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martedì 19 maggio 2026

Piscinola e la storica devozione degli abitanti per la statua della Madonna del Carmine… Un “simbolo” da recuperare e conservare!

Il culto e la venerazione della "Madonna del Carmelo” (detta più comunemente "Madonna del Carmine") è molto antico ed è stato nei secoli scorsi molto diffuso a Napoli. Il baricentro principale di questa devozione napoletana è concentrato, almeno da 7 secoli, nella storica basilica del Carmine Maggiore, situata vicino alla Piazza Mercato. 
Questo culto mariano ebbe inizio in Palestina, nell'XI secolo, assieme alla fondazione dell'ordine dei monaci Carmelitani, sull'altura chiamata del "Monte Carmelo", e poi si radicò in Europa, a partire dal XIII secolo, quando ad Aylesford (una cittadina inglese situata nella contea del Kent), la  Madonna del Carmine apparve in visione a un frate carmelitano inglese, poi divenuto santo, chiamato Simone Stock, il 16 luglio del 1251. La Vergine gli apparve circondata da angeli e gli consegnò lo "Scapolare" (detto anche "Abitino"), promettendo la salvezza e la protezione eterna a chiunque lo avesse indossato. Alla Madonna del Carmine era molto devoto anche il nostro concittadino Sant’Alfonso, che indossò con fede lo “scapolare”, fino al momento della sua morte. Questo scapolare fu recuperato intatto dopo l’esumazione del Santo e fu conservato nel museo alfonsiano di Marianella, dove si trova tutt’oggi esposto ai visitatori.
Anche a Piscinola il culto della Madonna del Carmine è stato molto sentito nei decenni scorsi e molte sono state le donne che portavano il nome di “Carmela” (anche gli uomini, con la variante di “Carmine”).
In via Vecchia Miano e precisamente nel caseggiato con corte che veniva chiamato “‘a Carrara” (termine che deriva da “passo carraio”, perché il vicolo era senza uscita), fu eretta una cappellina, con dentro dipinta l’effige della Madonna del Carmine. 

La zona di "Abbascio Miano" presa da una mappa dell'800
La cappellina era posta sulla facciata di un palazzo situato in cima alla breve salita e aveva incastonata nel muro sottostante una lapide marmorea che attestava l’anno di fondazione (1889) e la dedica del benefattore. Secondo alcune testimonianze orali raccolte dagli anziani, essa fu fatta realizzare in ex voto dal proprietario del  palazzo, dopo che ebbe ricevuta una grazia dalla Madonna, alla quale egli era molto devoto. Si racconta che, durante la realizzazione di alcuni lavori allo stabile, un operaio cadde dalla sommità del ponteggio, precipitando rovinosamente al suolo, e che rimanse miracolosamente illeso... La cappellina fu quindi costruita proprio sulla facciata di questo edificio.
Con il trascorrere dei decenni, il culto degli abitanti del sobborgo verso questa icona mariana si incrementò e si diffuse maggiormente anche tra le  generazioni che si succedettero alle prime.
Negli anni ’50, quando nei vari sobborghi di Piscinola (“‘Capo e Coppa”, “Capo a Chianca”,” Vico Operaio”, “Madonna delle grazie” e  “Sott’’a Chiesa”), erano già state fondate ed erano molto frequentate le varie associazioni cattoliche operaie presenti (“SS. Sacramento”, “Madonna de Loreto”, “Crocifisso e San Vincenzo”, “Madonna delle Grazie”, “Addolorata, S. Giuseppe e SS. Salvatore”), anche gli abitanti dell’allora popoloso sobborgo di Piscinola, chiamato “Abbascio Miano” (che comprendeva anche l’abitato della “Carrara”), decisero di fondare un’associazione cattolica operaia, che fu chiamata “Associazione Madonna del Carmine e Sant’Anna”. Di quest'ultima Santa era pure presente un'altra cappellina lungo la strada.
Furono eletti il presidente e i consiglieri dell’Associazione, che subito fecero realizzane la statua della Madonna del Carmine, oltre la bandiera e lo stendardo. Poi, per diversi anni, nel giorno della commemorazione della Madonna, che cade il 16 luglio, organizzarono la festa patronale per le strade dell’abitato, con tanto di luminarie, processione, fuochi e banda musicale. La bella statua della Madonna col Bambino, fatta realizzare a grandezza naturale,  in gesso e con occhi in vetro, fu quindi posta stabilmente in un'artistica ma semplice cappellina a sbalzo, racchiusa con dei vetri colorati.
Tutto questo rimase immutato fino alla
 metà degli anni ‘80, quando il "Programma di ricostruzione del dopoterremoto del 1980" mise in cantiere un intervento di ricostruzione e di riammodernamento edilizio radicale di tutto l’abitato compreso tra via Vecchia Miano, Via Napoli e Vico Operaio, includendo anche l’abbattimento del palazzo dove si trovava collocata la cappella della Madonna del Carmine. Fu grazie all’opera e alla sensibilità di un piscinolese che, accorrendo in tempo, riuscì a salvare la statua della Madonna dalla possibile distruzione o dispersione, prendendola poi in carico e conservandola in un locale della sua abitazione. Purtroppo a differenza di quando è avvenuto per la Madonna de Loreto, per la quale fu realizzata una nuova cappella nel vico Operaio, per la Madonna del Carmine di “Abbascio Miano” non è stata realizzata nessuna nuova cappella in sostituzione della precedente demolita. 
Oggi, a distanza di oltre 40 anni da quell'avvenimento, pochissimi ricordano ancora questa statua della Madonna, perché, nel frattempo, almeno due generazioni si sono succedute e la memoria storica si sta affievolendo inesorabilmente, man mano che passa il tempo... 
L’intento del nostro scritto è proprio quello di far riscoprire questa storia, affinché il ricordo di questo culto genuino legato alla statua della Madonna del Carmine non scompaia del tutto dalla memoria collettiva, lasciando una traccia indelebile per le future generazioni.
Questa statua, oltre che sacra, è soprattutto un simbolo storico e comunitario di appartenenza a un territorio, a cui tanti anziani piscinolesi si sono affidati nelle loro preghiere devozionali. Oggi purtroppo si trova in condizioni di conservazione molto precarie e andrebbe urgentemente restaurata per riportarla al suo antico splendore, oltre ad essere esposta di nuovo in un luogo protetto e accessibile a tutti i fedeli!

