domenica 23 agosto 2026

Il popolo lo acclamava con "'O pate nuosto"... la vita del ven. don Antonio de Torres

Tra i personaggi illustri che hanno frequentato nel corso della loro vita il nostro territorio, compiendo opere  sociali e di carità apostolica, abbiamo trovato questo sacerdote che ha svolto diverse missioni popolari e predicazioni nelle chiese di Piscinola, di Capodimonte e di Secondigliano, tra il XVII e il XVIII secolo, parliamo del venerabile don Antonio de Torres, ecco una sua breve biografia.

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Nacque a Napoli il 30 maggio 1637, da Tommaso de Torres, appartenente a una nobile famiglia di cavalieri di origini spagnole, sua madre fu Felice Aquilone dei nobili d’Aragona, nata a Messina; le loro nozze si celebrarono il 6 novembre 1623 nella parrocchia di S. Anna di Palazzo. Dalla loro unione nacquero otto figli: il primogenito, Giuseppe (1626), fu ordinato sacerdote nel 1650; il secondogenito, Francesco, si distinse nella carriera militare; due altri fratelli, di cui uno di nome Giovanni Battista nato nel 1632, morirono poco dopo la nascita; una sorella, che professò nel monastero francescano di S. Maria della Provvidenza ai Miracoli, prese il nome di religione di Agata Maria; un’altra, Margherita, sposò il cavaliere spagnolo Tommaso Rodriguez; mentre Niccolò, fu marchese imperiale.

