Come di consuetudine, da alcuni anni a questa parte, dedichiamo questo post in occasione della solennità di San Gennaro, raccontando un episodio legato alla storia del Santo Patrono che poi appartiene alla storia di Napoli. Alessandro Dumas nel suo "Corricolo" così descriveva questo legame viscerale tra la città e il suo Patrono: «San Gennaro non sarebbe esistito senza Napoli, né Napoli potrebbe esistere senza San Gennaro»...
Quest'anno abbiamo scelto una testimonianza tratta dalla rivista “Napoli Nobilissima, (rivista di topografia e arte napoletana Fasc. I vol. XIV pag. 148-149), e riguardante la visita condotta da Montesquieu a Napoli, il 30 aprile 1729, allorquando il filosofo e storico francese, tra i tanti posti visitati, si recò al Duomo, ad assistere alla processione di San Gennaro, che terminò con la liquefazione del sangue .Nelle sue cronache di viaggio Montesquieu avanza una rudimentale ipotesi per spiegare il fenomeno della liquefazione, ma alla fine conclude aprendo a una possibile spiegazione sovrannaturale...
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(Commento introduttivo del cronista di "Napoli Nobilissima":)
[...]
- Tutta
questa gente, allegra, nonostante la miseria e l'oppressione, viveva
sotto la protezione di S. Gennaro, e aspettava due volte l'anno, con
ansia, direi feroce, il tradizionale miracolo dello scioglimento del
sangue di lui, conservato, come è noto, in una ampolla nel tesoro
del Duomo di Napoli. E guai se talvolta non avvenisse! Si facevano i
più tristi presagi per l'avvenire, e tutte le calamità pubbliche o
private accadute in quell'anno sciagurato, erano attribuite alla
collera di S. Gennaro. Disgraziato, poi, colui che osasse avanzare
qualche dubbio sull'autenticità del prodigio! Il povero Giannone,
che, nella Istoria civile del regno di Napoli, non lo negò, ma
si limitò a dubitare delle conseguenze felici o funeste da esso
derivanti, venne assalito al Largo della Carità da una folla
furibonda, e poco mancò che non ne fosse addirittura "divorato",
per servirmi della espressione d'un biografo !
Non
è certo qui il caso di far la storia e la bibliografia del miracolo
di S. Gennaro, o discutere le tante opinioni espresse da non
pochi scrittori per ispiegarlo naturalmente; tanto più che a me
sembra, col Croce, che, «per sapere precisamente come avvenga
la liquefazione..., non ci sarebbe che un mezzo: aprire l'ampolla e
sottoporre all'analisi chimica la materia che vi è contenuta». Che
non si tratti di un inganno conscio, sembra assodato; e che «ci
dovette essere un tempo [abbastanza difficile, per altro, a precisare] in cui si fabbricavano molte di queste ampolle contenenti una
materia rossa raggrumita, che in date condizioni si scioglie in modo
da parer sangue», pare al Croce una spiegazione non
improbabile: ma tutto ciò non ha che vedere col Montesquieu. Il
quale, messo in curiosità dal gran parlare che del miracolo si
faceva allora in tutta Europa, si recò, il 30 aprile 1729, al
nostro Duomo, per osservarlo."
(Segue lo scritto di Montesquieu:)
"J'ai
été egli racconta aujourd'hui, samedi 30, voir la liquéfaction
du sang de Saint-Janvier. Je crois avoir vu que cette liquéfaction
s'est faite; quoiqu'il soit difficile de s'en bien apercevoir, parce
que l'on ne fait que vous montrer un moment un reliquaire , dont le
verre est fané par les baisers de tout le monde."
«Sono
stato oggi, sabato 30, a vedere la liquefazione del sangue di San
Gennaro. Credo di aver visto che questa liquefazione è avvenuta;
sebbene sia difficile accorgersene per bene, perché vi mostrano solo
per un momento un reliquario il cui vetro è opacizzato dai baci di
tutti.»
- Poi
meditò, e cercò di spiegarsi quel fenomeno, che dovè preoccuparlo
non poco, poichè, oltre a parlarne più lungamente di qualunque
altra cosa, e per ben due volte, nei Voyages, vi accenna anche in un
altro manoscritto conservato nel castello di La Brède. Egli
esclude completamente ogni mistificazione, ed attribuisce la
liquefazione della materia contenuta nell'ampolla ad un puro effetto
di calore: opinione che, sebbene confutata recentemente con
lunghissimi calcoli matematici, dei quali, naturalmente, non
sono in grado di giudicare, non mi sembra più cattiva delle tante
che se ne son dette.
