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| La Casa Bianca a San Rocco di Capodimonte |
L'argomento di questo post si inserisce nel grande movimento socio-assistenziale sorto a Napoli all'inizio del Novecento, dedicato al recupero dei ragazzi poveri e abbandonati, che vede al centro dei progetti realizzati il sacerdote, monsignor Andrea Viggiano.
La prima opera realizzata promossa fu la Nave-Asilo Caracciolo, che sarà attiva dal 1913, per la quale mons. Viggiano profuse tutte le sue energie organizzative e aiutò moltissimo l'istituzione durante il suo operato, recuperando i fondi, con il sostegno dei benefattori e fornendo anche dai propri averi.
La nave Caracciolo era destinata
all'educazione e al recupero dell'infanzia abbandonata, in
particolare degli scugnizzi che vagavano all'epoca per le strade di Napoli. La direzione educativa della nave fu affidata all'insegnante Giulia Civita Franceschi.Giulia, che oltre all'insegnamento, fu anche direttrice del nuovo Ente morale, pensò spesso alla
realizzazione sul lago Fusaro di una casa per i piccoli pescatori,
assieme ad un’opera per le scugnizze, alle quali estendere le
pratiche collegate alla pesca. "Convinta che nessuno si preoccupasse
della sorte delle bambine abbandonate per le vie della città, nonché
“esposte a tutte le forme orribili di criminalità per sé e più
ancora per i figli che verranno da lei”. Ed ecco che il 13 aprile 1921, maturate le esperienze
di pesca, si costituì la SPEM (Scuola Pescatori e Marinaretti), alla
quale due anni dopo lo Stato concesse la gestione dei Laghi Fusaro e
Mare Morto, tra Bacoli e Capo Miseno.
Sempre nel 1921, l'opera della Caracciolo fu oggetto di studio da parte di una commissione giunta dal
Giappone che, insieme al Ministro dell’Istruzione italiano dell'epoca e a professori
universitari, salì a bordo della nave per conoscere il sistema
educativo adottato. Un anno dopo il Ministero della Pubblica
Istruzione conferì alla sig. Giulia Civita, la prima medaglia d’oro al merito. La nave-asilo Caracciolo, seguiva la scia di altri navi scuola che in quel periodo si affermarono il Italia, come nel Veneto e in Sicilia edebbe una grande risonanza nella stampa dell'epoca; ecco un articolo tratto dal “Corriere dei Piccoli”, 18 maggio 1913 - anno V n. 20 pagg. 4-5), nel quale si indica mons. Viggiano come ideatore dell'istituzione: "Sulla
fine di aprile, Napoli ha avuto un dono di cui da tempo aveva
bisogno. Nel suo porto è stato inaugurata una nave asilo per i figli
dei marinai morti e per i bambini derelitti che abbondano nelle vie
della città . Il Ministero della marina ha concesso una vecchia nave
radiata dai quadri della flotta una nave che porta un nome glorioso:
quello dell'ammiraglio napoletano Francesco Caracciolo. La "Caracciolo" fu, in altri tempi, sede di una scuola nautica ed
ora accoglierà una non vasta schiera di ragazzi bisognosi di aiuto e
di guida, per non correre incontro alla perdizione alla quale erano
già avviati .
La
nuova "nave-asilo" fu inaugurata in forma solenne
alla presenza del Duca d'Aosta, del ministro della marina, on.
Pasquale Leonardi-Cattolica, e di tutte le autorità civili e
militari di Napoli . Già parecchi sono i ricoverati ospiti della «
Caracciolo . E bisogna augurar si che presto i mezzi concessi dal
Governo siano accresciuti dalla beneficenza privata, per il bene di
tanti derelitti strappati dal pericolo di precipitare nel vizio.
