Nel
corso degli anni abbiamo più volte evidenziato come il borgo di
Piscinola sia stato utilizzato nella letteratura come luogo di
origine di personaggi, ambientazione di episodi e riferimento
narrativo in romanzi, commedie e opere in prosa.
Questa volta
vogliamo soffermarci su una commedia particolarmente divertente: “I
casi sono due”, scritta dal commediografo ed editore napoletano
Armando Curcio, nella quale il nome di Piscinola compare in diversi
momenti della trama e viene associato ad alcuni personaggi originari
del nostro territorio, naturalmente frutto della fantasia
dell'autore.
Una commedia di grande successo
I casi sono
due è una commedia
comica, strutturata in tre atti, scritta da Armando Curcio nel 1947.
L'opera divenne particolarmente popolare grazie anche alle
interpretazioni di Peppino
De Filippo, che la
portò sulle scene teatrali e successivamente in televisione.
Tra le versioni
più note vi è proprio quella televisiva del 1959,
nella quale Peppino De Filippo interpreta il protagonista, Gaetano
Esposito.
La commedia fu riproposta a teatro, alcuni decenni fa (2009), attraverso l'interpretazione e la regia del celebre attore napoletano Carlo Giuffrè.
La vicenda,
ambientata nella Milano degli anni Quaranta, è costruita su una
serie di equivoci, improvvisi colpi di scena e situazioni comiche,
secondo il tipico meccanismo della farsa.
Il barone, il cuoco e un figlio misterioso
Al centro della
storia troviamo il barone
Ottavio Del Duca e
sua moglie, la baronessa Aspasia, una coppia ormai avanti negli anni
e senza figli.
I due vivono in
una grande e lussuosa abitazione, circondati da una numerosa servitù
composta da maggiordomo, cuoco e camerieri. Nella casa vive anche
Medoro,
il cane della baronessa, al quale la donna è particolarmente
affezionata.
Il cuoco è
Gaetano Esposito,
un napoletano rozzo, maldestro, irriverente e, soprattutto,
estremamente scaltro. È proprio Gaetano a rappresentare uno dei
principali motori comici della commedia, grazie ai suoi atteggiamenti
grotteschi e alle numerose battute che caratterizzano il personaggio.
Una delle sue
disavventure più gravi riguarda proprio il cane Medoro: Gaetano,
infatti, si rende responsabile della morte dell'animale, gettando
nello sconforto i due anziani coniugi.
La disgrazia
porta il barone a riflettere sulla propria vita e, soprattutto,
sull'assenza di una discendenza. È allora che torna alla memoria un
episodio della sua giovinezza.
Prima del
matrimonio, Ottavio aveva avuto una relazione con una cantante di
varietà, dalla quale era nato un figlio illegittimo. Il bambino era
stato però perso di vista e la madre era morta prematuramente,
quando il piccolo era ancora molto giovane.
Il barone decide
quindi di cercarlo. Non avendo altre informazioni, incarica un
investigatore, Sormani,
di ricostruire le vicende del bambino e di rintracciarlo.
E nei racconti dell'investigatore compare Piscinola
È proprio
durante i dialoghi tra il barone Ottavio e l'investigatore Sormani
che entra in scena, per ben tre volte, il nome di Piscinola.
Secondo quanto
emerge dalle indagini, il bambino era stato adottato da una famiglia
di pescatori di Piscinola. Il capofamiglia, chiamato Antonio
Manfrecola, si era
preso cura del piccolo. La
moglie provvide all’allattamento del piccolo.
Quando il bambino
aveva raggiunto l'età di quattro anni, però,
i
Manfrecola lo avevano
affidato al parroco di
Piscinola, indicato nella
commedia con il nome di don
Prospero Carlandrea.
La vicenda assume
presto contorni tutt'altro che edificanti. L'investigatore informa
infatti il barone che non sarebbe opportuno recarsi personalmente a
Piscinola per chiedere informazioni al parroco: il bambino, secondo
le notizie raccolte, sarebbe stato allontanato dalla canonica perché, dopo esser divenuto chierichetto, erano misteriosamente scomparse tutte le offerte dei fedeli, e il prelato poteva mostrarsi ancora risentito.
Piscinola, dunque, compare nella commedia come una delle tappe della misteriosa infanzia del futuro erede del barone.
Il figlio del barone sarebbe proprio Gaetano
Le indagini di
Sormani portano infine a una conclusione sorprendente: il figlio
illegittimo del barone Ottavio sarebbe proprio Gaetano
Esposito, il cuoco della casa.
La notizia cambia
completamente la posizione di Gaetano all'interno della famiglia.
Da semplice cuoco
e componente della servitù, egli diventa improvvisamente un barone
e, forte del nuovo titolo, comincia ad assumere atteggiamenti ancora
più arroganti e sgarbati nei confronti degli altri domestici.
