sabato 6 giugno 2026

29 marzo 1913... Cronaca di un'inaugurazione solenne...!

Ecco l'articolo giornalistico che apparve sulle pagine del giornale ”Roma”, il 29 marzo 1913, per preannunciare l'inaugurazione del primo tronco della Ferrovia "Napoli Piedimonte d'Alife": il tratto Napoli-Capua, che poi si svolse il giorno seguente. L'articolo descrive con precisione verista i tratti caratteristici della ferrovia e lo svilupparsi del percorso. Non conosciamo purtroppo il nome del bravo cronista. 
Precisiamo che, non avendo trovato le foto della cerimonia del 1913, abbiamo allegato in questo post le foto della cerimonia dell'arrivo della prima locomotiva a vapore a Piedimonte d'Alife, nel mese di agosto 1914. La ferrovia fu poi completata e inaugurata nel successivo mese di ottobre; contava un percorso di 83 chilometri di strada ferrata, oltre metà del quale già elettrificato
 (Napoli-Capua).

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"La nuova ferrovia Napoli-Piedimonte d’Alife

Inaugurazione del tronco Napoli-Capua

Il progetto della ferrovia Napoli-Piedimonte d’Alife fu la prima volta studiato circa 25 anni fa dagli ingegneri Tessitore e D’Aniello che ebbero ben chiara visione dell’utilità che tale opera avrebbe apportata a Napoli col metterla in diretta comunicazione con le fertili terre della Provincia di Caserta, e dei vantaggi enormi che queste avrebbero conseguito avvicinandosi alla grande Metropoli. Nel decorso di un ventennio il progetto subì numerose modificazioni e varianti, poiché la Societè Anonyme des Tramways et Chemins de fer du Centre cedette la concessione che aveva ottenuto nel 1900, alla Compagnie de Chemin de fer du midi de l’Italie con tutti i diritti e gli oneri derivanti dalla concessione stessa. Torna pertanto ad onore di quest’ultima società se dopo tutte le vicende subite dal progetto questo ha potuto essere tradotto in realtà, per modo che iniziati rapidamente i lavori, dopo tre anni venne aperto al traffico un primo tratto di linea, quello cioè fra Aversa e Giugliano, seguito a breve distanza dalla presente inaugurazione di altri due tronchi adiacenti che mettono in comunicazione Capua con la nostra città, mentre che al termine del corrente anno, fino a Piedimonte d’Alife potrà ritenersi un fatto compiuto.

La Linea

Il tronco che sarà inaugurato domani ha origine da Piazza Carlo III, dove la Società sta costruendo un ampio fabbricato per stazione.

La linea parte in direzione nord su sede propria, eccetto per il breve tratto fino al ponte di San Giovanniello, sviluppato sulla pubblica via non essendosi potuto ottenere altro accesso alla città. Dopo aver toccato, con fermate obbligatorie, le stazioni di Secondigliano, Piscinola, Marano, Mugnano e Giugliano, la ferrovia giunge ad Aversa dopo un percorso di circa 19 chilometri effettuato in 43 minuti, attraversando quelle ubertose campagne che indubbiamente si gioveranno della nuova ferrovia.

Da Aversa la linea prosegue per Trentola, Frignano, Casaluce, Teverola, giungendo finalmente a S. Maria Capua Vetere e quindi a Capua, dopo aver lasciato poco prima la biforcazione che con l’altro tronco menerà a Piedimonte.

Oltre le cennate fermate obbligatorie, tra Aversa e Capua vi sono le fermate facoltative di Lusciano e S. Marcellino, Regi Lagni, Curti e quella presso l’anfiteatro di S. Maria C.V., per modo che il tracciato, così ben studiato, maggiorerà lo scopo di collegare il maggior numero di centri abitati, con uno sviluppo sensibilmente rettilineo e breve; infatti fino a Capua con un percorso di 44 chilometri, non si impiegherà che un’ora e quaranta minuti, cioè solo venti minuti in più della ferrovia Napoli-Roma.

