sabato 17 ottobre 2026

Carpinianum e Munianum..., la storia dei due antichi centri con le rispettive chiese, a cura di Nicola del Core

Carpignano

Per eseguire la datazione dell’antico casale di Carpinianum (Carpignano) e della chiesa in esso presente, si fa riferimento a alcuni documenti risalenti tra il X° secolo e il XIII° secolo, quindi tra l'epoca ducale e quella in piena dominazione sveva, nei quali รจ attestata la presenza della ๐‚๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐š ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ ๐ง๐š๐ง๐จ. Questi documenti sono scritti, in parte in latino e in parte in italiano antico. La piรน antica testimonianza risale all'anno 979 d.C. ed รจ contenuta nell'opera: “Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam Pertinentia”, scritta dal grande storico Bartolommeo Capasso. Tra  le fonti storiche successive, si evidenzia quella datata il 28 marzo 1205, nella quale รจ citata la chiesa di San Giovanni. Ripercorrendoli in ordine cronologico, queste preziose fonti ci illustrano la storia della Villa Carpinianum, con alcune curiositร , come, ad esempio, le ricorrenti menzioni degli antichi abitanti del posto, che in tanti avevano il nome di Giovanni. Il documento rogato nel 1205 sancisce lo scambio di un appezzamento di terreno avvenuto tra ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐ง๐ฎ๐ฌ ๐‚๐š๐œ๐š๐ฉ๐ข๐œ๐ž, l'๐š๐›๐š๐ญ๐ž ๐. ๐๐š๐ซ๐ญ๐จ๐ฅ๐จ๐ฆ๐ž๐จ del ๐ฆ๐จ๐ง๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐จ ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐’๐ž๐›๐š๐ฌ๐ญ๐ข๐š๐ง๐จ e un certo Cacapice. Nell’atto viene stabilito che l'abate avesse la quarta parte di un terreno, chiamato ๐‚๐ข๐ซ๐š๐ฌ๐จ๐ฅ๐š ๐š ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ. In cambio di questo terreno, Cacapece ottenne un altro pezzo di terreno, chiamato ๐๐ข๐œ๐ณ๐จ๐ง๐ž, ๐ฌ๐ข๐ญ๐ฎ๐š๐ญ๐จ ๐š ๐Œ๐š๐ซ๐š๐ง๐ฎ๐ฆ (l’odierna Marano). Tutta la restante parte del terreno, ovvero tre quarti dell’estensione originaria, rimase indiviso e conteneva al suo interno la ๐œ๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐š๐ฅ๐ฅ๐š ๐Ÿ๐จ๐ง๐ญ๐š๐ง๐š (cosรฌ in quell’epoca era menzionata la chiesa), di proprietร  del ๐ฆ๐จ๐ง๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐จ ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐๐ข๐ž๐ญ๐ซ๐จ ๐š๐ฅ ๐‚๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ. Questo monastero cera situato sull'isoletta del Salvatore, l’odierna ๐‚๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ๐๐ž๐ฅ๐ฅ’๐Ž๐ฏ๐จ, che all’epoca dei fatti era abitato da monaci ๐›๐š๐ฌ๐ข๐ฅ๐ข๐š๐งi.
Quindi il Cacapice, probabilmente antico membro della famiglia mugnanese dei Capece Minutolo, cedette un terreno a Carpignano e acquisรฌ un altro terreno a Marano. La Chiesa di San Giovanni apparteneva al monastero del Salvatore di Napoli ed aveva in vicinanza ๐ฎ๐ง๐š ๐Ÿ๐จ๐ง๐ญ๐š๐ง๐š, purtroppo oggi non piรน presente. Il fatto che la chiesa sia stata menzionata in questo documento dimostra che รจ di piรน antica fondazione, ma purtroppo non abbiamo altri documenti antichi che ne dimostrano l’origine. Dalla narrazione si evince che la presenza della vicina fontana, a cui erano attribuiti poteri di guarigione, รจ riconducibile alla storia evangelica di San Giovanni Battista.
Considerato che nel periodo svevo la chiesa era attiva e funzionante, pensiamo che il tempietto dovesse avere la conformazione e le decorazioni in stile romanico.
La “Villa” di Carpinianum (il termine "Villa" sta a indicare un centro antico abitato, in seguito si tramuterร  in ๐‚๐š๐ฌ๐š๐ฅ๐ž) all’epoca era molto ricca ed estesa ed era situata tra i territori di ๐Œ๐ž๐ฅ๐ข๐ญ๐จ ๐ž di ๐Œ๐š๐ซ๐š๐ง๐จ. A seguito del terribile terremoto del 5 giugno 1688, la chiesa subรฌ ingenti danni; infatti in una relazione del ๐Ÿ6๐Ÿ—๐Ÿ– l'edificio viene descritto come se fosse ridotto allo stato di rudere...
Nell’immagine riportata all'inizio di questa descrizione abbiamo immaginato come potesse apparire la chiesa di San Giovanni a Carpignano ai tempi del periodo romanico, seguendo alcuni nostri indizi e aiutandoci nell’ispirazione con le tecniche dell’AI, abbiamo elaborato il disegno; come pure abbiamo ipotizzato come potesse essere l’immagine sacra che era presente all’interno della chiesa, prendendo ad esempio un mosaico che mostra San Giovanni Battista che battezza Gesรน, presente in una chiesa di Ravenna (vedi foto inserita). 
Per descrivere la chiesa nei particolari riportiamo la testimonianza dello storico mugnanese Gargiulo, tratta dal suo libro: “๐Œ๐ฎ๐ ๐ง๐š๐ง๐จ ๐๐ข ๐๐š๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข: ๐Ÿ๐ซ๐š ๐ฌ๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐š ๐ž ๐ญ๐ซ๐š๐๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ข" nella quale risulta che, per un certo periodo, la chiesa sia stata probabilmente “suffraganea”, ovvero amministrata dalla chiesa del SS. Salvatore di Piscinola: la notizia รจ stata tratta dalla “Santa Visita” compiuta dal card. Gesualdo, nell’anno 1598. 
San Giovanni a Carpignano รจ ritenuta dalla tradizione la chiesetta piรน antica del paese, le cui origini si perdono nel tempo, anche se si รจ sempre ignorata la data della sua fondazione. Pare che sia stata la sede della rettoria, fino a quando rimase suffraganea di Piscinola per la cura delle anime, ma «di ciรฒ non vi sono titoli che convalidino tali notizie»¹. Strettamente legata a Carpignano, ne ha conservato il ricordo fino ad oggi. Coinvolta nelle vicende storiche di quel centro abitato fu esposta per secoli all’incuria ed all’abbandono. Situazione questa, che sembra si sia aggravata col sorgere della chiesetta di S. Maria e, specialmente con quella di S. Biagio, situate «dentro la villa» di Mugnano. Nel 1656 venne completamente restaurata per iniziativa degli scampati alla peste dell’Universitร  di Mugnano. Si ha motivo di ritenere che in quel luogo si dovette costruire una specie di lazzaretto, perchรฉ i morti di peste vennero sepolti «in un fosso che ivi si trovava». 
Come si รจ giร  detto, nel 1698 si presentava in condizioni disastrose con le pareti in buona parte diroccate, che raggiungevano appena l’altezza di 12 palmi, cioรจ 3 metri). Dalla relazione si apprende che era lunga palmi 65 (m. 16,30), larga palmi 23 (m. 5,75). A settentrione vi era un avvallamento del terreno lungo palmi 132 (m. 23) e largo palmi 60 (m. 15). A mezzogiorno vi era un altro avvallamento lungo palmi 221 (m. 16,25) e largo palmi 64 (m. 16)². Nel 1692 venne affidata ad un eremita, del quale non si conosce il nome. [...]”.

¹ A.S.D., Visita Card. A. Gesualdo, 1598, vol. VII, f. 183 v.

