lunedì 31 agosto 2026

I "de Filippis" e i "Capano", marchesi di Miano... Tracce di storia di nobiltà e di feudalità locale

Nel corso del Viceregno Spagnolo, (che ebbe durata di circa due secoli: dal 1503 al 1704), fu presa la decisione di vendere i Casali che dagli angioini godevano di privilegi e prerogative alla pari della Città di Napoli; le cause che portarono a tale scelta scaturirono principalmente dalle ristrettezze economiche patite dalle casse della Corona Spagnola, sempre alle prese con estenuanti guerre e spese militari oltre agli sfarzi di corte. Tale decisione fu maturata formalmente nel dicembre del 1619. A nulla valsero le istanze presentate alla Regia Camera della Sommaria, dal Procuratore Francesco Tedaro, che appellandosi al privilegio concesso nel 1505 da Ferdinando “Il Cattolico”, domandò che non si mettessero in vendita i Casali.

Tra il 1620 ed il 1637 molti Casali furono venduti dal Viceré spagnolo ai baroni locali, suscitando vivaci proteste tra gli abitanti.
Nel 15 giugno del 1637 gli abitanti dei Casali si sollevarono tutti uniti, in un’accesa protesa contro l’ordine del Viceré di Napoli, Don Ramiro de Guzman duca di Medina del Las Torres (al trono per conto del re Filippo IV di Spagna). Alla protesta parteciparono trentadue Casali. Nonostante il tumulto, la Regia Camera della Sommaria, competente del Foro Feudale, non tenne alcun conto delle richieste e delle rimostranze dei Casali e quindi ratificò la decisione vicereale.

Molti Casali, per non cadere nelle mani dei baroni, furono costretti ad esercitare lo strumento dello “Ius Praelationis”, ossia la possibilità di ritornare allo status di “Regio Demanio” pagando alla Regia Camera, nell’arco di un anno, lo stesso prezzo di vendita offerto dai baroni, tuttavia indebitandosi oltremisura. Non tutti i Casali riuscirono però a “riscattarsi”.
Il problema della vendita dei Casali fu molto sentito dalla popolazione locale, fino al punto che, durante i moti del 1647, Masaniello impose nel trattato firmato con il Viceré Duca De Arcos (detto “Capitoli”), l’impegno di non vendere in futuro i Casali. Al capitolo 43 si legge: “Item, che tutti li Casali di questa Fidelissima Città in ogni futuro tempo debbiano essere, e stare in demanio, non obstante qualsivoglia alineatione, vendita, o donatione in contrario fatta, le quali si declarano nulle, anche in conformità delle Gratie sopra ciò fatte per lo Serenissimo Re Cattolico, confermate per la Cesarea Maestà di Carlo V”.
Tuttavia dopo la morte di Masaniello il problema si ripresentò e molti casali furono comunque venduti.
In tali condizioni feudali furono trasformati diversi Casali del nostro territorio, come Miano, Mianella, Marianella, Chiaiano e Polvica.

Stemma nobiliare della famiglia Borgia
Dall’unica fonte storica rinvenuta apprendiamo che i primi Signori di Miano appartennero al ramo napoletano della famiglia Borgia. La notizia è tratta dal libro: “Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d’Italia”, scritto dal conte Berardo Candida Gonzaga, vol. I, Bologna 1875, pag. 125. Il titolo acquisito fu quello di “Barone di Miano”; tuttavia non abbiamo trovato altre fonti ed altri elementi conoscitivi per avvalorare tale notizia; non sappiamo il nome del primo personaggio insignito del titolo di Barone di Miano, come pure l’anno di acquisto del titolo. L'opera del Gonzaga riporta anche il nome di un'altra famiglia nobile che acquisì il feudo di Miano, che fu la famiglia "Alliata" o "Agliata". Tuttavia nemmeno di questa famiglia abbiamo trovato altre notizie da altre fonti. 
Da diverse fonti storiche sappiamo che i componenti della famiglia nobile dei De Filippis (o De Filippo) acquistarono successivamente il marchesato di Miano, il giorno 28 luglio 1672. Il primo Marchese della casata fu don Girolamo de Filippis. 
I De Filippis fu una famiglia assai antica e nobile, originaria di San Severino (Marche), trapiantata a Napoli. Tra i suoi primi componenti troviamo Antonio, egregio giurisperito che fece salire la famiglia a decoroso stato nobiliare.