Tenuto conto pertanto di tale piccola differenza e considerato che le partenze si effettueranno ogni mezz’ora a cominciare dalle 6 antipom. con 14 viaggi giornalieri per l’intero percorso, appare evidente quali vantaggi dovrà produrre la nuova linea.

La ferrovia elettrica

La ferrovia elettrica ha lo scartamento ridotto dello 0,55 (e.c. "0,95 m"), pari cioè a quello adottato dalla Stato per le ferrovie secondarie e per quelle della Libia; la trazione è elettrica fatta con sistema monofascio (e.c. "monofase") che per la prima volta viene provato in Italia su vasca scala e dal cui risultato potranno ricavarsi importanti elementi per una più vasta adozione, dato i grandi vantaggi che esso offre.

La distribuzione dell’energia elettrica è fatta ad alto potenziale 11000 volts, a mezzo di due conduttori di rame, di cui uno di contatto e l’altro di alimentazione della sezione di appena cm 2. Il primo è sospeso a una catenaria in filo di acciaio, mentre il secondo è portato da una mensola; i sostegni sono costituiti da pali a traliccio posti a una distanza di 60 m fuori della città di Napoli, mentre che nel tratto tra la stazione di Napoli Scalo Merci e Piazza Carlo III invece di pali a traliccio vi sono pali cilindrici, opportunamente decorati con basamenti di ghisa.

E’ da notare che in questo tratto, ad evitare pericoli di una così alta tensione, la distribuzione della energia elettrica è fatta a 600 Volts ridotta da quella a 11000 Volts mediante tre cabine distribuite lungo il detto percorso.

Tale riduzione di potenziale è fatta anche nei treni mediante appositi trasformatori, posti in una cabina che non deve mai aprirsi durante il viaggio e congegnata in modo che, ove mai venga aperta, resta automaticamente interrotto il circuito della corrente elettrica.

L’energia è fornita da una centrale a vapore situata a S. Maria C. V., della potenza di 6000 HP.

L’impianto, fatto secondo i criteri della migliore tecnica moderna, è costituito da tre turbine a vapore tipo Curtiss, azionanti alternatori forniti dalla casa A E G Thomson Houston.

Le caldaie tubolari sono state fornite dalla Babcok Wilcox, il tiraggio è effettuato da un camino alto metri 50. Il costo della sola centrale elettrica ha raggiunto la cifra di £. 1.500.000 lire, mentre l’intero impianto ferroviario raggiunge finora la cifra di circa £. 14.000.000.

Il servizio dei viaggiatori

Il servizio per i viaggiatori è fatto a mezzo comode vetture delle quali sono distinte due classi: la prima e la terza.

Ogni treno è formato da tre vetture di cui la prima è motrice e le altre due sono rimorchiate. Le vetture motrici possono contenere da 44 a 54 passeggeri che esse siano di prima classe o di prima e terza classe, in caso però di eccessivo affollamento, possono essere ammessi altri 16 viaggiatori distribuiti in parte sulle vetture e in parte alloggiati in uno scompartimento situato nel mezzo della vettura, presso il bagagliaio. Le vetture di rimorchio di sola terza classe possono contenere al massimo 112 viaggiatori, mentre quelle di 1. e 3. classe possono contenere 88, così che un treno può trasportare al massimo 280 viaggiatori.

Il servizio merci

Oltre al servizio per i viaggiatori, viene eseguito anche quello per le merci, e in tal caso i convogli sono rimorchiati da apposite locomotive.

La distribuzione dei biglietti viene fatta nelle stazioni stabilite per tutte le fermate.

Direzione unica

Un particolare che una prima volta viene attuato in Italia è che la direzione di tutto il movimento è affidata ad un solo funzionario cosi che qualsiasi spostamento di orario, incrocio di treni e simili non può essere disposto che da lui solo mediante comunicazioni telefoniche fatte ai vari capostazione della linea. E’ da augurasi pertanto che tutte le innovazioni apportate dalla Società concessionaria unite ad una oculata direzione del servizio e alla disciplina dei funzionari della Società valga a favorire lo sviluppo commerciale delle contrade attraversate dalla nuova linea ed a portare tutti quei vantaggi che da essa sono state lungamente attesi.

