sabato 17 giugno 2017

"Cerasiello e Palummiello, quando l'amore puro travalica la natura dell'essere"


Forse è la prima volta che racconto una storia che mi appartiene, perché legata alle vicende della mia famiglia. Una storia genuina, fatta di uomini semplici, come sono stati nel tempo tutti i suoi componenti, discendenti da antica generazione piscinolese, e tutti amorevolmente legati al culto arcaico della "madre terra"; terra che natura ha fatto qui dono speciale e generoso agli uomini, per la feracità delle sue essenze e produzioni.
Fiori rosa di pesco e giallo di rape durante la primavera nella campagna di "Abbascio Miano", sullo sfondo la masseria ridotta a rudere, foto fine anni '90 (S. Fioretto)
La nostra storia vede per protagonisti, tra gli altri, due cagnolini bianchi e con essi la loro "padroncina", una dolce anziana, rimasta vedova e ormai sola, che era mia nonna paterna, di nome Maria, da tutti conosciuta come "Mariuccia 'a Rossa" ("'a Rossa" era il soprannome piscinolese coniato per i componenti della sua famiglia, forse per il particolare colore ramato dei loro capelli). Una storia che ha il sapore di altri tempi, perché è ambientata in uno scenario bello e incantato, quale era una volta quel Abbascio Miano, di cui già in altre occasioni in questo blog abbiamo potuto narrare le vicende e l'umanità dei suoi abitanti.
La masseria "Marchesa di Rutigliano" di Abbascio Miano, in una mappa dell'800
Una tortuosa e polverosa stradina di campagna, caratterizzata da una vegetazione fitta e lussureggiante: strada costellata da antiche masserie e da tenimenti agricoli, che nei secoli erano appartenuti a conventi cittadini o a nobili aristocratici.
Nel nostro caso l'antica masseria di Abbascio Miano, della quale narreremo alcune vicende, ricordata per il suo gigantesco arco a mo' di maniero fortificato, era appartenuta, secondo un racconto quasi leggendario, tramandato di padre in figlio, alla Marchesa di Rutigliano, discendente di una nobile famiglia napoletana di antico lignaggio, la quale, purtroppo, avrebbe terminato la sua esistenza proprio nel tenimento di Abbascio Miano, nel momento in cui il popolo inneggiava l'arrivo delle truppe francesi, che attraversavano le nostre terre per entrare in città. Ella, presa dallo spavento e dal panico, non esitò, in quel frangente concitato, a lanciarsi dalla finestra della camera che stava sull'entrata principale, pur di non cadere nelle mani del boia francese! Non sappiamo però in quale invasione francese è ambientata questa storia...
Il famoso grande arco di ingresso della masseria (fotocomposizione di S. Fioretto)
I nonni comprarono una parte di questi beni, nell'anno 1925 e forse rappresentò uno dei pochi casi in cui dei semplici mezzadri riuscirono a riscattare, con duri sacrifici e privazioni, le terre e le proprietà dei loro padroni!! I penultimi proprietari erano stati dei ricchi possidenti napoletani; qualcuno ricorderà il loro nome stampigliato sulle lapidi di marmo che restarono affisse ai lati dell'ingresso della masseria, fino al momento della sua ingenerosa distruzione, avvenuta nell'anno 2002...
La nonna era di animo dolce e buono e amava la campagna e gli animali in maniera speciale; si racconta, ad esempio, che una volta una scrofa morì di parto e della "nidiata" si salvò solo un piccolo maialetto... Ella lo raccolse in un cestino ricolmo di lana e gli pose accanto una bottiglia di acqua calda, che provvedeva a cambiare ogni tanto, per poterlo riscaldare. Poi lo nutriva con del latte vaccino, contenuto in una bottiglietta di vetro terminante con un comune "ciucciotto" per bambini. 
Foto dei miei nonni, nella masseria di Abbascio Miano (tratta dal libro "Piscinola, la terra del Salvatore" di S. Fioretto)
