martedì 19 maggio 2026

Piscinola e la storica devozione degli abitanti per la statua della Madonna del Carmine… Un “simbolo” da recuperare e conservare!

Il culto e la venerazione della "Madonna del Carmelo” (detta più comunemente "Madonna del Carmine") è molto antico ed è stato nei secoli scorsi molto diffuso a Napoli. Il baricentro principale di questa devozione napoletana è concentrato, almeno da 7 secoli, nella storica basilica del Carmine Maggiore, situata vicino alla Piazza Mercato. 
Questo culto mariano ebbe inizio in Palestina, nell'XI secolo, assieme alla fondazione dell'ordine dei monaci Carmelitani, sull'altura chiamata del "Monte Carmelo", e poi si radicò in Europa, a partire dal XIII secolo, quando ad Aylesford (una cittadina inglese situata nella contea del Kent), la  Madonna del Carmine apparve in visione a un frate carmelitano inglese, poi divenuto santo, chiamato Simone Stock, il 16 luglio del 1251. La Vergine gli apparve circondata da angeli e gli consegnò lo "Scapolare" (detto anche "Abitino"), promettendo la salvezza e la protezione eterna a chiunque lo avesse indossato. Alla Madonna del Carmine era molto devoto anche il nostro concittadino Sant’Alfonso, che indossò con fede lo “scapolare”, fino al momento della sua morte. Questo scapolare fu recuperato intatto dopo l’esumazione del Santo e fu conservato nel museo alfonsiano di Marianella, dove si trova tutt’oggi esposto ai visitatori.
Anche a Piscinola il culto della Madonna del Carmine è stato molto sentito nei decenni scorsi e molte sono state le donne che portavano il nome di “Carmela” (anche gli uomini, con la variante di “Carmine”).
In via Vecchia Miano e precisamente nel caseggiato con corte che veniva chiamato “‘a Carrara” (termine che deriva da “passo carraio”, perché il vicolo era senza uscita), fu eretta una cappellina, con dentro dipinta l’effige della Madonna del Carmine. 