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| Ritratto di Montesquieu |
Osserva,
dunque, il Montesquieu: "Quoi qu'il en soit, je crois que c'est
précisément un thermomètre; que ce sang ou cette liqueur, qui
vient d'un lieu frais, entrant dans un lieu échauffé par la
multitude du peuple et un grand nombre de bougies, doit se liquéfier.
Il m'a semblé que, quelquefois, le prêtre approche du chef de
Saint-Janvier, même après le miracle fait, c'est-à-dire du lieu où
il y a beaucoup de bougies. De plus, le prêtre tient le reliquaire
de ses deux mains ; ce qui échauffe le métal.
On
ne sauroit croire la consolation que le miracle fait dessus l'esprit
du peuple. Sans cela ils se désespèrent et la consternation est
publique. Les napolitains disent que, quand Philippe V vint à
Naples, le miracle ne se fit pas : présage de la perte qu'il fit de
ce royaume. Des prêtres disoient auprès de moi : « Le miracle
s'est fait, et, cependant, il y avoit neuf hérétiques ! » . C'est
qu'il y a quelques années, le miracle tardant à se faire, on fit
retirer quelques protestants d'auprès l'autel.
Vous
remarquerez que le miracle se renouvelle huit jours de suite ; que,
trois fois l'année, il se fait: le jour du Saint, le jour de sa
translation et celui de sa décollation. Ce qui ruine le miracle de
Saint-Janvier, c'est que la tête de Saint-Jean-Baptiste fait
aussi, tous les jours, le même miracle. Je reverrai et l'un et
l'autre.
Je
suis persuadé que tout cela n'est que des thermomètres.
Aussi,
lorsque l'on porte ce sang d'un lieu chaud à un lieu chaud, ou d'un
lieu frais à un lieu frais, le miracle ne se fait pas . Celui de
Saint-Jean-Baptiste, qui se fait par le moyen d'une messe, se fait
aussi par un thermomètre, à ce que je crois. Le
sang est dans un lieu très froid. On le porte sur l'autel , où les
bougies, la respiration et la présence des assistants échauffent le
lieu."
Traduzione:
«Ad
ogni modo, credo che si tratti precisamente di un termometro; che
questo sangue o questo liquido, proveniente da un luogo fresco,
entrando in un luogo riscaldato dalla moltitudine di persone e da un
gran numero di candele, debba liquefarsi. Mi è sembrato che,
talvolta, il sacerdote avvicini [il reliquario] alla testa di San
Gennaro persino dopo che il miracolo è avvenuto, vale a dire al
luogo dove ci sono molte candele. Inoltre, il sacerdote tiene il
reliquario con entrambe le mani, cosa che riscalda il metallo.
Non
si potrebbe credere quanta consolazione il miracolo porti all'animo
del popolo. Senza di esso si disperano e la costernazione è
generale. I napoletani dicono che, quando Filippo V venne a Napoli,
il miracolo non avvenne: presagio della perdita che fece di questo
regno. Alcuni sacerdoti dicevano accanto a me: "Il miracolo è
avvenuto, eppure c'erano nove eretici!". È che, qualche anno
fa, tardando il miracolo a compiersi, fecero allontanare alcuni
protestanti da vicino all'altare.

Noterete
che il miracolo si ripete per otto giorni di seguito; che avviene tre
volte l'anno: il giorno del Santo, il giorno della sua traslazione e
quello della sua decollazione. Ciò che vanifica il miracolo di San
Gennaro è che anche la testa di San Giovanni Battista compie, ogni
giorno, lo stesso miracolo. Rivedrò l'uno e l'altro.
Sono
convinto che tutto questo non sia altro che un insieme di termometri.
Infatti,
quando si porta questo sangue da un luogo caldo a un luogo caldo, o
da un luogo fresco a un luogo fresco, il miracolo non avviene. Quello
di San Giovanni Battista, che avviene per mezzo di una messa, si
compie anch'esso tramite un termometro, a quanto credo.
Il
sangue si trova in un luogo molto freddo. Lo si porta sull'altare,
dove le candele, la respirazione e la presenza degli astanti
riscaldano il luogo.».