L’orario

La prima partenza da Napoli per Capua è alle ore 6 e i treni seguono ogni ora, cioè alle 7, alle 8 alle 9, ecc. ultimo treno alle ore 20.

La prima partenza da Napoli per Aversa è alle 6,30 e i treni seguono anche ogni ora, cioè alle 7,30, alle 8,30, alle 9,30 ecc., ultimo treno alle 19,30.

Da Capua la prima partenza si effettua alle 9,59 e le altre si seguono a un ora di distanza, fino alle 18,59. Da Aversa dalle 5,52 e le seguenti a mezz’ora di distanza."

Salvatore Fioretto 


venerdì 29 maggio 2026

Dissertazioni storico-etimologiche sull'origini del toponimo di "Marianella" ... Tratte dalle fonti storiche


Una fonte storica importante, nella quale si menziona "Marianella", è la pregevole opera di Antonio Chiarito, intitolata "Commento Istorico - Critico - Diplomatico sulla costituzione,..." edita a Napoli nell'anno 1862, nella quale si riporta il riferimento al "Villaggio di Marianella" con questa descrizione:  "Di questo Villaggio se na fa parola nella nostra carta, ed in un diploma del Re Carlo II in cui si descrivono gli uomini vari e diversi Villaggi del nostro territorio, che doveano corrispondere alla Regia Corte alcuni annui pagamenti, vien chiamato Marillenellum. Nell’inventario de’ beni del più volte nominato Ospedale di S. Attanasio, e in una carta celebrata in questa Metropoli  a’ 18 Aprile 1344 è nominato Marianella, siccome è scritto nel Cedolare, e questa è la presente sua denominazione."
Altra fonte storica preziosissima è il summenzionato "Cedolare Angioino", scritto da un anonimo, probabilmente sul finire della dominazione Sveva. Il "Cedolare Angioino" è una sorte di registro amministrativo del Regno di Napoli introdotto, a partire dal 1268, per censire i beni e riscuotere le imposte che erano calcolate per ogni singolo Casale, in base al numero dei "Fuochi" contenuti. Per "Fuoco" si intendeva un nucleo familiare composto da cinque persone. 
Suguono le opere: "Istoria della Città e del Regno di Napoli",  di Gio. Antonio Summonte, edito nel 1602 e "Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia", stampato nel 1881. In quest'ultimo saggio, scritto dall’erudito e storico ottocentesco, Bartolomeo Capasso, si enumerano cinquanta Casali; tra i quali è riporto il Casale di Marianella. 
Per risalire all'etimologia del toponimo sono state fatte diverse ipotesi, alcune scontate mentre altre desunte. Per quest'analisi, prendiamo in riferimento il lavoro precedente fatto dai giovani dell'Azione Cattolica di Marianella, nell'anno 1982 (a cui hanno fatto seguito altre due edizioni), nel libro intitolato "Marianella con la sua Chiesa nella storia". Il saggio ebbe la direzione e la supervisione del compianto parroco di Marianella, don Salvatore Nappa. Riportiamo per intero il capitolo del libro dove è contenuta questa dissertazione:

"Nella trasformazione della primitiva parola "Marianellum" in "Marianella" è probabile che vi sia entrata la parola "Maria" per quella effigie di  Maria SS. Annunziata di cui si è parlato prima. Infatti ammesso ma non scontato che "Marillenellum" sia venuto dal nome del padrone del territorio, la zona si sarebbe dovuta chiamare "Marillenella o Marillenello" e non ci sarebbe stato nulla di strano. E se invece c'è stata la trasformazione, come certamente c'è stata, facendo si che cadessero le due "L" di mezzo e la "E" mediana si cambiasse in "A" ciò non si può spiegare  se non per l'influsso della nome di Maria (SS. Annunziata), con il cui culto la sacra effigie attirò talmente la devozione  e l'attenzione della popolazione sparsa per le campagne da influenzare perfino la formazione del nome della zona. Questo giudizio viene sempre a nostro parere, confermato dalla desinenza finale e cioè dalla "A" che si fa sentire ancora di più per la presenza femminile del nome e della persona. Questa trasformazione o metamorfosi del nome, secondo quello che ci ha detto il dott. Chiarito, nell'opera citata, dovrebbe essere avvenuta tra l'anno 1301 e l'anno 1344. Non sappiamo però spiegarci come già nel 1172, stando a quanto si trova scritto nella "Storia  di Napoli" ed. ESI (Edizioni Scientifiche Italiane) vol. II pag. 522, noi troviamo e nella buona e attuale forma italiana, già nominata Marianella. Difatti nell'opera citata della ESI si legge "La canonica di S. Pietro ad Aram che tra il 1172 ed il 1174 era diventata una specie di filiazione della celebre canonica parigina di S. Vittore, possedeva molti beni nel Nolano, nel Casertano, nell'Aversano, nei villaggi vesuviani, ecc...".
Da questo si ricavano due cose eccezionali:

1) che può non essere esagerato quanto abbiamo detto avanti parlando delle origini antiche di Marianella, facendole probabilmente risalire al tempo della pace dei Napoletano con i Longobardi, cioè verso l'VIII sec.;
2) che Marianella dovesse essere un centro popolato perchè veniva citato assieme ad altri centri più popolati. 
Come si vede la notizia che ci ha dato l'autore della "Storia di Napoli" è sempre molto importante anche se non ha fornito la forte da cui l'ha presa, perchè anticipa di più che un secolo e mezzo quella che ci è data dal "Chiarito".
Ora poichè, da quanto abbiamo esposto, riteniamo che nella formazione della parola "Marianella" sia entrato il nome di "Maria SS." e non importa se nel sec. XII o nel secolo XIV, dobbiamo anche dire che sorge spontanea la domanda: "e dove si trovava questa Effigie?".
Le ipotesi  non possono essere che due è cioè:
1) o che l'effigie della Madonna esisteva già da prima della Chiesa in una edicola in aperta campagna o nella casa di un signorotto di quel tempo, e che attorno ad essa fu costruita la Chiesa;
2) o che l'edicola con l'effigie della Madonna fu costruita dentro alla Chiesa.

Nel primo caso la Chiesa sarebbe stata costruita al 1312 mentre nel secondo caso la Chiesa sarebbe stata costruita intorno all'anno 1000 o poco più.
Se fosse vero il primo caso, non ci sapremo spiegare  perchè  la Chiesa è intitolata a S. Giovanni Battista e non alla Madonna com'è naturale.
La conclusione quindi a nostro parere è che la Chiesa già esisteva, perchè costruita forse intorno all'anno 1000 o poco dopo e che il culto con l'effigie della Madonna Annunziata vi fu portato dentro da qualche famiglia distinta (ducale) di allora e  che fece dare origine al nome "Marianella".
Lo stesso testo "ed. ESI" dice ancora a pag. 532 che "il territorio suburbano nel 1300 era diviso in tre "terziere" sui quali avevano particolare autorità e giurisdizione gli Arcipreti: di essi fanno menzione, più volte, le costituzioni orsiniane. Marianella apparteneva al terziere di Calvizzano a Capodimonte. E anche questa notizia conferma che la Chiesa esisteva da prima del 1300.
A proposito del nome di "Marianella" anche il Padre Liguorino Salv. Schiavone, nel suo libro "La Betlemme della ven. Congregazione del SS. Redentore" (archivio dei Padri Liguorini  N. 38 e 42) è dello stesso parere, pur affacciando due ipotesi:
1) mette il nome di Maria come causa della denominazione. Egli dice infatti "Pare che abbia avuto origine da una Cappellina della Madonna del Carmine, da cui prese il nome sin dai primi secoli della cristianità";
2) E' tradizione che una certa "Marianella" vezzeggiativo di "Marianna" aprì una cantina o bettola in questa contrada e tutti i campagnoli di allora dicevano: "Andiamo da Marianella, ecc.". A poco a poco si cominciò a fabbricare attorno alla cantina, poichè la contrada era pure una grande riserva di caccia, ai campagnoli si univano anche i nobili della città di Napoli che venivano a cacciare i molti animali quadrupedi, come dice  "G. Summonte" nella "Historia della Città e del Regno di Napoli", e tra gli altri si faceva vedere spesso anche il Duca di Calabria, colui che sarebbe diventato Francesco II, stando a quanto dice G. De Santis, nelle sue "Efemeridi".
Per noi due cose sono molto chiare intorno al nome di Marianella.