La zona di "Abbascio Miano" presa da una mappa dell'800
La cappellina era posta sulla facciata di un palazzo situato in cima alla breve salita e aveva incastonata nel muro sottostante una lapide marmorea che attestava l’anno di fondazione (1889) e la dedica del benefattore. Secondo alcune testimonianze orali raccolte dagli anziani, essa fu fatta realizzare in ex voto dal proprietario del  palazzo, dopo che ebbe ricevuta una grazia dalla Madonna, alla quale egli era molto devoto. Si racconta che, durante la realizzazione di alcuni lavori allo stabile, un operaio cadde dalla sommità del ponteggio, precipitando rovinosamente al suolo, e che rimanse miracolosamente illeso... La cappellina fu quindi costruita proprio sulla facciata di questo edificio.
Con il trascorrere dei decenni, il culto degli abitanti del sobborgo verso questa icona mariana si incrementò e si diffuse maggiormente anche tra le  generazioni che si succedettero alle prime.
Negli anni ’50, quando nei vari sobborghi di Piscinola (“‘Capo e Coppa”, “Capo a Chianca”,” Vico Operaio”, “Madonna delle grazie” e  “Sott’’a Chiesa”), erano già state fondate ed erano molto frequentate le varie associazioni cattoliche operaie presenti (“SS. Sacramento”, “Madonna de Loreto”, “Crocifisso e San Vincenzo”, “Madonna delle Grazie”, “Addolorata, S. Giuseppe e SS. Salvatore”), anche gli abitanti dell’allora popoloso sobborgo di Piscinola, chiamato “Abbascio Miano” (che comprendeva anche l’abitato della “Carrara”), decisero di fondare un’associazione cattolica operaia, che fu chiamata “Associazione Madonna del Carmine e Sant’Anna”. Di quest'ultima Santa era pure presente un'altra cappellina lungo la strada.
Furono eletti il presidente e i consiglieri dell’Associazione, che subito fecero realizzane la statua della Madonna del Carmine, oltre la bandiera e lo stendardo. Poi, per diversi anni, nel giorno della commemorazione della Madonna, che cade il 16 luglio, organizzarono la festa patronale per le strade dell’abitato, con tanto di luminarie, processione, fuochi e banda musicale. La bella statua della Madonna col Bambino, fatta realizzare a grandezza naturale,  in gesso e con occhi in vetro, fu quindi posta stabilmente in un'artistica ma semplice cappellina a sbalzo, racchiusa con dei vetri colorati.
Tutto questo rimase immutato fino alla
 metà degli anni ‘80, quando il "Programma di ricostruzione del dopoterremoto del 1980" mise in cantiere un intervento di ricostruzione e di riammodernamento edilizio radicale di tutto l’abitato compreso tra via Vecchia Miano, Via Napoli e Vico Operaio, includendo anche l’abbattimento del palazzo dove si trovava collocata la cappella della Madonna del Carmine. Fu grazie all’opera e alla sensibilità di un piscinolese che, accorrendo in tempo, riuscì a salvare la statua della Madonna dalla possibile distruzione o dispersione, prendendola poi in carico e conservandola in un locale della sua abitazione. Purtroppo a differenza di quando è avvenuto per la Madonna de Loreto, per la quale fu realizzata una nuova cappella nel vico Operaio, per la Madonna del Carmine di “Abbascio Miano” non è stata realizzata nessuna nuova cappella in sostituzione della precedente demolita. 
Oggi, a distanza di oltre 40 anni da quell'avvenimento, pochissimi ricordano ancora questa statua della Madonna, perché, nel frattempo, almeno due generazioni si sono succedute e la memoria storica si sta affievolendo inesorabilmente, man mano che passa il tempo... 
L’intento del nostro scritto è proprio quello di far riscoprire questa storia, affinché il ricordo di questo culto genuino legato alla statua della Madonna del Carmine non scompaia del tutto dalla memoria collettiva, lasciando una traccia indelebile per le future generazioni.
Questa statua, oltre che sacra, è soprattutto un simbolo storico e comunitario di appartenenza a un territorio, a cui tanti anziani piscinolesi si sono affidati nelle loro preghiere devozionali. Oggi purtroppo si trova in condizioni di conservazione molto precarie e andrebbe urgentemente restaurata per riportarla al suo antico splendore, oltre ad essere esposta di nuovo in un luogo protetto e accessibile a tutti i fedeli!

Salvatore Fioretto

p.s.: Prima che vengano intraprese delle iniziativa a favore del restauro della statua (lo speriamo vivamente e presto!), abbiamo deciso di non inserire alcuna immagine della Madonna di Piscinola. 

La nuova strada che è stata realizzata al posto del vecchio vico della "Carrara".

sabato 16 maggio 2026

I "Due con" della Piedimonte...storia di un'avventura nelle campagne del Torricelli a Mugnano...!



La storia che mi appresto a raccontare risale al mese di ottobre dell'anno 2011. Rappresenta un'esperienza memorabile legata alla mia passione per la ferrovia "Napoli Piedimonte" e che ricorderò per sempre tra gli avvenimenti più belli della mia vita. 