Il maialetto riuscì quindi a sopravvivere e a fare una crescita regolare. Venne alimentato, poi, secondo l'antica usanza, con "pastoni" di avena, mais, patate e altri ortaggi e divenne molto grasso...
Il problema si presentò al momento della macellazione. La nonna avanzava sempre dei pretesti e delle scuse banali, per poter rinviare l'evento cruento: ora la mancanza di legna per l'acqua calda, ora delle incombenze improcrastinabili, da svolgere nei campi... Tanto si era affezionata alla bestiola che non avrebbe mai voluto vederla uccidere... Purtroppo venne il momento che non poté più arrancare scuse e dovette soccombere alla decisione presa. Furono notati in quel giorno dei rivoli di lacrime scorrere sul suo viso, che non riuscì a trattenere per la mesta malinconia...
Interno della masseria e la grande pietra vesuviana per lavorare il lino
Dopo la morte del nonno Salvatore, avvenuta nel 1956, la nonna restò sola a curare la famiglia, a dir poco numerosa. Trascorsero gli anni. Non sappiamo come avvenne, ma fu nei primi mesi dell'anno 1965, che due cucciolotti vennero affidati alle cure di nonna Mariuccia. Purtroppo non è dato nemmeno di sapere quale aneddoto o circostanza ispirò a far coniare i nomi ai due cuccioli, alquanto curiosi e poco comuni, di: Palummiello e Cerasiello.
Il primo fu chiamato così forse per il candore (colore bianco) del suo manto: perché il nome di Palummiello si riferirebbe al piumaggio bianco di un piccione (palummo). Per Cerasiello, forse non lo sapremo mai...  
Cerasiello e Palummiello crescevano in fretta, tra i tanti abitanti della masseria e, come tanti cuccioli, non disdegnavano di fare biricchinate, come l'inseguire polli che razzolavano allo stato brado nell'aia e nei cortili della masseria o disturbare gli animali nelle stalle.
Ma in fondo tutti li volevano bene. I due cucciolotti non mancavano di tenere compagnia la nonna, che di notte d'inverno li accoglieva nella sua stanza, al caldo. 
Foto di famiglia nella campagna di "Abbascio Miano" (dal libro "Piscinola, la terra del Salvatore", di S. Fioretto)
Divennero grandi, di taglia media, stavano sempre insieme, giocherellando e seguendo la nonna, mio padre e i miei zii, tra i campi e la masseria. Per loro il pericolo serio era rappresentato dai cani randagi o dai temibili cani pastori, guardiani dei greggi appartenuti ai famosi caprari; ossia a quegli arroganti pastori che, nella loro transumanza, sovente percorrevano le nostre zone, seguendo il tracciato della vecchia Piedimonte. Ma i due cani riuscivano a tenersi a debita distanza...
Purtroppo, verso la fine degli anni '60, anche la nostra campagna, situata al di là della linea della Piedimonte, fu espropriata per costruire il noto asse stradale. Fu l'inizio della fine di Abbascio Miano e di tutta Piscinola agricola, perché ben presto tutta la bella campagna chiamata lo Scampia (o anche Scampagnato), cedette il passo alla costruzione di tantissime case popolari, chiamate col nome di una legge: la "167"
La campagna di Abbascio Miano, poco prima della distruzione, primavera 2007
La nonna, come tanti anziani piscinolesi, ebbe molto a soffrire per questa perdita. Veniva loro sottratto con forza il frutto di tanti anni di sacrifici e di duro lavoro... Ebbe inizio il doloroso espianto... e ogni volta che portavano nella masseria dei fusti di alberi estirpati, per utilizzarli come legna da ardere, la si vedeva piangere sconsolata! 
Non sopravvisse al dolore... e forse per questo grande dispiacere un attacco cardiaco la colpì poche settimane dopo, la notte della Befana del 1971... Fu trovata la mattina seguente come addormentata nel suo letto. 