  

 

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Mugnano

Per quando riguarda le origini di Mugnano, andremo ad esaminare i documenti che descrivono l'abitato di "๐Œ๐ฎ๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ"; nella storia sono menzionate anche le comuni origini del culto religioso con gli abitanti di Carpignano. "M๐ฎ๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ" nacque nello stesso periodo di Carpignano (๐ข๐ง๐ข๐ณ๐ข ๐๐ž๐ฅ ๐— ๐ฌ๐ž๐œ๐จ๐ฅ๐จ ๐.C., il primo documento dove esso รจ menzionata risale a๐ฅ ๐Ÿ—๐Ÿ“๐Ÿ“ ๐.C. La chiesa che era presente al suo interno, era dedicata a ๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐š Assunta, ed era giร  attestata ๐ง๐ž๐ฅ ๐Ÿ—๐Ÿ“๐Ÿ— ๐.C. 
Fin dalla fondazione di Mugnano era venerata la ๐Œ๐š๐๐จ๐ง๐ง๐š ๐€๐ฌ๐ฌ๐ฎ๐ง๐ญ๐š (molto probabilmente il culto era collegato alla scadenza dei pagamenti degli affitti, fissati dopo il raccolto, il ๐Ÿ๐Ÿ“ ๐€๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ).
In un documento del 1091 ๐.C. purtroppo andato perduto, รจ attestato sia l’antica famiglia ๐Œ๐ข๐ง๐ฎ๐ฅ๐จ (in seguito famiglia ๐‚๐š๐ฉ๐ž๐œ๐ž-๐Œ๐ข๐ง๐ฎ๐ญ๐จ๐ฅ๐จ), sia la presenza dell'Ecclesia di Santa Marie ad Campensi; questa abitazione probabilmente si trovava nella localitร  denominata ๐ฌ๐š๐ง๐ญ'๐€๐ง๐ข๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ.
Nel ๐Ÿ๐Ÿ๐Ÿ—๐ŸŽ ๐.๐œ. giร  esisteva un chiesa dedicata al ๐ฆ๐š๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ž ๐’๐š๐ง ๐๐ข๐š๐ ๐ ๐ข๐จ, che si trovava vicino a quella di ๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐š (di questa antica chiesa รจ rimasta solo la colonna esterna incastonata nella chiesa parrocchiale odierna). Giร  nel ๐Ÿ๐Ÿ๐Ÿ—๐Ÿ“ รจ accertato che il patrono di ๐Œ๐ฎ๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ era ๐’๐š๐ง ๐๐ฅ๐š๐ฌ๐ฌ๐ข (San Biagio vescovo).
Il Casale di ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ ๐ง๐š๐ง๐จ, fin dalla sua fondazione, non aveva una propria Chiesa, e gli abitanti per il loro culto si dovevano recare nella chiesa di ๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐š, che era la chiesa frequentata dagli abitanti del Casale di ๐Œ๐ฎ๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ, tuttavia gli abitanti di ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ ๐ง๐š๐ง๐จ veneravano ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐๐š๐ญ๐ญ๐ข๐ฌ๐ญ๐š.
Verso la ๐Ÿ๐ข๐ง๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐—๐ˆ๐ˆ ๐ฌ๐ž๐œ๐จ๐ฅ๐จ la ๐‚๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐๐ข ๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐š divenne piccola per i due centri, a quel punto i cittadini dei due Casali ne edificarono ciascuna una indipendente per il proprio utilizzo. A ๐Œ๐ฎ๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ fu eretta la prima ๐‚๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐๐ข ๐๐ข๐š๐ ๐ ๐ข๐จ, mentre a ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ ๐ง๐š๐ง๐จ quella dedicata a ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐๐š๐ญ๐ญ๐ข๐ฌ๐ญ๐š. 
Crediamo che nello stesso periodo della costruzione della ๐‚๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐๐ข ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข, fu edificata anche la cappella privata di proprietร  di ๐‚๐š๐ฌ๐š ๐Œ๐ข๐ง๐ฎ๐ฅ๐จ, che fu intitolata a ๐’๐š๐ง๐ญ'๐€๐ง๐ข๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ed ad altri Santi. 
Nel ๐Ÿ๐Ÿ—๐Ÿ‘๐Ÿ la ๐‚๐š๐ฉ๐ฉ๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐ข ๐’๐š๐ง๐ญ'๐€๐ง๐ข๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ, insieme al ๐๐š๐ฅ๐š๐ณ๐ณ๐จ ๐๐ž๐ข ๐‚๐š๐ฉ๐ž๐œ๐ž ๐Œ๐ข๐ง๐ฎ๐ญ๐จ๐ฅ๐จ (๐Ÿ๐ข๐ง๐ž ๐—๐•๐ˆ ๐ฌ๐ž๐œ๐จ๐ฅ๐จ) fu abbattuto per costruire la scuola statale “Gennaro Sequino” (di questo edificio purtroppo non non si conservano foto).

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Trascrizione integnale dell'Atto del ๐Ÿ๐Ÿ–.๐Ÿ‘.๐Ÿ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ“, con traduzione:

Imperante domino nostro Frederico imp. anno 8 die 28 mensis martii, ind. VIII (an. 1205) Neapoli. ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐ง๐ฎ๐ฌ ๐‚๐š๐œ๐š๐ฉ๐ข๐œ๐ž comestabilis commutavit et dedit d. Bartholomeo ๐š๐›๐›๐š๐ญ๐ข ๐ฆ๐จ๐ง๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐ข๐ข ๐’. ๐’๐ž๐›๐š๐ฌ๐ญ๐ข๐š๐ง๐ข integram petiolam de terra suam quarte unius, positam in loco qui nominatur ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ e dicitur ad Cirasola quae est campese, una cum introitu suo, et omnibus sibi pertinentibus, et coheret sibi ab uno latere terra heredum q.d. Sergii de Syrento, de alio latere est terra ecclesie S. Anelli maioris, de uno capite est terra d. Gregorii Caraczulo, de alio capite est terra d. ๐ˆ๐จ๐ก๐š๐ง๐ง๐ข๐ฌ ๐๐จ๐ฅ๐š๐ง๐จ, habitatoris d. loci ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ง๐ข๐š๐ง๐ข; propter quam petiolam terre in commutatione datam prefato monasterio ut supra dictus ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐ง๐ฎ๐ฌ ๐‚๐š๐ฉ๐ข๐œ๐ž accepit ab eodem abbati S. Sebastiani integram terram monasterii de integra petiola de terra, quae dicitur Piczone, positam in loco qui nominatur Maranum, et dicitur ad illa de Sicule quae est campese, una cum introitu suo et omnibus sibi pertinentibus, quae adhuc indivisa, et in comuni cum reliquo exinde, quod est ๐ž๐œ๐œ๐ฅ๐ž๐ฌ๐ข๐ž ๐’. ๐ˆ๐จ๐ก๐š๐ง๐ง๐ข๐ฌ ๐š๐ ๐Ÿ๐จ๐ง๐ญ๐ž iuris Sancte neapolitane ecclesie, et ๐ฆ๐จ๐ง๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐ข๐ข ๐’. ๐๐ž๐ญ๐ซ๐ข ๐š๐ ๐‚๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ฅ๐ฅ๐ฎ๐ฆ et hos habet fines de uno capite est via pubblica, unde ibidem introitum ingredit, de alio capite est terra d. Bartolomei Falconaro, de uno latere in ex paste est via, seu et in ipso latere est fundus heredum q. Iohannis qui nominatur de Caesario habitatoris ipsius loci Marani, et de alio latere est terra heredum q. Iacobi Comite sicut exfinat; et st signatum tali signo CCCCLXXXXVIII - Summarium inst. S. Sebastiani fol. 216.

(Testo tratto da B. Capasso, Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam Pertinentia).

(traduzione)

Per ordine di nostro signore Federico, imper. anno 8, 28 marzo, ind. VIII (an. 1205) a Napoli. ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐ง๐ฎ๐ฌ ๐‚๐š๐œ๐š๐ฉ๐ข๐œ๐ž stabile scambiรฒ e diede d. Bartolomeo, ๐š๐›๐š๐ญ๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐ฆ๐จ๐ง๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐จ ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐’๐ž๐›๐š๐ฌ๐ญ๐ข๐š๐ง๐จ, ricevette in dono un'intera parte del suo terreno, un quarto di uno, situato in un luogo chiamato ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ง๐ข๐š๐ง๐ฎ๐ฆ e denominato Cirasola, che รจ pianeggiante, con il suo ingresso e tutto ciรฒ che vi appartiene, e confina da un lato con il terreno dell'erede di Sergio di Syrento, dall'altro lato con il terreno della chiesa di Sant'Anelli il Maggiore, da un lato con il terreno di Gregorio Caraczulo, dall'altro lato con il terreno di ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐๐จ๐ฅ๐š๐ง๐จ, abitante del luogo di ๐‚๐š๐ซ๐ฉ๐ข๐ง๐ข๐š๐ง๐ข; per il quale un pezzo di terra fu dato in cambio al suddetto monastero, come il suddetto ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐ง๐ฎ๐ฌ ๐‚๐š๐ฉ๐ข๐œ๐ž ricevette dallo stesso abate di San Sebastiano l'intero terreno del monastero dell'intero pezzo di terra, che รจ chiamato Piczone, situato in un luogo chiamato Maranum, e si dice che sia su quello di Sicilia che รจ pianeggiante, insieme al suo ingresso e tutto ciรฒ che gli appartiene, che รจ ancora indiviso, e in comune con il resto da lรฌ, che รจ la ๐œ๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐š๐ฅ๐ฅ๐š ๐Ÿ๐จ๐ง๐ญ๐ž della chiesa Santa Napoletana, e il ๐ฆ๐จ๐ง๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐จ ๐๐ข ๐’๐š๐ง ๐๐ข๐ž๐ญ๐ซ๐จ ๐š๐ฅ ๐‚๐š๐ฌ๐ญ๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ e ha questi confini. Da una parte c'รจ la strada pubblica, da cui vi entra l'ingresso, dall'altra parte c'รจ il terreno di San Bartolomeo Falconaro, da un lato nel pascolo c'รจ la strada, o e da quel lato c'รจ la proprietร  degli eredi fu ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข che รจ chiamato da Cesareo, l'abitante dello stesso luogo, Marani, e dall'altro lato c'รจ il terreno degli eredi del Conte di Giacomo come รจ definito; ed รจ firmato con tale segno CCCCLXXXVIII (498).