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Eravamo nella terza decade di ottobre e, come ogni anno, l’amico Biagio, che abita a Mugnano, mi aveva invitato, insieme all'altro amico Pasquale, a visitare il luogo che, come ogni anno, ospitava i preparativi per i fuochi pirotecnici, eseguiti in occasione dei festeggiamenti del Sacro Cuore di Gesù. Nelle campagne di Mugnano, infatti, i "Fuochisti" allestivano i mortai, detti in gergo "'e batterie", che poi venivano fatti esplodere di sera sul tardi, realizzando un "gran galà pirotecnico". Lo spettacolo in effetti concludeva i solenni festeggiamenti di ogni anno. I "fuochi" di Mugnano sono celebri e conosciuti in tutto in Meridione d'Italia e hanno sempre suscitato l'attenzione di molti appassionati di questo genere, i quali provengono da ogni parte della Campania e anche oltre confine. 
Q
uel pomeriggio percorremmo a piedi diversi sentieri, alcuni sterrati, fino a giungere nel luogo dove si svolgevano i preparativi. Questo posto si trova in prossimità della masseria detta del "Torricelli". Ricordo che in quel pomeriggio il cielo minacciava pioggia e c'era una grande incertezza che la gara pirotecnica potesse aver luogo in quella sera. A ogni modo, nonostante l'incertezza, i "fuochisti" continuavano a preparare di punto tutti gli armamenti e le cariche di esplosivo, tante "bombe", piccole e grandi, alcune enormi, che poi venivano coperte con teli di cellophan, per proteggerle da una pioggerella sottile che, nonostante tutto, continuava a cadere dal cielo. 
Il terreno era inzuppato d’acqua ed era difficile camminare in quel pantano, misto tra fango e pozzanghere. Molti erano i visitatori e i curiosi che erano giunti ad ammirare quelle operazioni, tanti da Mugnano, ma alcuni anche provenienti dai dintorni della cittadina e dalla provincia. Gli operatori delle ditte di fuochi pirotecnici (chiamati "fuochisti") allestivano gli impianti con sapienza ed esperienza, secondo un'arte tramandata di generazione in generazione.  L'arte pirotecnica, che da molte soddisfazioni, purtroppo risulta essere molto pericolosa, infatti 
non pochi operatori del settore hanno perso la vita in incidenti avvenuti nel corso dei decenni scorsi.
Mugnano fino a pochi anni fa era famosa in tutto il meridione per questa specialità pirotecnica, che vedeva il suo momento cloud, proprio durante la festa annuale in onore del Sacro Cuore di Gesù, quando il comitato dei festeggiamenti organizzava un vero e proprio festival pirotecnico, nel corso del quale si confrontano le abili tecniche di sparo e si sperimentavano anche le nuove creazioni, che comprendevano varie specialità di fuochi; oltre a quelli originari di Mugnano, molti erano i maestri fuochisti provenienti da fuori provincia e c'era anche chi proveniva dalla lontana Puglia.
Ricordo l’aria di delusione che si respirava quel pomeriggio, sia tra i fuochisti che tra i curiosi presenti, perché, visto il perdurare del maltempo, con molta probabilità (come poi avvenne), i fuochi sarebbero stati rimandati alla settimana seguente e forse qualche fuochista proveniente da fuori Regione avrebbe abbandonato la competizione per altri impegni presi... Con Biagio e Pasquale avevamo in comune la passione per l'Alifana ed eravamo soci dell'associazione GAFA: io ero iscritto da alcuni anni ed ero stato nominato da poco Consigliere, mentre Pasquale era il Segretario dell'Associazione. 
Non ricordo cosa ci spinse a divagare dall’argomento "fuochi"...  Ed ecco, come un lampo di fulmine che balenò nella mia mente, mi ricordai che non eravamo lontani dall'antico tracciato della Ferrovia Napoli Piedimonte... Guidando i due amici, ci incamminammo in quel vasto territorio, attraversando alcuni sentieri infestati dall'erba selvatica e da cespugliosi rovi, alti anche due metri. A un certo punto, spinto dal 
mio cosiddetto "istinto alifano", ci dirigemmo verso l’area che un tempo era attraversata dai binari della ferrovia "Piedimonte"...
I binari s'intravedevano appena in alcuni tratti, ma poi iniziavano ad essere coperti da una folta vegetazione; devo dire che il mio immancabile fiuto verso le strutture 
superstiti della ferrovia fece il resto e così mi lasciai guidare da quel mio misterioso istinto... Iniziammo a scandagliare i cespugli ed ecco come in un miraggio vedemmo apparire i resti di una trave di acciaio arrugginita, che non era un binario... Riuscimmo a renderla visibile, inizialmente con l'aiuto dei piedi e, poi, anche con alcuni bastoni che riuscimmo a recuperare in quel posto.  
