domenica 28 giugno 2026

Quei fieri partigiani e combattenti antifascisti attivi tra Piscinola, Marianella e Miano...

Questo territorio, lembo dell'Area Nord di Napoli, ha registrato ancor prima della Seconda Guerra Mondiale, quando in Italia imperversava la dittatura fascista, la nascita di una nutrita organizzazione antifascista, composta da dissidenti, da anarchici e da ex militanti comunisti, che operò dapprima in segreto, con riunioni clandestine, a cui seguirono, col trascorrere degli anni, manifestazioni pubbliche e sabotaggi, organizzati o spontanei, tesi a contrastare l'egemonia dispotica che imperversava in quel periodo. Questa organizzazione, accrescendo e maturando nel corso del secondo conflitto mondiale, risultò strategica e determinante per il successo delle "Quattro Giornate di Napoli", che segnarono un momento di riscatto e di orgoglio cittadino, riconosciuto a livello nazionale. 
Molti dei personaggi narrati diventeranno con il trascorrere del dopoguerra dirigenti e militanti del ricostituito Partito Comunista.
La preziosa fonte, a cui siamo ricorsi per attingere molte notizie importanti che hanno permesso di scrivere questo post dedicato alla memoria di questi partigiani dell'Area Nord di Napoli, è stata il libro: "I Comuni a Nord di Napoli - Dall'Unità d'Italia alla Repubblica (1860-1946), scritto da Nello Ronga, stampato a cura dell'Istituto di Studi Atellani, anno 2020.

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Prime azioni...

Nel marzo del 1936, dopo che fu istituita la settimana corta col sabato non lavorativo allo scopo di ridurre drasticamente la disoccupazione (gennaio 1935), tra Miano e Piscinola furono arrestate 28 persone accusate di aver tentato di riorganizzare il partito comunista. In quel periodo veniva diffuso dai dissidenti, tra Piscinola, Miano e Secondigliano  il giornale clandestino "Vita nuova" del quale il principale artefice fu l'avvocato comunista Antonio De Ambrosio.

Interessante è la parte che descrive le attività di comunicazioni e di organizzazione:
"L'ascolto delle radio libere si andava sempre più intensificando, ad aprile del '38, ad esempio tre operai di Giugliano, che saranno ammoniti o diffidati, furono sorpresi ad ascoltare nella sede del Dopolavoro radio Mosca e furono accusati di essere propalatori di false notizie apprese da queste trasmissioni radiofoniche. Un comunista molto attivo in questo periodo fu Amedeo Napoletano, fiduciario della zona di Barra, S. Giorgio a Cremano, Portici, Resina, che teneva i contatti anche con i comunisti di Piscinola, Casoria e Caivano nel tentativo di coordinare il lavoro di tutti."

Le persone che furono ammonite e/o confinate dal regime sono riportate in dettaglio nell'elenco che segue, in base alle ricerche condotte negli archivi storici dall'autore del testo (vedi fonti citate nel libro). Gran parte di essi furono "schedati" dai gerarchi con il termine di "Comunista", quelli che invece furono definiti "Antifascista" o "Anarchico" sono stati specificati nell'elenco.

Piscinola:

Avolio Antonio, nato a Piscinola nel 1904, residente a Piscinola, antifascista, denunciato per offese al capo del governo, 1928/1940.

Cascella Carmine, nato a Piscinola il 17 luglio 1895, residente a Piscinola, Barbiere, comunista, confinato nell’isola di Lipari e ammonito, 1927/1942

Cascella Giacomo, nato a Piscinola nel 1898, residente a Piscinola, panettiere, ammonito 1936/1942

Cascella Marco, nato a Piscinola il 10 giugno 1895, residente a Piscinola, muratore, ammonito e confinato a Isilli (NU) per aver preso parte alla ricostituzione del partito Comunista, 1936/1942

Cascella Salvatore, nato a Piscinola nel 1903, residente a Piscinola, contadino, ammonito, 1936/1943

Caso Gaetano, nato a Piscinola nel 1904, residente a Piscinola, muratore, ammonito, 1936/1941

Esposito Raffaele, nato a Piscinola nel 1880, residente a New York, calzolaio, anarchico, iscritto alla rubrica di frontiera, 1912/1942

Morra Salvatore, nato a Piscinola nel 1912, residente a Piscinola, elettricista, ammonito/radiato, 1936/1940

Palladino Domenico, nato a Napoli nel mese di aprile 1901, residente a Piscinola, contadino e muratore, confinato/radiato, 1936/1941 (morto ucciso da un soldato tedesco, durante le Quattro Giornate di Napoli, 30 sett. 1943)