La situazione,
tuttavia, non è destinata a durare.
L'investigatore
comincia infatti a dubitare delle proprie conclusioni e corregge
temporaneamente l'esito delle indagini. Il vero figlio del barone
sarebbe, secondo questa nuova ricostruzione, un altro giovane, un
impiegato di agenzia, che viene accolto nella famiglia.
Ottavio è quindi
costretto, suo malgrado, a separarsi da Gaetano, il quale torna a
ricoprire il ruolo di cuoco.
La testimonianza della donna di Piscinola
Ma la verità non
è ancora definitivamente stabilita.
La donna ricorda alcuni particolari molto precisi del bambino che aveva accudito fino all'età di quattro anni.
Secondo la sua testimonianza, Gaetano aveva i capelli rossi e presentava sulla pelle della natica destra una grossa macchia, indicata nella commedia con l'espressione popolare “voglia di cotica”.
La macchia è effettivamente presente sul corpo del cuoco.
L'altro Gaetano, l'impiegato che per un breve periodo era stato considerato il possibile erede, viene quindi congedato. Il giovane, peraltro, non aveva mai conquistato le simpatie del barone, essendosi dimostrato goffo e poco brillante.
L'ultimo colpo di scena
Quando sembra che
la storia abbia finalmente trovato il suo lieto fine, Armando Curcio
introduce l'ennesimo capovolgimento.
Gaetano, ormai
diventato barone, comincia a sentirsi diffidente e poco incline a
rimanere a lungo nella casa. Decide così di andarsene, ma non prima
di portare con sé una considerevole quantità di oggetti preziosi
appartenenti alla famiglia: argenteria e oro.
Prima di sparire,
lascia però al padre una lettera nella quale comunica apertamente di
aver sottratto gli oggetti di valore.La giustificazione è paradossale e perfettamente in linea con lo spirito della farsa: il barone gli aveva insegnato che non si deve rubare, ma Gaetano sostiene che rubare al proprio genitore sia, in qualche modo, un reato meno grave rispetto al furto commesso ai danni di una persona estranea.
Armando Curcio, commediografo ed editore
Armando
Curcio nacque a
Napoli nel 1900, in una famiglia colta e agiata.
Dopo aver
conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1926, si trasferì a
Milano, dove intraprese l'attività giornalistica. Nel corso della
sua carriera si dedicò alla narrativa, al teatro e alla scrittura
per lo spettacolo, realizzando novelle, commedie e programmi
destinati anche alla televisione.
Alcune delle sue
opere teatrali raggiunsero una particolare notorietà grazie alle
interpretazioni dei fratelli De
Filippo. Tra queste
figurano La fortuna con
la Effe maiuscola, A
che servono questi quattrini?
e, naturalmente, I casi
sono due.
Curcio fu inoltre
un importante editore. Negli anni a cavallo della Seconda guerra
mondiale fondò diverse iniziative editoriali, fino alla nascita
della casa editrice Armando
Curcio Editore,
destinata a diventare famosa anche per la pubblicazione
dell'Enciclopedia
Curcio per tutti,
opera che sarebbe entrata nelle case di numerose generazioni di
italiani.
Armando Curcio
morì a Roma nel 1957.
Piscinola nella letteratura e nel teatro
Al di là del
carattere fantasioso della vicenda, la presenza di Piscinola in I
casi sono due
costituisce un'altra interessante testimonianza di come il nome del
nostro antico borgo sia entrato, nel corso del tempo,
nell'immaginario letterario e teatrale.
Nel testo di
Curcio, Piscinola non è semplicemente nominata di passaggio: diventa
parte della storia personale del protagonista, il luogo nel quale il
piccolo Gaetano viene accolto da una famiglia, allevato durante i
primi anni della sua vita e affidato successivamente al parroco.
Naturalmente si
tratta di una costruzione narrativa e i personaggi citati nella
commedia appartengono alla fantasia dell'autore. Ma proprio questo
elemento rende ancora più curiosa la vicenda per chi oggi si
interessa alla storia e alla memoria di Piscinola.
Una piccola
presenza, dunque, ma significativa: anche attraverso una brillante
farsa napoletana, il nome di Piscinola è riuscito a entrare nel
teatro italiano del Novecento.
La commedia in televisione
Per chi
desiderasse conoscere direttamente l'opera, è possibile ricercare su
YouTube
la versione televisiva de I
casi sono due
interpretata da Peppino
De Filippo nel 1959.
Si tratta di un
adattamento televisivo dell'opera teatrale, con una riduzione del
testo originale, ma conserva intatto il carattere comico della
vicenda e permette di riscoprire uno dei personaggi più celebri
creati da Armando Curcio.
Salvatore Fioretto

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