Scoprimmo che l'oggetto misterioso era un traliccio della linea elettrica che era crollato molti anni prima e per fortuna, grazie alla folta vegetazione, si era conservato nascosto e protetto dai ricercatori di ferro, che già avevano smantellato ogni cosa della ferrovia, eccetto i binari che giacevano ancora al loro posto. Continuando l'opera di scoperta, mettemmo in vista la mensola d'acciaio (avente una forma simile alla lettera "lamba"), che era ancora fissata al traliccio con dei collari. Scoprimmo poi, con sommo stupore, che sulla mensola erano fissati due grandi isolatori della linea elettrica aerea: entrambi ben conservati... Addirittura uno di essi aveva ancora attaccato il cavo elettrico di linea, lungo circa tre metri! Questo elemento rappresentava l’unica testimonianza superstite costruttiva della linea aerea, che si era salvata dalla distruzione... C’erano anche due  piccoli isolatori della linea telefonica.
Restammo estasiati da questa scoperta e subito iniziammo a progettare come poter recuperare tutto quel ben di Dio…! Intanto iniziava a imbrunire e fummo costretti  a terminare la nostra improvvisata perlustrazione, ma restammo fermi nel proposito di recuperare al più presto tutto il materiale trasportabile, per salvaguardarlo dall'inevitabile distruzione… 
Facemmo quindi ritorno alle rispettive nostre case, ma il pensiero che regnava nelle nostre menti in quella sera memorabile  ritornava sempre a quella meravigliosa scoperta, e così fu anche nei giorni e mesi seguenti...
Ovviamente, come era prevedibile, la gara pirotecnica quella sera non ebbe luogo… in fin dei conti a noi poco ci interessava, perché il nostro pensiero fisso era concentrato sui cimeli lasciati solo momentaneamente abbandonati in quel campo, alla mercé dei possibili rovistatori di ferro vecchio…! 
Qualcosa dovevamo pur fare per recuperare quei reperti, che per noi rappresentavano un vero e proprio tesoro… ma in che maniera?
Conoscendo la zona e la diffidenza degli abitanti e dei contadini del posto verso i visitatori occasionali e gli sconosciuti, mai avrebbero compreso le finalità culturali del recupero, ed era impensabile presentarsi 
sul posto, all'improvviso, a prelevare quei cimeli, potevano scambiarci per dei ladri e rischiavamo come minimo un "richiamo" da parte dei conduttori dei fondi, oltre di incorrere all'assalto dei cani posti a guardia dei poderi, che avrebbero potuto farci del male e seriamente…; ovviamente eravamo dalla parte del torto, perchè non autorizzati...!
Trascorsero diversi mesi, credo più di un anno, ma ecco che, come per una cosa predestinata, l’occasione si presentò ghiotta e inaspettatamente, perché Pasquale, il Segretario dell'Associazione, fece amicizia con alcuni funzionari tecnici della nuova tratta Piscinola-Mugnano della "MetroCampania Nord Est". L’amicizia si consolidò quando i tecnici considerarono utile e importante la collaborazione della nostra Associazione GAFA, perchè si apprestavano a perlustrare e a censire nei dettagli gli attraversamenti della vecchia tratta della Alifana. 
A Natale di quell'anno, preparammo due bei regali destinati al personale di Metrocampania: due grandi quadri contenenti le foto del treno della "Piedimonte" fermo nella stazione di Santa Maria Capua Vetere. Furono regali molto graditi da queste persone, tanto che poi furono appesi alle pareti dei loro uffici. Un giorno i tecnici chiesero a Pasquale se l'Associazione conservasse una mappa 
della vecchia linea, dove si evidenziassero nei particolari tutti gli attraversamenti, con le rispettive "chilometriche". Noi questa mappa l'avevamo e non ce lo facemmo ripetere due volte, contenti di collaborare con loro, li accontentammo rapidamente, facendo una copia del disegno che aveva le dimensioni di un lenzuolo... Inoltre, sapendo di farci una cosa gradita, ci invitarono ad visitare insieme a loro diversi tratti di linea, posti tra Secondigliano e Capodichino; alcuni di essi erano nuovi per noi. Fu piacevole, poi, incontrare alcuni residenti che abitavano ai lati dell'antico tracciato della ferrovia, i quali ci consentirono di accedere nelle loro proprietà, lo fecero in segno di gratitudine, memori dell'antico spirito di collaborazione e di stima avuto riguardo al personale della vecchia ferrovia. Alcuni di questi abitanti, poi, ci raccontarono alcuni aneddoti e dei ricordi personali, riguardanti episodi legati alla ferrovia, quando era ancora in esercizio. 
Questa occasione di incontro con i tecnici della ferrovia ci fu propizia per chiedere di esaudire il nostro desiderio, che era quello di recuperare i cimeli scoperti al "Torricelli"… I tecnici si misero subito a disposizione. Organizzammo un sopralluogo sul posto, nello stesso giorno in cui consegnammo la mappa richiesta.