L'istituzione
delle « navi-asilo » iniziata da qualche anno a Venezia è fra le
più benemerite. Il fanciullo abbandonato per le strade, il figlio
del marinaio morto per la patria oppure scomparso lasciando la
famiglia nella miseria, salendo la scala che mena alla nave che sta
per essere la sua casa , mette il mare fra la sua anima che comincia
a sbocciare e l'atmosfera di perdizione che egli lasciò a terra. Il
suo mestiere, la sua professione sono già stabiliti non per volontà
impressagli da chi l'educa, ma per una spontanea tendenza che gli si
andrà sviluppando nell'anima, e che lo porterà a preferire le sane
fatiche, le gioie salubri, le gagliarde iniziative della vita
marinaresca. Sarà come il figlio dei contadini che, nato e cresciuto
in mezzo ai campi. non saprà mai più staccarsene, e darà tutto il
suo amore e tutto il suo sudore alla terra.
Sarà pari ai
giovani delle antiche repubbliche marinare d'Italia, che crescevano
volgendo gli occhi avidi al mare, aspettando con ansia febbrile il
giorno di salire su di una bella nave, a scoprire ignorati orizzonti,
a lavorare per l'incremento della potenza e dei commerci della
patria. Questi futuri navigatori non saranno marinai d'occasione:
avranno il mare nel sangue e nel cuore: avranno robustezza degna di
sfidare le collere e gli ostacoli degli oceani , e cuore saldo per
non dar confini ai loro ardimenti. Quanto bene verrebbe all'Italia,
terra di marinai, se tutte le sue future energie , se tutti i suoi
figli in tenera età che stanno per essere traviati dall'abbandono e
dalle insidie delle grandi città, potessero rifugiarsi su di una
nave, e respirare a pieni polmoni l'incomparabile bellezza
dell'infinito marino, l'ossigeno che sale dalle onde, gli
insegnamenti che sono nella vita operosa e pura che si vive sul
mare.
L'iniziativa è così nobile e profittevole, che non è
facile spiegarsi come mai quella di Napoli sia soltanto la seconda
nave asilo d' Italia.
La « Caracciolo » è sorta per le
premure e la fede di un modesto prete, don Andrea Viggiano che non
ebbe riposo fra relazioni e sollecitazioni al ministro della marina e
ad altre autorità - finchè non vide il suo bel sogno aver
consistenza di realtà.".
Purtroppo, dopo soli 15 anni di attività,nel 1928, la signora Civita, fu rimossa del tutto dall’incarico e la nave fu inquadrata
nell’Opera Nazionale Balilla...
Ecco una parte del discorso di Mons. Viggiano nel quale annuncia l'opera:
"[...] Ispirato a questi alti ideali, vagheggiavo in me stesso, come tradurre in atto il grande sogno di redenzione delle povere bambine abbandonate, e dopo profondo raccoglimento e preghiera, mi vennero i primi aiuti da un’anima grande, per gettare le basi della nuova pietosa opera, per la redenzione dell’infanzia dolente!
Ed è per questo che su di Napoli nostra, sulla ridente ed amena collina di S. Rocco di Capodimonte, il viandante scorge, sulla via maestra, un cancello bianco. Esso si aprirà tra breve alla dolce carità Cristiana. Ed inoltrandosi, è tutto un lungo viale d’ aranci in fiore, il cui profumo delizioso è l’indice di un più soave effluvio di bene. La teoria di alberi conduce alla villa amena e soleggiata, tutta fresca e serena, circondata dalla Signoria della sua grande estensione di terra.
Un piccolo, grande reame di cuore e di sentimento. La Villa s’intitolerà « Casa Bianca », piccolo dolce nome di radiosa purezza, piccolo dolce nome di poesia gentile, e sarà il simbolico Giordano di purificazione, il santuario immacolato delle piccole anime vaganti per le vie e per le piazze, in balia di se stesse!

