domenica 30 marzo 2025

Un "Museo del ricordo per Piscinola e Marianella"... la storia della kermesse di "Aspettando Maggio dei Monumenti 2004"!


Quella che sto per raccontare è stato un evento culturale svolto a Piscinola, a cui ho partecipato assieme a un nutrito e motivato gruppo di amici e di concittadini, tra la fine dell'anno 2003 e i primi mesi del 2004.
Tutto ebbe inizio nell'autunno del 2003. Un pomeriggio incontrai per caso
la mia amica e insegnante Rosa Bianco. Tra le cose che ci dicemmo, gli mostrai la mia disponibilità a partecipare agli eventi culturali che organizzava l'associazione di cui lei era vicepresidente, che si chiamava "Scenari Nascosti, per un'arte clandestina". L'associazione era stata fondata dall'attore Lucio Michetti, originario di Giugliano.
Pochi mesi dopo fu da lei invitato a partecipare a un concorso di nuove poesie, che l'associazione aveva indetto, dedicato ai poeti emergenti del territorio. Partecipai senza esitazione, componendo per l'occasione la mia prima poesia, che s'intitolava: "'A via d''o Salvatore". L'evento si svolse nei locali dell'Associazione "Il Cenacolo", in via Vittorio Veneto. La poesia che fu da me letta in pubblico ebbe un bel riscontro di pubblico. Successivamente, sempre Rosa Bianco, mi riferì che il presidente dell'Associazione, Lucio Michetti, aveva ideato un bel progetto, che comprendeva tra l'altro degli incontri periodici con gli anziani, la raccolta di foto e di cimeli, il tutto finalizzato ad ideare una sorta di "Museo del ricordo", che riguardasse i due antichi quartieri di Marianella e Piscinola.
L'idea mi piacque molto, anche perché ricalcava un po' l'innata mia passione per il folclore e per la storia locale dei borghi e dei casali. Nel mese di gennaio successivo, iniziammo a organizzare gli incontri con gli anziani.
Ricordo che parteciparono tanti personaggi notabili e di spessore dei due quartieri, tra gli altri: don Salvatore Nappa, originario di Piscinola e parroco di Marianella, il diacono e storico Franco Biagio Sica, il professore Franco Quinterno, il superiore dell'arciconfraternita del SS. Sacramento di Piscinola, Francesco della Corte, l'imprenditore  Francesco Bianco e l'insegnante Natale Mele. Furono realizzati tre incontri, in orario serale. Ricordo che le testimonianze che raccogliemmo in questi incontri accesero un'ondata di entusiasmo tra i soci dell'associazione, che comprendeva, oltre a Michetti e a Rosa Bianco, anche Antonio Culiers, il pittore Luigi Russo e la signora Rosiello, moglie di Michetti; a questi poi si aggiunsero: lo scrittore e musicista Salvatore Nappa e lo scrittore Carmine Montesano.
Intanto iniziarono ad arrivare le prime foto e i cimeli messi a disposizione da vari donatori del territorio. Carmine Montesano, che era anche dirigente della Virtus Piscinola, mise a disposizione l'archivio fotografico della storica società di basket piscinolese. Francesco Della Corte portò alcune rare foto della storica banda di Piscinola (superlativa fu la foto del 1920 con la banda Piscinola del maestro Piccolo che posava davanti alla stazione della Piedimonte di Piscinola), e ancora diverse foto storiche dell'Arciconfraternita del SS. Sacramento. 
Man mano che trascorrevano le settimane questo materiale fotografico e storico iniziò a pervenire sempre con maggior frequenza. Ci fu un concorso generale di partecipazione tra i piscinolesi e i marianellesi e il materiale raccolto fu veramente consistente!
Ricordo anche il contributo di padre Francesco Bianco, che mise a disposizione alcune foto storiche della Chiesa del SS. Salvatore e del dott. Franco Biagio Sica, che condivise dei bozzetti, degli scorci di Piscinola antichi e diverse foto in bianco e nero, che erano state eseguite per realizzare il suo libro "Storia della mia terra". Padre Nappa donò diverse copie del libro "Marianella con la sua chiesa nella storia", scritto dai giovani dell'Azione Cattolica di Marianella.
Raccogliemmo foto anche da comuni cittadini, che le conservavano negli album di famiglia. Ricordo il contributo di Sabatino Palladino, della signora Palladino, della famiglia di Rosa Bianco, del sig. Mario Cascella, di Giovanni Salzano e anche quelle della mia famiglia.
Il progetto di Lucio Michetti era ambizioso e prevedeva la realizzazione di una mostra estemporanea riguardante i due quartieri di Piscinola e Marianella, che facesse un po' da volano, con la sua forza divulgativa, per la creazione di un museo stabile del ricordo, il tutto finalizzato a rinsaldare la memoria storica e civica dei territori e rialimentare una coesione comunitaria antica. Il "Museo" doveva essere un contenitore di testimonianze, scritte e orali, di arte visiva e fotografica, di cimeli e di altre testimonianze raccolte, affinché la memoria civica fosse rinsaldata e coltivata con costanza e competenza.
Gli scrittori Salvatore Nappa e Luigi Sica consentirono la stampa della fiaba da loro scritta, intitolata "Il mago nel pozzo", che poi divenne una sorta la brochure della mostra.
Io mi proposi quindi di curare la parte grafica della mostra. Iniziai a scannerizzare tutto il materiale fotografico raccolto, cercando di restaurarlo con il programma "Photoshop", e successivamente stamparlo su supporti cartacei attraverso il plotter. Insieme all'insegnante Rosa Bianco iniziammo a ideare il percorso espositivo della mostra. L'intenzione era quella di realizzare un percorso che accompagnasse i visitatori secondo un ordine cronologico e a tema, curando l'esposizione degli argomenti, con scritti e foto. Provvedemmo quindi a scrivere i testi delle didascalie, a trascrivere le testimonianze precedentemente raccolte dagli incontri con gli anziani, a eseguire le ricerche storiche e gli approfondimenti tematici, attraverso la consultazione dei testi e delle fonti storiche e di altro ancora.
Intanto Lucio Michetti rimase affascinato dalla leggenda della Madonna delle Grazie, che avevo appreso da mio padre e che raccontai durante gli incontri nell'associazione. Fu tanto colpito che decise di scrivere un testo da declamare come un cantastorie, durante la cerimonia di inaugurazione della mostra, con la realizzazione di un tabellone con i quadri raffigurativi della leggenda, proprio come facevano gli antichi cantastorie popolari!