Area espositiva centro Agorà - S. Andrea de Lagni (S.M.C.V.)

Quando ci recammo nel luogo dove si trovavano gli oggetti da recuperare, essi ci presentarono a diversi contadini confinanti con il tratto dei binari, dicendo loro che eravamo autorizzati a entrare nelle aree di proprietà della ferrovia e a prelevare i cimeli presenti. Eravamo felici...!
Quella settimana stessa ci organizzammo per l’operazione “X”. Pasquale riuscì a farsi prestare un piccolo gruppo elettrogeno e un "flex" per il taglio dei metalli. Io utilizzai la mia vecchia Panda verde per il trasporto di queste attrezzature. Era un pomeriggio di inizio estate, ricordo che eravamo a giugno, quando iniziammo la nostra piccola avventura, finalizzata al prelievo dei cimeli della "Piedimonte",  nel tenimento della masseria Torricelli; quella volta l'attraversammo senza paura e senza dover spiegare niente a nessuno...! Entrammo proprio dal cortile della masseria, attraversando la strada che proviene dal centro di Mugnano. Con quell'equipaggiamento al seguito e così conciati, sembravamo proprio un gruppo di avanguardisti della Prima Guerra Mondiale (come quelli che si vedono nei film di guerra), che avanzano in prima linea, tra reticolati e terreni impervi, trasportando a braccia la cassa di legno contenente la radio trasmittente...! 
Io e Pasquale portavamo 
a spalla il pesante gruppo elettrogeno, mentre Biagio, che procedeva dietro di noi, portava il "flex" e i cavi elettrici. 
Eravamo emozionati e non badavamo alla fatica, alla polvere e al caldo, che pur ci faceva sudare tanto. Il terreno era stato zappato da poco con il trattore, che aveva reso molto polveroso la consistenza del suolo e si mostrava molto penetrabile sotto il peso dei piedi, rendendo 
ancora più faticoso il nostro cammino, perché le scarpe vi affondavano non poco...
Finalmente arrivammo nel sito dove giacevano i cimeli. Ricordo che eravamo giunti quasi al crepuscolo. Iniziammo a smontare o a tagliare i perni dei tiranti che tenevano unite le mensole degli isolatori al traliccio. Ricordo il rumore metallico del gruppo elettrogeno e le scintille dei tagli che echeggiavano come tuoni e splendevano come fulmini nella sterminata campagna mugnanese... Eravamo solo noi, in mezzo a quel "paradiso", in una perfetta solitudine, quasi surreale...! Smontammo dapprima i due isolatori di porcellana, facendo attenzione a conservare attaccato il cavo di alluminio; mi chiedevo ancora come avessero fatto a resistere alla bramosia dei ricercatori di rottami e di metalli…! Un miracolo!! 

