domenica 12 novembre 2017

Tra vasche, piscine e cunicoli misteriosi... Piscinola: un equilibrio tra terra e acqua! (parte seconda)


(Continua dalla prima parte)

Molte testimonianze, alcune quasi leggendarie, concordano sull’esistenza a Piscinola di un misterioso cunicolo (o forse più di uno), che dalla zona del palazzo “Don Carlos”, in Via Vittorio Emanuele, si sviluppa fino a raggiungere Pozzuoli...! Altre testimonianze, invece, riferiscono che questo cunicolo collegasse il primitivo nucleo abitato di Piscinola con la collina di Posillipo e quindi con il golfo di Napoli...
Pura congettura o fantasia...!?
Di sicuro sappiamo che negli ultimi sessant’anni diversi tratti di cunicoli sono stati rinvenuti per caso dagli anziani piscinolesi, specie durante occasionali lavori di scavo, per realizzare le fondamenta di nuove costruzioni.
Tracce di cunicoli emersero anni fa nei pressi della masseria “Splendore” e lungo Via Napoli a Marianella, mentre un altro segmento di cunicolo fu individuato tra i vicoli I e II Risorgimento, avente direzione sud-ovest. Alcuni tratti di queste piccole gallerie artificiali furono praticati e utilizzati dai Piscinolesi come rifugi antiaerei durante l’ultimo conflitto mondiale.
Le ultime testimonianze raccolte narrano che nei primi anni ‘60, in occasione della costruzione di alcuni edifici in Via Madonna delle Grazie, venne alla luce un tratto di questi misteriosi cunicoli. Allora alcune persone cercarono di percorrerlo per scoprire dove conducesse; forse più per il desiderio di trovarvi un tesoro nascosto che per intraprendere un’esplorazione archeologica.
Alveo (foto tratta da "Mugnano Mia")
Alcuni volenterosi per non perdersi si fecero legare a lunghe corde...(sic!). Tuttavia, dopo alcune centinaia di metri percorsi dentro queste cavità artificiali, il tentativo avventuroso svanì miseramente, perché i cunicoli si mostravano più lunghi di quanto si credesse e le corde erano diventate insufficienti.
Il Dott. Franco B. Sica, nella sua pregevole opera: "Viaggio nella mia terra", fa risalire la costruzione di questi cunicoli a poco dopo l’anno 1000 d. C., ossia agli albori della nascita del Casale di Piscinola.
Questi cunicoli, scavati forse in epoche remotissime, direttamente nel tufo o nel lapillo, si presentano, secondo quanto riferito, alquanto ampi: misurando quasi due metri in altezza e un metro in larghezza.
In corrispondenza del palazzo “Don Carlos” esisterebbe, addirittura, un’ampia camera di accesso, con volta a forma di cupola.
Alveo (foto tratta da "Mugnano Mia")
Considerando la zonizzazione e l’orientamento dei cunicoli avvistati o segnalati oralmente nei racconti degli anziani piscinolesi, è possibile pensare che si tratterebbe di un unico cunicolo, i cui resti sono stati trovati in zone diverse, ma allineati secondo il tracciato originario.
Come pure, analizzando le loro dimensioni, che appaiono eccessive per ricondurli a semplici camminamenti sotterranei e la loro leggera pendenza, che consentiva di percorrerli facilmente a piedi, è verosimile pensare che tali cunicoli potrebbero costituire una complessa opera idraulica, forse realizzata per alimentare la rete di acquedotti della città di Napoli oppure costituirebbe una rete di raccolta e di distribuzione tutta locale delle acque, per soddisfare i fabbisogni della piccola comunità.
La camera individuata nei pressi del palazzo “Don Carlos” potrebbe essere stata una vasca di servizio o di accumulo dell’acqua.
Un’altra struttura artificiale, detta “‘O monte”, che era ben visibile fino a pochi anni fa nelle campagne tra Via Madonna delle Grazie e la masseria “San Giovanni”, potrebbe anch’essa ricondursi ad un’antica opera idraulica, forse utilizzata come vasca di raccolta delle acque meteoriche di scolo, provenienti dalle zone collinari.
La posizione geografica a mezza collina, posta a monte del centro abitato, ne rafforza la tesi. E’ probabile, quindi, che solo negli ultimi secoli tale struttura potrebbe essere stata trasformata in cava per l’estrazione della pozzolana e delle pietre di tufo. Alcune testimonianze raccontano della presenza di un cunicolo anche in questa zona.