Fu inoltre deciso di invitare alla prima serata inaugurale una compagnia folk di Giugliano che si chiamava Damadakà.  Questo gruppo era composto da giovani musicisti che da pochi anni avevano iniziato un percorso artistico di recupero della tradizione musicale folk dell'agro aversano-giuglianese, con la riscoperta di villanelle, cantate, nenie antiche e canti 'a ffigliola, in gran parte sconosciuti alle giovani generazioni.
Alcuni giorni prima dell'evento, Michetti insieme a Russo e Culiers disegnarono e fecero realizzare i pannelli espositivi della mostra in legno, pensati come dei libri aperti a metà, che cosi disposti consentivano di avere un ampio spazio per esporre le foto, in tutti i quattro lati che si creavano. Furono realizzati quattro di questi pannelli, che erano alti due metri e larghi tre. Michetti riuscì anche a farsi prestare altri tabelloni  espostivi di legno, mentre la Circoscrizione di Piscinola-Marianella mise a disposizione alcuni tavoli pieghevoli e delle sedie.
Le tavole con le foto furono stampate a colori su fogli di carta formato A1; ogni tavola conteneva una, due o più foto, alquanto ingrandite. Realizzammo anche una sezione espositiva con gli attrezzi agricoli e gli utensili domestici antichi di uso comune; molti furono messi a disposizione dalla mia famiglia, ma anche dalla famiglia Bianco e da un contadino di via Madonna delle Grazie, che non ricordo il nome. Per ogni oggetto antico esposto, provvidi a stampare una didascalia con sopra riportato, sia il nome in italiano che quello in vernacolo locale.
Preparammo anche una sezione di poesie scritte in vernacolo, dedicate a Piscinola e a Marianella.
Ricevemmo intanto l'autorizzazione da parte della società Metronapoli per poter occupare l'atrio libero d'ingresso della stazione della metropolitana di Piscinola.
Ricordo la fatica intrapresa da tutti i soci e collaboratori per l'allestimento della mostra. Donato Culiers e Luigi Russo si diedero un gran da fare a montare i tabelloni e per incollare le tavole che avevo preparato e fatto stampare precedentemente. Rosa provvide a incollare le didascalie e le guide narrative, che introducevano i vari argomenti. Queste schede furono inserite sul margine sinistro di questi tabelloni, come se fossero stati dei segnalibri di un fantasioso libro dei ricordi... L'obiettivo era quello di accompagnare passo passo i visitatori nelle varie sezioni narrative sviluppate, come se si stesse sfogliando le pagine di un libro...
Alla fine dell'allestimento il colpo d'occhio che si creò fu davvero bello e affascinante! Coprimmo ogni spazio disponibile dell'atrio della stazione, sia del pavimento che delle pareti.
Il percorso espositivo era cosi costituito:
- fonti storiche con i testi che raccontavano la storia dei due quartieri.
- monumenti, casa natale di Sant'Alfonso e le due chiese di Piscinola e Marianella;
- foto di vita nelle campagne e di contadini;
- foto di vita nei cortili e nelle strade;
- vedute e cartoline antiche;
- feste popolari e tempo libero;
- sport (il calcio, la Virtus Piscinola, il pugile Cossia e le gare di ciclismo organizzate da De Lise;
-musica e spettacoli, con
la Banda Musicale di Piscinola, i complessi degli Showmen e dei Wanted Group. 
L'ultimo pannello era dedicato alle foto dei due Quartieri, così come si presentavano in quell'anno 2004.
Una giovane pittrice, che era stata allieva del maestro di Luigi Russo, realizzò un tavolato polittico, con la raffigurazione delle scene della leggenda della Madonna delle Grazie di Piscinola, da utilizzarsi per la rappresentazione del cantastorie, a cura di Michetti.
Giunse il giorno dell'inaugurazione. Ricordo i vari discorsi introduttivi: quelli di Lucio Michetti, di Padre Nappa, di Franco Biagio Sica e dei rappresentanti della Circoscrizione. Furono poi offerte delle pizze rustiche al pomodoro, cotte in un forno di Piscinola. Per il brindisi inaugurale offrii il mio vino, declamando la mia poesia "'O vino 'e Piscinola"!
Ricordo l'interesse che mostrarono i visitatori della mostra, cosi come la commozione degli anziani e la curiosità dei tanti giovani, che osservavano le foto e leggevano i commenti e le didascalie.
Nel pomeriggio del giorno inaugurale il gruppo folk Damadakà iniziò l'esibizione all'esterno per le strade di Piscinola, a partire da via Napoli, proseguendo per via del Salvatore, entrando nei vari cortili che si aprono alla strada; sostò poi davanti alla Chiesa del SS. Salvatore e proseguì attraversando la piazza di Piscinola, fino alla stazione della metropolitana di Piscinola, dove era allestita la mostra. Giunti nella mostra intonarono il canto antico della Madonna delle Grazie. Al termine del canto, Lucio Michetti declamò il suo componimento poetico, scritto per ricordare il miracolo  attribuito dalla tradizione
popolare alla Madonna. Molte furono le persone che assistettero a questa esibizione, applaudendo al suo termine.
Per omaggiare la tradizione vinicola piscinolese, realizzai un piccolo stand con alcuni oggetti antichi, tra i quali delle curiose damigiane e dei boccali di vetro. Nello stand era prevista la degustazione gratuita del vino Perepalummo offerto ai visitatori: il vino  era quello da me prodotto nella campagna di Piscinola nel 2003. Sul banchetto compariva la stampa della mia poesia: "'O vino 'e Piscinola".
L'esposizione si protrasse fino alla domenica successiva. Poi, verso le ore 13:00 di quella domenica iniziammo lo smontaggio e il recupero di tutto il materiale. Eravamo tutti felici!
E' stata questa la prima esperienza che ho intrapreso nel mio precorso culturale ventennale, dedicato alla valorizzazione della storia del quartiere e alla sua promozione verso le giovani generazioni. Dopo questa prima esperienza, ha avuto seguito la pubblicazione del libro "Piscinola, la terra del Salvatore". Infatti, fu proprio il materiale fotografico e le testimonianze raccolte per l'allestimento della mostra del 2004, a spronarmi verso la scrittura del saggio.