Da una ricerca di Nicola del Core 


Ringraziamo Nicola del Core, bravo e appassionato ricercatore storico, per aver codiviso su Piscinolablog il frutto della sua interessante ricerca. 

S.F. 

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Le Fonti bibliografiche consultate sono:

-"Mugnano e Carpignano la storia attraverso i documenti" ๐‘๐ข๐œ๐ž๐ซ๐œ๐š ๐›๐ข๐›๐ฅ๐ข๐จ๐ ๐ซ๐š๐Ÿ๐ข๐œ๐š ๐ž ๐๐จ๐œ๐ฎ๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐š๐ซ๐ข๐š ๐๐ข ๐†๐ข๐ฎ๐ฌ๐ž๐ฉ๐ฉ๐ž ๐‚๐š๐ฉ๐š๐ฌ๐ฌ๐จ

-"๐Œ๐ฎ๐ ๐ง๐š๐ง๐จ ๐๐ข ๐๐š๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข: ๐Ÿ๐ซ๐š ๐ฌ๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐š ๐ž ๐ญ๐ซ๐š๐๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ข", ๐ฌ๐œ๐ซ๐ข๐ญ๐ญ๐จ ๐๐š๐ฅ ๐ซ๐ž๐ฏ. ๐…๐ซ๐š๐ง๐œ๐ž๐ฌ๐œ๐จ ๐†๐š๐ซ๐ ๐ข๐ฎ๐ฅ๐จ.

-“Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam Pertinentia”, di Bartolommeo Capasso.

sabato 10 ottobre 2026

Quelle opere di caritร  di mons. Andrea Viggiano: dai "marinaretti della nave Caracciolo" alla "Casa Bianca" presso il Bosco di Capodimonte...

 La Casa Bianca a San Rocco di Capodimonte

L'argomento di questo post si inserisce nel grande movimento socio-assistenziale sorto a Napoli all'inizio del Novecento, dedicato al recupero dei ragazzi poveri e abbandonati, che vede al centro dei progetti realizzati il sacerdote, monsignor Andrea Viggiano. 
La prima opera realizzata, promossa dal sacerdote, fu la "Nave-Asilo Caracciolo", che sarร  attiva dal 1913, per la quale mons. Viggiano profuse tutte le sue energie organizzative e aiutรฒ moltissimo l'istituzione durante il suo operato, recuperando i fondi necessari, con il sostegno dei benefattori e fornendo anche dai propri averi. 
La nave Caracciolo era destinata all'educazione e al recupero dell'infanzia abbandonata, in particolare degli scugnizzi che vagavano all'epoca per le strade di Napoli. La direzione educativa della nave fu affidata all'insegnante Giulia Civita Franceschi.
Giulia, che oltre all'insegnamento fu anche direttrice del nuovo Ente morale, pensรฒ spesso alla realizzazione sul lago Fusaro di una casa per i piccoli pescatori, assieme ad un’opera per le scugnizze, alle quali estendere le pratiche collegate alla pesca. "Convinta che nessuno si preoccupasse della sorte delle bambine abbandonate per le vie della cittร , nonchรฉ “esposte a tutte le forme orribili di criminalitร  per sรฉ e piรน ancora per i figli che verranno da lei”. Ed ecco che il 13 aprile 1921, maturate le esperienze di pesca, si costituรฌ la SPEM (Scuola Pescatori e Marinaretti), alla quale due anni dopo lo Stato concesse la gestione dei Laghi Fusaro e Mare Morto, tra Bacoli e Capo Miseno.Sempre nel 1921, l'opera della "Caracciolo" fu oggetto di studio da parte di una commissione giunta dal Giappone che, insieme al Ministro dell’Istruzione italiano dell'epoca e a professori universitari, salรฌ a bordo della nave per conoscere il sistema educativo adottato. Un anno dopo il Ministero della Pubblica Istruzione conferรฌ alla sig. Giulia Civita, la prima medaglia d’oro al merito. La nave-asilo "Caracciolo", seguiva la scia di altre navi scuola che in quel periodo si affermarono il Italia, prima nel Veneto e poi in Sicilia edebbe una grande risonanza nella stampa dell'epoca; ecco un articolo tratto dal “Corriere dei Piccoli”, 18 maggio 1913 - anno V n. 20 pagg. 4-5), nel quale si indica mons. Viggiano come ideatore dell'istituzione: "Sulla fine di aprile, Napoli ha avuto un dono di cui da tempo aveva bisogno. Nel suo porto รจ stato inaugurata una nave asilo per i figli dei marinai morti e per i bambini derelitti che abbondano nelle vie della cittร . Il Ministero della marina ha concesso una vecchia nave radiata dai quadri della flotta, una nave che porta un nome glorioso: quello dell'ammiraglio napoletano Francesco Caracciolo. La "Caracciolo" fu, in altri tempi, sede di una scuola nautica ed ora accoglierร  una non vasta schiera di ragazzi bisognosi di aiuto e di guida, per non correre incontro alla perdizione alla quale erano giร  avviati .
La nuova "nave-asilo" fu inaugurata in forma solenne alla presenza del Duca d'Aosta, del ministro della marina, on. Pasquale Leonardi-Cattolica, e di tutte le autoritร  civili e militari di Napoli. Giร  parecchi sono i ricoverati ospiti della « Caracciolo. E bisogna augurarsi che presto i mezzi concessi dal Governo siano accresciuti dalla beneficenza privata, per il bene di tanti derelitti strappati dal pericolo di precipitare nel vizio.
L'istituzione delle « navi-asilo » iniziata da qualche anno a Venezia รจ fra le piรน benemerite. Il fanciullo abbandonato per le strade, il figlio del marinaio morto per la patria oppure scomparso, lasciando la famiglia nella miseria, salendo la scala che mena alla nave che sta per essere la sua casa, mette il mare fra la sua anima che comincia a sbocciare e l'atmosfera di perdizione che egli lasciรฒ a terra. Il suo mestiere, la sua professione sono giร  stabiliti non per volontร  impressagli da chi l'educa, ma per una spontanea tendenza che gli si andrร  sviluppando nell'anima, e che lo porterร  a preferire le sane fatiche, le gioie salubri, le gagliarde iniziative della vita marinaresca. Sarร  come il figlio dei contadini che, nato e cresciuto in mezzo ai campi. non saprร  mai piรน staccarsene, e darร  tutto il suo amore e tutto il suo sudore alla terra.
Sarร  pari ai giovani delle antiche repubbliche marinare d'Italia, che crescevano volgendo gli occhi avidi al mare, aspettando con ansia febbrile il giorno di salire su di una bella nave, a scoprire ignorati orizzonti, a lavorare per l'incremento della potenza e dei commerci della patria. Questi futuri navigatori non saranno marinai d'occasione: avranno il mare nel sangue e nel cuore: avranno robustezza degna di sfidare le collere e gli ostacoli degli oceani, e cuore saldo per non dar confini ai loro ardimenti. Quanto bene verrebbe all'Italia, terra di marinai, se tutte le sue future energie, se tutti i suoi figli in tenera etร  che stanno per essere traviati dall'abbandono e dalle insidie delle grandi cittร , potessero rifugiarsi su di una nave, e respirare a pieni polmoni l'incomparabile bellezza dell'infinito marino, l'ossigeno che sale dalle onde, gli insegnamenti che sono nella vita operosa e pura che si vive sul mare.
L'iniziativa รจ cosรฌ nobile e profittevole, che non รจ facile spiegarsi come mai quella di Napoli sia soltanto la seconda nave asilo d' Italia.
La « Caracciolo » รจ sorta per le premure e la fede di un modesto prete, don Andrea Viggiano che non ebbe riposo fra relazioni e sollecitazioni al ministro della marina e ad altre autoritร  - finchรจ non vide il suo bel sogno aver consistenza di realtร 
". 
Purtroppo, dopo soli 15 anni di attivitร ,nel 1928, la signora Civita fu rimossa del tutto dall’incarico e la nave fu inquadrata nell’Opera Nazionale Balilla...

  

Per l'istituzione assistenziale, denominata "Casa Bianca", creata sempre dall'ispirazione avuta da don Viggiano, della quale fu direttore e amministratore, dobbiamo partire dall'anno 1914.