E
più giù, come ho detto, ritorna sulla questione : "Je ne crois
pas que le miracle du sang de Saint-Janvier soit fait par aucune
fourberie, et surtout qu'on mêle rien dans ce sang. Les magistrats,
qui changent tous les ans, en ont la clef comme l'archevêque. Ce que
je croirois plutôt, c'est que le clergé est de bonne foi ; mais
c'est un thermomètre. Le deuxième jour, j'ai été voir cette
liquéfaction. Le prêtre empoigne toujours le reliquaire des deux
mains, par chaque bout; ce qui l'échauffe. Dès
que quelqu'un veut regarder, l'acolyte met la bougie, qui touche
presque le verre. D'ailleurs, les baisers continuels du peuple
doivent échauffer. Je crois donc que les ecclésiastiques sont la
dupe eux-mêmes : ils ont vu la liquéfaction; ils ont cru qu'elle se
faisoit par miracle. Le besoin qu'ils ont eu du miracle pour consoler
le peuple a fait qu'ils ont cherché à examiner ce qui réussissoit
mieux pour faire faire le miracle au Saint ; ils ont établi des
cérémonies qu'ils ont cru les plus agréables au Saint. Ces
cérémonies, une fois établies, ne se changent plus: ainsi lorsque
le prêtre tient le reliquaire, un acolyte suit toujours avec une
chandelle; ainsi il y a le même nombre de bougies sur l'autel ; et
c'est toujours le même lieu où le sang se met, lorsqu'on ne
l'expose pas . On a donc cherché d'abord à faire le miracle,et
ensuite on a continué à observer les mêmes moyens, dont on s'est
servi . Ce qui est cause physique n'est plus regardé que comme
vénération pour le Saint.
Traduzione:
«Non
credo che il miracolo del sangue di San Gennaro sia fatto con alcuna
truffa, e soprattutto non credo che si mescoli nulla in questo
sangue. I magistrati (deputati
di S. Gennaro n.d.r.) che cambiano ogni anno, ne hanno la
chiave insieme all'arcivescovo. Ciò che crederei piuttosto è che il
clero sia di buona fede; ma si tratta di un termometro. Il secondo
giorno sono stato a vedere questa liquefazione. Il sacerdote afferra
sempre il reliquario con entrambe le mani, da ciascuna estremità; il
che lo riscalda.
Non
appena qualcuno vuole guardare, l'accolito avvicina la candela, che
tocca quasi il vetro. Inoltre, i baisers continui del popolo devono
riscaldare. Credo dunque che gli ecclesiastici siano essi stessi
ingannati: hanno visto la liquefazione; hanno creduto che avvenisse
per miracolo. Il bisogno che hanno avuto del miracolo per consolare
il popolo ha fatto sì che abbiano cercato di esaminare ciò che
riusciva meglio per far compiere il miracolo al Santo; hanno
stabilito delle cerimonie che hanno ritenuto le più gradite al
Santo. Queste cerimonie, una volta stabilite, non si cambiano più:
così, quando il sacerdote tiene il reliquario, un accolito lo segue
sempre con una candela; così c'è lo stesso numero di candele
sull'altare; ed è sempre lo stesso luogo in cui il sangue viene
custodito quando non lo si espone. Si è dunque cercato prima di far
compiere il miracolo, e in seguito si è continuato a osservare gli
stessi mezzi di cui ci si era serviti. Ciò che è una causa fisica
viene ormai considerato solo come venerazione per il Santo.»
Ma,
da buon cattolico, egli conchiude: «Ce ne sont icique conjectures:
peut- être y a-t-il un véritable miracle ».
Traduzione:
«Queste qui sono soltanto congetture: forse c'è un vero
miracolo.».
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In effetti, l'ipotesi della variazione della temperatura è stata avanzata da più parti in passato, resta il fatto che nessun ha mai correlato questa spiegazione con la mancata liquefazione del sangue per giorni o "ottave" intere oppure quando la teca del sangue esce già sciolto dalla cassaforte (in inverno o in estate), senza che nessuna mano l'abbia toccato oppure nessuna candela riscaldato... e poi le candele sono praticamente in disuso nei nostri tempi...
In occasione della solennità del 19 settembre: festa di San Gennaro, Patrono di Napoli e della Campania, la redazione di Piscinolablog porge gli auguri a tutti i lettori che portano il nome di Gennaro; augura inoltre buona e serena festa a tutti i cittadini napoletani e campani, in particolare a coloro che sono all'estero per motivi di studio o di lavoro.
Buona festa a tutti!
Salvatore Fioretto