Quest'esperienza del "Museo del Ricordo" mi ha consentito di conoscere tante belle persone e instaurare diverse amicizie, mi ha aiutato a crescere culturalmente e mi ha consentito di scoprire il campo della ricerca storica: campo che considero appagante per quelli, come me, che nutrono il grande desiderio di conoscenza e di scoperta, nonchè fonte di arricchimento e motivo di crescita personale e comunitaria.
Purtroppo devo aggiungere che in questi ultimi anni alcuni ideatori di quella esperienza piscinolese del 2004 non sono più tra noi, come Lucio Michetti e Donato Culiers, la loro scomparsa è stata una grave perdita per la cultura locale.
Questo post è dedicato alla loro memoria, in ringraziamento per tutto quello che hanno fatto per la storia dei quartieri di Piscinola e di Marianella.

Salvatore Fioretto





























domenica 23 marzo 2025

Quella classe di arbitri di Basket, fiori all'occhiello del quartiere di Piscinola!



Fiumi di inchiostro sono stati versati  in questi anni per raccontare la bella storia del basket a Piscinola, storia che vanta una durata ottantennale, ma poco si è scritto sulla tradizione che alla pari Piscinola vanta per aver dato alla pallacanestro regionale e nazionale una rosa di arbitri tesserati di degno rispetto...!
Con questo post vogliamo rimediare a questa lacuna, raccontando l'esperienza sportiva di uomini nati in questo quartiere, che sono stati appezzati e premiati per aver ricoperto il ruolo di arbitri nei campionati di Federazione Italiana Pallacanestro (FIP).

L'arbitro Salvatore di Febbraro dirige la gara al campo di Cupa Acquarola (part.)
Come sappiamo la tradizione della pallacanestro a Piscinola fu iniziata per opera del sacerdote Don Domenico Severino che, insieme a Don Salvatore Nappa, seppe assimilare le regole di gioco e le tecniche sportive mostrate dai soldati americani durante la seconda guerra mondiale, allorquando si esibivano su un campo di basket improvvisato, nel centro del largo antistante la scuola Torquato Tasso.
Ben presto Don Salvatore fu assegnato dalla Curia di Napoli ad altri incarichi, prima nella Cattedrale di Napoli come vice parroco, e poi di parroco nella chiesa di Poggioreale, e quindi a Piscinola rimase solo don Severino ad assistere i giovani dell'Azione Cattolica parrocchiale.
I giovani del territorio che don Severino riusciva ad attirare erano infatti numerosi e tra questi molti furono quelli che intrapresero un percorso formativo sportivo, sia come giocatori e sia come arbitri o allenatori.
Per quanto riguarda gli aspiranti arbitri, dopo l'iscrizione, passavano alla formazione didattica, partecipando ad un corso indetto dalla Federazione Italiana Pallacanestro (FIP), avente la durata di alcune settimane, che si concludeva con un esame finale. Superato positivamente l'esame, iniziavano a dirigere le gare, partendo dai gironi delle categorie inferiori, spesso in affiancamento agli arbitri veterani.
Tra gli arbitri originari di Piscinola troviamo: Salvatore Di Febbraro,

Mariano Giordano, Pino Longo, Gennaro Basso, Gaetano Andreozzi e Giovanni Della Corte. 
I primi due arbriti: Di Febbraro e Giordano, effettuarono nello stesso periodo il percorso formativo, tanto che negli anni seguenti furono soprannominati "'e gemelli"... 
Entrambi cominciarono ad arbitrare gli incontri di basket agli inizi degli anni '60. Ne ebbe seguito una lunga carriera che durò per alcuni decenni, partecipando agli incontri del campionato FIP, fino alla "serie D", dirigendo formazioni risiedenti nell'Italia centro meridionale, dal basso Lazio fino alle provincie pugliesi e calabre. Le trasferte a Cosenza, Catanzaro, Matera, Gaeta, Formia, Latina, e in tante altre città del centro sud d'Italia, furono per essi all'ordine del giorno...
Purtroppo la carriera di Mariano Giordano ebbe una durata breve, a causa di un grave incidente stradale nel quale perse la vita, mentre tornava da lavoro, dalla Calabria! 
Salvatore di Febbraio, invece, arbitrò di incontri di pallacanestro fino agli anni '80. Negli anni a seguire fu nominato "Commissario di Arbitri di campo", ruolo che esercitò con profitto fino alla fine degli anni '90. Al termine della sua bella carriera ricevette dalla FIP il titolo onorifico di "Giudice Benemerito FIP". Nel frattempo il suo impegno per la Virtus Piscinola non ebbe termine e fu significativo. Insieme ai vari soci e dirigenti della storica compagine piscinolese, quali: Montesano, Cuozzo, Basso e altri ancora, negli anni '90 ridiedero vita alla pallacanestro a Piscinola, con il recupero della struttura abbandonata esistente in via Dietro la Vigna, rilanciando così le vicende della storica squadra di Basket piscinolese.
L'arbitro Pino Longo
C'è da aggiungere che Salvatore Di Febbraro iniziò il suo impegno nello sport come allenatore di pallacanestro, dopo aver conseguito l'abilitazione all'esercizio, allenando per alcuni anni diverse compagini di basket napoletane, tra le quali una delle prime squadra locale femminili.
Gli altri arbitri di Piscinola che seguirono le vicende sportive nel Basket campano e nazionale furono: Pino Longo, Gennaro Basso, Gaetano Andreozzi e Giovanni della Corte.
Pino Longo e Gennaro Basso ebbero una splendida carriera sportiva, arbitrando nei massimi tornei nazionali FIP, fino alla "serie A" nazionale!   Inoltre, Pino Longo, e
ssendo stato un arbitro veterano, veniva spesso assegnato a dirigere i tornei disputati nei campi definiti "più vivaci", come capitava a Castellammare, e sovente era accompagnato dai giovani neoarbitri, per il loro percorso di addestramento, tra questi ci fu proprio il nostro Salvatore Di Febbraro, all'inizio della sua carriera. 
Anche Gaetano Andreozzi e Giovanni della Corte, furono degli apprezzati arbitri, disputando le gare dei tornei FIP, fino alla "serie B".
Purtroppo le notizie che abbiamo trovate sono state appena sufficienti per scrivere questo post, tuttavia siamo fiduciosi che la pubblicazione di questo racconto possa incentivare qualche lettore, a conoscenza delle storie degli arbitri menzionati, a fornirci altre notizie necessarie per completarlo.

