Nel corso del Viceregno Spagnolo, (che ebbe durata di circa due secoli: dal 1503 al 1704), fu presa la decisione di vendere i Casali che dagli angioini godevano di privilegi e prerogative alla pari della Città di Napoli; le cause che portarono a tale scelta scaturirono principalmente dalle ristrettezze economiche patite dalle casse della Corona Spagnola, sempre alle
prese con estenuanti guerre e spese militari oltre agli sfarzi di corte. Tale decisione fu maturata formalmente nel dicembre del
1619. A nulla valsero le istanze presentate alla Regia Camera della
Sommaria, dal Procuratore Francesco Tedaro, che appellandosi al
privilegio concesso nel 1505 da Ferdinando “Il Cattolico”,
domandò che non si mettessero in vendita i Casali.
Tra
il 1620 ed il 1637 molti Casali furono venduti dal Viceré spagnolo
ai baroni locali, suscitando vivaci proteste tra gli abitanti.
Nel
15 giugno del 1637 gli abitanti dei Casali si sollevarono tutti
uniti, in un’accesa protesa contro l’ordine del Viceré di
Napoli, Don Ramiro de Guzman duca di Medina del Las Torres (al trono
per conto del re Filippo IV di Spagna). Alla protesta parteciparono
trentadue Casali. Nonostante il
tumulto, la Regia Camera della Sommaria, competente del Foro Feudale,
non tenne alcun conto delle richieste e delle rimostranze dei Casali
e quindi ratificò la decisione vicereale.

Molti
Casali, per non cadere nelle mani dei baroni, furono costretti ad
esercitare lo strumento dello “Ius Praelationis”, ossia la
possibilità di ritornare allo status di “Regio Demanio” pagando
alla Regia Camera, nell’arco di un anno, lo stesso prezzo di
vendita offerto dai baroni, tuttavia indebitandosi oltremisura. Non tutti i Casali riuscirono però a
“riscattarsi”.
Il
problema della vendita dei Casali fu molto sentito dalla popolazione
locale, fino al punto che, durante i moti del 1647, Masaniello impose
nel trattato firmato con il Viceré Duca De Arcos (detto “Capitoli”),
l’impegno di non vendere in futuro i Casali. Al capitolo 43 si
legge: “Item, che tutti li Casali di questa Fidelissima Città
in ogni futuro tempo debbiano essere, e stare in demanio, non
obstante qualsivoglia alineatione, vendita, o donatione in contrario
fatta, le quali si declarano nulle, anche in conformità delle Gratie
sopra ciò fatte per lo Serenissimo Re Cattolico, confermate per la
Cesarea Maestà di Carlo V”.
Tuttavia dopo la morte di Masaniello il problema si ripresentò e molti casali
furono comunque venduti.
In tali condizioni feudali furono trasformati diversi Casali del nostro territorio, come Miano, Mianella, Marianella, Chiaiano e Polvica.
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| Stemma nobiliare della famiglia Borgia |
Dall’unica fonte storica rinvenuta apprendiamo che i primi Signori di Miano appartennero al ramo napoletano della famiglia Borgia. La
notizia è tratta dal libro: “Memorie delle famiglie nobili delle
province meridionali d’Italia”, scritto dal conte Berardo Candida
Gonzaga, vol. I, Bologna 1875, pag. 125. Il titolo acquisito fu
quello di “Barone di Miano”; tuttavia non abbiamo trovato altre fonti ed altri elementi conoscitivi per avvalorare tale notizia; non sappiamo il nome del primo personaggio insignito del titolo di Barone di Miano, come pure l’anno di acquisto del titolo. L'opera del Gonzaga riporta anche il nome di un'altra famiglia nobile che acquisì il feudo di Miano, che fu la famiglia "Alliata" o "Agliata". Tuttavia nemmeno di questa famiglia abbiamo trovato altre notizie da altre fonti.
Da diverse fonti storiche sappiamo che i componenti della famiglia nobile dei De Filippis (o De Filippo) acquistarono successivamente il marchesato di Miano, il
giorno 28 luglio 1672. Il primo Marchese della casata fu don Girolamo de Filippis.