Il prelievo dei due isolatori piccoli della linea telefonica fu più problematico, a causa del peso dell’intero traliccio che gravava sulla loro staffa di ancoraggio; dovemmo fare dei brevi tagli ad alcuni piccoli tiranti e anche una leva sulla trave, con una pertica recuperata sul posto, ma senza danneggiare il traliccio. Finalmente riuscimmo a liberarli. Purtroppo avevano alcuni bordi già parzialmente scheggiati, a causa dal precedente crollo del traliccio.
Ripercorremmo a ritroso il sentiero con i nostri "trofei"..., mentre Biagio restava a salvaguardare le attrezzature. Poi ritornammo a prendere tutto il resto, quando era ormai quasi del tutto buio.
Il percorso di ritorno su quel terreno friabile fu reso ancora più problematico, io avvertì alcuni strappi alla schiena e rischiai di cadere, poi dovetti anche evitare 
bruscamente alcuni rami bassi di ciliegio, altrimenti nel problematico tragitto mi avrebbero colpito agli occhi. Giungemmo nel luogo dove avevo parcheggiato la mia auto, situato nella parte retrostante la masseria del Torricelli. Caricammo tutto nel bagagliaio, avendo cura di proteggere le delicate alette di porcellana degli isolatori...; salimmo poi tutti a bordo, abbandonando quel luogo fortunato...
Eravamo sudici di polvere e di sudore, con le scarpe piene di terreno, ma eravamo felici tutti e tre…!! Intanto iniziavamo a prendere in giro Biagio, che nel faticoso percorso, stando dietro a noi, ci incitava, urlando, di andare a destra o a sinistra, come fa nel canottaggio 
di un equipaggio di “due con” il timoniere, ma in effetti Biagio era quello che camminava con il minor carico…! 
Ogni volta che ci vediamo ricordiamo spesso quell’avventura terminata a lieto fine, compiuta nella nostra gioventù, a volte ridendo a crepapelle per i concitati momenti rocamboleschi che l'accompagnarono, quando riuscimmo a recuperare con successo alcuni preziosi e rari cimeli della nostra cara ed amata ferrovia Piedimonte! 


Alcuni anni dopo, ritornando nello stesso luogo, abbiamo potuto constatare che quell'ultimo traliccio caduto tra i rovi non c'era più, e che quindi si era avverato quello che noi temevamo... Forse abbiamo fatto appena in tempo a salvare quei cimeli...!
Dei cimeli recuperati dall'Associazione GAFA, alcuni sono stati inseriti nel piccolo museo che è stato allestito nei locali dell'associazione "Agorà", di Sant'Andrea de Lagni (S.M.C.V.), mentre altri attendono ancora di essere sistemati in un'esposizione permanente che si spera possa essere presto allestita nel territorio dell'Area Nord di Napoli, a futura memoria della Ferrovia Napoli Piedimonte. 
A nostro avviso, il posto ideale sarebbe  l'edificio della stazione di Mugnano-Calvizzano, che una volta restaurato potrebbe diventare un museo permanente della Ferrovia, come recentemente è stato sollecitato da più parti... 

Salvatore Fioretto 


sabato 9 maggio 2026

1777, il Re concede l'assenso per una Pia Congregazione... Rinasce la Real Arciconfraternita del SS. Sacramento nel Casale di Piscinola!

In questo post pubblichiamo due documenti storici importanti riguardanti l'istituzione della Congregazione del SS.mo Sacramento in Piscinola, in particolare il memoriale di richiesta degli aspiranti confratelli e l'assenso reale concesso dal Re Ferdinando II alla rifondazione del sodalizio avvenuta nel mese di agosto del 1777, dopo che era stata decretata la soppressione della precedente istituzione piscinolese. La richiesta di approvazione al Re fu presentata attraverso un memoriale redatto dal notaio Filippo Cangiano il 23 luglio 1777 per conto della istituenda Confraternita del SS. Sacramento. 

Il testo in latino dell'approvazione reale è inserito nel libro "Viaggio nella mia terra - Memoria storica sul Casale di Piscinola" del dott. Franco B. Sica (tip. Cortese, Napoli 1989), mentre il documento originale, con i capitoli (o regole) della istituenda Congregazione, è conservato nell'Archivio di Stato di Napoli (Volume dei privilegi di Camera Reale - Anno 1777, n. 272 - pagine da 91 a 102).  