In questo post abbiamo raccontato un altro interessante spaccato della storia di Piscinola moderna, storia fatta di uomini semplici che, con il loro impegno, sacrificio e dedizione, sono riusciti a lasciare un'impronta importante nel panorama sportivo cittadino, regionale e nazionale. La loro storia deve essere mostrata da esempio ai giovani di oggi e a quelli di domani, per il loro percorso di vita, affinchè anche loro possano un giorno sentirsi appartenenti alle vicende di una comunità operosa e solidale, che tanto ha contribuito alla crescita civile e sociale dell'Area Nord e della città di Napoli!

Salvatore Fioretto

Ringraziamo Salvatore Di Febbraro per la sua generosa collaborazione alla stesura di questo post e per averci messo a disposizione le foto del suo archivio personale.


Torneo di Basket presso il campo in via cupa Acquarola a Piscinola, arbitra Salvatore Di Febbraro, anni '70


sabato 15 marzo 2025

Giugno 2014... e quella insolita troupe che girava per le strade di Piscinola...!


La storia che sto qui per raccontare è accaduta nel quartiere di Piscinola, esattamente nel mese di giugno e nei mesi seguenti, dell'anno 2013. Un vecchio amico un giorno mi rivelò che un suo conoscente, il sig. E. Andreoli, disponeva di due brevi filmati, girati in "Super 8", durante i festeggiamenti del SS. Salvatore degli anni '70 e '80 e che era un suo desiderio far realizzare un documentario, per ricordare la nostra bella festa dei decenni passati e divulgarlo, quindi, in visione a tutti i cittadini del Quartiere.
Questi due video, che erano prodotti a colori, pur essendo brevissimi, erano davvero una rarità, basta pensare che fino ad oggi si dispone solo di poche foto in bianco e nero dei festeggiamenti del SS. Salvatore dei tempi d'oro, ci riferiamo a quelli degli anni '50 e '60...
Lo stesso amico mi indirizzò a un ragazzo, suo conoscente, che aveva la passione per l'arte delle riprese cinematografiche, che si chiama Dario De Simone. Questo ragazzo aveva già fondato, con alcuni amici, un'associazione e una produzione cine; l'associazione si chiamava "Associazione Marianella New Track".
Contattato da me, Dario subito si mostrò entusiasta del progetto e iniziò a lavorarci con molta passione. Per prima cosa iniziò a trasferire i due video su dei supporti digitali. I video duravano in tutto poco meno di 6 minuti... Davvero pochi per fare un documentario  degno di questo nome. Ma non ci scoraggiammo, insieme convenimmo che occorreva creare una storia trainante... che facesse diventare, i video messi insieme, un documentario apprezzabile e completo.
Pensammo di arricchire il lavoro con le foto antiche a tema che avevo recuperato nel corso delle mie ricerche e che già avevo utilizzato per comporre il mio libro: "Piscinola, la terra del Salvatore".
Pensammo ancora di raccontare i momenti della festa del Salvatore di un tempo, arricchendoli con aneddoti e testimonianze, meglio ancora se narrati direttamente dagli anziani del quartiere, che così avrebbero ricordato i bei momenti della loro gioventù vissuti nel Quartiere. Scegliemmo insieme un giorno settimanale per iniziare le riprese e grazie alle mie conoscenze, riuscimmo a invitare un sufficiente numero di anziani da intervistare.
Ricordo quel mattino di inizio estate, eravamo intorno alla metà del mese di giugno, quando io, Dario e altri due giovani volenterosi e pieni di aspettative (Vincenzo Cimmino e Ugo de Matteo),
muniti di due telecamere digitali e di microfoni, formammo un'insolita troupe  che "girava" per la piazza e per le strade di Piscinola, tra la meraviglia e la curiosità dei viandanti e dei commercianti, che assistevano a questo spettacolo alquanto insolito per loro.
Come primo sketch, eseguii l'introduzione del documentario, posizionandomi davanti alla Chiesa del Salvatore, mostrando tra le mani una copia del mio libro. Raccontai l'origine antica della chiesa parrocchiale di Piscinola, utilizzata dagli abitati sia come luogo di devozione e di culto e sia come luogo comunitario, perchè sul sagrato antistante alla chiesa solevano adunarsi nei momenti di calamità e di crisi politico-sociali, i popolani richiamati col suono a distesa delle campane, per decidere i loro destini; e, poi, di come il culto del Santissimo Salvatore fosse antico, dedicandogli nel corso dei secoli dei sontuosi festeggiamenti annuali. Concludevo che seppur la festa mancava da decenni, il culto del Patrono era ancora vivo e sentito tra i piscinolesi.
Passammo poi a raccogliere le testimonianze degli anziani. Ricordo che ci sedemmo ai tavolini del bar che si affacciava sulla piazza, davanti alla ex scuola Tasso. Tra un caffè e una granita, iniziai a intervistarli, facendo domande e chiedendo alcuni approfondimenti. Tra gli intervistati ricordo alcuni anziani che ci hanno lasciati in questi ultimi anni, che furono i sigg. Vincenzo Maffeo e Salvatore Guarino. C'erano poi gli amici Pasquale di Fenzo e Luigi Sica scrittore. Queste persone raccontarono con dovizia di particolari e in modo chiaro i fasti dei festeggiamenti del SS. Salvatore: di "lummate" (Luminarie), di fuochi pirotecnici, di "zuppe di cozze" e di "cuncertini" (Concerti canori)..., di come un tempo sia stato sentito e partecipato quell'evento e di come le cinque associazioni cattoliche operaie presenti a Piscinola facessero a gara ogni anno per organizzarla.
Spostammo poi la scena delle riprese presso la cantina/trattoria in piazza B. Tafuri, ossia il celebre locale che fu di "Pippotto", ma in quel periodo era condotto dalla signora Michelina Capuozzo, vedova di "Pippotto", anche lei purtroppo non è più oggi tra noi.
Nonostante che non avessimo avvisato e nemmeno effettuate delle prove, tutte le riprese si svolsero con ordine e precisione. La signora Michelina, anche se con un po' di timidezza, fu molto gentile e descrisse con passione e con un pizzico di nostalgia i momenti belli della festa del passato. Raccontò delle "zuppe di cozze" preparate dalla sua cantina e di come era sentita la festa a Piscinola, riuscendo ad attirare visitatori e avventori, sia dalla città che dalla provincia.