Rusciano Raffaele, nato a Piscinola nel 1889, residente a Piscinola, facchino, antifascista, radiato, 1928/1933

Russo Salvatore, nato a Piscinola nel 1915, residente a Piscinola, fattorino, ammonito/radiato, 1936/1938

Terracciano Salvatore, nato a Piscinola nel 1894, residente a Napoli, calzolaio, ammonito, 1936/1942

(aggiunto) Di Napoli Vincenzo, nato a Piscinola, residente a Piscinola, calzolaio, anarchico, ammonito e arrestato (dichiarato morto suicida nel carcere di Poggioreale, nel mese di aprile 1936, mentre veniva interrogato)

(aggiunto) Gaetano Marfè, nato a...., residente a Piscinola, muratore, ...,

(aggiunto) Salvatore Longo, nato a..., residente a Piscinola, pittore, ...,
 

Marianella:

Trematerra Luigi, nato a Marianella nel 1895, muratore, arrestato per offese al capo del governo

(aggiunto) Guglielmo Mazzocchi, nato a ,.... residente a Marianella, bottaio.


Miano:

Del Giudice Francesco, nato a Napoli nel 1872, residente a Miano, laureato in giurisprudenza, anarchico, ammonito, 1898/1937

Giordano Vincenzo, nato a Matera nel 1895, residente a Miano, pittore, anarchico, ammonito, 1930/1941

Marseglia Vincenzo, nato a Napoli nel 1910, residente a Miano, guantaio, ammonito, radiato, 1936/1941

Morosini Luisa, nata a Istanbul nel 1896, residente a Miano, sarta, antifascista, denunciata per offese al capo del governo, 1932/1942

Patrone Gaetano, nato a Napoli nel 1913, residente a Miano, studente, confinato, ammonito e radiato, 1936/1940

Pennino Giuseppe, nato a Secondigliano nel 1880, residente a Miano, operaio ferroviario, radiato, 1928/1930.

(aggiunto) Ianniello Salvatore, nato... residente a Miano, stuccatore,...,  

Particolarmente narrati sono gli incontri e le attività clandestine compiute dai primi dissidenti, tra i quali compaiono molti originari di Piscinola: 


"Probabilmente all’inizio del ’35 si costituì a Napoli tra gli eredi dell’Unione Meridionale e del Gruppo Italia libera il Centro d’informazione e di assistenza antifascista noto come Centro di via Mezzocannone, coordinato dal bacolese Pasquale Schiano, che aveva al suo interno anche antifascisti di orientamento liberale come Arangio Ruiz e il cattolico Francesco Selvaggi. Tra i comunisti, Pennasilico di Casoria si occupava dei comuni a Nord di Napoli ed aveva contatti con Laurenza di Caivano, che si interessava dell’organizzazione dei contadini; Cascella coordinava l’area di Piscinola. Sono questi che, unitamente all’avvocato D’Ambrosio e al ragioniere Francesco Papa e a Emma Mancini, rappresentavano i comunisti nel Napoletano. La rete organizzativa nel ’36, relativa ai comuni a Nord di Napoli, faceva riferimento anche a mastro Salvatore, cioè il calzolaio Salvatore Terracciano di Piscinola. Forse a casa sua si tenne il primo gennaio del ’36 una riunione tra i militanti e un membro dell’Esecutivo napoletano. Un infiltrato della polizia, ex quadro della Fiom e forse vicino a Buozzi, Luigi Villani di Casoria (o Vincenzo come a volte firmava) a casa del quale si tenne anche qualche riunione, informò la polizia sulla struttura del partito." [...]
"Il 18 marzo 1936, in occasione di una riunione convocata per commemorare l'anniversario della costituzione della Comune di Parigi, furono fermati Carmine Cascella e suo fratello Giacomo (panettiere), i muratori Marco Cascella, Gaetano Marfè e Domenico Palladino, i fattorini Gugliemo Mazzocchi (nella cui casa venne trovato un poligrafo) e Salvatore Russo, l'elettricista Salvatore Morra, il pittore Salvatore Longo, ecc., tutti di Piscinola; furono fermati anche lo studente e milite fascista Gaetano Patrone (ritenuto uno dei capi dell'organizzazione), il calzolaio Vincenzo Di Napoli, il guantaio Vincenzo Marseglia e lo stuccatore Salvatore Ianniello, di Miano. Al termine del processo furono condannati al confino Patrone, Marfè, Mazzocchi (di Marianella, licenziato dalla Birreria Meridionale, iscritto al PSI poi passato al PCd'I (Partito Comunista d'Italia)), Marco e Carmine Cascella, Domenico Palladino, Rodrigo Improta; altri furono ammoniti o diffidati. Il Di Napoli in carcere scavalcò una ringhiera e si precipitò nel vuoto morendo. A seguito di questi e di altri arresti di attivisti di varie cellule della regione fu convocata a Casoria una riunione con una trentina di militanti e si decise di sciogliere temporaneamente tutte le cellule per evitare altri arresti.
" [...]

