi 80 Tareni). Sottoscrive l’atto il Curiale e Scriniario Giovanni.
Certum est nos petrum subdiaconum et abbatem seu rector monasterii beatissimi agnelli ubi eius venerabile quiescit  corpus: et stephanum uterinis germanis filiis quindam idem stephani ferrari qui nominatur bonisculo: et quedam drosum iugalium personarum nos autem una cum voluntate venumededimus et tradidumus tibi domino iohannis presbytero et primicerio qui nominatur spatharo custus vero ecclesie sancti seberi christi Confessoris sita in bico qui nominatur radio solis qui ex gurgite dicitur regione summa platea: et per te in memorata ecclesia tua sancti seberi: Idest integra quadtuor modia per passi mensurati at passum ferreum sancte neapolitane ecclesie de ex integra clusuria de terra nostra que nominatur ad vipiticum positam at sanctum sossium super piscinule: un cum arboribus et introium suum per terra qui fuit de ecclesie sancte marie de foris porta furcilla et appellatur sancta mihura salense et per terra de illu canna longa et da inde usque at via pubblici cum omnia utilitate, et omnibus sibi pertinentibus per memoratis iugalibus genitoribus nostro seu et per comparatum per firmissima chartula comparatum nostra quem nobis fecerunt gema […] Comparatio de memoratis iugalibus genitoribus nostri continet in presentis aput vos remisi pro vestra vetrisque posteris et de memorata ecclesia salbatione: Coherente sibi ab uno latere terra qui fui quondam domini petri patricii et presbyteri seu et terra staurita plevis memorate ecclesie sancti sossii et terra domini leoni iuppori: sicuti inter se sepis exfinat: et de alio latere coheret terra qui fuit de domino petro parametiomino sicuti iterum sepis exfinat: de uno capite coheret terra qui fuit domina maria russa de domine agathe quem  detinet staurita plevis ecclesie domini et salvatoris nostri ihesus christi de memorato loco piscinule sicuti sepis exfinat: et alio capite terra feredum quondam domini sergii gruccianima sicuti iterum sepis exfinat; De quibus nuhil nobis ex ipsa quadtuor modia de memorata terra quas tibi et per te in memorata ecllesia venumdedi cum omnibus sibi perinentibus… […]
 
Anno 1071:
Nel giorno 15 ottobre dell’anno 1071, decima indizione, a Napoli, i fratelli Giovanni suddiacono e Gregorio chierico, figli del defunto Giovanni presbitero e primicerio, detto Riattaro, custodi della chiesa di San Severo a Guegite, nella regione Summa Platea, promettono a Stefano, figlio di Giovanni di Stefano e di Maria, abitanti del luogo detto Piscinola, un intero pezzo intero di terra di proprietà della stessa chiesa di San Severo, sito nel luogo chiamato San Sossio a Cannito, con gli alberi ed i loro frutti e con il suo ingresso e tutte le cose ad esso pertinenti, confinante da una parte con la terra della chiesa di Sant’Apacii, come i termini delimitano, da un’altra parte con la terra di Sticarelli e dalla terza parte con la terra della chiesa di san Sossio dello stesso luogo e dalla quarta parte con la terra della stessa chiesa di San Sossio.