Passammo a girare nella villa "Mario Musella", dove a far da scenario al nostro documentario c'era la lussuosa vegetazione, ancora presente in quegli anni, prima che il "punteruolo rosso" distruggesse tutte le belle palme esistenti. In questo ambiente, quasi disincantato e distaccato dai rumori della città, raccogliemmo le testimonianze di due veterani del quartiere, quelle dello scrittore Luigi Sica e di Pasquale di Fenzo. Entrambi, con dovizia di particolari, descrissero con precisione e chiarezza i momenti clou dei festeggiamenti, di come la Festa fosse attesa tutto l'anno da ogni persona, sia dai grandi che dai piccoli. Lo scrittore Sica raccontò, poi, come le metamorfosi avvenute nel Quartiere, con l'esproprio delle campagna dello Scampia e con la "ricostruzione del dopo terremoto", avessero distrutto gran parte dei legami comunitari e con essi anche la bella festa del Salvatore.
Continuammo con le interviste e a raccogliere le testimonianze, spesso anche dalle persone che incontravamo per caso durante il nostro tragitto: dalla Piazza, attraverso via Del Salvatore, fino a via Napoli. Ricordo le due signore anziane affacciate a un balconcino che dava proprio sulla stradina, le quali si lasciarono intervistare senza preclusioni. Una di essa raccontò, con gli occhi lucidi, i momenti del concertino e di come fosse bella quell'atmosfera di festa, con un forte senso di comunità provato.
Dopo questa intervista entrammo nei locali dell'associazione della Madonna delle Grazie, ci sedemmo tra i soci che stavano giocando a carte. Questi ci raccontarono come il loro sodalizio partecipasse all'organizzazione della festa, che era momento clou dell'anno.
Devo dire che la parte più bella di questo lavoro capitò proprio nel negozio del compianto barbiere Ferdinando Annicelli. Entrammo nel negozio senza avvisarlo e io lo intervistai mentre era intento a radere la barba al suo cliente, il sig. Bianco, altro veterano di Piscinola, proveniente dalla masseria detta "Ciucciaro", un tempo inglobata nell'antico Villaggio di Piscinola; anche il sig. Bianco partecipò all'intervista. La loro testimonianza fu bellissima. Ferdinando fu bravissimo nell'esposizione, con il racconto di aneddoti e di particolari della festa, resi particolarmente attraenti dal suo modo simpatico di discorrere e di gesticolare. Anche il signor Bianco fu bravo a raccontare i suoi ricordi, facendo come da "contrappunto" a Ferdinando, intercalando le sue frasi, come in un duetto... Fu veramente una bellissima testimonianza, ed io mi divertii tantissimo a sentirmi un po' come un intervistatore provetto...!
Dopo aver terminato le riprese, Dario si mise subito all'opera e iniziò il montaggio del filmato. L'intento era quello di farlo diventare un "documfest", ossia un documentario di riscoperta, con testimonianze e interviste, da presentare nel corso di un "evento" importante del quartiere e di caricarlo poi su "YouTube", per mostrarlo ai giovani e soprattutto ai tanti "lettori mediatici" che non conoscevano la storia di Piscinola.
Inizialmente pensai di farlo presentare nell'oratorio della Parrocchia, in occasione dell'imminente festa del Salvatore di quell'anno, e devo dire che Dario si impegnò non poco per terminare
in tempo il lavoro. Ne uscì un documentario ben fatto, dove ogni parte era ben curata e si integrava magnificamente, in ogni particolare, realizzando un tutt'uno: il video storico, le foto antiche e le interviste.
Come base sonora furono scelti i brani pubblicati dal maestro Pino Ciccarelli, nella sua opera "Processione d'Ammore", che furono ben inseriti tra le riprese, creando in alcuni punti anche una sorta di "ritmo integrato" tra immagini e suoni.
Purtroppo per alcuni problemi non fu possibile presentare "la prima" del documfest durante la ricorrenza di quel 6 agosto. Ma non mi arresi!
Nel dicembre successivo, tra gli eventi messi in cantiere dall'associazione "Noi e Piscinola", organizzammo uno spettacolo presso la chiesetta della Madonna delle Grazie, per festeggiare la conclusione della prima fase dei lavori di ristrutturazione del tempietto. Lo spettacolo fu intitolato "Ricordando una festa". Presentarono la serata gli amici Giulia Biancardi e Maurizio Di Gennaro.  Per l'occasione "girammo" anche un altro "corto", che mostrava le metamorfosi avvenute negli ultimi decenni dal nostro caro "Capo 'e Coppa"; anche quello fu un apprezzato e bel lavoro, realizzato insieme a Dario e ai ragazzi.
Ricordo ancora quella indimenticabile serata alla Madonna delle Grazie, che si svolse in manera ineccepibile. I lettori che assieme a me contribuirono a rendere piacevole lo spettacolo, con le letture delle testimonianze storiche e degli aneddoti legati alla Festa, furono: Loredana Basso, Giulia Biancardi, Anna Cascella e Salvatore Palladino.

La Banda Musicale di Piscinola, il bimbo è Geppino De Rosa, figlio del capobanda Luigi

Bella e sentita fu la partecipazione del maestro Pino Ciccarelli con la sua band, che esibì alcune marce tipiche suonate dalle bande musicali nel corso della festa patronale. Il maestro Pino fu encomiabile a raccontare i ricordi della sua infanzia e dei suoi primi impegni di musicista nella banda diretta dal suo caro papà, il maestro Natale Ciccarelli.
Alla fine dello spettacolo proiettammo finalmente il documfest: "Piscinola e il "Suo" Salvatore"!
Gli spettatori che accorsero numerosi, nonostante il periodo invernale e l'ambiente alquanto freddo della chiesetta, applaudirono con entusiasmo il lavoro svolto da questi bravi ragazzi. Ricordo che per l'occasione Dario volle donare a tutti i presenti un "fermalibro"
ricordo dell'evento, con sopra riportata l'effigie del SS. Salvatore, fatto stampare a sue spese...
Il video fu poi presentato in piazza Bernardino Tafuri, durante i festeggiamenti del 6 agosto 2017: i primi
del "terzo millennio", che si svolsero in piazzetta, dopo i lunghi anni di assenza!
Collaborai all'organizzazione di quella "rudimentale" Festa del SS. Salvatore, con Natale Cuozzo, Salvatore Avolio e Stefano Di Vaio. Furono sistemate un centinaio di sedie nello spazio antistante all'ex Municipio, mentre di fronte alla facciata dell'edificio fu issato un telo bianco per rendere visibili le immagini. Fu così che in quella magnifica serata molti anziani e anche tanti giovani potettero finalmente rivedere le immagini delle passate feste, le foto, le interviste e i due video; in tanti furono coloro che non riuscirono a trattenere la loro commozione e soprattutto la nostalgia provata!
Il video fu poi inserito su "YouTube" e da allora ha registrato oltre 4200 visitatori...!