Con lo scoppio della Guerra i partigiani cominciarono a riorganizzarsi: 

"Nel Napoletano all’inizio delle ostilità (Seconda Guerra Mondiale) c’era un certo entusiasmo popolare che diede luogo ad arruolamenti volontari e ci fu una certa fibrillazione negli ambienti comunisti, che confidavano nelle sanzioni della Società delle Nazioni, che sarebbero state inflitte all’Italia fascista. Appena scoppiata la guerra tra i più attivi antifascisti si segnalarono Cascella, che era il punto di riferimento dei comunisti di Piscinola, ed agiva in coordinamento col falegname di Casoria Antonio Pennasilico; ambedue facevano parte del gruppo che si riuniva a casa di Emma Mancini, la quale era impegnata principalmente nel coordinamento delle donne e responsabile del Soccorso Rosso."

Al termine del conflitto, i militanti che si iscrissero al Partito Comunista iniziarono a dare aiuto ai soldati italiani, attraverso le loro sedi: 

"Secondo Cacciapuoti il PCI, subito dopo la cacciata dei tedeschi, si prodigò per creare stretti rapporti di solidarietà tra il popolo e l’esercito. Ad esempio cita il caso di Cardito dove le donne della sezione del PCI si offrivano di lavare gratuitamente i panni e fare altri lavori di cucito “a tutti i soldati italiani accampati nelle vicinanze”; ad Afragola e a Piscinola ed in altre sezioni “i compagni hanno seguito questi esempi ed i soldati hanno trovato spesso nei locali delle nostre sezioni la possibilità di fumare una sigaretta, di leggere un giornale o di scrivere una lettera alla famiglia lontana”."

Per i singoli partigiani, una descrizione particolare è riservata alle vicende che videro coinvolto Carmine Cascella: 

"Cascella Carmine attirò l'attenzione delle autorità nel 1924 a causa della propaganda comunista che faceva tra gli operai e i contadini, ai quali spesso dava in lettura L'Unità. In occasione della morte di Lenin (21 gennaio 1925) fu indiziato di essere stato l'autore di manifestini apparsi sui muri di Piscinola inneggianti alla III Internazionale e alla dittatura del proletariato. Il primo maggio del '26 fu sorpreso dalla polizia mentre lanciava dal loggione del Trianon manifestini del Partito comunista. Arrestato nel '28 per aver assolto incarichi affidatigli dai dirigenti del Partito Comunista fu condannato al confino." [...] 
"Nella notte del 18 marzo del '36, nel corso di indagini svolte dalla Questura sulla presenza di attivisti comunisti a Piscinola, Miano e Secondigliano fu arrestato insieme ad altre 17 persone per impedire che si svolgesse nel pomeriggio una manifestazione per commemorare la Comune di Parigi. Durante gli interrogatori la polizia accertò che a casa sua e in quelle di Gaetano Marfè e Gaetano Patrone si erano tenute varie riunioni di attivisti comunisti. Insieme a lui furono condannati al confino altri."

Di Gaetano Petrone di Miano si evidenzia quanto segue: 

"Patrone Gaetano fu accusato di aver ospitato a casa sua attivisti comunisti e di essersi occupato della distribuzione dell'opuscolo antifascista Vita Nuova. Poco prima dell'arresto fu segnalato dalla questura di Napoli come <<elemento su cui il Partito Comunista poteva fare affidamento in qualsiasi circostanza». Per lo stesso motivo furono confinati: Carmine Cascella barbiere, Marco Cascella muratore, Rodrigo Improta elettricista, Gaetano Marfè muratore, Guglielmo Mazzocchi bottaio, Domenico Palladino muratore. Furono ammoniti: Alberto Angelotti studente, Giacomo Cascella panettiere, Salvatore Cascella contadino, Gaetano Caso muratore, Vincenzo di Natale calzolaio, Vincenzo Improta fabbro, Salvatore Longo pittore, Vincenzo Marseglia  guantaio, Salvatore Morra elettricista, Salvatore Russo fattorino."