I
De Filippis fu una
famiglia
assai antica e nobile, originaria di San Severino (Marche), trapiantata a
Napoli. Tra i suoi
primi componenti troviamo
Antonio, egregio giurisperito che fece salire la famiglia a decoroso stato nobiliare.

Girolamo de Filippis fu un illustre giureconsulto,
il cui nome compare tra i
Principi
del Foro di Napoli ed è ancora oggi considerato
lodevole scrittore di opere forensi.
Quando
questi
ebbe accumulato molte ricchezze, comprò il feudo di Miano ed ottenne
di essere aggregato alla nobiltà di San Severino. Il Re lo promosse
prima alla carica di Fiscale del suo patrimonio di Napoli, indi a
quella di Presidente del Consiglio d'Italia in Spagna.
Gennaro De
Filippis, figlio di
Girolamo, ottenne dal Re di poter ereditare il titolo di
marchese sopra il casale di Miano e fu creato giudice perpetuo della
Gran Corte della Vicaria Criminale.
Con
l’estinzione della famiglia De Filippis, il feudo di Miano fu
ereditato per successione femminile e pervenne a
Michele Capano, che divenne Marchese di Miano, purtroppo non conosciamo la data di questa trasmissione.
Nel 17 maggio 1745 divenne marchese di Miano, don Giuseppe Capano.
Il giorno 11 marzo
1763, successe il figlio di Giuseppe, Michele Capano, che era nato nel
1748, e fu anche duca di Civitasantangelo.
Nel 1801 il marchese di Miano, don Michele Capano, fu nominato dal Re, Ferdinando IV di Borbone, senatore del "Nuovo Senato della Città di Napoli", che di fatto sostituiva l’antico "Tribunale di San Lorenzo", alla cui carica di presidente fu designato il Principe di Bisignano. Sappiamo che seguì i Borboni in Sicilia e fu guardia del corpo a cavallo, tenente generale degli eserciti e cavaliere di compagnia del Re.
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| Possibile stemma della famiglia De Filippis |
La
famiglia Capano fu originaria nel Cilento, di essa si hanno memorie
fino dal tempo di Enrico VI imperatore. Ha goduto di nobiltà nella
città di Napoli, ascritta al seggio di Nido, in Salerno al Seggio di
Portaretese, in San Pietro in Galatina e nel Cilento. Divisa in due
rami, il primo dei Principi di Pollica si estinse nella famiglia
Signori; il secondo ramo dei Capano Marchesi di Miano e Mianella si estinse nel
1815 con la morte del Cav. Michele.
La stirpe dei Capano fu signora di bel 56 baronie, del contado di Celso, del
marchesato di Miano e del Principato di Pollica. Tra i componenti si
ricorda: Corrado, giustiziere di Abruzzo nel 1250; Tommaso,
ciambellano e famigliare di Re Roberto d’Angiò; Guglielmo,
luogotenente del Regno. Lo stemma si compone di Arma: d’argento,
alla banda di rosso, caricata di tre gigli d’oro posti nel senso
della banda stessa.
In tutte queste notizie trovate, solo un paio di volte si associa il territorio del Casale di Miano con quello di Mianella (di cui "Miano nella campagna felice", di Gabriele Monaco, p. 217), mentre per le altre si riporta diffusamente la specificazione sintetica di "Marchese di Miano".
Come
è noto, con l’avvento della dominazione francese, furono abolite tutte le
feudalità e il territorio appartenuto al Casale di Miano fu aggregato alla Sezione napoletana di San Carlo all’Arena; tuttavia, per almeno
un ventennio, verso la metà dell'"800, Miano fu amministrativamente unito con
Marianella, costituendo un unico Comune autonomo, come risulterebbe in diversi atti amministrativi e in vari documenti notarili consultati.
Occorrerà
nel prossimo futuro eseguire ulteriori indagini particolari per avere altre informazioni e dettagli su tali aspetti di storia locale, riguardanti Miano e Marianella.
Salvatore Fioretto