Nei primi anni che seguirono l’Unità d’Italia, la situazione dell’approvvigionamento idrico del Comune di Piscinola dovette essere molto critica. Sappiamo, infatti, che in un’assemblea del Consiglio Provinciale di Napoli, indetta nell’anno 1861, fu discussa è approvata la richiesta di finanziamento avanzata da quattro Comuni, per costruire sul loro territorio una cisterna per il contenimento dell’acqua. Il consigliere Rossi espose in aula il problema e descrisse le richieste pervenute dai Comuni, che erano: Piscinola, Melito, Mugnano e Somma, aggiungendo:“[…] venivano ogni giorno molti carri a prelevare l’acqua dalle fontane della capitale, che poi era messa in vendita sopra i detti luoghi”.
Dopo il completamento dell’acquedotto del Serino, l’acqua fu portata in ogni strada del Circondario di Napoli.
A Piscinola, come in tutte le altre zone, fu realizzata e completata verso la fine dell’Ottocento un’interessante rete di distribuzione pubblica, ramificata lungo le arterie principali. La distribuzione dell’acqua avveniva attraverso delle fontanine pubbliche. Ogni fontanina era costituita da una colonnina in ghisa, sistemata su una piccola base in basalto nero e collocata davanti a una piccola vaschetta di raccolta dell’acqua. La vaschetta era realizzata anch’essa in basalto, al centro della quale era presente una griglia di raccolta fognaria delle acque di scarico (saittella). Alla sommità della colonnina era sistemata una sorta di testa di leone stilizzata, pure in ghisa, dalla cui “bocca” fuoriusciva una cannula di ottone. Un pomo di ottone, sistemato lateralmente, permetteva di azionare la valvola di arresto dell’acqua. Le fontanine pubbliche erano collocate nelle seguenti zone:
- Via SS. Salvatore (n.2)
- Via Plebiscito a Piscinola (n.2)
- Via Vittorio Emanuele (n.3)
- Vico II Risorgimento (n.1)
- Piazza del Municipio (n.1)
- Via Ferrovia Napoli Piedimonte D’Alife (n.1)
- Via Vecchia Miano (n.1)
- Largo antistante la stazione della ferrovia “Napoli Piedimonte D’Alife” (n.1).
Alveo a Mugnano (foto tratta da "Mugnano Mia")
Per quanto concerne i corsi naturali e le opere idrauliche presenti nel territorio, sono da annoverare i diversi Lagni o Alvei, che scendendo dalle pendici dei Camaldoli e dalla zona alta della collina del Vomero-Arenella, l'attraversavano, facendo confluire le acque piovane, spesso impetuose nelle stagioni autunnali, verso i corsi principali di scolo che conducevano al mare.
Tra questi sono da ricordare l'alveo del Vallone di San Rocco, che dalla zona dei Colli Aminei, ancora oggi si sviluppa nel territorio del Boscariello e del Vallone San Rocco, defluendo verso i Ponti Rossi e la zona portuale. A nord, l'Alveo dei Camaldoli che attraversando Chiaiano, Mugnano, Calvizzano e Qualiano, sfocia nella zona di Villaggio Coppola, dopo aver costeggiato via Ripuaria.
Alveo a Mugnano (foto tratta da "Mugnano Mia")
L'alveo detto del "Pisciaturo", che emerge in zona di Scampia - Mugnano, costeggia l'area del supermercato "Auchan" e si immette nella rete emissaria di Napoli nord.
Altri corsi d'acqua naturali sono stati nel tempo "tombati" e resi in superficie sede stradali, tra questi ricordiamo l'antico canale Vigna, che attraversava tutta Marianella (Attuale via Marianella e Via della Bontà), e continuava il suo percorso nella zona dell'attuale Scampia. In corrispondenza della Strada provinciale Santa Maria a Cubito fu realizzato un ponte che ancora oggi si chiama Ponte di Marianella.
L'alveo che defluiva attraverso la cupa dei Cani passava sotto la ferrovia Napoli Piedimonte d'Alife e la stessa strada Santa Maria a Cubito, coi rispettivi ponti, che si trovavano poco dopo l'attuale rotonda, detta "Titanic". Quello della ferrovia Piedimonte era realizzato in acciaio.
Abbiamo visto in un altro post come la famiglia svizzera dei Meuricoffre nel 1864 realizzò, tra Piscinola e Scampia, un breve acquedotto e alcune cisterne, da utilizzarsi per la coltivazione del cotone, opere che poi furono donate al Comune di Piscinola.
Cartolina con Alveo (tratta da "Mugnano Mia")
Un'ultima considerazione va alla presenza nel territorio di numerose cisterne, adibite alla micro raccolta locale di acqua piovana per gli usi domestici e per abbeverare il bestiame. Erano opere interrate realizzate interamente in tufo, per contenere l'acqua raccolta dai tetti delle abitazioni e di stalle, spesso presentavano anche capacità rilevanti; tutte terminanti in superficie con una torretta, pure in tufo, che conteneva la ruota per il sollevamento del secchio.
Alcune di queste cisterne erano antichissime e di ottima fattura. Ogni cortile, caseggiato o masseria un tempo possedevano queste cisterne, dette comunemente pozzi o piscine; opere che erano amministrate e usate in forma comune tra tutti gli abitanti.
 