“Die quinta decoma mensis octubri indictione decima neapoli: certum est nos iohannis sbdiacono et gregorio clerico uterinis germanis fiilis quondam domini iohannis presbyteri et primicerii qui nominabatur riatharo custus vero ecclesie sancti seberi at gurgite regione summa platea: A presenti die prontissima volumtate promictimus tibi stephabi filio quidem iohannis de stephano de maria abitatoribus de loco qui nominatur piscinule: propter integra petia de terra iuris ipsius ecclesie sancti sveberi positum in loco qui vocatur at sanctum sossium at cannitum cum arboribus et fructoras sua ser cum introitum suum et omnibus sibi pertinentibus coherent sibi ad una parte terra ecclesie sancti apacii sicuti terminis exfinat et de alia parte terra de illi sticarelli; et tertia parte terra ecclesia sancti sossii ex ipso loco et da quarta parte terra ipsius ecclesie sancti sossi quas vero memorata terra integra petia de memorata terra qua stibi tuisque heredibus […]
Si potrebbe affermare che il contratto che si stipula appartiene a una antichissima forma di mezzadria, chiamato “Terratico”; interessante è la descrizione che dettaglia i termini e gli impegni da rispettare nella durata del contratto; ecco la traduzione del testo: “Il quale anzidetto integro pezzo della predetta terra che invero a te ed ai tuoi eredi demmo a tenere e a lavorare per certo in quel tenore che in lui e nei suoi eredi sia la potestà di tenerla e possederla e ogni anno di seminarla e coltivarla, di porre e piantare ivi ogni anno propaggini e viti come sarà opportuno e giusto con ogni spesa a vostro carico. E tutto quello che ivi farete di sotto in qualsivoglia seminato sia in te e tuoi eredi la facoltà di farne quel che vorrete. Soltanto tu e i tuoi eredi ogni anno nell’estate dovete dare e portare a noi e ai nostri posteri e alla predetta chiesa come terratico di quale alimento ivi avrete seminato tante moggia quante sono il predetto pezzo della suddetta terra, buono, secco, trasportato e portato fin dentro la nostra casa, misurato al gambo. E quanto vino mosto, mondo e vinello e frutti ivi Domeniddio avrà dato a te, lo dividiamo tra noi a metà presso il vostro torchio, tu e tuoi eredi metà e noi e i nostri posteri e la predetta chiesa l’altra metà. Ma la metà nostra noi e i nostri posteri la dobbiamo dunque trasportare con spese a nostro carico e tu e i tuoi eredi dovete vendemmiare assumendovi ogni spesa. E finché con noi vendemmierete dovere nutrire come sarò giusto due uomini nostri uno al campo e un altro al torchio. Invero il vino da bere per gli operai che ivi vendemmieranno e l’olio per condire in comune deve essere dato. E per niente in nessun modo noi o i nostri posteri o la predetta chiesa presumiamo di toglierla a te e ai tuoi eredi, se date e soddisferete ogni anno il predetto terratico e adempiendo tutte le cose anzidette nell'ordine come sopra si legge. E finché la terrete secondo questo accordo noi e i nostri posteri la dobbiamo difendere per te e per i tuoi eredi da ogni uomo e da ogni persona di dentro questa città finché noi terremo la predetta chiesa, senza mancare alcuna data occasione. Poiché cosi fu tra noi stabilito. Se poi diversamente facessimo di tutte queste cose menzionate in qualsiasi modo o tramite persone subordinate, allora noi e i nostri posteri e la predetta chiesa paghiamo come ammenda a te ed ai tuoi eredi dodici solidi aurei bizantei e questo atto, come sopra si legge sia fermo, scritto per mano di Stefano scriniario, figlio di domino Giovanni scrinario per l’anzidetta decima indizione. Seguono le firme dei testimoni e del curiale.”

Anno 1072:
Nel giorno 3 maggio dell’anno 1072, decima indizione a Napoli, il chierico Gregorio, figlio del fu D. Giovanni, detto spadaro, venerabile presbitero e primicerio, che fu custode della chiesa di San Severo, nel vico detto Radia Solis, che è anche chiamato gurgite nella regione summa platea, promette con prontissima volontà a D. Stefano venerabile egumeno del monastero dei santi Sergio e Bacco, già congregato nel monastero dei santi Teodoro e Sebastiano chiamato Casapicta sito in viridiario. Promette alla congregazione dei monaci del detto monastero, da cui fu confermato custode della chiesa di San Severo, giorno e notte, e compiere ogni ufficio sacerdotale, cioè vespri e mattutini e messe solenne e ivi fare i far preghiere e la preparazione dei ceri. Per il suo sostentamento riceve in cambio la predetta integra chiesa di san Severo il diritto del monastero con le case e le abitazioni e le celle, con beni e le sostanze e i possedimenti e i codici e gli ornamenti, con tutte le terre e con quella terra del luogo detto Piscinola che è chiamata nipiticum che li comprò suo padre. Insieme con gli alberi e i loro frutti e con i suoi ingressi e con tutte le cose a essa pertinenti, i frutti ricavati e tutte le cose che saranno offerte e date sia da uomini che da donne, sia mobile che immobile. Inoltre dispone che dopo la sua morte, quanto da lui portato in chiesa: l’antifonario per le funzioni notturne, il codice Genusum e ancora un altro codice mediocre che è l’antifonario, del valore complessivo di 25 solidi d’oro ciascuno di 4 Tareni di Amalfi, restino di proprietà della chiesa. Inoltre a suo carico resta la manutenzione e la riparazione della chiesa. Ogni anno si impegna a portare al monastero sette paia di pani per la messa, tre a Natale e altre tre a Pasqua e uno nella festa di San Severo. L’atto viene rogato dal Curiale Sergio.