1) che esso è molto antico, risalendo per lo meno e sicuramente, al secolo XIV, perchè nell'anno 1344 già la zona veniva detta Marianella:

2) che nella formazione della parola vi è entrato senz'altro il nome di Maria SS. per il culto dell'Annunziata come tutti noi pensiamo e non per il culto alla Madonna del Carmine come dice Padre Schiavone, perchè il titolo del Carmine alla Madonna viene propagandato più tardi al tempo di S. Simone Stoch con la diffusione dell'abitino.
Inoltre per cercare di avallare la seconda ipotesi del Padre Schiavone, potremo far lavorare un po' la fantasia, giocando su un equivoco abbastanza verosimile e cioè, che il padrone della bettola per invogliare i contadini e i cacciatori ad andare a mangiare da lui, avesse fatto scrivere sulla porta, come si usa ai nostri giorni, MARIANELLABETTOLA, tenendo  avvicinate tutte le lettere, forse per ragioni di spazio.
La cosa è strana ma possibile, difatti capitò a uno di noi, sebbene in un luogo ben diverso. Un nostro amico, alcuni anni fa, entrando in una libreria di Napoli fu attirato da una serie di libri esposti in vetrina che portavano il titolo: "MARIANELLA STORIA DELLA SALVEZZA" così diviso: nella riga superiore, con la stessa forma di lettere maiuscole, e senza stacco: MARIANELLA" ed in seconda riga "STORIA DELLA SALVEZZA". Il nostro amico rimase di stucco, perchè desideroso anche lui quanto noi tutti, di trovare e scrivere notizie su Marianella, disse tra sè: "Eppure voglio vedere chi mi ha preceduto". E prendendo il libro tra le mani, capì che aveva preso un forte abbaglio e lesse  il titolo così come doveva essere letto: "MARIA NELLA STORIA DELLA SALVEZZA". Comunque l'ipotesi è per lo meno gioiosa.
Ma le ipotesi del Padre Schiavone così, come da lui formulate potrebbero avere una certa consistenza, solo se le origini di Marianella si collocassero nei secoli posteriori per es. nei secoli XVI o XVII. Ma questo è ampiamente superato dai documenti citati che, certamente, il Padre Schiavone non ebbe la possibilità di conoscere. 
Comunque, come si è visto, per la prima ipotesi la conclusione non può essere la stessa che la nostra, pur partendo da ragioni diverse e per tempi diversi, mentre per la seconda, che noi non condividiamo affatto, volendosi ragionare sopra dovremmo ammettere, per le fonti che abbiamo citate, che fin dal principio dell'uso della lingua italiana, fossero in atto i nomi vezzeggiativi e diminutivi, e questo è senz'altro da scartare. 
Inoltre c'è qualche altro studioso della nostra zona che vuol far derivare la parola Marianella da S. Mariano, un Santo che veniva venerato assai, come dice lui, nei tempi antichi in questa zona. Ma anche questa  è pura ipotesi, perchè di questo non c'è alcuna traccia. Non è fuori  luogo poi ricordare che nella fantasia popolare ha trovato anche posto l'idea che il nome di Marianella sia venuto dall'unione dei nomi di due sorelle. Maria e Nella, o dal nome di una donna che si chiamasse "Maria Annella" vezzeggiativo di Marianna. Ma non sembra che sia esagerato, oltre ogni misura, far derivare il nome di una borgata dal nome di una o due semplici ragazze? Che avevano di grande questa o queste due donne? la bellezza... l'intelligenza... l'appartenenza all'antica aristocrazia...?
Noi non dobbiamo dimenticare che nella carta del 1344, come è riportato avanti, è scritto chiaro e tondo "Marianella" da "Marillenellum".
A questo punto poi fa piacere riportare le conclusioni a cui è giunto il nostro amico "Di Lorenzo Maurizio" che con un suo studio scientifico  sul nome di "Marianella" ha confermato con prove linguistiche ed etimologiche quando abbiamo detto avanti.