I due cani, che non l'avevano mai lasciata sola un istante, ebbero modo di mostrare fino all'ultimo, tra la meraviglia dei presenti, il loro affetto alla cara padroncina. Per tutto il periodo della veglia funebre, durato quasi due giorni, non ne vollero sapere di abbandonare la stanza da letto. Rimasero tutto il tempo sotto al letto funebre, senza mangiare e bere.
La campagna con il famoso pino, poco prima della distruzione, primavera 2007
I due cani rimasero così soli, ma restavano pur sempre le mascotte della masseria, e i miei zii continuavano ad accudire con affetto. Purtroppo presto quella premonizione ricorrente che aveva avuto in vita nonna Mariuccia si avverò, e un giorno il povero Cerasiello, mentre era nei pressi dei binari della Piedimonte, fu assalito e quasi sbranato dai feroci cani dei caprari. Il povero cane ebbe giusto la forza di ritornare per poter morire nella sua amata masseria, accanto al suo fratello Palummiello e a i suoi padroni.
Ricordo che fu proprio il caro Nduono e altri amici a seppellirlo in un luogo della campagna, vicino ai binari della Piedimonte
Insieme ad altri bambini della masseria, raccogliemmo dei fiori di campo per farli deporre sulla sua tomba.
Pioppi, viti e il famoso pino, primavera anno 2007
Altri anni passarono, e il povero Palummiello incominciò ad accusare gli anni della vecchiaia. Trascorreva giornate intere accovacciato fuori all'uscio della masseria o ai lati dell'aia, spesso sotto la carretta di Nduono, ma restava sempre assente e poco reattivo; non rispondeva più nemmeno alle mie chiamate e a stento muoveva un po' la coda, come segno di riconoscenza.
Forse anche la malinconia per le persone care perse aveva preso il sopravvento nella sua mente. Questo lo dico perché anche gli animali dimostrano questi sentimenti come noi umani e l'ho potuto sperimentare anche in altre circostanze...
Intanto, dopo la perdita delle campagne, anche la cara ferrovia Piedimonte ci lasciava e in quel lontano febbraio 1976 compiva la sua ultima corsa, tra l'indifferenza di tutti! 
Il territorio di Piscinola divenne ancora più solo, triste e abbandonato a se stesso...!
Dopo pochi anni ci lasciò anche il povero Palummiello... Ricordo che venni a sapere della sua morte proprio da Nduono, mentre gli facevo presente che da un po' di tempo non vedevo il vecchio cane... Mi rattristò molto quella notizia: Palummiello era per me come una persona di famiglia.
Campagna di "Abbascio Miano", nella primavera dell'anno 1965 (Foto di Salvatore Fioretto)
Con la loro perdita finiva un periodo spensierato e felice della mia infanzia e, si può dire simbolicamente, di un'era della storia di Piscinola. Altri eventi infelici per il nostro quartiere erano all'orizzonte e il terremoto del novembre del 1980 segnò la definitiva metamorfosi di un territorio, che diventava ormai a tutti gli effetti una periferia amorfa, spogliato di tanti valori che avevano contraddistinto la sua storia secolare e la vita di tante generazioni di piscinolesi.
Assieme a questi bei ricordi, che mi piace oggi condividere in queste pagine del blog, conservo gelosamente questa cara foto, che mi ritrae quando avevo poco meno di un anno, abbracciato a uno dei due cani ancora cuccioli, nella bella campagna di Abbascio Miano, accanto alla cara nonna, Mariuccia 'a Rossa.
Salvatore Fioretto
  
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1 commento:

  1. Bellissimo e verace racconto, dove ogni parola riporta alla mente il nostro passato bucolico.
    Raramente il lettore si immerge nei racconti ancestrali di uno sperduto borgo rurale, ma in questo caso l'intensa trasposizione fa da volano ai ricordi e alla fantasia che si viveva da ragazzini.

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