[…] Certum est me gregorium clericum filium quondam domini iohannis venerabilis pesbyteri et primicerii qui nominatur spadaro qui fuit custus ecclesie sancti seberi cuius aula fulgit intus ac civitate neapolis in vico qui nominatur radia solis qui et gurgite dicitur regione summa platea; A presenti die promtissima voluntate promictimus vobis domino stephano venerabili Igumeno monasterii sanctorum sergii et bachi qui nuc congregatus est in monasterio sanctorum theodori et sebastiani qui appellatur casapicta situm in viridiario vobis autem et at cunta ipsa vestra congregatione monachorum memorati sancti et venerabilis vestri monasterii hubi domino volentem me ibidem custodem confirmastis in eo enim tenore quatenus a nuc et omnibus diebus vite mee in eadem ecclesie sancti seberi custus exere debeas et ibidem  die noctuque omnen hofficium sacerdotale facere seu facere facias hoc est vesperos et matutinas seu missarum sollemnias et oris laudibus et luminariorum concinnatione sine mora ibidem facere seu facere facias hud aqud deum mihi et vobis exinde mercis atcrescat et coram homnibus laus; et pro alimoniis meis dedistis et tradistis mihi totius vite mee memorata integra ecclesia sancti seberi iuris ipsius sancti vestris monasterii una cum domibus et abitationibus seu cellis rebus et substantiis atque possessionibus et codicibus et ornamentis cum omnibus terris et cum illa terra de loco qui nominatur piscinule qui at nipiticum dicitur quas ibidem comparavit menorato genitori meo insimul cum arvoribus et fructoras suas et cum introitas earum et omnibusque sivi pertinentibus; quatenus in mea totius vite mee sint potestatem illos tenendi et dominandi seu frugiandi et ipsis rebus curiositer lavorandi et at lavorandum dandi atque fruendi et comedendi et de ipsas frugias faciendi omnia que voluero vite mee […]


Anno 1073:
Il giorno 16 febbraio 1073, il defunto già da alcuni anni, D. Giovanni detto Spataro, venerabile e primicerio, custode della chieda di San Severo confessore di Cristo, sita nel vico detto Radios Solis che è anche detto Gurgite nella regione chiamata summa platea, per conto della predetta chiesa di San Severo risulta aver acquasdtato mediante atto da parte di Pietro suddiacono, abate e rettore del monastero di Sant’Aniello dove riposa il suo venerabile corpo, e da parte di Stefano suo fratello carnale, figli del fu Stefano Ferrario detto Buniscolo e della fu Drosu sua consorte, gli stessi con la volontà della stessa Drosu loro madre, hanno un possedimento di quattro moggia di terreno, misurato secondo passo ferreo della santa chiesa napoletana, chiamato at Nipititum sita a San Sossio sopra Piscinola, con gli alberi e il suo ingresso e con tutte le cose ad esso pertinenti come e in qual modo in tutto contiene l’atto. Gli intervenuti Cesario e Sergio, fratelli carnali, figli del fu D. Giovanni Spicariello, e chiedono a D. Giovanni, presbitero e primicerio, custode della stessa chiesa di San Severo, dicendo che mai il predetto suo genitore avrebbe potuto comprare la stessa terra per l’anzidetta chiesa perché  l’anzidetta Drosum e il predetto Pietrom suddiacono e abate , e Maria fratelli carnali, cioè genitrice, figlio e figlia, vedova e figli dell’anzidetto fu Stefano Ferrario detto Bunisculo avevano fatto un atto di promessa e accettazione al suddetto fu D. Giovanni Spicarello, loro genitore, per il quale laddove avessere osato contravvenirlo allora a lui lo dovevano “dare per apprezzo come sarebbe stato apprezzato da uomini cristianissimi”(s’intende che doveva essere apprezzato di valore come da uomini onesti), come è contenuto nel suddetto atto di promessa che avevano presso di loro e che il predetto Pietro suddiacono e abate insieme a Stefano, sua fratello carnale, per giudizio pose nelle loro mani lo stesso chierico Gregorio. L’atto continua spiegando i motivi dell’impugnazione della transazione precedentemente fatta. Il curiale che roga l’atto si chiama Sergio.