Antonio Torres ricevette il battesimo nella chiesa di S. Anna di Palazzo, il 7 giugno 1637. Rimasto prestissimo orfano della madre, alla tenerissima età di cinque anni, studiò con i gesuiti, prima grammatica nel collegio di S. Francesco Saverio, poi retorica e filosofia nel Massimo. Nella "Congregazione di Spirito" del collegio, diretta dal padre Girolamo Servitelli, Antonio scoprì la vocazione alla vita consacrata. Tuttavia, si racconta che rimasto orfano e ancora molto piccolo, fece già voto di consacrarsi alla vita religiosa.
Nel corso della sua giovinezza dimostrò intelligenza e pietà straordinaria, ottenendo dal padre il permesso di vestire l’abito ecclesiastico; fu tutto dedito alla preghiera e allo studio, con grande carità verso i poveri.
Provò inizialmente, ma invano, di entrare nella Compagnia di Gesù, tuttavia, attraverso il proprio compagno di studi, Filippo Orilia, conobbe l’istituzione dei Pii Operai”, fondati dal venerabile Carlo Carafa nel 1602, e ne rimase profondamente colpito per la modestia e la povertà con cui gli adepti vivevano. Con il consenso del direttore spirituale, il domenicano Giovanni Battista (de’ Deodati) di San Pietro, fece subito richiesta di poter essere accolto nel sodalizio. Fu il Preposito Giovanni Tommaso Carmignani (2 maggio 1654) ad accettare la richiesta, mentre fu affidato per la formazione al padre Costantino Rossi, maestro dei novizi. Gli fu padrino di cresima il preposito generale dell’Ordine Domenico Cenatempo, che accolse anche la sua professione il 7 giugno 1655.
Torres compì gli studi teologici: ricevette il lettorato il 17 marzo 1657 e gli ordini minori l’anno seguente. Diventato nel frattempo Preposito Generale, Gisolfi gli costituì il patrimonio sacro per l’ordinazione sacerdotale su una casa sita nella "piazza delli Pellettieri" (25 aprile 1660).
Dotato di ottima memoria, discernimento e applicazione costante, giunse a conoscere a memoria la Bibbia; studiò oltre il latino, anche il greco e l’ebraico; dotto in teologia e anche negli studi profani, era ritenuto una delle persone più erudite di Napoli; aveva una famosa biblioteca personale ma aperta a tutti.
Sopravvisse miracolosamente alla tragica epidemia di peste che colpì Napoli nel 1656, unicamente ad altri tre confratelli: in tal momento la Congregazione rischiò seriamente la sua estinzione! Fu ordinato sacerdote nel 1660, dal vescovo di Lettere, il giurista napoletano Onofrio d’Aponte, tuttavia egli già svolgeva informalmente l’ufficio di maestro dei novizi, incarico che gli fu confermato 
nel 1662, dal Capitolo Generale, e lavorava alla ricostituzione della Congregazione dei Pii Operai.
Fu superiore nelle case napoletane di S. Maria ai Monti, di S. Giorgio Maggiore e, dal 1672, di S. Nicola alla Carità.
Svolse per oltre 40 anni l’incarico di direttore della Confraternita dei Cavalieri, Togati e Dottori, fondata nel 1648 da padre De Colellis, nella chiesa di S. Nicola alla Carità. Nel 1680 istituì la Congregazione sacerdotale di S. Maria della Purità, composta da sacerdoti diocesani che avevano la vocazione di svolgere le missioni popolari a loro spese, come facevano i Pii Operai. La Congregazione fu poi trasferita in S. Giorgio Maggiore (1694), altra chiesa dell’Ordine in città. Tra i sacerdoti colà formati, vi furono anche Gennaro Amodei e Matteo Ripa, che furono poi missionari in Asia. Ripa fu fondatore del “Collegio dei Cinesi”, con sede a Capodimonte (attuale ospedale Elena d'Aosta).
Nel 1681 fu eletto Preposito Generale dei Pii Operai; riconfermato, ricoprì più volte l’ufficio per un totale di vent’anni. Dall’arcivescovo di Napoli cardinale Innico Caracciolo fu proposto per canonico penitenziere della cattedrale, dal viceré Gaspar de Haro marchese del Carpio fu segnalato a Carlo II di Spagna come vescovo per Pozzuoli a metà degli anni Ottanta, mentre dall’imperatore Carlo VI fu destinato priore di S. Nicola di Bari (1710), ma egli rinunziò a tutti e tre gli onori.
La sua fama di predicatore e si confessore si sparse presso per la città di Napoli, tanto che la chiesa di S. Nicola non poteva contenere la gente che affluiva alle sue prediche; per oltre 40 anni fu attivissimo confessore e direttore spirituale delle religiose di numerosi conventi di Napoli e dintorni. Come confessore fu prescelto da diversi monasteri femminili della città e dei dintorni (Pozzuoli, Amalfi, Ravello, Scala, Lettere, Capri).
La pratica dell’”orazione mentale”, che Torres promuoveva fra i suoi fedeli penitenti, gli creò qualche incomprensione. Fu accusato ingiustamente di aderire alle correnti “quietiste” e di essere egli in contatto epistolare con Miguel de Molinos, il cardinale Pier Matteo Petrucci, il canonico Antonio Sanfelice e altri, benché diversi testimoni, nel corso del processo per la beatificazione, abbiano poi attestato le profonde ed esplicite riserve che egli manifestava intorno all’autore spagnolo suddetto. Accusato pubblicamente di “quietismo”, da un memoriale anonimo inviato al S. Uffizio,  fu 
quindi oggetto di una indagine canonica, che coinvolse anche diversi suoi figlioli spirituali. Fu condannato il 3 agosto 1687 e dal cardinale Antonio Pignatelli, allora arcivescovo di Napoli, fu privato della facoltà di confessare e predicare; Tuttavia egli si sottomise umilmente alla ingiusta condanna.
Fu reintegrato nel ministero il 20 marzo 1692, dallo stesso Pignatelli, nel frattempo diventato papa, con il nome di Innocenzo XII.
Svolse molte opere di Carità e predicazioni nelle Sante Missioni, soprattutto nei Casali a Nord di Napoli; ecco cosa è scritto nella biografia “Vita del Padre D. Antonio De Torres - Preposito Generale della Congregazione de' Pii Operarj”, scritta dal Padre D. Lodovico Sabbatini D'Anfora - Napoli, 1732: “Frattanto perché non può celarsi lungamente la carità, cominciò ad attendere, ed esercitare in pro' d'altri il suo zelo. La nostra Casa del Noviziato trovasi in un luogo solitario fuori del Borgo di S. Antonio Abbate, la quale con distanza di un miglio o due, poco più, o meno, circondano molti Casali. In questi han largo campo di faticare que' Padri, che là dimorano: e qui appunto ben'ampio vel rinvenne il nostro Antonio. Così attesta D. Antonio Sanfelice or Vescovo di Nardò, intimo familiare del P. Torres): Mi dicea d' aver faticato da Giovane a far Dottrine Cristiane a Piscinola, a Capo di Monte, e particolarmente a Secondigliano (ove poi forzò ad accettare la cura di quel Casale un suo Penitente sacerdote esemplarissimo, e di gran zelo, che ha fatta quella nuova Chiesa da' fondamenti) e ad altri Casali di Napoli andandovi a piedi; e si umiliava dicendo, che avea avuto più zelo allora, che quando era già provetto in etàMolte furono le fatiche sostenute da lui in questo impiego, in cui vi si applicò sempre con gusto: tantoché per l'utile, che apporta alle anime de' figliuoli, anche da superiore Generale della Comunità, e Maestro nella guida delle anime celebratissimo, non sdegnò di applicarvisi pubblicamente in Napoli, come a suo luogo diremo, e di prender per se quest' esercizio, trovandosi nelle sante Missioni." [...]
Colto da un colpo apoplettico che gli paralizzò il lato destro del corpo, padre De Torres morì a Napoli, il 16 febbraio 1713, fra il pianto del popolo che lo chiamava: "o pate nuosto" (il nostro padre); mentre era in carica come Preposito Generale. Il gesuita Francesco Paternò ne lesse l’elogio funebre nella chiesa di S. Nicola alla Carità, dove fu sepolto nella cappella di S. Michele Arcangelo.
Dopo la morte, dai devoti gli furono riconosciuti doni profetici e gli furono attribuiti diversi miracoli e fatti straordinari. Giambattista Vico elogiava la sua visione morale, che «Temprar sapeva con le più amene e dolci maniere di una civiltà virtuosa».
Per la sua umiltà, padre Antonio de Torres non pubblicò nessun opera, salvo un volume per la formazione sacerdotale, che lo diede alle stampe firmato con uno pseudonimo. Solo dopo la sua morte furono pubblicati quattro volumi contenenti le sue prediche, mentre si conservano un migliaio di sue lettere spirituali.
Fu dichiarato venerabile con l’avvio del Processo Canonico per la causa di beatificazione, che si svolse tra il 1735 e il 1738; nel 1771 furono approvati i suoi scritti.

Salvatore Fioretto

Diverse notizie sono state tratte, oltre che dal libro citato, dalle pagine internet: "Santi e Beati", e dall'enciclopedia "Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani".