Prendendo spunto da un articolo del giornale "Roma", pubblicato il 29 marzo 1913, dal titolo "La nuova ferrovia Napoli Piedimonte d'Alife - Inaugurazione del tronco Napoli-Capua", ho scritto questo testo, immaginando la scena che certamente fu osservata durante la cerimonia di inaugurazione, con il convoglio inaugurale che partì dalla centralissima piazza Carlo III di Napoli tra due ali di folla assiepata, come avviene nelle grandi e importanti cerimonie pubbliche. Questo componimento costituisce il primo capitolo del libro "C'era una volta la Piedimonte", edito nell'anno 2014 e stampato dalla casa tipografica "Atena", lo pubblico oggi in questo post celebrando i dodici anni trascorsi dalla presentazione avvenuta nella biblioteca Domenico Severino di Piscinola. Il libro, che contiene una raccolta di racconti e di testimonianze sulla gloriosa Ferrovia "Napoli Piedimonte d'Alife", mi ha dato tante soddisfazioni e riconoscimenti, soprattutto per le manifestazioni di affetto ricevute da parte di tanti anziani, di appassionati di treni e di ex ferrovieri...
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"Era una bella e limpida mattina di primavera, quel lontano 30 marzo
1913,… esattamente cent’anni fa…, quando il convoglio inaugurale della ferrovia
“Napoli-Piedimonte” muoveva lento e con andamento solenne, il suo primo viaggio
inaugurale, diretto alla città di Capua. Partiva da una piazza Carlo III
gremita di gente, al di là delle più rosee previsioni iniziali…!
Già dal primissimo mattino la piazza si mostrava soleggiata e bella più
che mai, addobbata con ghirlande di fiori e tante bandiere tricolori. Decine e
decine le coccarde e gli stemmi della casa reale sabauda pendevano dai tralicci
stradali e dai balconi delle case, resi ancor più evidenti dal contrasto con il
cielo terso di azzurro. Erano presenti autorità cittadine, uomini di cultura,
del mondo della finanza e della aristocrazia napoletana.
Tutti vestiti per le grandi e solenni occasioni: severi nel portamento
gli uomini, tutti con barba e i baffi impomatati, con frak e con cilindri color
nero lucido, accompagnati da donne incipriate, un poco distratte e civettuole,
vestite all’ultima moda, con abiti e cappotti lunghi fino alla caviglia,
rossetto rosso in evidenza, cappellini di velluto con penne o fiori e la
classica acconciatura dei capelli alla Belle Epoque.
Ma da sfondo faceva eco il popolo minuto, quello dei borghi popolari,
di Sant’Antonio Abate, dell’Arenaccia e di Sant’Eframo, dei Vergini e perfino
quello di Forcella.
Incuriositi dal passaparola avvenuto già dai giorni prima, tra i vicoli
scuri e destati dallo stridore del passaggio ininterrotto di carrozze e cupè
trainati da fulvi stalloni, che si susseguivano nelle strade principali, senza
sosta, fin dal primo mattino… accorrevano verso la lunga piazza, quella su cui
si affacciava il maestoso Real Ospizio dei Poveri e ai lati, ancora in
costruzione, la bella stazione in piperno grigio, con l’intonaco di color rosso
pompeiano. La fiumana di popolo accorreva dai vicoli e dai borghi più lontani;
tra questi, molte le donne con i loro pargoli in braccio o tenuti per mano, gli
anziani curvi, che a stento camminavano, i mendicanti con i vestiti sudici e
rattoppati e gli immancabili scugnizzi, scalzi e vivaci: tutti avevano lasciato
le loro faccende e i loro impegni, erano venuti così come si trovavano, per
partecipare a quello che sarebbe stato, a giudicar dalle aspettative, l’evento
dell’anno in città…!
Perché dopo i molteplici tentativi, i vari progetti, le
richieste ufficiali, i quasi fallimenti e i successi a metà, finalmente la
nuova ferrovia si muoveva diretta per Capua. Ferrovia che avrebbe, da quel
momento in poi, collegato la parte popolare di Napoli con il suo entroterra, il
centro con i paesi della zona collinare e, più giù, i paesi della piana
aversana e quella casertana.
Avrebbe attraversato una piana fertilissima, rigogliosa e bella,
bagnata dalle copiose e miti acque del fiume Volturno e dal vecchio canale dei
Regi Lagni (il flumen Clanius, degli antichi popoli Osci-Sanniti); una
linea bianca tracciata tra i campi verdi coltivati con grano, orzo, canapa,
mais e tra immensi e profumati vigneti di “Asprigno” e di “Piedirosso”.
Una ferrovia che parlava francese, ma era stata progettata da menti
italiane e campane, da uomini d’ingegno, degni eredi, rappresentanti della
nobile tradizione napoletana della “Scuola d'Applicazione degli ingegneri di
Napoli”, poi divenuta “Real Scuola Superiore Politecnica”.
La cerimonia aveva inizio: il Cardinale di Napoli, il pio arcivescovo
Antonio Prisco, eseguiva la benedizione del convoglio, rivolgendo poi agli
astanti una breve preghiera, anch’essa benedicente.
Ed ecco i discorsi ufficiali di rito, che vibravano ad alta voce dalla
bocca del Prefetto, rappresentante di casa Savoia e dopo quella del Commissario
Regio al Comune di Napoli, Vittorio Messinger; poi, a seguire, il discorso dei
dirigenti responsabili della società francese “Chemins de Fer du Midi de
l’Italie”, costruttrice della linea. In alcuni passi dei discorsi venivano da
questi ricordati i tanti sacrifici affrontati dalle maestranze, venivano elencati
i nomi dei lavoratori feriti durante la costruzione della linea e veniva
compianto il giovane francese Georges Bourdaret, fratello minore dell’ingegnere
capocantiere Emile, morto a soli 27 anni nel cantiere di Teverola, il 10
febbraio 1910. L’ingegnere Emile, presente, ne fu visibilmente commosso.
L’immancabile banda musicale intonava, poi, le note della Marcia Reale.
Ancora qualche passo del cerimoniale ed ecco finalmente vibrare nell’area il
caratteristico fischio della elettromotrice, che annunciava finalmente a tutti
l’inizio del primo viaggio… Stupore tra la gente, applausi scrosciati si
elevavano dalle banchine verso il treno e dai finestrini del treno verso le
banchine, come un grosso e simbolico abbraccio tra le due ali di popolo, con al
centro il treno tutto imbandierato di drappi tricolori…
Ed ecco dalle vetture e dalla elettromotrice tanti viaggiatori
sporgersi dai finestrini: molti erano gli invitati ufficiali, ma taluni erano
semplicemente degli intrusi, entrati a curiosare nei treni e lì rimasti perché
impediti dalla calcagna; tutti però si sporgevano dai tanti finestrini, con i
visi illuminati dal sole e sorridenti… felici…: era pura gioia la loro...!
Rispondevano e salutavano, a forza di braccia e di mani, le tante persone che
ormai facevano fatica ad avvicinansi al luogo della stazione, trattenute dalle
Guardie Regie e dalle transenne di legno, predisposte per l’occasione.
Tante erano le persone assiepate più lontano, sui marciapiedi e sui
balconi, perfino sui tetti dei vecchi palazzi e sul muro del Real Orto
Botanico… Centinaia di bandierine tricolori venivano fatte sventolare dai
bambini delle scolaresche e dai ragazzi del Real Ospizio dei Poveri.
Si udivano pure tanti “Evviva”, urlati dagli spettatori e dalle
maestranze!!
Il treno si muoveva, aumentando via via il suo andamento, stavolta con
più decisione e fischiava ancora: una, due, tre volte di seguito, lasciando
tutti a bocca aperta…!
Gioia e commozione trasparivano dai volti semplici e schietti delle
persone del popolino, centinaia gli occhi che si inumidivano dalla commozione e
tanti e tanti ancora erano quelli che sorridevano e salutavano il treno, che
lentamente si allontanava placido verso la salita della Doganella...