Dagli atti della conferenza, intitolata: "Dalla Nave-Asilo Caracciolo a Casa Bianca" (tenuta il 21 aprile 1914, presso il "Circolo Imperium", nella sala Maddaloni a Napoli), viene illustrata per la prima volta l'istituzione della "Casa Bianca" a San Rocco di Capodimonte: struttura destinata al recupero delle bambine orfane e abbandonate. Questo fa pensare che il progetto "Casa Bianca", ideato e realizzato da mons. Viggiano, sia stato successivo o parallelo all'iniziativa educativa-assistenziale collegata all'esperienza della nave-asilo "Caracciolo". 
Ecco una parte del discorso di Mons. Viggiano nel quale annuncia l'opera alla cittร :
"[...] Ispirato a questi alti ideali, vagheggiavo in me stesso, come tradurre in atto il grande sogno di redenzione delle povere bambine abbandonate, e dopo profondo raccoglimento e preghiera, mi vennero i primi aiuti da un’anima grande, per gettare le basi della nuova pietosa opera, per la redenzione dell’infanzia dolente!
Ed รจ per questo che su di Napoli nostra, sulla ridente ed amena collina di S. Rocco di Capodimonte, il viandante scorge, sulla via maestra, un cancello bianco. Esso si aprirร  tra breve alla dolce caritร  Cristiana. Ed inoltrandosi, รจ tutto un lungo viale d’aranci in fiore, il cui profumo delizioso รจ l’indice di un piรน soave effluvio di bene. La teoria di alberi conduce alla villa amena e soleggiata, tutta fresca e serena, circondata dalla Signoria della sua grande estensione di terra.
Un piccolo, grande reame di cuore e di sentimento. La Villa s’intitolerร  « Casa Bianca », piccolo dolce nome di radiosa purezza, piccolo dolce nome di poesia gentile, e sarร  il simbolico Giordano di purificazione, il santuario immacolato delle piccole anime vaganti per le vie e per le piazze, in balia di se stesse!

Colร , in quel porto di quiete e di consolazione, fra sole e cielo, fra il misticismo della dolce preghiera, che come soave nube d’incenso salirร  al cielo, e il canto degli uccelli, tra la scuola e il lavoro, la pace e la tranquillitร , converranno le fanciulle derelitte che un barbaro destino poteva votare un giorno doloroso alla vergogna !
Lassรน, l’infanzia sparuta, l’infanzia affamata, l’infanzia maltrattata, abbandonata, si inabisserร  nella luce smagliante di un nuovo sole di caritร  che solleverร  le derelitte alla dignitร  altissima di donne buone, pure ed immacolate, degne di diventare un giorno vere madri di famiglia. 
[...] 
Per conoscere nei dettagli l'istituzione della "Casa Bianca", prendiamo in prestito il contentuto del libretto: "
Le Colonie Scolastiche in Italia negli anni 1925 e 1926 -  Relazione dell'Ispettore Comm. Gallo Cabrini - "Grafia" S. A. I. Industrie Grafiche - Roma 1927, nel quale, a pagina 14, capitolo 5, si descrive la struttura:
"5. CASA BIANCA DI MONSIGNOR VIGGIANO. Fondata in Napoli a San Rocco di Capodimonte nel 1914 da Monsignor Andrea Viggiano, per accogliervi bambine abbandonate, ricovera da qualche anno anche delle orfane di guerra.
Vi sono ammesse le bambine di povera condizione, dai 4 agli 8 anni di etร  , abbandonate o maltrattate dai parenti, od orfane di guerra , e vi sono trattenute fino ai 18 anni. Frequentate le classi elementari, le ragazze vengono addestrate per turno in cucina, nel refettorio e nei dormitori, nelle faccende domestiche e attendono alla fabbricazione di calze, alla filanda, alla maglieria, ai ricami, alla azienda agricola di nuovo impianto .

Libretto conservato nel "Museo del Mare" di Napoli
Istituto non ha patrimonio, vive coi proventi di una lotteria fatta a beneficio della Casa Bianca: coi sussidi della Provincia e con le elargizioni di Privati .
Morto, per disgrazia automobilistica l'11 luglio 1924 (cadde dall’autoveicolo, aveva 42 anni), Monsignor Viggiano, assunse la direzione dell'Opera il di lui fratello Antonio (chiamata Villa Perna). Negli anni 1925 e 1926 tutte le bambine furono portate al mare a Pozzuoli, e precisamente in localitร  Lucrino, dal 15 luglio al 25 settembre.
Nel 1926 gli accolti furono 220, compresi 80 ciechi dell'Istituto Principe di Napoli. Divenne in seguito un Istituto con 120 posti letto.
Mon. Viggiano nacque ad Avigliano in Basilicata, nel 1882."
Nel sito del Comune di Napoli si legge: “La struttura fu fondata per le piccole abbandonate e per le orfane di guerra, ed era alquanto curata dal fratello di lui, antonio. La casa Bianca รจ nota in tutta Italia per il gran bene che fa: nella sola colonia Marina ha ospitato quest’anno oltre 1200 bambini tra quelli formanti la sua popolazione stabile di orfanelle….”
Altra fonte trovata รจ l'opera “La Basilicata nel Mondo” vol. I - anno 1924, infatti a pag. 40 si legge: ANDREA VIGGIANO: « Era anch'egli dei nostri: nato nel cuore della Basilicata, ad Avigliano. Giovanissimo, aveva vestito l'abito talare, a vent'anni aveva celebrato la prima messa. Da allora il suo apostolato non ebbe mai tregua, non conobbe mai soste, nรฉ limiti di sacrificio, fino alla morte. Quella morte tragica, che lo colse all'improvviso, interrompendo la sua ultima non compiuta opera di bene... ». « . . .Egli era in automobile lungo le strade di Capodimonte, e la macchina procedeva a velocitร  notevole. Nei pressi delle birrerie meridionali, forse per una brusco sobbalzo, il corpo di Mons. Andrea fu sbalzato fuori dalla macchina sbattendo, violentemente l'occipite sul selciato: rimase cadavere senza agonia... Quanto sorriso egli aveva dato ai piรน bisognosi di cure, di affetto, di amore, alle orfanelle, ai figli di nessuno. «... Durante la guerra, la sua opera fu inesauribile. Inviรฒ coperte, tende, biancheria all'esercito combattente; raccolse profughi delle terre invase; assistรฉ gli orfani e le vedove dei caduti. Anche nella sciagura di Amalfi, egli portรฒ il contributo della sua caritร , accogliendo nella “Casa Bianca” due bambine rimaste orfane...». «... Mons. Andrea Viggiano รจ nato apostolo, benefattore, Egli si curva sul fango della strada a raccogliere le figlie di nessuno... ». « . . .Napoli tutta, gli ha reso onori funebri degni di un re. Mai la pietร  umana compรฌ una piรน mirabile opera di redenzione sociale, mai un cuore piรน evangelico si consumรฒ nel fervore di cosรฌ illuminata e benefica caritร  cristiana...". 