Infine, per il piscinolese Salvatore Terracciano: 

"Salvatore Terracciano fu giudicato e poi amnistiato con Ordinanza del Tribunale speciale fascista per il reato di aver pronunciato parole offensive contro il capo del governo il 5 ottobre 1932 a Napoli , cfr. Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista, Le ordinanze, le sentenze istruttorie e le sentenze in Camera di Consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Pubblicazione patrocinata dall'ANPPIA nazionale, Milano 1980, p. 643 ."

"Terracciano fu ancora arrestato il primo febbraio del 1936 perché il sei gennaio precedente aveva partecipato a Casoria ad una riunione per organizzare un movimento comunista nella zona e dare impulso all'opera di propaganda e proselitismo nelle officine. Per lo stesso motivo furono ammoniti Tommaso Cuozzo di Melito Amedeo e Mario Arena, Ermenegildo Iodice, Gennaro Mitilini."

In memoria di Vincenzo di Napoli e di Domenico Palladino, "Piscinolablog" nel 2016 ha dedicato questo post: https://piscinola.blogspot.com/2016/07/in-memoria-di-vincenzo-di-napoli-e.html .

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Al termine di questo lavoro, si evidenzia che i nomi e i dati caratteristici dei partigiani residenti a Secondigliano e a Chiaiano non sono stati riportati, ma saranno inseriti in un successivo post che sarà pubblicato prossimamente.

Salvatore Fioretto

 


giovedì 18 giugno 2026

Vita in cucina nella civiltà contadina, uno spaccato di storia sociale del territorio…

Questo racconto, scritto con uno stile semplice e comprensibile a tutti, è tratto dalla pubblicazione “Calvizzano ieri e oggi – Sprazzi di storia” (di Luigi Di Maro, a cura del Comune di Calvizzano, anno 1988 - pagg. da 56 a 59), e descrive in maniera diremo "fotografica" quello che fu il "cuore domestico" delle famiglie dell'epoca: la cucina, con le pietanza in essa preparate, nelle quali le nostre nonne e le nostre madri furono le regine incontrastate, per dedizione, passione e amore domestico. Lo abbiamo scelto per rendere un attestato di riconoscenza a tutte le donne del nostro territorio che, in silenzio, hanno compiuto tanti sacrifici per la crescita e l'insegnamento dei figli e per la cura della casa e della famiglia. Un grazie di cuore, perché oggi noi siamo quello che siamo, frutto soprattutto dei loro insegnamenti, consigli e cure...!

