domenica 28 giugno 2026

Quei fieri partigiani e combattenti antifascisti attivi tra Piscinola, Marianella e Miano...

Questo territorio, lembo dell'Area Nord di Napoli, ha registrato ancor prima della Seconda Guerra Mondiale, quando in Italia imperversava la dittatura fascista, la nascita di una nutrita organizzazione antifascista, composta da dissidenti, da anarchici e da ex militanti comunisti, che operò dapprima in segreto, con riunioni clandestine, a cui seguirono, col trascorrere degli anni, manifestazioni pubbliche e sabotaggi, organizzati o spontanei, tesi a contrastare l'egemonia dispotica che imperversava in quel periodo. Questa organizzazione, accrescendo e maturando nel corso del secondo conflitto mondiale, risultò strategica e determinante per il successo delle "Quattro Giornate di Napoli", che segnarono un momento di riscatto e di orgoglio cittadino, riconosciuto a livello nazionale. 
Molti dei personaggi narrati diventeranno con il trascorrere del dopoguerra dirigenti e militanti del ricostituito Partito Comunista.
La preziosa fonte, a cui siamo ricorsi per attingere molte notizie importanti che hanno permesso di scrivere questo post dedicato alla memoria di questi partigiani dell'Area Nord di Napoli, è stata il libro: "I Comuni a Nord di Napoli - Dall'Unità d'Italia alla Repubblica (1860-1946), scritto da Nello Ronga, stampato a cura dell'Istituto di Studi Atellani, anno 2020.

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Prime azioni...

Nel marzo del 1936, dopo che fu istituita la settimana corta col sabato non lavorativo allo scopo di ridurre drasticamente la disoccupazione (gennaio 1935), tra Miano e Piscinola furono arrestate 28 persone accusate di aver tentato di riorganizzare il partito comunista. In quel periodo veniva diffuso dai dissidenti, tra Piscinola, Miano e Secondigliano  il giornale clandestino "Vita nuova" del quale il principale artefice fu l'avvocato comunista Antonio De Ambrosio.

Interessante è la parte che descrive le attività di comunicazioni e di organizzazione:
"L'ascolto delle radio libere si andava sempre più intensificando, ad aprile del '38, ad esempio tre operai di Giugliano, che saranno ammoniti o diffidati, furono sorpresi ad ascoltare nella sede del Dopolavoro radio Mosca e furono accusati di essere propalatori di false notizie apprese da queste trasmissioni radiofoniche. Un comunista molto attivo in questo periodo fu Amedeo Napoletano, fiduciario della zona di Barra, S. Giorgio a Cremano, Portici, Resina, che teneva i contatti anche con i comunisti di Piscinola, Casoria e Caivano nel tentativo di coordinare il lavoro di tutti."

Le persone che furono ammonite e/o confinate dal regime sono riportate in dettaglio nell'elenco che segue, in base alle ricerche condotte negli archivi storici dall'autore del testo (vedi fonti citate nel libro). Gran parte di essi furono "schedati" dai gerarchi con il termine di "Comunista", quelli che invece furono definiti "Antifascista" o "Anarchico" sono stati specificati nell'elenco.

Piscinola:

Avolio Antonio, nato a Piscinola nel 1904, residente a Piscinola, antifascista, denunciato per offese al capo del governo, 1928/1940.

Cascella Carmine, nato a Piscinola il 17 luglio 1895, residente a Piscinola, Barbiere, comunista, confinato nell’isola di Lipari e ammonito, 1927/1942

Cascella Giacomo, nato a Piscinola nel 1898, residente a Piscinola, panettiere, ammonito 1936/1942

Cascella Marco, nato a Piscinola il 10 giugno 1895, residente a Piscinola, muratore, ammonito e confinato a Isilli (NU) per aver preso parte alla ricostituzione del partito Comunista, 1936/1942

Cascella Salvatore, nato a Piscinola nel 1903, residente a Piscinola, contadino, ammonito, 1936/1943

Caso Gaetano, nato a Piscinola nel 1904, residente a Piscinola, muratore, ammonito, 1936/1941

Esposito Raffaele, nato a Piscinola nel 1880, residente a New York, calzolaio, anarchico, iscritto alla rubrica di frontiera, 1912/1942

Morra Salvatore, nato a Piscinola nel 1912, residente a Piscinola, elettricista, ammonito/radiato, 1936/1940

Palladino Domenico, nato a Napoli nel mese di aprile 1901, residente a Piscinola, contadino e muratore, confinato/radiato, 1936/1941 (morto ucciso da un soldato tedesco, durante le Quattro Giornate di Napoli, 30 sett. 1943)

Rusciano Raffaele, nato a Piscinola nel 1889, residente a Piscinola, facchino, antifascista, radiato, 1928/1933

Russo Salvatore, nato a Piscinola nel 1915, residente a Piscinola, fattorino, ammonito/radiato, 1936/1938

Terracciano Salvatore, nato a Piscinola nel 1894, residente a Napoli, calzolaio, ammonito, 1936/1942

(aggiunto) Di Napoli Vincenzo, nato a Piscinola, residente a Piscinola, calzolaio, anarchico, ammonito e arrestato (dichiarato morto suicida nel carcere di Poggioreale, nel mese di aprile 1936, mentre veniva interrogato)

(aggiunto) Gaetano Marfè, nato a...., residente a Piscinola, muratore, ...,

(aggiunto) Salvatore Longo, nato a..., residente a Piscinola, pittore, ...,
 

Marianella:

Trematerra Luigi, nato a Marianella nel 1895, muratore, arrestato per offese al capo del governo

(aggiunto) Guglielmo Mazzocchi, nato a ,.... residente a Marianella, bottaio.