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Ecco un breve passo del memoriale che fu presentato al Re Ferdinando IV, nel Luglio 1777, dai soci fondatori della nuova “Congregazione del SS. Sacramento nel Casale di Piscinola” con il sigillo del notaio Cangiano:

“…Per parte degli infrascritti supplicanti mi è stato presentato l’introscritto memoriale del tenore seguente: Videlicet – Sacra Maestà.
Signore, con dispaccio per Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici de’ cinque del cadente mese di luglio si è degnata Vostra Maestà prevenire questa Curia, che sin dall’anno mille settecentocinquantuno con Suo Real Dispaccio fu chiusa questa Congregazione, e che presentandosi per la moderna le regole s’impartisca su stessa il Regio assenso in seguela di ciò essendosi dalla medesima presentate le Regole, con ricorso de’ Fratelli della Venerabile Congregazione del Santissimo Sacramento, ed è come segue, cioè:
Sacra Maestà – Signore – I Fratelli della Venerabile Congregazione sotto il Titolo del Santissimo Sacramento del Casale di Piscinola prostatasi a’ Reali Piedi di Vostra Maestà con suppliche le rappresentano come sebbene per ripieghi del Parroco si fosse fatta chiudere la suddetta Congregazione, e vietare di darsi assenso su le sue Regole, si è Vostra Maestà degnata per Sua Reale Munificenza comandare, che tale assenso le fosse impartito.
Quindi umiliando a Vostra Maestà le suddette Regole sottoscritte dalla maggiore parte dei Fratelli la supplicano degnarsi dispensare tanto su di esse, quanto sulla fondazione di detta Congregazione il Vostro reale assenso, e l’avranno ut Deus – Il tenore delle sopraccennate regole, è come segue – “Videlicet Jesus Maria Joseph.
Le regole che si hanno da osservare pel sussidio spirituale e temporale dei Fratelli e Sorelle della Congregazione, e confraternita del Santissimo Sacramento, eretta su suolo dell’Università del Casale di Piscinola."

Seguono le regole stipulate in trentuno articoli e firmate dai confratelli piscinolesi dell’epoca.

Le Regole furono formalmente approvate dal Re, in data 18 agosto 1777: data che sancisce ufficialmente la rifondazione della “Congregazione del SS. Sacramento del Casale di Piscinola”.
 
Ecco il testo in latino dell'approvazione reale:


"Die Decimaottava mensis Augusti Millesimo septicentesimo septuagesimoseptimo - Neapoli -Regalis Camera Sancta Clarae providet, decernit, atque mandat, quod expediantur Privilegium  in forma Regi Assensus servata forma retroscriptae relationis. Hoc suum-Citus praeses -Salomonius - Patritius - Vidit Fiscus Regalis Coronae - Pisanus - 

Croce-Stendardo con i simboli della Arciconfraternita

Supplicatum proptenerea nobis extitit pro parte supradictorum supplicantium quantenus fundationem Confraternitas, seu Collegii praedicti, ac praeinserta Capitula approbare et convalidare, cum omnibus et quibuscumque in dictis Capitulus contentis et expressis benignius dignaremur. Nos vero dictis petitionibus, tam justis et piis libenter aumentes in his et aliis quamplurimis loge majoribus, quae exauditionis gratiam rationabiliter promerentur tenore praesentium ex certa nostra scientia deliberate et consulto, ac ex gratia speciali funtationem predictam et ipsa preinserta Capitula juxta eorum tenores acceptamus, approbamus et convalidamus nostro-que munimine, et presidio roboramus, ac omnibus in ejusdem contentis, et praenarratis ac ex gratia speciali, ut supra assentimur et consentimus nostrumque super eis Assensum Regalem, et consentimus nostrunque super eis Assensum Regalem, et consensum interponimus et praestamus, usque ad nostrum Regium successorumque nostrorum Beneplacitum, nulla data temporis praescriptione cum supradictis Clausulis, coditionibus et limitationibus contenits in dicta praeinserta relatione supradicti nostri Regii Cappellani Majoris, ac in omnibus servata forma relationis praedictae. Volentes et decernentes expressa eadem scientia certa nostra, quod praesens nostra approbatio et convalidatio atque concessio tam super fundatione quam super praesentibus Capitulis sit et esse debeat praedictis  Confratribus jam dictae Congregationis praesentibus et futuris usque ad nostrum successorumque Nostrum Regium beneplacitum servata forma regalis valida fructuosa et firma nullamque in judiciis aut extra sentiat quovismodo diminitionis incomodum aut nostrae alterius detrimentum pertimescat, sed in suo semper robe et firmate persistat, in quorum fidem hoc praesens Privilegium fieri fecimus Magno nostro Negotiorum Siggillo pendenti munitum. 