Salvatore Fioretto

p.s.: Prima che vengano intraprese delle iniziativa a favore del restauro della statua (lo speriamo vivamente e presto!), abbiamo deciso di non inserire alcuna immagine della Madonna di Piscinola. 

La nuova strada che è stata realizzata al posto del vecchio vico della "Carrara".

martedì 31 marzo 2026

Con la rivoluzione industriale nacquero anche da noi le Società di Mutuo Soccorso... Le prime forme assistenziali per i lavoratori... (seconda parte)

Le Società di Mutuo Soccorso che, come abbiamo visto, sorsero in tutte le regioni italiane fin dalla metà dell''800, si diffusero gradualmente nell'ultimo ventennio di fine secolo, anche in Campania e principalmente nel capoluogo napoletano. Le indagini che abbiamo condotto hanno rilevato almeno due realtà esistenti nell'Area Nord del Comune di Napoli, all'epoca ricca di manovalanza composta da operai edili e da braccianti agricoli. Dall'"Elenco delle Società di Mutuo Soccorso edito dal Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio" (Direzione Generale della Statistica), Roma, anno 1898 (pag. 169), risultano istituite ben due Società nel quartiere di Piscinola, all'epoca "Frazione" del Comune di Napoli. Nella restante Area Nord cittadina odierna erano presenti solo  altre due società, rispettivamente a Secondigliano e a San Pietro a Patierno, ma questi all'epoca erano ancora dei Comuni autonomi (Secondigliano: "Unione di Carità e di M. S. per gli operai cattolici", anno fond. 1883, con 210 soci - San Pietro a P.: Società Operaia B. Margherita", anno fond. 1880, con 40 soci). 
Ritornando alle due società con sede a Piscinola, la prima risulta essere stata la "Società di Mutuo Soccorso Operaia", inaugurata nel 1887, composta da 47 soci (censimento anno 1894), tutti abitanti nel luogo sede del sodalizio; mentre la seconda società risulta denominata "Unione Operaia Agricola di Piscinola, Marianella, San Rocco, Miano e Capodimonte", con sede a Piscinola, inaugurata nel 1888, composta da 37 soci iscritti (censimento anno 1894). Entrambe le società furono riconosciute giuridicamente secondo le disposizioni legislative all'epoca vigenti ed risultavano ancora attive nell'anno 1895. 
Entrando nel dettaglio, la prima società garantiva, oltre l'assistenza 
del socio in caso di malattia, anche i sussidi in caso di spese funerarie e l'erogazione di prestiti in caso di necessità. 
Della seconda società di Mutuo Soccorso con sede a Piscinola, siamo riusciti a trovare lo Statuto, unico esemplare fortunatamente conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze, intitolato: "Statuto Unione Operaia e Agricola di Piscinola, Marianella, San Rocco, Miano e Capodimonte", stampato dalla tipografia "Filinto Cosmi", Napoli 1889. Nella retrocopertina che si apre troviamo elencati i Soci onorari e benemeriti nominati dal sodalizio. Il presidente onorario nominato era il Duca di Sandonato, all'epoca deputato nel Parlamento Italiano. Per la carica di "vice presidente onorario", troviamo ben 8 componenti designati, di cui 7 erano deputati parlamentari. E' presente anche la lista dei "Soci Benemeriti", con un presidente e 6 vicepresidenti. Di queste personalità si conoscono tutti i nomi in dettaglio
Sappiamo, inoltre, che la Società fu registrata con atto pubblico rogato presso il notaio Domenico Pastena, nell'anno 1889 e riconosciuta come "Ente Morale" dal Tribunale Civile e dal Regio Decreto Ministeriale, emanati nello stesso anno.
Tra le premesse introduttive dello Statuto, si precisa che la società accoglieva i soci che svolgessero le professioni di: impiegati, commercianti, operai e agricoltori, residenti nella Provincia di Napoli, ai quali veniva offerto tra l'altro: sussidi, medici, pensione in caso di inabilità al lavoro e i sussidi a favore dei soci chiamati alla "ferma di leva". La Società garantiva ogni anno una dote (detta "maritaggio") di cinquanta lire per ogni figlia o sorella del socio iscritto, avente un'età non inferiore a 14 anni: il sussidio veniva assegnato ogni anno con una procedura di sorteggio. 