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“Nei nostri Comuni la casa era costruita, per lo più, al piano terra con spessi muri di tufo, che è molto abbondante nella nostra zona. Si accedeva in essa dall’interno del “vasto cortile” del palazzo. Il pavimento era fatto di lapilli impastati con sabbia e cemento; al primo piano invece, esso portava mattonelle, spesso di scadente qualità.
La porta d’ingresso, di legno pesante, era ad un solo battente, ed immetteva nella cucina, dove subito si notava il focolare, intorno al quale vi erano o panche in muratura o rudimentali sedie in legno.
Nel periodo invernale ardevano grossi ceppi, che riscaldavano ed illuminavano l’ambiente.
Non dimentichiamo che l’illuminazione era dovuta alla lucerna ad olio.
Nelle giornate piovose e maggiormente quando la legna era umida, in tutta la casa ristagnavano nuvole di fumo, che laceravano gli occhi delle donne, impegnate ad attivare la fiamma con ventaglio fatto con fogli di castagno intrecciati con vimini (cfr. P. Orlando “Marano” pag. 75).
Accanto al fuoco, poi, si scorgeva sempre un vaso di terracotta, ad uno o a due manici, chiamato comunemente “’O pignatiello”, nel quale venivano messi a cuocere i fagioli, il cui profumo di cottura si avvertiva a distanza.
Molto spesso, l’acqua di cottura dei fagioli veniva versata su “tozzi” (pezzetti rappresi) di pane di farina di grano, conditi con sale, olio e spicchi di agli; questa era la colazione dei ragazzini e della massaia.
Era un lusso quando, insieme ai fagioli, si faceva cuocere la cotica oppure “l’Annoglia” cioè la salsiccia pizzicante contenente il peperoncino “forte”.
Nel “pignatiello” veniva anche preparata “L’acqua pazza”, cioè acqua, sale, olio, pepe e pomodori preferibilmente freschi.
Si lasciavano bollire per un po’ e poi si aggiungeva qualche  uovo e lo si faceva rassodare.
Al momento della cottura dell’uovo, si versava tutto su fette di “pane cafone” (cioè pane integrale), che la massaia cuoceva settimanalmente e a volte anche ogni quindici giorni, nei grandi forni a legna esistenti in ciascun cortile.
Nel  ”pignatiello”, ancora, veniva cotta “‘a menestella ‘e Pasca” cioè i broccoletti teneri e freschi del periodo di Pasqua. Ad essi veniva aggiunto olio, sale, pepe, salsiccia sminuzzata oppure “annoglia”.
Pure di mattino, molto spesso, la massaia, lessate le patate per i maiali, sceglieva le migliori, le tagliava in dischetti circolari e vi aggiungeva cipolle sminuzzate, sale, olio, origano e pomodori freschi. Questa pietanza era “l’insalata di patate”.
Se poi il raccolto andava bene e se si era contento del lavoro degli operai a giornata, la massaia preparava la “zuppa di patate con “stoccofisso” (”‘A zuppa ‘e patene cu ‘o stocco”).
Si mettevano a cuocere patate tagliate a dischetti e vi si aggiungeva olio, sale, pepe oppure origano e abbondanti pomodori.
A metà cottura vi si immergevano pezzi di stoccofisso e tutto si lasciava fino a cottura completa.
Questa colazione costituiva la gioia degli zappatori perché potevano vuotare qualche bicchiere di vino in più, vino che spesso veniva “annacquato” dal padrone.
Non mancavano, poi, le polente di farina di granoturco, che condite con sale, pepe e “cigole” (ricavate dalla bollitura dello strutto di maiale), erano le squisite colazioni del mattino.
Se la massaia disponeva di un po’ di tempo libero, preparava “’e pizze ‘e farinella”, cioè faceva rosolare in padella la polenta detta poc’anzi.
Verso le nove, dopo che la donna aveva già provveduto alla pulizia della casa, alla sistemazione dei figli e degli animali, portava in campagna la colazione agli zappatori. Mentre questi la consumavano, lei, con la falce (‘a sarrecchia”), mieteva l’erba fresca, faceva ritorno all’abitazione, che spesso distava anche diversi chilometri.
Ricordo, con commiserazione, di aver assistito molte volte allo sfinimento di una donna, già avanti negli anni, allorquando si lasciava cadere sul fascio d’erba non appena se ne era liberata…!
A mezzogiorno il pranzo era quasi sempre pasta e fagioli, a volte ravvivato da cotiche.
Seguiva, poi, qualche noce secca o del formaggio pecorino oppure qualche pezzetto di salsiccia affumicata.
A sera, tutti uniti vicino al focolare, ci si deliziava con le castagne e le patate cotte sotto la cenere bollente.
Si recitava il Rosario, la preghiera della sera, e sovente si sonnecchiava per la stanchezza del duro lavoro giornaliero.
Al centro della cucina c’era un rudimentale tavolo da pranzo, circondato da sedie con piano d’appoggio di paglia intrecciata.
Su una parete era sistemata la credenza contenente grosse zuppiere, enormi vassoi, piatti, bicchieri e giare.
Se nella famiglia c’erano figli maschi, lungo l’altra parete, c’era un letto matrimoniale, le cui tavole erano sorrette da cavalletti di legno. Sulle tavole era poggiato un grosso sacco, detto “Saccone” che conteneva “sbreglie” secche di granoturco (parti che avvolgono le spighe), le quali, ogni anno, venivano cambiate nel tempo della raccolte del granoturco.
Sempre in cucina, appesa ad una parete, era allineata la “batteria” di rame, che rappresentava anche la posizione economica della famiglia.
In alto non era raro vedere appeso ad una “pertica”, cioè ad un palo che univa due pareti opposte, tutte le carni di maiale insaccate e salate.
Tutto questo “tesoro” era tenuto in cucina perché le carni, per mantenersi integre nel tempo, avevano bisogno di essere affumicate. […]

Salvatore Fioretto 



martedì 9 giugno 2026

Il primo insediamento di ediliza popolare a Marianella, anno 1964...