Miano:

Del Giudice Francesco, nato a Napoli nel 1872, residente a Miano, laureato in giurisprudenza, anarchico, ammonito, 1898/1937

Giordano Vincenzo, nato a Matera nel 1895, residente a Miano, pittore, anarchico, ammonito, 1930/1941

Marseglia Vincenzo, nato a Napoli nel 1910, residente a Miano, guantaio, ammonito, radiato, 1936/1941

Morosini Luisa, nata a Istanbul nel 1896, residente a Miano, sarta, antifascista, denunciata per offese al capo del governo, 1932/1942

Patrone Gaetano, nato a Napoli nel 1913, residente a Miano, studente, confinato, ammonito e radiato, 1936/1940

Pennino Giuseppe, nato a Secondigliano nel 1880, residente a Miano, operaio ferroviario, radiato, 1928/1930.

(aggiunto) Ianniello Salvatore, nato... residente a Miano, stuccatore,...,  

Particolarmente narrati sono gli incontri e le attività clandestine compiute dai primi dissidenti, tra i quali compaiono molti originari di Piscinola: 


"Probabilmente all’inizio del ’35 si costituì a Napoli tra gli eredi dell’Unione Meridionale e del Gruppo Italia libera il Centro d’informazione e di assistenza antifascista noto come Centro di via Mezzocannone, coordinato dal bacolese Pasquale Schiano, che aveva al suo interno anche antifascisti di orientamento liberale come Arangio Ruiz e il cattolico Francesco Selvaggi. Tra i comunisti, Pennasilico di Casoria si occupava dei comuni a Nord di Napoli ed aveva contatti con Laurenza di Caivano, che si interessava dell’organizzazione dei contadini; Cascella coordinava l’area di Piscinola. Sono questi che, unitamente all’avvocato D’Ambrosio e al ragioniere Francesco Papa e a Emma Mancini, rappresentavano i comunisti nel Napoletano. La rete organizzativa nel ’36, relativa ai comuni a Nord di Napoli, faceva riferimento anche a mastro Salvatore, cioè il calzolaio Salvatore Terracciano di Piscinola. Forse a casa sua si tenne il primo gennaio del ’36 una riunione tra i militanti e un membro dell’Esecutivo napoletano. Un infiltrato della polizia, ex quadro della Fiom e forse vicino a Buozzi, Luigi Villani di Casoria (o Vincenzo come a volte firmava) a casa del quale si tenne anche qualche riunione, informò la polizia sulla struttura del partito." [...]
"Il 18 marzo 1936, in occasione di una riunione convocata per commemorare l'anniversario della costituzione della Comune di Parigi, furono fermati Carmine Cascella e suo fratello Giacomo (panettiere), i muratori Marco Cascella, Gaetano Marfè e Domenico Palladino, i fattorini Gugliemo Mazzocchi (nella cui casa venne trovato un poligrafo) e Salvatore Russo, l'elettricista Salvatore Morra, il pittore Salvatore Longo, ecc., tutti di Piscinola; furono fermati anche lo studente e milite fascista Gaetano Patrone (ritenuto uno dei capi dell'organizzazione), il calzolaio Vincenzo Di Napoli, il guantaio Vincenzo Marseglia e lo stuccatore Salvatore Ianniello, di Miano. Al termine del processo furono condannati al confino Patrone, Marfè, Mazzocchi (di Marianella, licenziato dalla Birreria Meridionale, iscritto al PSI poi passato al PCd'I (Partito Comunista d'Italia)), Marco e Carmine Cascella, Domenico Palladino, Rodrigo Improta; altri furono ammoniti o diffidati. Il Di Napoli in carcere scavalcò una ringhiera e si precipitò nel vuoto morendo. A seguito di questi e di altri arresti di attivisti di varie cellule della regione fu convocata a Casoria una riunione con una trentina di militanti e si decise di sciogliere temporaneamente tutte le cellule per evitare altri arresti.
" [...]