In una storia di Marianella, dice "Di Lorenzo", non poteva mancare il tentativo di comprendere l'origine e il significato del nome del nostro quartiere, e bene hanno fatto i nostri amici a riservare un capitolo a tal riguardo. 
Premetto subito che affrontare questo problema è molto difficile, poichè si potrebbe cadere facilmente nell'errore della cosiddetta Etimologia popolare, cioè di una spiegazione non fondata scientificamente.
Noi ci siamo proposto il contrario, ritenendo studiare scientificamente il problema.
"Studiare scientificamente" vuol dire fondare ogni possibile ipotesi sulla conoscenza certa della storia della parola, dei mutamenti che ha potuto subire durante il tempo, del rapporto tra la parola stessa, cioè il segno linguistico, e il suo significato.
Il nome di Marianella si trova in qualche documento pure assieme a "Marianellum" ambedue derivanti da "Marillenellum", forme tipicamente latine. 
Possiamo perciò subito stabilire la storia della parola: da Marianellum, forma latina semplificata, e poi, finalmente, a Marianella, che è la forma volgare, cioè italiana, arrivata fino ai nostri giorni e destinata a non subire altri mutamenti.
Se Marillenellum, per quanto ci costa, è indubbiamente la forma più antica, è su questa che dobbiamo lavorare per capirne il significato.
La parola Marillenellum è una parola composta: cioè formata di più elementi costitutivi.
Il primo elemento costitutivo è senza dubbio il nome della Madonna, cioè Maria.
Precisato ciò, il nostro esame deve vertere essenzialmente sulla seconda parte della parola.
In questi ambito le ipotesi di studio sono fondamentalmente tre:
1) E' storicamente accertato e documentato che nella chiesa del paese era affrescata una Madonna, l'Annunziata. Ora, in latino "affrescare, intonacare" si dice "Illinere".
E' molto probabile che questa parola abbia a che fare con il nostro Mariallenellum che potrebbe perciò significare: "luogo dell'affresco raffigurante Maria".
2) Tenendo sempre per fermo che la prima parte di Marillenellum è il nome di Maria, la seconda parte "illenellum" potrebbe derivare dal latino "ille anellus" cioè "l'anello" (in latino volgare il pronome "ille" ha lo stesso valore del nostro articolo determinativo).
Quindi Marillenullum potrebbe significare "l'anello di Maria" in due sensi:
-anello come omaggio o dedica e perciò "luogo dedicato a Maria";
-anello come promessa e perciò "luogo dove è dipinta la promessa di Maria". 
Una serie di fenomeni linguistici giustificherebbe il fatto che anellus compare nella parola Marillenellum al neutro.
3) Poichè l'aggettivo latino "novellus" (= nuovo) diviene in volgare "nellus" è possibile pensare che Marillenellum derivi da Marie (=Marie =di Maria), ille (in latino volgare articolo determinativo) e nellus (nuovo) sottintendendo locus (cioè luogo): quindi Marillenellum significherebbe "luogo nuovo dedicato a Maria".

Inoltre, invece di sottintendere "locus" (luogo) si potrebbe sottintendere anche "rus" (cioè  campagna, luogo agricolo) e lasciare così intatta la forma neutra.
Il significato sarebbe in questo caso "nuovo luogo agricolo dedicato a Maria".
In conclusione possiamo tranquillamente affermare che in ogni caso, il riferimento a Maria è innegabile e che, in fondo in fondo, il significato è sempre più o meno quello di "luogo della Madonna", il che sottolinea pure l'importanza fondamentale della chiesa come nucleo originario del quartiere."

Si spera  che il continuo della ricerca storica, nel prossimo futuro, possa svelare altre fonti e documenti che rafforzino queste ipotesi e ne possano svelare ancora delle altre, in modo da sancire in maniera definitiva le origini del toponimo di Marianella, a maggior gloria dell'antico Casale, non secondo a nessuno  della città di Napoli. 

Salvatore Fioretto