Girolamo de Filippis fu un illustre giureconsulto, il cui nome compare tra i Principi del Foro di Napoli ed è ancora oggi considerato lodevole scrittore di opere forensi. Quando questi ebbe accumulato molte ricchezze, comprò il feudo di Miano ed ottenne di essere aggregato alla nobiltà di San Severino. Il Re lo promosse prima alla carica di Fiscale del suo patrimonio di Napoli, indi a quella di Presidente del Consiglio d'Italia in Spagna. 
Gennaro De Filippis, figlio di Girolamo, ottenne dal Re di poter ereditare il titolo di marchese sopra il casale di Miano e fu creato giudice perpetuo della Gran Corte della Vicaria Criminale.
Con l’estinzione della famiglia De Filippis, il feudo di Miano fu ereditato per successione femminile e pervenne a Michele Capano, che divenne Marchese di Miano, purtroppo non conosciamo la data di questa trasmissione.
Nel 17 maggio 1745 divenne marchese di Miano, don Giuseppe Capano. 
Il giorno 11 marzo 1763, successe il figlio di Giuseppe, Michele Capano, che era nato nel 1748, e fu anche duca di Civitasantangelo.
Nel 1801 il marchese di Miano, don Michele Capano, fu nominato dal Re, Ferdinando IV di Borbone, senatore del "Nuovo Senato della Città di Napoli", che di fatto sostituiva l’antico "Tribunale di San Lorenzo", alla cui carica di presidente fu designato il Principe di Bisignano. Sappiamo che seguì i Borboni in Sicilia e fu guardia del corpo a cavallo, tenente generale degli eserciti e cavaliere di compagnia del Re.
Possibile stemma della famiglia De Filippis
La famiglia Capano fu originaria nel Cilento, di essa si hanno memorie fino dal tempo di Enrico VI imperatore. Ha goduto di nobiltà nella città di Napoli, ascritta al seggio di Nido, in Salerno al Seggio di Portaretese, in San Pietro in Galatina e nel Cilento. Divisa in due rami, il primo dei Principi di Pollica si estinse nella famiglia Signori; il secondo ramo dei Capano Marchesi di Miano e Mianella si estinse nel 1815 con la morte del Cav. Michele. 
La stirpe dei Capano fu signora di bel 56 baronie, del contado di Celso, del marchesato di Miano e del Principato di Pollica. Tra i componenti si ricorda: Corrado, giustiziere di Abruzzo nel 1250; Tommaso, ciambellano e famigliare di Re Roberto d’Angiò; Guglielmo, luogotenente del Regno. Lo stemma si compone di Arma: d’argento, alla banda di rosso, caricata di tre gigli d’oro posti nel senso della banda stessa.
In tutte queste notizie trovate, solo un paio di volte si associa il territorio del Casale di Miano con quello di Mianella (di cui "Miano nella campagna felice", di Gabriele Monaco, p. 217), mentre per le altre si riporta diffusamente la specificazione sintetica di "Marchese di Miano".

Come è noto, con l’avvento della dominazione francese, furono abolite tutte le feudalità e il territorio appartenuto al Casale di Miano fu aggregato alla Sezione napoletana di San Carlo all’Arena; tuttavia, per almeno un ventennio, verso la metà dell'"800, Miano fu amministrativamente unito con Marianella, costituendo un unico Comune autonomo, come risulterebbe in diversi atti amministrativi e in vari documenti notarili consultati.
Occorrerà nel prossimo futuro eseguire ulteriori indagini particolari per avere altre informazioni e dettagli su tali aspetti di storia locale, riguardanti Miano e Marianella.

Salvatore Fioretto

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