Con lo scoppio della Guerra i partigiani cominciarono a riorganizzarsi: 

"Nel Napoletano all’inizio delle ostilità (Seconda Guerra Mondiale) c’era un certo entusiasmo popolare che diede luogo ad arruolamenti volontari e ci fu una certa fibrillazione negli ambienti comunisti, che confidavano nelle sanzioni della Società delle Nazioni, che sarebbero state inflitte all’Italia fascista. Appena scoppiata la guerra tra i più attivi antifascisti si segnalarono Cascella, che era il punto di riferimento dei comunisti di Piscinola, ed agiva in coordinamento col falegname di Casoria Antonio Pennasilico; ambedue facevano parte del gruppo che si riuniva a casa di Emma Mancini, la quale era impegnata principalmente nel coordinamento delle donne e responsabile del Soccorso Rosso."

Al termine del conflitto, i militanti che si iscrissero al Partito Comunista iniziarono a dare aiuto ai soldati italiani, attraverso le loro sedi: 

"Secondo Cacciapuoti il PCI, subito dopo la cacciata dei tedeschi, si prodigò per creare stretti rapporti di solidarietà tra il popolo e l’esercito. Ad esempio cita il caso di Cardito dove le donne della sezione del PCI si offrivano di lavare gratuitamente i panni e fare altri lavori di cucito “a tutti i soldati italiani accampati nelle vicinanze”; ad Afragola e a Piscinola ed in altre sezioni “i compagni hanno seguito questi esempi ed i soldati hanno trovato spesso nei locali delle nostre sezioni la possibilità di fumare una sigaretta, di leggere un giornale o di scrivere una lettera alla famiglia lontana”."

Per i singoli partigiani, una descrizione particolare è riservata alle vicende che videro coinvolto Carmine Cascella: 

"Cascella Carmine attirò l'attenzione delle autorità nel 1924 a causa della propaganda comunista che faceva tra gli operai e i contadini, ai quali spesso dava in lettura L'Unità. In occasione della morte di Lenin (21 gennaio 1925) fu indiziato di essere stato l'autore di manifestini apparsi sui muri di Piscinola inneggianti alla III Internazionale e alla dittatura del proletariato. Il primo maggio del '26 fu sorpreso dalla polizia mentre lanciava dal loggione del Trianon manifestini del Partito comunista. Arrestato nel '28 per aver assolto incarichi affidatigli dai dirigenti del Partito Comunista fu condannato al confino." [...] 
"Nella notte del 18 marzo del '36, nel corso di indagini svolte dalla Questura sulla presenza di attivisti comunisti a Piscinola, Miano e Secondigliano fu arrestato insieme ad altre 17 persone per impedire che si svolgesse nel pomeriggio una manifestazione per commemorare la Comune di Parigi. Durante gli interrogatori la polizia accertò che a casa sua e in quelle di Gaetano Marfè e Gaetano Patrone si erano tenute varie riunioni di attivisti comunisti. Insieme a lui furono condannati al confino altri."

Di Gaetano Petrone di Miano si evidenzia quanto segue: 

"Patrone Gaetano fu accusato di aver ospitato a casa sua attivisti comunisti e di essersi occupato della distribuzione dell'opuscolo antifascista Vita Nuova. Poco prima dell'arresto fu segnalato dalla questura di Napoli come <<elemento su cui il Partito Comunista poteva fare affidamento in qualsiasi circostanza». Per lo stesso motivo furono confinati: Carmine Cascella barbiere, Marco Cascella muratore, Rodrigo Improta elettricista, Gaetano Marfè muratore, Guglielmo Mazzocchi bottaio, Domenico Palladino muratore. Furono ammoniti: Alberto Angelotti studente, Giacomo Cascella panettiere, Salvatore Cascella contadino, Gaetano Caso muratore, Vincenzo di Natale calzolaio, Vincenzo Improta fabbro, Salvatore Longo pittore, Vincenzo Marseglia  guantaio, Salvatore Morra elettricista, Salvatore Russo fattorino."

Infine, per il piscinolese Salvatore Terracciano: 

"Salvatore Terracciano fu giudicato e poi amnistiato con Ordinanza del Tribunale speciale fascista per il reato di aver pronunciato parole offensive contro il capo del governo il 5 ottobre 1932 a Napoli , cfr. Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista, Le ordinanze, le sentenze istruttorie e le sentenze in Camera di Consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Pubblicazione patrocinata dall'ANPPIA nazionale, Milano 1980, p. 643 ."

"Terracciano fu ancora arrestato il primo febbraio del 1936 perché il sei gennaio precedente aveva partecipato a Casoria ad una riunione per organizzare un movimento comunista nella zona e dare impulso all'opera di propaganda e proselitismo nelle officine. Per lo stesso motivo furono ammoniti Tommaso Cuozzo di Melito Amedeo e Mario Arena, Ermenegildo Iodice, Gennaro Mitilini."

In memoria di Vincenzo di Napoli e di Domenico Palladino, "Piscinolablog" nel 2016 ha dedicato questo post: https://piscinola.blogspot.com/2016/07/in-memoria-di-vincenzo-di-napoli-e.html .

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Al termine di questo lavoro, si evidenzia che i nomi e i dati caratteristici dei partigiani residenti a Secondigliano e a Chiaiano non sono stati riportati, ma saranno inseriti in un successivo post che sarà pubblicato prossimamente.

Salvatore Fioretto