Ho voluto oggi ricordare uno dei momenti più belli vissuti nella mia vita, quando unendo i frutti delle mie ricerche, con l'energia e l'entusiasmo dei giovani del territorio, principalmente del bravo Dario De Simone, che ha curato la regia del documfest, insieme siamo riusciti a realizzare un bel lavoro, che rimarrà negli anni e sicuramente ha contribuito a far riaccendere tra i piscinolesi il desiderio di riprendere quella che era il fiore all'occhiello del nostro quartiere: la bella Festa del SS. Salvatore!

Salvatore Fioretto 

Ecco il  video prodotto "Piscinola e il "Suo" Salvatore":

Documest: "Piscinola e il Suo Salvatore", regia di Dario De Simone 

------------------------------------

Questo è il documentario che fu preparato per l'evendo del 2013:

Piscinola, 1978 - 2013


-------------------------------

Seguono le riprese dell'evento: "Ricordando una festa",  tenuto presso la Chiesetta della Madonna delle Grazie, nel dicembre 2013.

Ricordando una festa, 2013 - Introduzione

Ricordando una festa, 2013 - Prima parte 

Ricordando una festa, 2013 - Seconda parte 

Ricordando una festa, 2013 - Terza parte 



domenica 9 marzo 2025

Tutto Sant'Alfonso.... Tutti gli scritti di Piscinolablog dedicati al Santo nato a Marianella

In questo post elenchiamo tutti i post publicati in "Piscinolablog" ricordando Sant'Alfonso Maria de Liguori e anche alcuni redentoristi che si ispirarono al Suo esempio. Cliccando sul link sottolineato, si avrà in lettura la pagina desiderata:

---------------------------------  o  O  o  ---------------------------------

30/07/2013

Alfonso di Marianella: Il santo degli ultimi...un santo delle periferie!

23/12/2013

Marianella, capitale della musica Natalizia... con Sant'Alfonso!!


20/07/2014

Alfonso....Un santo che insegnava l'aritmetica e la grammatica...!


14/12/2014

Natale alfonsiano e... Marianella...! 


25/07/2015

Un pittore per anime.... Alfonso da Marianella!

26/09/2015

Un ricordo d'argento per il più napoletano tra i napoletani....

08/11/2015

Piscinola e Marianella... la terra della musica....! (parte prima) 

09/01/2016 

Mons. Cocle organizza solenni festeggiamenti a Piscinola...!

14/05/2016

Marianella, il seme piantato da Alfonso dona buoni frutti... 

26/09/2018

Quando il male porta il bene... e quel "codicillo" infame, ci portò un grande Santo: Alfonso de Liguori!

28/07/2020

Alfonso de' Liguori, un Santo, un uomo, che fu anche dotto grammatico e delicato poeta, nel secolo dei Lumi...!

14/12/2020

 Natale e... «La terra è arreventata Paraviso» ! Ricordando S. Alfonso M. de Liguori


22/01/2021 

Don Luigino Iommelli, un marianellese innamorato di Sant'Alfonso...

23/07/2021

1-2 agosto 1787... Una folla incontenibile a Pagani, per salutare il Santo di Marianella...!

04/02/2022

Feudo vecchio o nuovo...?! Fu così che Alfonso conobbe il mondo degli uomini...!

25/07/2022

La tradizione Alfonsiana dei Liguori a Marianella: la famiglia, la vita, la casa...  

24/12/2022

... Contento e riso, la terra è arreventata Paraviso...!! La più celebre pastorale natalizia!

08/07/2023

Scrittore, poeta, musicista, pittore, avvocato, non basta...! Alfonso dei Liguori fu anche un valente conoscitore di architettura! 

21/12/2023

Il Santo, cantore del Natale... che ha contribuito per primo alla diffusione della lingua Italiana...


07/06/2024

Un marianellese con S. Alfonso nel Cuore... Padre Francesco Minervino  

21/07/2024

...Figlio, vi benedico e mille volte vi benedico...! Dalla biografia di Sant'Alfonso Maria de Liguori. 


19/12/2024

Non c'è Natale senza "Tu scendi dalle Stelle"!


27/02/2025

L'uomo Alfonso Maria de Liguori... quella serenità che traspariva dal suo volto!

Salvatore Fioretto

venerdì 7 marzo 2025

Per la serie i racconti della Piedimonte ecco l'ultimo capitolo dal titolo: "Il declino della ferrovia..."!


Ecco il capitolo finale del libro "C'era una volta la Piedimonte", che segna purtroppo l'epilogo della vita della ferrovia e l'azione distruttrice avviata ai suoi armamenti ed impianti da parte di persone che non amavano la cultura e il territorio...!