[…] Hecce iam per plurimos annos Itaque visus fuit quondam domino iohannes venerabili presbytero et primicerio qui nominatur spataro custus vero ecclesie sancti seberi christi confessoris situm in vico qui nominatur radios solis qui et gurgite dicitur regione summa platea pro vice de memorata ecclesia sancti seberi…. Per chartulam da quidem petro subdiacono et abbate seu rector monasterii sancti agnelli ubi eius venerabile quiescit corpus et da quidem stephano uterino germano suo fillis quindam stephani ferrarii qui nominatur buniscoli: et quedam drosu iugalium personarum et ipsis una cum voluntate ipsius drosum genitrices illorum; Idest integra quatuor modia per passos at passum ferreum sancte neapolitane ecclesie de ex intefra clusuria de terra illorum que nominatur at nipititum posita at sanctum sossium super piscinule; una cum arvoribus et introtum suum et omnibusque sivi pertinentibus sicuti et quomodo in omnibus ipsa firmissima chartula comparationis continet: nuc autem venimus nos videlicet cesario et serio uterinis germanis filiis quondam domini iohannis spicarelli et exinde quesivimus quidem gregorio clerico filio quondam domini iohannis presbyteri et primicerii custus ipsius ecclesia ipsa terra baluisset comparare: pro eo quod memorata drosum et memorato petro subdiacono et abbate et maria uterinis germanis hoc est genitrice et filio seu filia relicta et filiis memorati quondam stephani ferrarii qui nominatur bunisculi exinde chartula promissionis recetatiba factas abeas at memorato quondam domino iohanne spicarello genitori nostro quatenus ud ausi fuerint illuc pergere tunc ad eum illos dare per appretiatum hi fuerint appretiatum a christianissimis viris qualiter in memorata chartula promissionis continet que aput nos […]

Anno 1128:
Il giorno 30 maggio, dell’anno 1128, Indizione 6 a Napoli, Giovanni, umile presbitero nominato da Torniato custode della chiesa di San Damaso (?) situata all'interno di questa città di Napoli, nel vico che prende il nome di Giudecca, la zona più affollata della città, con il consenso di alcune persone citate viene concesso in dono di nozze alcuni beni immobili, immobili siti nel sito detto Giudecca, inoltre: un appezzamento di un moggio di terreno sito in luogo chiamato Piscinola, detto Grotta (Griptule) e tre quarte di moggia di terra sita nella località chiamata Marianella; viene stabilita la cifra di vendita in 70 solidi bizantino d’oro. L’atto è sigillato dal scriniario Giovanni.  Notam Istr. Gregorii n.540.