 


Già alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per sopperire alle esigenze abitative causate dai numerosi bombardamenti inflitti alla città di Napoli e al suo Hinterland, fu realizzato, verso gli inizi degli anni '50, il "rione Don Guanella" a Miano, grazie ai fondi messi a disposizione dagli Stati Uniti: il cosiddetto "Piano Marshall" (European Recovery Program), secondo il progetto architettonico attribuito all'arch. Del Monaco. Il Rione ebbe degli ampliamenti, nel corso dei due decenni successivi.
Durante il "Boom economico" e la conseguente crescita 
esponenziale demografica della popolazione, il programma di costruzione di nuovi alloggi popolari ebbe una grossa spinta realizzativa. 
Nel nostro territorio, i primi due insediamenti di alloggi popolari IACP  furono realizzati tra Piscinola e Marianella: i primi, furono situati a lato di via Vecchia Miano, mentre i secondi, tra via dell'Abbondanza e via Dietro la Vigna e vennero inaugurati tra il 1959 e il 1964. Gli edifici di Piscinola furono realizzati con le abitazioni distribuite su 3 e 4 piani, con gli accessi suddivisi attraverso due casse di scale. Il rione IACP di Marianella fu invece realizzato con caratteristici edifici "a torre", con le pareti rivestite con mattoni rossi, e da edifici lineari detti "a piastra".

Planimetria rione IACP di Marianella (la strada comunale è via Dell'Abbondanza)
A questi furono poi aggiunti gli edifici a "torre" di 13 piani, che costituirono il rione identificato nell'inventario collettivo con il toponimo di "Rione Siberia". 
Seguirà l'inaugurazione de"rione Don Guanella" a Miano, del "rione Piscinola" (a lato del complesso della Fondazione "Raffaele Ruggiero" e della strada del "Cancello", con le stesse tipologie di torri di 13 piani) e, ancora a seguire, i rioni costruiti negli anni '70-'80, identificati con le denominazioni della Legge che li concepirono, ovvero: della "167 di Secondigliano" (attuale Scampia) e della "219". 
Per quanto riguarda il primo nucleo del rione IACP realizzato a Marianella, abbiamo trovato un articolo giornalistico pubblicato sulla rivista "Edilizia Popolare", pubblicato nel 1964, che descrive e illustra con diverse foto, gli edifici al momento dell'inaugurazione.

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"Marianella  è un grosso agglomerato alla periferia nord di Napoli, dove IACP ha iniziato di recente un massiccio programma di costruzioni al fine di sanare la situazione edilizia esistente e di realizzare, alla fine, un quartiere residenziale dotato di tutti i servizi necessari, la costruzione di circa 3000 vani su un'area di 60.000 mq.
Il primo intervento con cui  l'IACP ha realizzato circa 1000 vani  con gli stanziamenti della Legge n. 622, ha fatto seguito, nel 1963, la costruzione di un altro gruppo di fabbricati in applicazione alla Legge  n.1327: n.6 edifici a torre e n.1 in linea corrispondenti 90 alloggi per complessivi 500 vani.
La sistemazione studiata in maniera da consentire, attraverso gli edifici isolati, le visuali sulla strada agli alloggi che saranno prossimamente costruiti, prevede la realizzazione di un mercatino con generi di prima necessità e di una scuola elementare del tipo prefabbricato, già in fase di montaggio a cura del Comune. 
Gli edifici, in struttura di cemento armato parzialmente in vista, hanno le fronti in mattoni pieni a faccia vista, per gli edifici a torre, e intonacate a stucco per gli edifici in linea; ciò al fine di rompere la monotonia dei mattoni, colorando con toni vivaci le superfici intonacate.
Gli infissi sono in pitch-pine con le persiane avvolgibili colorate in giallo. 
Pannellature di maiolicato a disegno sono impiegate nei porticati degli edifici a torre.
Tale aspetto è accentuato dalle sistemazioni esterne particolarmente curate: illuminazione a parete, asfalto rosso per la viabilità automobilistica, le pedonali in lastre di cemento bianco con cordonature di verde, alberature, panchine, prati fioriti".


Salvatore Fioretto

(Articolo scritto da Gherardo Mazziotti sul periodico: "Edilizia Popolare", n.59 - Roma, Luglio-Agosto 1964 - pagg. 26-27).


Vista da via Dell'Abbondanza anno 1964 (nel fondo a sx si trova oggi il parco urbano)




sabato 6 giugno 2026

29 marzo 1913... Cronaca di un'inaugurazione solenne...!