--------------------------------------  o  O  o  --------------------------------------

"Come accade per i bei film, anche le belle storie purtroppo sono destinate ad avere vita breve ed a terminare, tra lo stupore delle poche persone sensibili e attente, che l’hanno apprezzate e tra l’indifferenza della massa, sempre un po' distaccata e superficiale…! Così… anche la bella “Piedimonte” giunse al suo irrefrenabile declino...! La ferrovia fu purtroppo definitivamente soppressa nel mese di febbraio del 1976 e devo dire tra una grande indifferenza generale…
La zona immediatamente a Nord di Napoli, già a partire dalla fine degli anni ’60, incominciò a essere al centro di un impegnativo progetto di espansione urbanistico, da parte delle amministrazioni comunali, che si succedettero nei lustri seguenti. La metropoli recriminava spazi e case popolari, ma soprattutto case, tante case…, e la piana dello Scampia (il celebre Scampagnato piscinolese) ricca di frutteti, si prestava ottimamente, per la sua notevole estensione e conformazione piana, a diventare il centro strategico delle mire espansionistiche della città. Il verde secolare della campagna piscinolese cominciò inesorabilmente a cedere il passo al costruendo mega rione di case popolare, che prenderà il nome di “167” di Secondigliano, in onore della legge che l’aveva poco prima concepito. In pochi anni, nel periodo a cavallo tra il 1970 ed il 1974, nacquero, come funghi, centinaia di palazzine di case popolari ed insieme ad esse, molte strade, tutte ampie e miseramente spoglie e deserte, con un’assenza totale di servizi, quali negozi, farmacie, uffici postali, chiese, centri sportivi ed ogni altra forma elementare di aggregazione… nulla! Soltanto case! Si realizzarono case popolari, soprattutto per dare un tetto ai cittadini napoletani, provenienti dalle baraccopoli del Porto e da altre zone popolari della città. Nacque anche un asse stradale a scorrimento veloce, che secondo il progetto iniziale doveva collegare il nascente quartiere alla Tangenziale di Napoli.

Questa superstrada, che come è noto è stata completata a distanza di oltre 40 anni, risultava essere tangente alla nostra ferrovia e finì per isolarla dal resto del nascente quartiere, perché determinò, tra l’altro, la realizzazione di uno strapiombo di circa dieci metri di profondità ai suoi “piedi”, lambendo addirittura in alcuni punti i suoi binari. Si creò, in corrispondenza della stazione di Piscinola e di tutto il territorio del quartiere confinante con la strada, un terrapieno in cemento armato per sorreggere la scarpata, che si era determinata dopo lo sbancamento della sede stradale. L'isolamento di Piscinola fu totale e persiste ancora oggi.

La ferrovia da quel momento, forse per una strana coincidenza, incominciò ad accusare i colpi della sua “età”, non avendo mai avuto un programma serio di ammodernamento e le sue corse incominciarono a farsi sempre più diradate durante il giorno.
Addirittura negli ultimi due anni la ferrovia svolse solo le corse mattutine, per poi fermarsi dopo le ore tredici.
La manutenzione fu interrotta completamente. La fine della ferrovia Piedimonte era ormai prossima…!
Con l’arrivo dei primi abitanti della “167”, ma forse è più corretto parlare dell'“invasione" dei primi abitanti... perché il trasferimento di persone e nuclei familiari fu di mole ingente… il quartiere di Piscinola e gli altri quartieri limitrofi cominciarono a non essere più gli stessi. Si manifestò tra i borghi antichi vicini una nascente e tangibile crisi di identità, di chiara natura antropica… Venne meno l'antica solidarietà e la fratellanza tra gli abitanti, nonché l’attaccamento ai valori secolari, legati alle tradizioni contadine.
Intanto bande di scugnizzi incominciarono a coalizzarsi ed a saccheggiare le ultime campagne sopravvissute. A nulla valsero i fili spinati che nel frattempo i contadini avevano installato, come recinto ai margini delle loro ultime “isole” di terra. E neppure a niente valsero le recinzioni installate dalle maestranze della Piedimonte, dopo i continui solleciti ricevuti dai cantonieri, perché questi scugnizzi spesso prendevano di mira pure la ferrovia, mettendo pietre e chiodi di ferro sui binari, per farne diventare coltelli.
Poi la situazione degenerò; le loro divennero delle vere e proprie scorrerie e dopo pochi mesi si passò al lancio di pietre ai finestrini dei convogli e pure ai contadini. Molti furono i passeggeri feriti. La situazione divenne insostenibile, per la sicurezza dei viaggiatori. Qualcuno, per proteggere i bambini, li facevano stendere nel corridoio dello scompartimento.
Era ormai la fine di quella tranquillità secolare che aveva caratterizzata la nostra zona. Addirittura anche il filo spinato veniva rubato…!
La stazione venne ripetutamente saccheggiata e vandalizzata. La sala viaggiatori cominciò ad essere imbrattata di vernici e di sterco e abitata da cani randagi e da barboni, che sporcavano tutto. I bagni divennero puzzolenti e nauseabondi.

Mese dopo mese, i treni si fecero sempre più rari, fino a scomparire del tutto. Ricordo l'anno che segnò la chiusura della ferrovia.... Era il 1976… esattamente i primi mesi dell’anno...
Restai per diverse settimane senza vedere un convoglio, poi, all'improvviso..., ecco una sera apparire in transito sui binari, provenienti da Miano, due elettromotrici con al centro una rimorchiata, che procedevano spediti la loro insolita corsa senza nessun passeggero a bordo, dirette probabilmente verso il deposito di Sant’Andrea. Pensai subito a un possibile ripristino del servizio: ingenua aspettativa di un fanciullo...! Non sapevo che quei convogli erano proprio gli ultimi che transitavano sulla linea della vecchia ferrovia, diretti con ogni probabilità al deposito di Sant’Andrea, gli ultimi visti nella mia vita...
Alcuni giorni dopo vidi pure un locomotore elettrico percorrere in gran fretta la linea ferroviaria, anch’esso probabilmente diretto al deposito. Come facevo sempre, in entrambi i casi mi lanciai in corsa, felice, per le campagne a salutare a squarciagola i convogli della Piedimonte....! Speravo nel mio cuore di rivedere la ferrovia riprendere la vita normale di un tempo... e con essa la mia... Fu per me un'amara delusione!
Da allora non vidi più nessun convoglio circolare sui binari e neppure nessun dipendente della ferrovia in giro. Erano come scomparsi del tutto nello spazio e nel tempo, come disintegrati...!
La linea rimase deserta e abbandonata a se stessa. Essa fu frequentata soltanto dalle immancabili bande di scugnizzi in cerca di campagne da saccheggiare e da coppiette di fidanzatini in cerca di un posticino per appartarsi. Una tristezza senza uguali…! Povera Piedimonte...! Era scomparsa definitivamente dalla mia vita… e con essa scomparso per sempre il mio piccolo mondo di fanciullo...!