Datum Neapoli. Die decimottava Mensis Augusti Millesimo septicentesimo septuagesimoseptimo, 1777. Ferdinadus Citus praeses Salomonius -Patritius - Vidit Fiscus Regalis Coronae Dominus Rex mandavit mihi D. Ferdinando Corradino a Secretis."


Traduzione: (utilizzando il programma di AI "ChatGPT")

"Il giorno diciotto del mese di agosto dell’anno 1777, in Napoli.

La Regia Camera di Santa Chiara dispone, decreta e ordina che venga spedito il privilegio nella forma del Regio Assenso, osservata la forma della relazione qui riportata.

Così [stabilito].
Citus, presidente – Salomone – Patrizio 
Visto dal Fisco della Regia Corona – Pisanus.

Fu pertanto presentata a noi supplica da parte dei suddetti richiedenti, affinché ci degnassimo benignamente di approvare e convalidare la fondazione della predetta Confraternita, o Collegio, nonché i capitoli sopra inseriti, con tutto quanto nei medesimi capitoli è contenuto ed espresso.
Noi, aderendo volentieri a tali richieste, tanto giuste e pie, e in queste come in moltissime altre cause maggiori che ragionevolmente meritano grazia di accoglimento, con il tenore del presente atto, di nostra certa scienza, con deliberazione e ponderato consiglio, e per speciale grazia, accettiamo, approviamo e convalidiamo la predetta fondazione e gli stessi capitoli sopra inseriti secondo il loro contenuto; e li rafforziamo con la nostra protezione e tutela.
Inoltre, riguardo a tutte le cose in essi contenute e sopra narrate, per speciale grazia, come sopra, prestiamo e conferiamo il nostro Assenso Regio e il nostro consenso, fino a quando durerà il beneplacito nostro e dei nostri successori, senza che possa essere opposta alcuna prescrizione di tempo, con le sopraddette clausole, condizioni e limitazioni contenute nella predetta relazione del nostro Regio Cappellano Maggiore, e osservata in tutto la forma della relazione medesima.
Volendo inoltre e decretando, con la stessa nostra certa consapevolezza, che la presente nostra approvazione, convalidazione e concessione, tanto riguardo alla fondazione quanto ai presenti capitoli, sia e debba essere valida, efficace e stabile per i suddetti confratelli della già detta Congregazione, presenti e futuri, fino al beneplacito nostro e dei nostri successori, osservata la forma regia; e che essa non subisca né in giudizio né fuori giudizio alcun pregiudizio, diminuzione o danno, né tema detrimento ai nostri diritti o a quelli altrui, ma perseveri sempre nel suo pieno vigore e stabilità.
In fede di ciò abbiamo fatto redigere il presente privilegio, munito del nostro grande sigillo pendente degli affari.

Dato in Napoli, il giorno diciotto del mese di agosto dell’anno 1777.

Ferdinando.
Citus, presidente – Salomone – Patrizio –
Visto dal Fisco della Regia Corona.

Il Re ordinò a me, don Ferdinando Corradini, segretario.” 

V. M. concede il suo Real Assenso alla preinserta Capitolazione fatta dai Fratelli della Venerabile Congregazione sotto il titolo del SS.mo Sacramento del Casale di Piscinola circa il buon governo della medesima il modo di eligere gli Ufficiali, la Recizione dei Fratelli, e godimento dei suffragi in tempo della morte loro, coll'inserta forma della relazione del Reverendo Cappellano Maggiore, e servata la forma di quella.

In forma Regalis Camerae Sancta Clarae

Pro Magnifico Mastellone

Martius Pisanus.

Salvatore Fioretto