Ecco l'articolo giornalistico che apparve sulle pagine del giornale ”Roma”, il 29 marzo 1913, per preannunciare l'inaugurazione del primo tronco della Ferrovia "Napoli Piedimonte d'Alife": il tratto Napoli-Capua, che poi si svolse il giorno seguente. L'articolo descrive con precisione verista i tratti caratteristici della ferrovia e lo svilupparsi del percorso. Non conosciamo purtroppo il nome del bravo cronista. 
Precisiamo che, non avendo trovato le foto della cerimonia del 1913, abbiamo allegato in questo post le foto della cerimonia dell'arrivo della prima locomotiva a vapore a Piedimonte d'Alife, nel mese di agosto 1914. La ferrovia fu poi completata e inaugurata nel successivo mese di ottobre; contava un percorso di 83 chilometri di strada ferrata, oltre metà del quale già elettrificato
 (Napoli-Capua). La città di Napoli veniva finalmente collegata, attraverso la ferrovia, con la piana aversana e quella alifana, fino a giungere alle pendici della catena montuosa del Matese.

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"La nuova ferrovia Napoli-Piedimonte d’Alife

Inaugurazione del tronco Napoli-Capua

Il progetto della ferrovia Napoli-Piedimonte d’Alife fu la prima volta studiato circa 25 anni fa dagli ingegneri Tessitore e D’Aniello che ebbero ben chiara visione dell’utilità che tale opera avrebbe apportata a Napoli col metterla in diretta comunicazione con le fertili terre della Provincia di Caserta, e dei vantaggi enormi che queste avrebbero conseguito avvicinandosi alla grande Metropoli. 



Stazione terminale di Piazza Carlo III (Napoli)

Nel decorso di un ventennio il progetto subì numerose modificazioni e varianti, poiché la Societè Anonyme des Tramways et Chemins de fer du Centre cedette la concessione che aveva ottenuto nel 1900, alla Compagnie de Chemin de fer du midi de l’Italie con tutti i diritti e gli oneri derivanti dalla concessione stessa. Torna pertanto ad onore di quest’ultima società se dopo tutte le vicende subite dal progetto questo ha potuto essere tradotto in realtà, per modo che iniziati rapidamente i lavori, dopo tre anni venne aperto al traffico un primo tratto di linea, quello cioè fra Aversa e Giugliano, seguito a breve distanza dalla presente inaugurazione di altri due tronchi adiacenti che mettono in comunicazione Capua con la nostra città, mentre che al termine del corrente anno, fino a Piedimonte d’Alife potrà ritenersi un fatto compiuto.

La Linea

Il tronco che sarà inaugurato domani ha origine da Piazza Carlo III, dove la Società sta costruendo un ampio fabbricato per stazione.

La linea parte in direzione nord su sede propria, eccetto per il breve tratto fino al ponte di San Giovanniello, sviluppato sulla pubblica via non essendosi potuto ottenere altro accesso alla città. Dopo aver toccato, con fermate obbligatorie, le stazioni di Secondigliano, Piscinola, Marano, Mugnano e Giugliano, la ferrovia giunge ad Aversa dopo un percorso di circa 19 chilometri effettuato in 43 minuti, attraversando quelle ubertose campagne che indubbiamente si gioveranno della nuova ferrovia.

Da Aversa la linea prosegue per Trentola, Frignano, Casaluce, Teverola, giungendo finalmente a S. Maria Capua Vetere e quindi a Capua, dopo aver lasciato poco prima la biforcazione che con l’altro tronco menerà a Piedimonte.

Oltre le cennate fermate obbligatorie, tra Aversa e Capua vi sono le fermate facoltative di Lusciano e S. Marcellino, Regi Lagni, Curti e quella presso l’anfiteatro di S. Maria C.V., per modo che il tracciato, così ben studiato, maggiorerà lo scopo di collegare il maggior numero di centri abitati, con uno sviluppo sensibilmente rettilineo e breve;

infatti fino a Capua con un percorso di 44 chilometri, non si impiegherà che un’ora e quaranta minuti, cioè solo venti minuti in più della ferrovia Napoli-Roma.

Tenuto conto pertanto di tale piccola differenza e considerato che le partenze si effettueranno ogni mezz’ora a cominciare dalle 6 antipom. con 14 viaggi giornalieri per l’intero percorso, appare evidente quali vantaggi dovrà produrre la nuova linea.

La ferrovia elettrica

La ferrovia elettrica ha lo scartamento ridotto dello 0,55 (e.c. "0,95 m"), pari cioè a quello adottato dalla Stato per le ferrovie secondarie e per quelle della Libia; la trazione è elettrica fatta con sistema monofascio (e.c. "monofase") che per la prima volta viene provato in Italia su vasca scala e dal cui risultato potranno ricavarsi importanti elementi per una più vasta adozione, dato i grandi vantaggi che esso offre.