Colà, in quel porto di quiete e di consolazione, fra
sole e cielo, fra il misticismo della dolce preghiera, che come soave
nube d’incenso salirà al cielo, e il canto degli uccelli, tra la
scuola e il lavoro, la pace e la tranquillità, converranno le
fanciulle derelitte che un barbaro destino poteva votare un giorno
doloroso alla vergogna !
Lassù, l’infanzia sparuta,
l’infanzia affamata, l’infanzia maltrattata, abbandonata , si
inabisserà nella luce smagliante di un nuovo sole di carità che
solleverà le derelitte alla dignità altissima di donne buone, pure
ed immacolate, degne di diventare un giorno vere madri di famiglia. [...]
Per conoscere nei dettagli l'istituzione della "Casa Bianca", prendiamo in prestito il contentuto del libretto: "Le Colonie Scolastiche in Italia negli anni 1925 e 1926 - Relazione dell'Ispettore Comm. Gallo Cabrini - "Grafia" S. A. I. Industrie Grafiche - Roma 1927, nel quale, a pagina 14, capitolo 5, si descrive la struttura:
"5.
CASA BIANCA DI MONSIGNOR VIGGIANO. Fondata in Napoli a San Rocco di
Capodimonte nel 1914 da Monsignor Andrea Viggiano, per accogliervi
bambine abbandonate, ricovera da qualche anno anche delle orfane di
guerra.
Vi sono ammesse le bambine di povera condizione, dai 4
agli 8 anni di età , abbandonate o maltrattate dai parenti, od
orfane di guerra , e vi sono trattenute fino ai 18 anni. Frequentate
le classi elementari, le ragazze vengono addestrate per turno in
cucina, nel refettorio e nei dormitori, nelle faccende domestiche e
attendono alla fabbricazione di calze, alla filanda, alla maglieria,
ai ricami, alla azienda agricola di nuovo impianto .Istituto
non ha patrimonio, vive coi proventi di una lotteria fatta a
beneficio della Casa Bianca: coi sussidi della Provincia e con le
elargizioni di Privati .
Morto, per disgrazia automobilistica
l'11 luglio 1924 (cadde dall’autoveicolo, aveva 42 anni), Monsignor
Viggiano, assunse la direzione dell'Opera il di lui fratello Antonio
(chiamata Villa Perna). Negli anni 1925
e 1926 tutte le bambine furono portate al mare a Pozzuoli, e
precisamente in località Lucrino, dal 15 luglio al 25 settembre.
Nel
1926 gli accolti furono 220, compresi 80 ciechi dell'Istituto
Principe di Napoli. Divenne in seguito un Istituto con 120 posti
letto.
Mon. Viggiano nacque ad Avigliano in Basilicata, nel
1882."
Nel
sito del Comune di Napoli si legge: “La struttura fu fondata per le
piccole abbandonate e per le orfane di guerra, ed era alquanto curata
dal fratello di lui, antonio. La casa Bianca è nota in tutta Italia
per il gran bene che fa: nella sola colonia Marina ha ospitato
quest’anno oltre 1200 bambini tra quelli formanti la sua
popolazione stabile di orfanelle….”
Altra fonte trovata è l'opera “La Basilicata nel Mondo” vol. I - anno 1924, infatti a pag. 40 si legge: ANDREA
VIGGIANO: « Era anch'egli dei nostri: nato nel cuore della
Basilicata, ad Avigliano. Giovanissimo, aveva vestito l'abito talare,
a vent'anni aveva celebrato la prima messa. Da allora il suo
apostolato non ebbe mai tregua, non conobbe mai soste, né limiti di
sacrificio, fino alla morte. Quella morte tragica, che lo colse
all'improvviso, interrompendo la sua ultima non compiuta opera di
bene... ». « . . .Egli era in automobile lungo le strade di
Capodimonte, e la macchina procedeva a velocità notevole. Nei pressi
delle birrerie meridionali, forse per una brusco sobbalzo, il corpo
di Mons. Andrea fu sbalzato fuori dalla macchina sbattendo,
violentemente l'occipite sul selciato: rimase cadavere senza
agonia... Quanto sorriso egli aveva dato ai più bisognosi di cure,
di affetto, di amore, alle orfanelle, ai figli di nessuno. « . .