La stessa collana editoriale ("La Basilicata nel Mondo - 1924 / 1927"), pubblicava nel 1927 un ricordo del monsignore Viggiano, al momento della sua prematura scomparsa: "UN APOSTOLO DI CARITA' - E’ morto tragicamente a Napoli mons. Andrea Viggiano. Era anch’ Egli dei nostri: nato nel cuore rupestre della Basilicata, ad Avigliano. Giovanissimo, aveva vestito l’abito talare, a vent’anni aveva celebrato la prima messa, da allora, il suo apostolato non ebbe mai tregua, non conobbe mai soste nรฉ limiti di sacrificio, fino alla morte. Quella morte tragica, che lo colse all’ improvviso, interrompendo la sua ultima, non compiuta opera di bene. Tornava Mons. Andrea Viggiano dalla sua ((Casa Bianca)) e andava a concludere un contratto, mercรฉ il quale le sue centoventi orfanelle — ora veramente orfanelle — avrebbero potuto usufruire di un comodo stabilimento balneare, nei pressi del Lucrino. Egli era in automobile, lungo la strada di Capodimonte, e la macchina procedeva a velocitร  notevole. Nei pressi delle Birrerie Meridionali, forse per un brusco sobbalzo, dovuto al cattivo stato della strada, il corpo di Mons. Viggiano fu sbalzato fuori della macchina battendo, violentemente, con l’occipite sul selciato: rimase cadavere, senza agonia. Quanto sorriso di vita Egli aveva adunato negli occhi dei derelitti I terremoti Calabro-Siculi e quelli della Marsica lo avevano visto accorrere a recare il saluto cristiano della vita e della speranza. La sua pietร  evangelica, imitatrice di quella di Gesรน, Sinite parvulos venire ad me, si esercitรฒ e si rivolse, specialmente ai piรน deboli, ai piรน inermi, ai piรน bisognosi di cure, di conforto, di amore, alle orfanelle, ai figli di nessuno. Le prime, Egli raccolse nella sua « Casa Bianca » togliendole alla miseria e all’abbrutimento; e, per l’assistenza degli «scugnizzi », coadiuvรฒ instancabilmente Donna Giulia Civita e le altre dame fondatrici della ((Nave Asilo)). Durante la guerra, la sua opera fu inesauribile. Inviรฒ coperte, tende, biancheria all’esercito combattente; raccolse profughi delle terre invase; assistรฉ gli orfani e le vedove dei caduti. Anche nella recente sciagura di Amalfi, Egli portรฒ il contributo della sua caritร , accogliendo nella ((Casa Bianca)) due bambine rimaste orfane. Questo il cuore, che fu spento cosรฌ tragicamente. A ((Casa Bianca)) piangono le Inconsolabili. L’Apostolo non c’รจ piรน. Ma la sua opera e il suo esempio rimangono. Napoli, tutta Napoli, gli ha reso onori funebri degni di un re. E re Egli era, di un suo bianco regno di bene, tanto vicino a quello dei cieli di redenzione sociale; mai un cuore piรน evangelico si consumรฒ nel fervore di cosรฌ illuminata e benefica caritร  cristiana. Monsignor Andrea Viggiano col suo poco pacato e arso volto di asceta, coi Suoi occhi pieni di tutti i sogni celestiali dell’anima sua soavemente mistica e innamorata di Dio, somiglia singolarmente all’Uomo della montagna di Assisi, al Santo della Povertร  e della Verginitร . Francesco, dall’alto della sua montagna, sulla quale Dante si genuflesse, predica e canta e piรน canta che predica — la fraternitร  universale di tutte le creature di Dio, dall’uomo al filo di erba del prato, dall’insetto piรน vile alle perle magnifiche della rugiada mattutina. ((Tutto purificare, tutto donare)), era la sete mistica del poverello di Assisi. 
Cartolina conservata nella Biblioteca Vittorio Emanuele III di Napoli
L’Uomo della montagna lucana, con gli occhi certo rivolti alla luce di Assisi, fa suo il grande grido dell’ultimo profeta di Dio sopra la terra. La sua fantasia si popola delle visioni piรน chiare dell’ amore cristiano. Egli ha davanti al suo spirito: Gesรน Cristo, il gentile Messia del popolo di Galilea, che passa per l’ombra degli olivi di Palestina, seminando il bene e chiamando, intorno a sรฉ, quanto vi รจ di piรน puro al mondo: i bambini; Francesco, che, nell’ombra del bosco di Assisi, fonda l’Eremo della puritร  e della povertร . Nel suo grande cuore, Monsignor Andrea Viggiano fonde insieme, in un palpito solo, l’ardore divino di Cristo e l’ardore serafico di Francesco. Egli รจ nato apostolo. La miseria innocente lo commuove, lo attrae. Benefattore, Egli si curva sul fango della strada, a raccogliere le figlie di nessuno, — (quelle che il vizio e la perdizione ingoiano e dissolvono e che alimentano miseramente le falangi delle prostitute — cambia, come per un incanto, il loro destino. Nei cuori, ove annidavano il buio e la disperazione, getta la luce e la fede. Sulle labbra sfatte dalla fame e dall’orrore, fa fiorire il sorriso e la benedizione, nelle anime brute getta i germi della piรน sana educazione cristiana. Casa Bianca! 
Mai sogno di poeta fu cosรฌ bello e piรน puro. A sera, quando le piccole redente, raccolte nella preghiera, levano a Dio i cori originali e le anime senza macchia, come le ostie del sacrificio, lo spirito di Monsignor Andrea Viggiano รจ presente. E vigila, custodisce la Casa della Puritร . A questo apostolo della nostra Basilicata siano perenni la lode, il culto, la benedizione e l’imitazione di tutti gli uomini di buona volontร ".
La “Domenica del Corriere, Supplemento illustrato del Corriere” dell’anno 1927, pag. 7: cosi commentava la scomparsa di mons. Viggiano: “...Fervido di spirito cristiano apostolico, aveva fondato dal nulla, come i santi di una volta, con soli suoi mezzi…”.

Salvatore Fioretto 

Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla redazione di questo post. Si ringrazia, in particolare, la direzione del "Museo del Mare", per averci aiutato nella ricerca storica su mons. Viggiano, fornendoci la visura di alcune fonti storiche dell'epoca ("Sac. Andrea Viggiano - Dalla nave-asilo Caracciolo a Casa Bianca" - Conferenza"). 
Alcune foto della nave "Caracciolo" sono state tratte dal libro "Da scugnizzi a marinaretti - L'esperienza della nave-asilo Caracciolo 1913-1928. Mostra foto documentaria a cura di A. Mussari e Maria A. Selvaggio, ed. Scientifiche e artistiche". 
La cartolina che ritrae l'edificio della "Casa Bianca" รจ stata trovata nel libretto "Casa Bianca - Regolamento per le bambine", conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.


mercoledรฌ 7 ottobre 2026

Una ventata di cultura nell'Area Nord di Napoli... Cinema e letteratura a braccetto!

In queste ultime settimane abbiamo registrato due importanti eventi culturali che hanno avuto luogo nel nostro territorio, a conferma del fermento artistico e culturale che da alcuni anni ne caratterizza l'attualitร  — un'attualitร  destinata a diventare la storia di domani.

Il primo evento riguarda la presentazione del cortometraggio realizzato dal maestro Salvatore Nappa e prodotto dalla "Virtus Piscinola", intitolato "La favola del pallone". Il video, tratto dal docufilm "La storia del pallone (scritto sempre da Salvatore Nappa), รจ stato realizzato con la collaborazione dell'attore e regista Lello Serao nel ruolo di voce narrante. Attraverso un racconto romanzato, arricchito da immagini e filmati d'epoca, l'opera rievoca la grande storia della societร  sportiva "Virtus Piscinola", che ha superato gli ottant'anni di attivitร . Presentato il 30 settembre scorso al Teatro Area Nord di Piscinola nell'ambito della VII edizione del NaNo Film Festival, il cortometraggio ha riscosso un notevole successo di pubblico e ampi apprezzamenti. 

L'opera di Salvatore Nappa si inserisce in un percorso di recupero della memoria storica del territorio attraverso le sue eccellenze, che hanno trovato nella pallacanestro la loro massima espressione. Il lavoro racchiude inoltre significative testimonianze di umanitร , socialitร  e attaccamento al territorio da parte delle generazioni passate, unite dall'ottimismo della ricostruzione postbellica e da un forte spirito comunitario.

Abbiamo reperito il video sul sito di Calvizzanoweb, del quale inseriamo qui il link, ringraziando il giornalista Domenico Rosiello e il regista: 

La favola del pallone.

Il secondo evento รจ la pubblicazione del libro del dott. Nicola Nardella, Presidente della VIII Municipalitร  di Napoli, intitolato Il bambino che forse scoprรฌ Atlantide ed altre storie, edito dalla casa editrice Marotta e Cafiero. Il volume รจ stato presentato nell'ambito della fiera del libro "Campania Libri Festival", tenutasi dall'1 al 4 ottobre presso il Palazzo Reale di Napoli.
Riportiamo di seguito la sinossi dell'opera:

"Questa raccolta di racconti รจ un viaggio attraverso mondi possibili, in cui il confine tra realtร  e finzione, umano e artificiale, infanzia e maturitร  si fa sempre piรน labile. Le nove storie, pur autonome, sono unite da un filo conduttore: l’esplorazione di paesaggi interiori in un’epoca segnata da trasformazioni tecnologiche, sociali ed esistenziali. Dietro storie che hanno come protagonisti bambini e bambine si nasconde una riflessione destinata agli adulti. Un bimbo che forse scoprรฌ l’antica Atlantide, due bambine che mettono a soqquadro la lingua creando e cancellando parole, un orso campione di scacchi, un bambino i cui disegni diventano reali e altro ancora. Un viaggio immaginifico che non potete perdere."

Ai due autori, entrambi originari di Piscinola, porgiamo i nostri piรน sentiti auguri di un grande successo di critica e di pubblico.

Salvatore Fioretto

lunedรฌ 5 ottobre 2026

Della serie i racconti della Piedimonte: " Carmine, l’ultimo capotreno in servizio sulla Piedimonte…!"

Alcuni anni fa abbiamo avuto il piacere di conoscere uno degli ultimi ferrovieri assunti dalla ferrovia "Napoli Piedimonte d’Alife", per la Tratta Bassa. Proviene da una famiglia che ha una lunghissima tradizione di ferrovieri. Infatti ci ha raccontato che sono stati ferrovieri il nonno e il padre, nonchรฉ il fratello e la sorella. Si chiama Carmine e oggi รจ un tranquillo pensionato ultraottantenne, che si gode la sua pensione, la sua famiglia e i suoi nipotini. Ecco i suoi ricordi di capotreno della ferrovia "Napoli Piedimonte d'Alife".

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“Fui assunto nella ferrovia alifana, quando era amministrata come "Gestione Governativa", nella primavera del 1960. Nei primi anni, dopo un breve periodo trascorso nella stazione di Casaluce, fui destinato a fare l’”Assuntore” nella stazione di Mugnano-Calvizzano. La figura di “Assuntore” era una figura professionale particolare per quegli anni, in quanto era un tipo di lavoratore assunto con contratto a tempo determinato, cioรจ senza contributi pensionistici. In quei tempi l’Assuntore veniva destinato al servizio di quelle stazioni secondarie della "Tratta Bassa", principalmente per eseguire le manovre degli scambi, quando erano previste delle coincidenze straordinarie rispetto al piano di traffico ordinario. Questo avveniva ad esempio nelle stazioni di Calvizzano, di Piscinola e in altre stazioni cosiddette secondarie della rete. Normalmente le coincidenze dei treni avvenivano nelle stazioni prestabilite, considerate strategiche per l'esercizio, tra le quali: Secondigliano, Giugliano e Aversa.