Concludendo questo post, possiamo dire, e senza enfasi, che Piscinola e il suo circondario ha avuto un rapporto "viscerale" con i due elementi che costituiscono la base della vita, ossia l'acqua e la terra. Un legame forte che non si è mai dissolto nell'arco della sua storia due volte millenaria, regolato da un equilibrio perfetto, che ha costituito la base stessa della sua esistenza e dei valori antropologici specifici, tanto da essere richiamato nel suo antico toponimo: Piscinula...Terra delle piscine!


Ecco il testo di una mia dedica a Piscinola, contenuta nel libro "Piscinola, la terra del Salvatore" ed. The Boopen, 2010, e si intitola proprio come questo post:


"Piscinola: un equilibrio tra terra e acqua!

Forse nessun borgo italiano, piccolo come questo, ha avuto una storia così pregna di avvenimenti, ma anche così tormentata per i reiterati tentativi di assoggettamento a cui è stato sottoposto nel corso dei secoli.
Questo piccolo e antico borgo di periferia è stato circondato per secoli da un “mare verde” di messi e da numerose masserie sparse nel suo interno, dove la gente che vi abitava amava la terra in maniera speciale e non disdegnava di sentirsi unita, protesa verso il desiderio comune di autogovernarsi, per essere indipendente dal tiranno di turno.
Il territorio di questo borgo doveva apparire un tempo bellissimo agli occhi dei visitatori, per la densità del verde delle sue selve, per le sue messi che cangiavano di colore in continuazione nel corso dell’anno, conferendo un tocco quasi divino al paesaggio, come se fosse stato pensato e creato appositamente da un Essere superiore, per accogliere in maniera speciale un’umanità da secoli vessata.
Piscinola vista dall'alto. Foto dell'anno 1943
Una terra beata per lenire la fatica e il patire quotidiano!
Il territorio degradava dolcemente dalle pendici dei Camaldoli verso la pianura casertana, ed era solcato da rivoli, che durante le tormentose stagioni autunnali e primaverili diventavano veri e propri corsi d’acqua, scavando per millenni “cupe” e valloni. Quest’acqua, pur irruente, non danneggiava, anzi, veniva “ammaestrata” dai contadini e raccolta nei punti chiave del territorio, per poterla destinare all’uso agricolo. E lì, dove l’acqua stagnava, si formavano canneti e piccole paludi abitate da rane e da uccelli. Ma l’acqua è stata sapientemente raccolta nei secoli, anche in opere idrauliche che l’uomo ha saputo costruire con duro lavoro, solo con la forza delle braccia: alcune piccolissime, altre grandi.
Questo posto, forse unico per la diffusione capillare di vasche, pozzi e piscine, forse per un segno del destino o forse no, ha preso il nome di Piscinola.
Piscinola esiste da duemila anni e forse anche di più...!
Nel DNA della sua gente c’è stato sempre un comune denominatore che l’ha resa unita e unica nei secoli:… la terra!
E come la terra è stata sempre generosa verso l’uomo, offrendo ubertose coltivazioni, frutta prelibata e abbondante, la gente di questo posto, riconoscente, l’ha portata sempre nel cuore, amandola come madre, come figlia e come sposa...!
Alberi di pioppi, di uva, di noci, di pesche, di mele, di pere, ma anche rape, fave, fagioli, grano, canapa, orzo... formavano in ogni stagione un ricamo di vari colori, che uniti tutti come su un’unica tavolozza, rendevano bella e incantevole la terra all’occhio del visitatore. Molti forestieri che tra il Seicento e l’Ottocento visitavano il Regno di Napoli, rimanevano stupiti quando giungevano in questo posto, osservando questo paesaggio, così bello, semplice e incantato… E ne abbiamo avute di attestazioni e di testimonianze storiche di questi viaggi, da parte di chi ha potuto visitare ed ammirare tutta questa bellezza della natura! 
Salvatore Fioretto 

Gran parte del contenuto del presente post è stato tratto dal libro: "Piscinola, la terra del Salvatore, una terra, la sua gente, le sue tradizioni", di S. Fioretto, ed. The Boopen, 2010. Le foto del lagno a Mugnano-Calvizzano sono state prese dal sito di FB "Mugnano Mia" di Vittorio Calabrese, a cui va il nostro ringraziamento per la collaborazione. Si ringrazia, infine, Carmine Cecere per la sua preziosa collaborazione.

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