.Durante la guerra, la sua opera fu inesauribile. Inviò coperte,
tende, biancheria all'esercito combattente; raccolse profughi delle
terre invase; assisté gli orfani e le vedove dei caduti. Anche nella
sciagura di Amalfi, egli portò il contributo della sua carità,
accogliendo nella “Casa Bianca” due bambine rimaste orfane...».
«... Mons. Andrea Viggiano è nato apostolo, benefattore, Egli si
curva sul fango della strada a raccogliere le figlie di nessuno... ».
« . . .Napoli tutta, gli ha reso onori funebri degni di un re. Mai
la pietà umana compì una più mirabile opera di redenzione sociale,
mai un cuore più evangelico si consumò nel fervore di così
illuminata e benefica carità cristiana...".
La stessa collana editoriale (da:
La Basilicata nel Mondo - 1924 / 1927), pubblicava un ricordo del monsignore Viggiano, al momento della sua prematura scomparsa: "UN
APOSTOLO DI CARITA'
- E’ morto tragicamente a Napoli mons. Andrea
Viggiano. Era anch’ Egli dei nostri: nato nel cuore rupestre della
Basilicata, ad Avigliano. Giovanissimo, aveva vestito l’abito
talare, a vent’anni aveva celebrato la prima messa, da allora, il
suo apostolato non ebbe mai tregua, non conobbe mai soste né limiti
di sacrificio, fino alla morte. Quella morte tragica, che lo colse
all’ improvviso, interrompendo la sua ultima, non compiuta opera di
bene. Tornava Mons. Andrea Viggiano dalla sua ((Casa Bianca)) e
andava a concludere un contratto, mercé il quale le sue centoventi
orfanelle — ora veramente orfanelle — avrebbero potuto usufruire
di un comodo stabilimento balneare, nei pressi del Lucrino. Egli era
in automobile, lungo la strada di Capodimonte, e la macchina
procedeva a velocità notevole. Nei pressi delle Birrerie
Meridionali, forse per un brusco sobbalzo, dovuto al cattivo stato
della strada, il corpo di Mons. Viggiano fu sbalzato fuori della
macchina battendo, violentemente, con l’occipite sul selciato:
rimase cadavere, senza agonia. Quanto sorriso di vita Egli aveva
adunato negli occhi dei derelitti I terremoti Calabro-Siculi e quelli
della Marsica lo avevano visto accorrere a recare il saluto cristiano
della vita e della speranza. La sua pietà evangelica, imitatrice di
quella di Gesù, Sinite parvulos venire ad me, si esercitò e
si rivolse, specialmente ai più deboli, ai più inermi, ai più
bisognosi di cure, di conforto, di amore, alle orfanelle, ai figli di
nessuno. Le prime, Egli raccolse nella
sua « Casa Bianca » togliendole alla miseria e all’abbrutimento;
e, per l’assistenza degli «scugnizzi », coadiuvò
instancabilmente Donna Giulia Civita e le altre dame fondatrici della
((Nave Asilo)). Durante la guerra, la sua opera fu inesauribile.