Erano ancora riconosciuti dalla Società: le pensioni o i sussidi continuativi o straordinari ai soci anziani, a quelli inabili al lavoro o affetti da malattie croniche, i sussidi per spese funerarie, l'istruzione mediante scuole private, con corsi serali o svolti in giorni festivi, sia per i soci che per i loro figli, nonchè l'impegno per il ricollocamento lavorativo dei soci che avevano perso l'occupazione.
I soci ammessi venivano suddivisi in: promotori, effettivi, benemeriti e onorari. 
Sono poi descritte le procedure per essere ammessi nella Società, a tal fine sono allegati al termine del testo i modelli da compilare per la richiesta di adesione.
La Società era amministrata da un consiglio direttivo, un presidente, un vicepresidente (queste ultime due cariche duravano un anno, con possibilità di rielezione). Il consiglio direttivo era composto da 30 consiglieri che duravano 5 anni, ma ogni anno si provvedeva a rinnovare un quinto dei componenti. Nel governo della Società erano ancora presenti: un direttore, un vicedirettore, un "segretario ragioniere" e dei vicesegretari. Nelle funzioni pubbliche di rappresentanza i consiglieri indossavano il collare con la medaglia dorata e argentata, mentre il presidente e il vicepresidente indossavano "la ciarpa" distintiva della Società. I soci anziani avevano il diritto di portare la bandiera della Società, di forma militare, contenenti i tre colori della Nazione, con l'obbligo di indossare i guanti neri, la medaglia argentata e la fascia al braccio. 
La Società disponeva tra i dipendenti anche di un "Usciere", a cui erano assegnati i compiti di messa in ordine e la pulizia della sede e di consegnare la corrispondenza per le comunicazioni ufficiali ai soci. I "censori", che erano due, provvedevano a dirimere controversie tra i soci e a controllare l'applicazione delle regole statutarie. 
Simbolo tipo della Società di M.S. (simbolo ricostruito)
In questo libretto abbiamo trovato una notizia inedita e  sorprendente che riguarda la storia musicale di Piscinola, infatti nelle sei pagine conclusive si descrive il regolamento della banda musicale, chiamata "Concerto Musicale" e di una "Fanfaretta musicale alla militare" che la Società disponeva nel suo organico. Il "Concerto Musicale" si componeva di 24 musicisti e aveva: un direttore, un maestro, un sergente e un caporale. La "Fanfaretta" si componeva di 13 musicisti e disponeva anch'essa di: un direttore, un maestro e un caporale. I direttori di entrambi i corpi musicali prestavano il loro incarico gratuitamente. Tutti i musicisti dovevano essere soci, pagare una tassa di iscrizione e una rata mensile per il mantenimento del maestro. Essi percepivano un premio a ogni esibizione, ma dovevano suonare gratuitamente durante i raduni della Società e per l'accompagnamento durante i funerali dei soci defunti. La Società forniva loro una divisa con berretto e lo strumento musicale, a cui dovevano prestare cura e manutenzione, pena una multa e, nei casi gravi, l'espulsione dal corpo musicale.
Considerato che tra le norme contenute nella Statuto, emerge il seguente divieto, dettato ai musicisti delle due formazioni musicali: "... restandogli espressamente proibito di iscriversi ad altro Concerto musicale sia nello stesso Villaggio di Piscinola che fuori", si lascia intendere che in quell'anno a Piscinola operasse almeno un'altro corpo musicale!
Il primo presidente della "Società Unione Operaia e Agricola" fu il piscinolese Francesco Bonaurio, mentre il segretario ragioniere si chiamava Pietro Alfonso Scandone. I soci votanti che approvarono lo Statuto nella prima Assemblea Generale del sodalizio, tenuta il 16 giugno 1889, furono 571. Con il trascorrere dei decenni si ebbe un diradamento del numero dei soci a causa di problemi esterni alla Società, che descriveremo in un altro post.