Il progresso con le sue vie su ferro si era ormai
consolidato in città, consentendo a Napoli di essere degna concorrente delle
più grandi capitali europee, quali Londra e Parigi. Ormai Napoli non era
seconda a nessuna, per la ramificazione e per la densità della sua rete di
trasporti su ferro, sia cittadina che provinciale…
Anche i quotidiani avevano dato ampio risalto nelle loro cronache
all’avvenimento cittadino, come il giornale “Roma”, che aveva dedicato il
giorno prima un ampio editoriale, che così annunciava l’evento: “I tronco
che sarà inaugurato domani, ha origine da piazza Carlo III, dove la società sta
costruendo un ampio fabbricato per la stazione”, e poi ancora “Il
progetto della ferrovia Napoli-Piedimonte D’Alife fu una prima volta studiato
circa 23 anni fa dagli ingegneri Tessitore e D’Aniello che ebbero ben chiara la
visione dell’utilità che tale opera avrebbe apportata a Napoli con metterla in
diretta comunicazione con le fertili terre della provincia di Caserta, e dei
vantaggi enormi che questa avrebbero conseguito quasi avvicinandosi alla grande
metropoli”.
Le scene di giubilo si ripetevano a ogni stazione attraversata dal
treno inaugurale: Secondigliano, Piscinola, Marano, Mugnano …. Sempre più
folla, sempre più entusiasmo…! Dai campi, dai passaggi a livello, dalle case
cantoniere, dai balconi delle case… tante erano le persone in attesa che il
treno arrivasse, tutti poi a salutare festosamente con le mani le vetture ed i
passeggeri in transito... Alcune chiese dei paesi attraversati suonavano a
festa le loro campane, salutando il passaggio del convoglio della nuova
ferrovia.
Molti chiedevano ancora dove andasse quel trenino mai visto prima,
qualcuno rispondeva Caserta, altri Capua, altri ancora preannunciavano
l’imminente arrivo a Piedimonte. Qualcuno già iniziava a chiamarlo
semplicemente “‘O treno pe’ Piedimonte”… e, infatti, pochi anni dopo
sarà per sempre e per tutti semplicemente “‘a Piedimonte
”!
Nella stazione di Piscinola c’era anche la banda locale che suonava
briose e trillanti marcette sinfoniche.
A Giugliano e ad Aversa
la folla era immensa: lì si incontravano anche dei reporter stranieri che eseguivano
fotografie per l’occasione. A Santa Maria il convoglio ripeteva la sosta in ben
cinque stazioni e fermate, tutte affollate: S. Andrea, Curti, S. Maria
Centrale, Anfiteatro e Biforcazione. Il viaggio terminava finalmente a Capua,
dopo oltre cinque ore, tra le soste e la corsa; a Capua il convoglio era
obbligato a fermarsi prima, perché non aveva più spazio per fare manovra, tanta
era la partecipazione popolare!
Oramai questa ferrovia era già diventata una realtà nel tessuto
napoletano e casertano…! I partecipanti all’evento, tutti felici, portavano a
casa la lieta notizia e raccontavano ai loro familiari la bella esperienza
vissuta in quel giorno.
Il progresso era ormai inarrestabile, la ferrovia ne rappresentava un
valido veicolo e lo sarebbe stato veramente e ancor di più per tutto il secolo
seguente...
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Così, come abbiamo immaginato, crediamo che si dovette svolgere l’evento inaugurale di cent’anni fa. Dovette essere stato sicuramente un gran giorno quello per Napoli e per i napoletani, in quella domenica di fine marzo del 1913…! Fortunati furono quanti ebbero l’opportunità di potervi partecipare…! Oggi, a distanza di cent’anni, noi appassionati dei treni e delle ferrovie e noi appassionati della vecchia Piedimonte, siamo qui per ricordare i fasti di quell’evento, che ha segnato la storia dei trasporti di Napoli e della Campania ed ha favorito indubbiamente la crescita economica e culturale di due province vicine, quelle di Napoli e di Caserta."
Salvatore Fioretto
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