Die 30 mensis magii (1128) ind. VI Neapoli, Imperante d. n. Iohanne porfirogenito m. i. an. 36 sed et Alexio porfirogenito m.i. cius filo an.9 Iohannes humilis presbyter qui nominatur Tornato custos ecclesie S. Ansasi posita intus hanc civitatem Neaoikus in vico qui nominatur Iudeour, regione summe platee, cum consensu d. Sergii et d. Sicelgarde filiorum d. Pandolphi de domno Adinolfo, et dicta Sicelgarda  cum consensu d. Sergii Bulpicella sui viri et d. Secelgarda filia d. Cesarii Grassi cun consensu d. Gregorii qui nominatur Gaetano viri sui et d. Johannis qui nominatur Graxo filii d. Stefani Graxi et d. Petri qui nominatur Graxo filii similiter d. Petri Grassi, hoc est thie et nepotum patronomis Russi cui sopranomen Purcaro, et Marocte que Mammau filie Johannis clerici qui nominatur Quatrilla, iugalibus, medietetem inferioris cellarii qui costitutus est subtus domus Gregorii qui nominatur Bonvini, et Sergii qui nominatur Ginataro insimul posita intus hanc civitatem Neapolis in dicto vico publico qui nominatur Iudcorum, ipsius regionis summa platea, qui coheret cum domo ecclesie S. Seberi de dicta regione summe platee et dedit ei chartulam notitie quam fecit d, Petrus presbiter qui nominatur Soppacci, custos ecclesie S. Ianuarii qui nominatur de illi Spoliamorte, et cum domo de illi qui nominatur Iamia dominico; et in excambium predictus Stephanus Russus commutat et tradit dicto custodi ecclesie S. Amasi petiam petiam terre modii unius, mensuratum ad passum ferreum S. Neapolitane ecclesie, positum in loco qui nominatur Pischinule et dicitur ad griptule, et alias tres quartas cuisdam terre positas in loco qui vocatur Marilianum que sunt constitute intus fundum qui fuit d. Marini Mammau et modo est d. Johannis qui nominatur Cutone, et terra predicta posita in Pischinula fuit Gregorii qui nominatur Ruxo et Johannis et Petris germanorum predicti Stephani, que terra posita Pischinula coheret cum terra heredum d. Sergii Ruxi de S. Paulo, cum terra Gregorii, Johannis et Petri Rui predictorum et cum terra ecclesia Domini et Salvatoris nostri Iesu de ipso loco Pischinule; pectiola terre predicte posita in Mariliano coheret cum terra de illu qui nominatur Castracane, cum terra d. Stephani Cutone et d. Sergii Mammau, et pema controventionis statuta est in auri solidos 70 bizansios, Actum per Iohannem scriniarium – Notam. Istr. S. Gregorii n.540.

Anno 1240:
17.2.1240 - [In nomine] domini dei salvatoris nostri Iesu Christi. Imperante domino nostro Frederico secundo Romanorum magno imperatore semper agusto anno vicesimo et rex Sicilie anno quadragesimo [tertio, et e]ius dominationis civitatis Neapolis anno vicesimoquinto, et rex Gerusalem anno quintodecimo, die septimadecima mensis frebuarii, inditione tertiadecima, Neapoli. Certum est me Adilictia honesta femina, filia quondam domno Iohanni cognomento 127 Bulcano … a presenti die promtissima voluntate venundedi et tradidi tibi Schumele ebreu … id est integra petia mea de terra longanea, que dicitur clusura, posita vero in loco qui nominatur Pischinula, et dicitur a Gructula … Et coheret … de alio latere est terra ecclesie Sancti Iohanni ***… Ego Gregorius curialis … (ASNa, SGM, perg. n. 226; De Lellis, Notamentum, cc. 77-78; Vetere, Le pergamene ..., 2000 p.229). Num.° 171 (ASNa, Mon. sopp., vol. 3437, fol. 30r; Pinto, Ricerca 2011).

Anno 1278: 
4.10.1278 - Die 4 octubris, indictione 7, Neapoli, anno 1278, regnante domino nostro Carolo semper agusto Hierusalem et Siciliae rege, regnorum eius Hierusalem anno 2, Siciliae vero anno 14 et eius dominationis civitatis Neapolis eodem anno 14. Bartholomeus clericus Sanctae Sedis Neapolitane Ecclesiae ... cum consensu abbatissae monasterii Sanctae Marie de Domina Romata ... per absolutionem de nobilioribus hominibus de regione Funtanula ... vendunt et tradunt dominae Sicelgaitae moniali monasterii Sancti Gregorii Maioris ... cum consensu dominae Mariae de Domino Ebulo abbatissae ipsius monasterii pectiam terrae positam in loco qui nominatur Pischinulae ... Actum per Leonem Maroganum curialem ...