Inviò coperte, tende, biancheria all’esercito combattente;
raccolse profughi delle terre invase; assisté gli orfani e le vedove
dei caduti. Anche nella recente sciagura di Amalfi, Egli portò il
contributo della sua carità, accogliendo nella ((Casa Bianca)) due
bambine rimaste orfane. Questo il cuore, che fu spento così
tragicamente. A ((Casa Bianca)) piangono le Inconsolabili. L’Apostolo
non c’ è più. Ma la sua opera e il suo esempio rimangono. Napoli,
tutta Napoli, gli ha reso onori funebri degni di un re. E re Egli
era, di un suo bianco regno di bene, tanto vicino a quello dei cieli
di redenzione sociale; mai un cuore più evangelico si consumò nel
fervore di così illuminata e benefica carità cristiana. Monsignor
Andrea Viggiano col suo poco pacato e arso volto di asceta, coi Suoi
occhi pieni di tutti i sogni celestiali dell’anima sua soavemente
mistica e innamorata di Dio, somiglia singolarmente all’Uomo della
montagna di Assisi, al Santo della Povertà e della Verginità. Francesco, dall’alto della sua montagna, sulla quale Dante si
genuflesse, predica e canta e più canta che predica — la
fraternità universale di tutte le creature di Dio, dall’uomo al
filo di erba del prato, dall’insetto più vile alle perle
magnifiche della rugiada mattutina. ((Tutto purificare, tutto
donare)), era la sete mistica del
poverello di Assisi.
L’Uomo della montagna lucana, con gli occhi
certo rivolti alla luce di Assisi, fa suo il grande grido dell’ultimo
profeta di Dio sopra la terra. La sua fantasia si popola delle
visioni più chiare dell’ amore cristiano. Egli ha davanti al suo
spirito: Gesù Cristo, il gentile Messia del popolo di Galilea, che
passa per l’ombra degli olivi di Palestina, seminando il bene e
chiamando, intorno a sé, quanto vi è di più puro al mondo: i
bambini; Francesco, che, nell’ombra del bosco di Assisi, fonda
l’Eremo della purità e della povertà. Nel suo grande cuore,
Monsignor Andrea Viggiano fonde insieme, in un palpito solo, l’ardore
divino di Cristo e l’ardore serafico di Francesco. Egli è nato
apostolo. La miseria innocente lo commuove, lo attrae. Benefattore,
Egli si curva sul fango della strada, a raccogliere le figlie di
nessuno, — (quelle che il vizio e la perdizione ingoiano e
dissolvono e che alimentano miseramente le falangi delle prostitute —
cambia, come per un incanto, il loro destino. Nei cuori, ove
annidavano il buio e la disperazione, getta la luce e la fede. Sulle
labbra sfatte dalla fame e dall’orrore, fa fiorire il sorriso e la
benedizione, nelle anime brute getta i germi della più sana
educazione cristiana. Casa Bianca!
Mai sogno di poeta fu così bello
e più puro. A sera, quando le piccole redente, raccolte nella
preghiera, levano a Dio i cori originali e le anime senza macchia,
come le ostie del sacrificio, lo spirito di Monsignor Andrea Viggiano
è presente. E vigila, custodisce la Casa della Purità. A questo
apostolo della nostra Basilicata siano perenni la lode, il culto, la
benedizione e l’imitazione di tutti gli uomini di buona volontà".
La “Domenica del Corriere, Supplemento
illustrato del Corriere” dell’anno 1927, pag. 7: cosi commentava per la scomparsa di mons. Viggiano:
“...Fervido di spirito cristiano apostolico, aveva fondato dal
nulla, come i santi di una volta, con soli suoi mezzi…”.
Salvatore Fioretto
Si ringraziano tutti quelli che hanno contribuito alla redazione di questo post. Si ringrazia, in particolare, la direzione del "Museo del Mare", per averci aiutato nella ricerca storica su mons. Viggiano, fornendoci la visura di alcune fonti storiche dell'epoca ("Sac. Andrea Viggiano - Dalla nave-asilo Caracciolo a Casa Bianca" -Conferenza").
Alcune foto della nave "Caracciolo" sono state tratte dal libro "Da scugnizzi a marinaretti - L'esperienza della nave-asilo Caracciolo 1913-1928. Mostra foto documentaria a cura di A. Mussari e Maria A. Selvaggio, ed. Scientifiche e artistiche".
La cartolina che ritrae l'edificio della "Casa Bianca" è stata trovata nel libretto "Casa Bianca - Regolamento per le bambine", conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.



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