Quando capitata che un treno era in ritardo rispetto al programma di marcia standard, il dirigente unico di esercizio della linea, che si trovava a Santa Maria Capua Vetere, telefonava al capo stazione della stazione in cui doveva avvenire la coincidenza straordinaria, come Piscinola o Calvizzano, e gli assuntori venivano incaricati a manovrare gli scambi, muovendo i cosiddetti “macaco” (dispositivo di comando manuale a leva, a forma di omino inginocchiato), dopo aver aperto i lucchetti e tolte le catene di blocco. All’incrocio dei due treni, i due capotreni firmavano i registri di avvenuto scambio dei rispettivi tratti di linea attraversati da ciascuno. Poi tutto veniva riposizionato come stabilito, compresi i lucchetti.
Dopo pochi anni fui assunto a tempo indeterminato, divenni prima frenatore (1965) e poi capotreno (1966): considerato il piรน giovane della storia della "Piedimonte". Mi furono date una trombetta e una pinzetta stacca biglietti; oggetti che conservo caramente ancora oggi, come preziosi cimeli di quei miei bei tempi. Ricordo che la trombetta non la suonavo mai, ma a voce alta davo il via al macchinista a riprendere la corsa. Mi posizionavo sempre all’estremitร  della rimorchiata e quando il treno si rimetteva lentamente in moto, mi piaceva salire a volo sul predellino..., ma ero giovanissimo, avevo 22 anni allora…!

Ricordo le corse affollatissime di viaggiatori, come quelle del mattino con i lavoratori, o quelle che conducevano i viaggiatori al mercato di Giugliano, quando il treno era zeppo di persone e non si riusciva a camminare negli scompartimenti. Spesso c’erano venditori che trasportavano cesti e pacchi, e non avevano il biglietto suppletivo. Quante volte ho dovuto chiudere un occhio e a volte anche due …!
Devo dire che anche se allora c’era tanta miseria, le persone erano tutte educate e perbene; nessuna ha mai osato protestare e, peggio ancora, alzare le mani, come si legge oggi sui giornali, di episodi che avvengono a bordo degli autobus e dei treni. La gente allora era cordiale, e quante amicizie nascevano tra i viaggiatori e anche tra me e loro, specie con quelli che prendevano frequentemente il treno per lavoro o per studio.
I lavoratori potevano usufruire dell’abbonamento settimanale a prezzo ridotto, riservato specificamente a loro. Ricordo quei momenti di lavoro vissuti sulla "tratta bassa" con particolare affetto e nostalgia. E quanti personaggi e colleghi ho conosciuto in quegli anni…, tanti! Molti di essi purtroppo oggi non ci sono piรน! Ricordo la signora Rosa incaricata di governare il passaggio a livello sulla strada di Marano, che ogni mattina mi offriva il caffรจ. Questi erano i rapporti che c’erano allora tra le persone e rappresentavano un'umanitร  che dopo aver patito le ristrettezze e il terrore della guerra, ritornava a scoprire il senso dell’amicizia e del volersi bene...!
Quando il treno percorreva il tratto in discesa presso via Carlo De Marco, poichรฉ la pendenza era molto sostenuta, ero incaricato di manovrare il freno a ceppi che stava sulla rimorchiata, in modo che l’attrito sulle ruote rallentasse la corsa del treno, altrimenti il convoglio poteva prendere una velocitร  incontrollabile lungo i tortuosi e ripidi tornanti. 
Sulla salita, invece, spesso il treno non ce la faceva a superare al primo tentativo il dislivello tra la Doganella e Capodichino, cosรฌ il macchinista doveva condurre indietro il convoglio, fino allo Scalo Merci, per poi riprendere di nuovo la salita con velocitร  piรน sostenuta. 
Anche nel tratto esistente tra le stazioni di Marano e di Giugliano, c'era abbastanza pendenza, anche se era distribuita per diversi chilometri e quindi il treno riusciva a superare agevolmente il percorso, senza ausilio di particolari manovre. Alla Doganella, invece, il tratto era molto breve e in meno di un chilometro si dovevano superare oltre 200 metri di altezza.
Il giorno piรน brutto che ricordo fu il primo giorno di assunzione, quando fui destinato alla stazione di Casaluce. Quel giorno, che doveva essere di festa, si tramutรฒ invece per me in un brutto ricordo… Capitรฒ un terribile incidente...! Io allora ero giovanissimo, avevo appena 22 anni… Ricordo che una signora fu investita dal treno in uscita dalla stazione. Fui preso dal panico e avvisai con una telefonata il capostazione. Ricordo che ero tutto tremante e balbettavo dall’emozione…, ci vollero diversi secondi per spiegare bene quello che era accaduto. I soccorsi giunsero in poco tempo e la signora fu subito trasportata all'ospedale; purtroppo, morรฌ poco dopo il ricovero. 
Ricordo un altro incidente pauroso, avvenuto a Giugliano, pochi anni dopo, quando un autocarro investรฌ il treno in corsa a un passaggio a livello presidiato da un semaforo, che forse non fu visto dal conducente del mezzo. Ricordo che l’impatto fu cosรฌ forte che l’autocarro spostรฒ letteralmente i due convogli sui binari, facendolo deragliare!
Durante la corsa dei treni, il macchinista si posizionava al centro della cabina, manovrando con la mano sinistra il reostato della velocitร  del motore di trazione e con la mano destra le leve dei freni azionati ad aria compressa.
Ricordo i primi insediamenti di case popolari nella zona tra Miano e Secondigliano, e anche i vivaci ragazzi del rione San Gaetano e del rione Amicizia, che, come un gioco, usavano fare la sassaiola diretta ai finestrini dei treni.
La stazione di Aversa aveva un parco binari molto ampio e poco piรน avanti alle banchine aveva anche un'officina per elettromotrici, equipaggiata con una fossa di ispezione dei treni.
Le officine principali stavano a “Sant’Andrea de Lagni” (Santa Maria C.V.) e a “Scalo Merci” (Doganella-Napoli). I tecnici delle officine della ferrovia erano provetti e professionalmente competenti. Ma tutto il personale operativo, anche quello di "concetto" era di un certo livello, professionalmente parlando. La societร  gerente della ferrovia ci teneva ad assumere personale competente e responsabile.
Ricordo con tristezza il giorno di chiusura della ferrovia....  Eravamo verso la fine del mese di febbraio del 1976. Ci fu molta confusione quel giorno. Pare che le prime corse del treno, nelle due direzioni, partirono normalmente secondo l’orario vigente, ma poi dovettero ritornare indietro, perchรฉ furono fermate dalla dirigenza della linea... Ai vari passaggi a livello presidiati dai cantonieri, non arrivรฒ in tempo la comunicazione della sospensione del servizio della Tratta Bassa. Molti di essi abbassarono le sbarre del passaggio a livello, come normalmente facevano ogni giorno, attendendo invano che il treno passasse, fermando ovviamente il traffico veicolare delle strade intercettate. Ma il treno non passรฒ piรน, purtroppo…! I cantonieri si accorgevano dell’imminente arrivo del treno guardando i fili della linea aerea, che si mettevano a vibrare, sempre piรน forte, man mano che il treno si avvicinava, ma quella mattina non si mossero per niente…, fu l'inevitabile fine della storia della ferrovia, che funzionava ininterrottamente da 65 anni. Manco la guerra l'aveva fermata…! 
Addio, cara e sfortunata “Piedimonte”!

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Carmine, il ferroviere capotreno della "Piedimonte", oggi in pensione, รจ un appassionato lettore di Piscinolablog e da diversi anni รจ tra i primi a leggere i post che questo blog dedica alla storia della "Piedimonte", a volte anche commentando con nostalgia le vicende storiche e i racconti narrati; siamo sicuri che apprezzerร  questo post che a distanza di diversi anni, riporta l'intervista che ci rilasciรฒ ricordando le sue esperienze di dipendente della ferrovia... 
Salvatore Fioretto


venerdรฌ 25 settembre 2026

A Capodimonte, Sant'Alfonso entra nella Missione di P. Ripa per la Cina.... particolari della vita tratti dalla biografia del Tannoia