… …

Cominciarono a rubare ogni cosa della ferrovia: l’armamento, i conduttori, i tralicci, i pali di recinzione e, infine, pure pezzi di binari e le traversine di legno.
La città ormai diventava “cannibale” delle sue stessa membra, ignara di quella che poteva essere, di lì a pochi decenni dopo, l’unica ancora di salvezza ai sui mali storici, in tema di soluzione per i trasporti dell'Area Nord di Napoli.
Ricordo quando, nell’agosto del 1977, andammo a vedere i fuochi pirotecnici della festa del SS. Salvatore di Piscinola, sedendoci sulle banchine della vecchia stazione di Piscinola, essa già appariva come un paesaggio triste e desolato...! Solo i fuochi colorati ogni tanto illuminavano il cielo e la zona abbandonata, animando per un poco quella che fu una stazione sempre molto frequentata di gente..., ma, ormai, tutte le strutture erano state spogliate e miseramente vandalizzate...
Per un paio di anni, dopo la soppressione della ferrovia, un autobus sostitutivo di linea, ormai divenuto CTP, continuò a svolgere il suo servizio giornaliero tra la piazza Bernardino Tafuri di Piscinola e Piazza Umberto I di Napoli, ma sempre solo la mattina; poi, anche di questo mezzo di trasporto se ne persero le tracce definitivamente.
La vecchia linea ferroviaria incominciò a ricoprirsi di vegetazione e di rovi infestanti. Nei primi anni era possibile ancora percorrerla a piedi per recarsi, sia a Miano che a Mugnano; ma già allora si incontravano lungo il percorso tubi e condutture di privati che attraversavano ad altezza d’uomo i binari e poi rovi e immondizia scaricata abusivamente, sulla massicciata e sui binari.

Intorno al 1979, la strada di accesso alla stazione di Piscinola venne sbarrata da un muro di cemento armato e le luci di porte e finestre dell'edificio murate. Ma, nonostante ciò, in altri punti della recinzione vennero realizzati dei varchi clandestini e la stazione divenne ritrovo di tossicodipendenti, che nel frattempo, come una moda contagiosa, iniziavano a drogarsi ed a frequentare le nostre zone, facendo come da cornice allo squallido degrado urbano...
Del riammodernamento della ferrovia “Piedimonte” non se ne parlò più per molto tempo. Qualche mese prima del terremoto del 1980 si incominciarono a scrivere articoli sui giornali dell’epoca ed a organizzare dibattiti sul progetto di realizzazione di un'ipotetica “Metropolitana Alifana”, che riprendesse il vecchio percorso della Piedimonte. Purtroppo quelle di allora furono solo promesse e mere illusioni!
Dopo il terremoto si ebbe ancora un lungo periodo di silenzio, finché, il progetto di riammodernamento della ferrovia fu inserito nel programma straordinario della ricostruzione del dopo terremoto e fu dato ad esso una spinta decisiva per la realizzazione, con un cospicuo flusso di finanziamenti. Furono realizzate molte opere civili in galleria della tratta Giugliano-Aversa. Nel 1989, nella zona della vecchia stazione di Piscinola, vennero finalmente aperti i cantieri per la costruzione della metropolitana collinare “Linea 1”, per la costruzione della nuova stazione “al grezzo” della nuova Alifana e per la realizzazione di un tratto di galleria artificiale lungo cinquecento metri circa. L’edificio della vecchia stazione, ormai pericolante e con il tetto in parte crollato, venne definitivamente abbattuto ed i binari furono recuperati e accantonati in un'area adiacente il cantiere, per poi essere successivamente rottamati. Ricordo quando la gru sollevava i tratti di binari dalla massicciata, essi erano ancora attaccati alle traversine di legno e si muovevano liberamente, quasi serpeggiando… Sembrava come se avessero un segno latente di vita..., come se protestassero contro quella profanazione e non volessero abbandonare quella zona, dove soggiacevano indisturbati da moltissimi anni ormai…!
Tuttavia si dovette attendere fino al luglio 2005 per vedere inaugurato, in “pompa magna”, il primo tratto in tunnel della nuova ferrovia denominata ”MetroCampania NordEst”, la tratta Piscinola - Mugnano, lungo circa tre chilometri, con due stazioni ed un'unica vettura navetta, con partenza ogni quindici minuti.
Nel 2009, con un’altra pomposa cerimonia di inaugurazione, si inaugurava all’esercizio la tratta “Mugnano - Aversa Centro”, portando la lunghezza complessiva della nuova linea a dieci chilometri circa, interamente in galleria.
Non ho mai compreso le vere motivazioni che indussero i responsabili della ferrovia dell’epoca a sopprimere la “Piedimonte”, senza pianificarne il suo riammodernamento, che doveva essere graduale e progressivo, ma eseguito con la ferrovia in esercizio, come fu saggiamente fatto dalla “cugina” ferrovia Circumvesuviana. Non comprendo ancora oggi quali furono le considerazioni secondo le quali si scelse la via della dismissione, proprio in un periodo storico di “crisi petrolifera”, nel quale si avvertiva maggiormente la necessità di un mezzo di trasporto efficiente ed economico.

Purtroppo l’assenza dell’unico mezzo di trasporto alternativo ai bus su gomma ha arrecato in tutti questi anni un danno notevole, in termini di mobilità, alla mia generazione ed all’economia di tutta la periferia a Nord di Napoli e del basso Casertano. Un danno ingente, che forse non si colmerà neppure con l’esercizio della nuova ferrovia, perché stranamente e senza motivi apparenti, quelle zone densamente abitate costituite dalla Provincia di Napoli e di Caserta, con comuni popolosi come: Marano, Calvizzano, Mugnano(centro), Frignano, Casaluce, Lusciano, San Marcellino e altri ancora, non rivedranno mai più i convogli della Piedimonte sul loro territorio, nonostante i loro atavici problemi di traffico e nonostante la scarsità dei collegamenti verso i due capoluoghi.
Mi resta la consolazione di sapere che la nuova ferrovia aiuterà a decongestionare il traffico dell’hinterland metropolitano di Napoli e forse quello di Caserta, attraverso una rete capillare di nodi di interscambio con i bus su gomma e molti parcheggi auto, a costi popolari, così come previsto dal progetto."

Salvatore Fioretto 

Il racconto è tratto da un libro pubblicato ed, in quanto tale, è soggetto ai diritti d'autore e di editoria, pertanto è vietato copiare, modificare ed eseguire qualsiasi altro utilizzo del testo, per fini anche non commerciali, senza ricevere l'esplicita autorizzazione da parte dell'autore.