La distribuzione dell’energia elettrica è fatta ad alto potenziale 11000 volts, a mezzo di due conduttori di rame, di cui uno di contatto e l’altro di alimentazione della sezione di appena cm 2. Il primo è sospeso a una catenaria in filo di acciaio, mentre il secondo è portato da una mensola; 

Stazione di Sant'Andrea de Lagni ( S. Maria Capua V.)
i sostegni sono costituiti da pali a traliccio posti a una distanza di 60 m fuori della città di Napoli, mentre che nel tratto tra la stazione di Napoli Scalo Merci e Piazza Carlo III invece di pali a traliccio vi sono pali cilindrici, opportunamente decorati con basamenti di ghisa.

E’ da notare che in questo tratto, ad evitare pericoli di una così alta tensione, la distribuzione della energia elettrica è fatta a 600 Volts ridotta da quella a 11000 Volts mediante tre cabine distribuite lungo il detto percorso.

Tale riduzione di potenziale è fatta anche nei treni mediante appositi trasformatori, posti in una cabina che non deve mai aprirsi durante il viaggio e congegnata in modo che, ove mai venga aperta, resta automaticamente interrotto il circuito della corrente elettrica.

L’energia è fornita da una centrale a vapore situata a S. Maria C. V., della potenza di 6000 HP.

Stazione di Sant'Andrea de Lagni (Santa Maria Capua V.)

L’impianto, fatto secondo i criteri della migliore tecnica moderna, è costituito da tre turbine a vapore tipo Curtiss, azionanti alternatori forniti dalla casa A E G Thomson Houston.

Le caldaie tubolari sono state fornite dalla Babcok Wilcox, il tiraggio è effettuato da un camino alto metri 50. Il costo della sola centrale elettrica ha raggiunto la cifra di £. 1.500.000 lire, mentre l’intero impianto ferroviario raggiunge finora la cifra di circa £. 14.000.000.

Il servizio dei viaggiatori

Il servizio per i viaggiatori è fatto a mezzo comode vetture delle quali sono distinte due classi: la prima e la terza.

Ogni treno è formato da tre vetture di cui la prima è motrice e le altre due sono rimorchiate. Le vetture motrici possono contenere da 44 a 54 passeggeri che esse siano di prima classe o di prima e terza classe, in caso però di eccessivo affollamento, possono essere ammessi altri 16 viaggiatori distribuiti in parte sulle vetture e in parte alloggiati in uno scompartimento situato nel mezzo della vettura, presso il bagagliaio. Le vetture di rimorchio di sola terza classe possono contenere al massimo 112 viaggiatori, mentre quelle di 1. e 3. classe possono contenere 88, così che un treno può trasportare al massimo 280 viaggiatori.

Il servizio merci

Oltre al servizio per i viaggiatori, viene eseguito anche quello per le merci, e in tal caso i convogli sono rimorchiati da apposite locomotive.

La distribuzione dei biglietti viene fatta nelle stazioni stabilite per tutte le fermate.

Direzione unica

Un particolare che una prima volta viene attuato in Italia è che la direzione di tutto il movimento è affidata ad un solo funzionario cosi che qualsiasi spostamento di orario, incrocio di treni e simili non può essere disposto che da lui solo mediante comunicazioni telefoniche fatte ai vari capostazione della linea. E’ da augurasi pertanto che tutte le innovazioni apportate dalla Società concessionaria unite ad una oculata direzione del servizio e alla disciplina dei funzionari della Società valga a favorire lo sviluppo commerciale delle contrade attraversate dalla nuova linea ed a portare tutti quei vantaggi che da essa sono state lungamente attesi.

L’orario

Edificio stazione Piazza Carlo III (Napoli) dopo la ristrutturazione
La prima partenza da Napoli per Capua è alle ore 6 e i treni seguono ogni ora, cioè alle 7, alle 8 alle 9, ecc. ultimo treno alle ore 20.

La prima partenza da Napoli per Aversa è alle 6,30 e i treni seguono anche ogni ora, cioè alle 7,30, alle 8,30, alle 9,30 ecc., ultimo treno alle 19,30.

Da Capua la prima partenza si effettua alle 9,59 e le altre si seguono a un ora di distanza, fino alle 18,59. Da Aversa dalle 5,52 e le seguenti a mezz’ora di distanza."

Salvatore Fioretto 

L'articolo integrale e le fonti di provenienza sono riportate nel libro: "C'era una volta la Piedimonte", di S. Fioretto, anno 2014, ed. Atena.