Il convento e la chiesa fondati da Matteo Ripa a Capodimonte
Non tutti sanno che Sant'Alfonso, alcuni anni dopo la sua ordinazione sacerdotale (1726), nel mese di giugno 1729, decise di aderire alla nascente opera missionaria creata da don Matteo Ripa, che ebbe la sua sede sul versante della collina di Capodimonte. L'opera del padre Ripa, che fu chiamata "Collegio dei Cinesi", si prefiggeva di formare giovani missionari provenienti dalla Cina che, dopo l'avvenuta formazione a Napoli, avrebbero fatto ritorno in patria, per intraprendere l'opera missionaria di conversione della popolazione cinese.  Per descrivere la figura di sant'Alfonso in questo momento della sua vita, quando, acceso di amore per Gesรน, affrontava una dura vita fatta di sacrifici, risparmio del cibo e grandi penitenze, con mortificazione del corpo, abbiamo ripreso un capitolo tratto dall'opera scritta dal Padre Antonio Maria Tannoia, che fu il suo principale biografo, che s'intitola: “Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori vescovo di S. Agata de Goti e fondatore della Congregazione de Preti Missionari del SS. Redentore”; il capitolo scelto รจ: "Si ritira Alfonso a convivere nella Congregazione detta de' Cinesi; sua vita penitente, e suoi progressi a pro delle Anime" - Pagg. 50-56).
Alla fine del testo sono riportati due avvenimenti che hanno messo a forte rischio la vita di Alfonso: il primo, รจ la grave forma di esaurimento fisico che si presentรฒ dopo la missione di Marano e Capodimonte, quando Alfonso in agonia, fu giudicato essere in procinto alla morte e, il secondo, un fulmine che attaccรฒ la residenza dei missionari nella sede di Capodimonte e sfiorรฒ Alfonso, Matteo Ripa e altri confratelli, anche se questi riportarono serie ferite. 
Il proposito di Alfonso di farsi missionario per la Cina si raffreddรฒ dopo alcuni anni, probabilmente giร  nel 1730, in occasione di un ritiro spirituale organizzato a Scala, quando, osservando l'abbandono civile e spirituale in cui versavano pastori e contadini, si convinse che era invece chiamato a diventare missionario per queste realtร  ultime e abbandonate della sua terra.
Per la cronaca, 
l'opera del Matteo Ripa, con continue trasformazioni avvenute nei secoli, รจ sopraggiunta fino ai nostri giorni; infatti: il convento di Capodimonte รจ stato adattato agli inizi del '900 per diventare la sede dell'ospedale "Elena d'Aosta", mentre l'istituzione del "Collegio dei Cinesi", รจ divenuta il centro di studi universitari che si chiama "Istituto Orientale di Napoli".

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"Viveva Alfonso con troppo rincrescimento nella casa paterna, e molto angustiato, vedendosi in mezzo al Mondo, ed altro non sospirava, per gustare con Dio quella pace, che godere non si puรฒ tra i tumulti del secolo, che una cella romita, lontana da ogni occasione. La sospirava, perchรจ ne assaggiava, se non altro, le miche, diciam cosรฌ, in quei giorni di ritiramento, che faceva di volta in volta coi suoi compagni ogni mese sopra S. Gennaro fuori di Napoli.  Ma Iddio, che mai sempre favorivalo ne' suoi santi disegni, anche in questo gli diede un mezzo, per cui le sue brame restarono soddisfatte. 
Era giร  ritornato con sua gloria dalla Cina fin dal Novembre del 1724 quel Uomo tutto di Dio, e tutto zelo per le Anime, il famoso Missionario D. Matteo Ripa, esemplare degli Uomini Apostolici in quel vastissimo Impero, e sostegno della Cristianitร , per la grazia goduta presso quel Monarca.
Avendosi prefisso questo zelante Operario voler dilatare, sostenere, e perpetuare tra quei Idolatri la Santa Fede di Gesรน Cristo, portรฒ seco di lร  con istupore non che dell'Italia, ma di Europa tutta, un Dottor Cinese, con quattro ferventi Giovanetti con idea di voler fondare in Napoli un Colleggio di quei nazionali.
Si prefisse quest'Opera il Ripa, persuaso che aperto il commercio, si potessero avere di colร  altri Giovanetti, e rimandarsi giร  fatti Sacerdoti; e che insorgendo qualche persecuzione, perchรจ nazionali, potessero aiutare i Fedeli, e non cadere in sospetto di essere Cristiani. Benedisse Iddio le sue rette intenzioni, ed a' 14 Aprile 1729 aperta si vide in Napoli, non senza suoi gravi stenti e travagli, ma con soddisfazione non poca del Sommo Pontefice Benedetto XIII, e con non minor compiacimento dell'Augusto Carlo VI questa Missione Cinese. Esaminando Alfonso l'eccellenza dell'Opera, e le rare qualitร  del Fondatore, il gran fervore, che vi era tra quei Congregati, cosรฌ Cinesi, che Napoletani, e come Gesรน Cristo veniva amato da tutti tra la povertร , e l'incomodo, risolvette unirsi al Ripa, e partecipare anch'esso in qualitร  di Convittore de' primi fervori di quel santo luogo. Non tanto il chiese, che l'ottenne. Troppo ben conosceva il Ripa, chi egli fosse, e quale acquisto facevasi in Congregazione, ricevendosi un Soggetto cosรฌ degno, e tanto interessato per la gloria di Gesรน Cristo, e per la salute delle Anime.
Vi fu dunque ammesso Alfonso con consolazione cosรฌ sua, che di quei Congregati verso la metร  di Giugno del medesimo anno 1729. Questa risoluzione fuori di aspettativa, anche dispiacque e non poco a D. Giuseppe suo Padre, ricrescendogli il vedersi privo della presenza di un figlio, ch'ei considerava, non piรน come figlio, ma come Angelo visibile di Casa sua. Se ne afflisse sรฌ, ma non ebbe cuore di contraddirlo. 