Num. 585 (Pilone, Il diplomatico ..., 1989 p.97). - … Num.° 585 (ASNa, Mon. sopp., vol. 3437, fol. 100r; Pinto, Ricerca 2011).
A. Chiarito:
Infine, nel “Commento istorico-critico-diplomatico sulla costituzione de istrumentis…” di Antonio Chiarito,  alla voce del Villaggio di Piscinula, si legge tra l’altro: “[…] Dalla nostra carta, e da altre più antiche, e anche da’ diplomi abbiam chiare memorie di esso Villaggio. Primieramente in una carta celebrata in questa Metropoli a’ 20 agosto nell’anno XLIV, dell’impero di Costantino, e VII di Romano, si legge che Giovanni figliuol di Tauro, e Maria sua moglie avessero assegnato a Anna loro figliola le doti petiam terre in loco dicto Prato sitam in Piscinula (Fasc. 13 num. 150 nell’Arch. Del Monastero di S. Patrizia). Da una carta celebrata pur quì a’ 4 agosto nell anno XVI, del Re Guglielmo si ha memoria di una chiesa posta in detto Villaggio dedicata al Martire S. Sossio compagno di martirio del nostro gran Protettore S. Gennaro, la qual era posseduta dalla nobile estinta famiglia Marogano; poiché in tal carta si legge, che Luca Arsusa Suddiacono della nostra Metropolitana Chiesa stato fosse destinato Custode di quella Chiesa, a cui dal Signor Marogano si assegnarono alcune annuali rendite, col peso di dover officiare, e far nella medesima ufficiare, e di presentare a lui, e a’ suoi eredi in ogni anno nel giorno Natalizio del Signore un’offerta, la terza parte di altra simile. In due diplomi poi del Re Carlo II, il detto Villaggio vien chiamato Pissinula (Regist. Segn. 1299. C. fol. 169 et 1305. A o E, 135 et 136). Finalmente in una carta qui celebrata a’ 20 agosto 1323, ricavasi che i paesani di esso Villaggio avuto avessero un culto speciale verso il SS. Salvatore, leggendosi in quella: Iudex Petrus de Flore dictus Amalfitanus tenet a Monasterio S. Petri ad Castellum quandam terram modiorum trium, sitam in Villa Piscinule perinentie Neapolis, cujus fines sunt hii, cum terra Sancti Salvatoris de predicto loco Piscinule e cun terra (Segn. LXIII nell’arch. Di S. Sebastiano)”.

Anno 1272:
Altro documento coevo, che parla della villa di Piscinola, è il diploma di Carlo I d’Angiò, datato 1272, indirizzato al Giustiziere di terra di Lavoro col ricorso dei revocati dei Casali. Senza riportare il testo della disposizione reale, che sarà oggetto di prossimi articoli del blog, e che peraltro contiene un numero notevole di nominativi dei revocati, ci limitiamo a riportare per adesso quelli originari del Casale di Piscinola:
-Angelus Iudex et frates in villa Piscinule;
- Angelo de Majorano in villa Pisciniule;
- Jacob sutor in villa Piscinule.
Il citato documento appartiene ai cosiddetti “cedolari ricostruiti della cancelleria angioina”, dopo la distruzione del 1943.

Caro lettore, lasciamo a te il commento finale, dopo la lettura di questi atti e testimonianze, che provengono da un tempo della nostra storia molto lontano; intanto contempla che questi atti, voluti da uomini del X-XIII secolo, contenenti: intenti, volontà, controversie, vendite, donazioni e subordinazioni, così poco dissimili dal nostro presente, appartengono ad una umanità vissuta nella città di Napoli e nella villa di Piscinola quasi mille anni fa, in quel periodo che gli storici indicano come “Medio Evo”. Avrai sicuramente provato l’emozione di rivivere quei momenti di vita lontani, come se trasportato virtualmente in quelle vicende umane e, soprattutto, perché non hai letto il solito compendio di storia, con eventi e personaggi importanti, ma uno spaccato di vita reale, di uomini semplici, molto vicina a noi, in quella che fu la plaga a nord della Neapolis Medievale, a Pischinula (Piscinola antica).
Salvatore Fioretto

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