Non avendo Alfonso di questo Colleggio la soggezione de' Parenti, diede sfogo con maggior libertร  a quell'ardenza, che aveva di crocifiggere se stesso, e far guerra alle proprie passioni. Non si saprebbe il tenor di vita menato in questo Collegio, se individuato non me l'avesse il P. D. Gennaro Fatigati, uno dei primi Alunni del Ripa, che convisse insieme, e fu testimonio delle sue operazioni. Di qual peso sia la testimonianza del Fatigati, non occorre si rilevi da me, essendo la sua integritร  nota a tutta Napoli.
Vedevasi Alfonso in questo Collegio cinto di continuo in tutto il corpo con varj ordigni, ma troppo aspri, di catenette di ferro: piรน volte al giorno flagellavasi, e spesso a sangue, come rilevavasi dai suoi pannilini, che vedevansi tutti intinti di sangue, ed inzuppati: scarsissimo era il cibo, che prendeva, e quel poco, attossicato da mirra, e da altre polveri amare. La centaurea, e l'assenzio erano per esso le ordinarie confetture: frutta poche o niente ne vedeva: ogni Sabbato in onore della Vergine passavalo in pane, ed acqua; e quasi di continuo non cibavasi, che ginocchione, o stramazzone a terra. Questo anch'รจ poco. Nella stanza non vedevansi mai seduto, ma studiava in piede, e col libro tra le mani. Di piรน, dentro le scarpe aveva delle petruzze, per isperimentare un continuato tormento.
Soleva dire Mons. Coppola Vescovo di Cassano, ch'era consapevole di queste, e di altre sue austeritร , e lo diceva con enfasi: Le penitenze di Alfonso Liguori sono tali, che sapendosi, supereranno di molto anche quelle di S. Pietro di Alcantara.
Oltre di queste penalitร , che Alfonso volontariamente si addossava, ve n'erano ancora in Congregazione delle indispensabili, e comuni.
In quel tempo tutto era patimento, e miseria. Benchรจ per lo vitto stabilito ne fosse minestra e lesso, carne poco o nulla se ne provava; e quella, che si aveva, non era che delle rimasuglie avanzate ne' macelli, o carnaccia di bufalo, o vacca stantรฌa, non piรน che a grana sei il rotolo; o in vece di questa, un poco di nero soprassalato. Tante volte in luogo della carne si compravano delle ossa, per ritrarne un misero brodo. Nella Quaresima non vedevasi pesce. Molto meno in altri giorni, ma una saraca sopra la minestra faceva la lautezza di ognuno, o se prendevasi del pesce una volta o al piรน due in Quaresima, non avevasi che quando era dell'ultimo prezzo.
Essendosi sementato di ravanelli un orticello, che si aveva di fianco al Collegio, non si ebbe per minestra per piรน mesi, che ravanelli cotti, e non altro, o se si comprava, non era che di bietole unite con altre erbe di poco valore. Tal volta si faceva pasto  ne' giorni di magro con una saraca, ed un poco di semola condita con olio. Anche il pane era nero, e delle farina la piรน ordinaria.
Questo era il pranzo della mattina; ma di sera la cena non era meno lauta. In quel brodo de' ravanelli, o delle bietole, che avanzava la mattina, si mettevano ad ammollire avanti tempo dentro un caldajo a fuoco lento biscotti duri, e neri, che risultavano dalla crusca un po' piรน raffinata, e di questa zuppa cosรฌ delicata se ne dava per cena un cocchiarone a Soggetto.
Tra questi patimenti (e non potevano essere da meno in una Comunitร  nascente) non solo non si vide in Alfonso, come attestava il Fatigati, verun rincrescimento, che anzi godeva di patire, e confortava gli altri a volerli soffrire, per cosรฌ farsi Santi, e dar gusto a Dio.
L'unico cibo fra queste penalitร , che godeva Alfonso, e sollevavano nello spirito, era orare, e leggere Vite de' Santi: con queste s'istruiva, e si animava ad imitarli, e coll'Orazione si accendeva di maggior desiderio in amare Dio. Oltre all'Orazione in comune, in cui mai mancava, ogni giorno impreteribilmente se ne stava per lo meno un'ora e mezza, e talvolta le due, sempre immobile avanti al Sacramento, ove vi erano le Quarantore.
La sua Messa in questo tempo quanto era divota, altrettanto era lunga, e lungo era il rendimento di grazie; ma non per questo vedevasi soddisfatto. Continue erano di notte le sue vigilie o nella stanza, o in Chiesa avanti al Venerabile; e quel poco di sonno, che prendeva, non era che a stento, e con suo grave incomodo. Tante volte la nuda terra o una tavola era il suo letto.
Non รจ perรฒ che il cuore di Alfonso, tra queste tante penalitร , e vigilie gustato avesse in parte, non che con soprabbondanza, di quelle dolcezze, che sperimentar si sogliono dalle Anime predilette, e che l'amaro della penitenza raddolcito venisse dal dolce dello Spirito.
Avendo Iddio ritirata la mano alle solite sue consolazioni, non viveva, dimorando in questo Collegio, che una vita arida e desolata. Nella Messa non ritrovava divozione: l'Orazione gli era di tedio:  cercava Iddio, e nol rinveniva. Mi disse il P. Fatigati, che navigava di continuo contr'acqua, e che volendo esprimere il suo stato, soleva dire: vado da Gesรน Cristo, e mi ributta: ricorro alla Madonna, e non mi sente. Vale a dire, che quant'operava tra queste oscuritร , tutto era guidato dalla pura fede, e non facevalo, che colla punta dello spirito, risoluto di dar gusto a Dio, ancorchรจ per esso non vi fosse nรจ Paradiso, nรจ Inferno.
Grande in questo Collegio furono ancora le mostre del suo zelo. Un cuore acceso di Dio non puรฒ non aver fame delle Anime , e della sua Gloria.
Mi attestava il P. Fatigati, ch'esso solo Alfonso teneva  accorsata, e soddisfatta la Chiesa. Ogni Venerdรฌ  predicava ad una mondo di gente le Glorie di Maria Santissima, e recitava la Coroncina de' suoi dolori. Varie tra l'anno erano le Novene, che celebrava, e vi sermocinava cosรฌ in onore della Vergine, che della sacra Famiglia, titolare di quella Congregazione: ed ogni anno porgeva gli Santi Esercizj, con frutto assai copioso di chiunque vi concorreva. Vedevasi di continuo quella Chiesa cosรฌ affollata di popolo, che ogni giorno, sembrava giorno festivo.
Volendo soddisfare a' Penitenti, un boccone di cibo nol prendeva che a stento, ed un pezzo dopo la seconda tavola, e talvolta finita la ricreazione. Persona, che v'era presente in Chiesa, mi dice, che concorrevasi da lui o per confessarsi, o per sentire le sue prediche non solo da Fonzeca, dalle  Vergini, e dalla Sanitร ; ma ben anche dal Mercato, dagli Orefici, e da altri luoghi di Napoli, anche piรน lontani.  Dippiรน ritornando la sera dalle Quarantore, si ritirava il zelante operajo, con un seguito di uomini, e tirava a confessar questi anche le piรน ore, avanzata la notte.
Non voglio lasciare a gloria di Alfonso ciocchรจ nelle Memorie di quella Congregazione lasciรฒ scritto il medesimo P. Ripa: "Conviveva fra di noi, cosรฌ egli, anche il Signor. D. Alfonso Liguori, Sacerdote di molto credito, non tanto per la nascita, essendo Cavaliere di questa Cittร , quanto per la bontร  di sua vita, e per lo dono di Dio, che aveva nel missionare. Venne a convivere in questa casa in qualitร  di Convittore fin da' primi mesi, che io con i Cinesi venni ad abitarla; e benchรจ non fu ascritto a questa nostra Congregazione, viveva perรฒ col desiderio di ascriversi, anzi nutriva un animo assai pronto per andare nella Cina a predicare il S. Vangelo come piรน volte si era espresso  col proprio Direttore. Fidandomi io del suo zelo e talento, aveva lui commesso quasi tutto il peso di questa Chiesa, in quello, che spetta il confessare e predicare, ed egli disimpegnava tutto con molto profitto delle Anime". 
Benchรจ tali fossero in questo Collegio, e cosรฌ penose le fatiche di Alfonso, si animava con tutto ciรฒ, e maggiormente s'impiegava, vedendo il gran bene che risultava alle Anime. Non รจ quรฌ luogo da poter dire quanti, e quali peccatori da ostinati che erano, ed invecchiati nel peccato, invogliati si videro ad amare Gesรน Cristo. Una celebre meretrice convertita da lui, e poi diretta, addivenne singolare in santitร .
Attestava il P. Fatigati che Alfonso aveva nel confessare un dono di Dio tutto particolare, ed  era, che compungeva ognuno. Come i peccatori si vedevano a  suoi piedi, mi disse, cosรฌ restavano compunti e contriti; ed il medesimo Alfonso, essendo vecchio, soleva dire non ricordarsi aver licenziato taluno  senza vederlo contrito, e senza averlo assoluto. 
Innumerabili ancor furono le Anime, che sollevรฒ da una perfezione ordinaria ad una santitร  sublime. Tante, che giร  erano impegnate pel mondo, voltarono le spalle al Mondo, e si diedero a Gesรน Cristo.

[...]

Oltre queste tante fatiche, che Alfonso si addossava, vivendo tra Cinesi, si univano le altre, che operava dentro Napoli. Non vi era giorno, che non predicasse ora in una Chiesa, ora in un'altra. Vi sono persone che se le ricordano dare gli Esercizj in varie Parrocchie, e sortirvi delle stupende conversioni: soprattutto era invitato, e si voleva ove vi erano le Quarantore. Pronto era ancora a' cenni de' Superiori della sua Congregazione.

Facendosi ogni anno la Missione nell'Arcivescovado, tante volte toccava a lui di predicare, ed ogni anno usciva di Napoli in missione, unito con gli altri in varj luoghi del Regno: Per quanto rifletto, ed ho veduto con gli occhi, cosรฌ il P. Fatigati, non perdeva Alfonso Liguori, vivendo tra di noi, un minuzzolo di tempo: o predicava, o confessava, o faceva orazione, o studiava. Vale a dire, che non ci era per esso ne' sollievo, ne' riposo. Si sa la grave epidemia che travagliรฒ Napoli nel 1729. Anche in questa occasione, come attestavano i Vecchi, fe' mostra Alfonso del suo zelo. Se tutti li Fratelli di sua Congregazione nell'Arcivescovado si segnalarono, assistendo ai tanti infermi, egli si sagrificรฒ piรน d'ogni altro. I poveretti specialmente erano l'oggetto piรน caro della sua ardente caritร .
Essendosi aperta una general Missione nella gran Chiesa dello Spirito Santo, contestavano i vecchi, ch'esso con modo speciale si sagrificรฒ tra tutti, ajutando i peccatori. Furono tali le mostre del suo zelo, che avvenne memoria registrata nei libri di quell'adunanza.
A 29 Gennaro dell'anno susseguente predicรฒ di mattina nella Missione di Marano, e di giorno catechizzava le zitelle. Nell'Aprile fece la Predica grande nella Regal Villa di Capodimonte. Anche quรฌ si vuole, che non furono pochi i peccatori, che ridusse a penitenza. Questa Missione appena terminata, portossi in soccorso dell'altra, che aperta si era nel Monistero dell'Annunciata. Fu tale e tanto lo strapazzo di se medesimo, che, non reggendogli le forze, si vide attaccato ne' polmoni anche col sistole e da altri ascessi marciosi. Per un mese e piรน si tenne in forse della vita: e se fu salvo, come mi attestรฒ il medesimo P. Fatigati, non fu che evidente miracolo di Maria SS.
Troppo di mira teneva l'Inferno cosรฌ Alfonso, che il Ripa, perchรจ tutti e due opposti a' suoi disegni, ma tutti e due sperimentarono sempre chiara la protezione di Dio.
Un giorno, e fu a' 13 Luglio 1729, mentre il Ripa ed Alfonso verso le due della notte confabulavano con altri Congregati di cose divote nella comune ricreazione, essendosi mosso un fiero temporale, un fulmine cadendo nel mezzo di essi, se non gli estinse, poco loro lasciรฒ di vita. Il Ripa fu colpito nella fontanella della gola, ed Alfonso, e gli altri furono talmente offesi, che si credettero vittima del fuoco. Si riebbe Alfonso, e si riebbero gli altri, ma il Ripa non si vide in vita, che dopo un quarto di ora.
Questo accidente invogliรฒ Alfonso, ed il Padre Ripa a maggiormente impiegarsi per la gloria di Dio, e per lo bene delle Anime la protezione fu chiara. Se il fulmine girato avesse per la camera, come di ordinario accadde, essendo quella angusta, avrebbe tutti inceneriti, e tolti di vita."



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Il 27 settembre prossimo ricorre il 330° anniversario della nascita del grande Santo di Marianella, per l'occasione la redazione di "Piscinolablog" porge gli auguri alla comunitร  di Marianella e a coloro hanno a cuore promuovere le virtรน umane, artistiche e religiose di Sant'Alfonso Maria de Liguori, vescovo e dottore della chiesa cattolica universale. Auguri!

Salvatore Fioretto

San Francesco Geronimo, visita la casa dei Liguori e benedice Alfonso bambino