Salvatore Fioretto 


Estratto dell'elenco delle Società di Mutuo Soccorso esistenti nell'anno 1898 edito dal Ministero dell'AA.II.CC.

domenica 30 marzo 2025

Un "Museo del ricordo per Piscinola e Marianella"... la storia della kermesse di "Aspettando Maggio dei Monumenti 2004"!


Quella che sto per raccontare è stato un evento culturale svolto a Piscinola, a cui ho partecipato assieme a un nutrito e motivato gruppo di amici e di concittadini, tra la fine dell'anno 2003 e i primi mesi del 2004.
Tutto ebbe inizio nell'autunno del 2003. Un pomeriggio incontrai per caso
la mia amica e insegnante Rosa Bianco. Tra le cose che ci dicemmo, gli mostrai la mia disponibilità a partecipare agli eventi culturali che organizzava l'associazione di cui lei era vicepresidente, che si chiamava "Scenari Nascosti, per un'arte clandestina". L'associazione era stata fondata dall'attore Lucio Michetti, originario di Giugliano.
Pochi mesi dopo fu da lei invitato a partecipare a un concorso di nuove poesie, che l'associazione aveva indetto, dedicato ai poeti emergenti del territorio. Partecipai senza esitazione, componendo per l'occasione la mia prima poesia, che s'intitolava: "'A via d''o Salvatore". L'evento si svolse nei locali dell'Associazione "Il Cenacolo", in via Vittorio Veneto. La poesia che fu da me letta in pubblico ebbe un bel riscontro di pubblico. Successivamente, sempre Rosa Bianco, mi riferì che il presidente dell'Associazione, Lucio Michetti, aveva ideato un bel progetto, che comprendeva tra l'altro degli incontri periodici con gli anziani, la raccolta di foto e di cimeli, il tutto finalizzato ad ideare una sorta di "Museo del ricordo", che riguardasse i due antichi quartieri di Marianella e Piscinola.
L'idea mi piacque molto, anche perché ricalcava un po' l'innata mia passione per il folclore e per la storia locale dei borghi e dei casali. Nel mese di gennaio successivo, iniziammo a organizzare gli incontri con gli anziani.
Ricordo che parteciparono tanti personaggi notabili e di spessore dei due quartieri, tra gli altri: don Salvatore Nappa, originario di Piscinola e parroco di Marianella, il diacono e storico Franco Biagio Sica, il professore Franco Quinterno, il superiore dell'arciconfraternita del SS. Sacramento di Piscinola, Francesco della Corte, l'imprenditore  Francesco Bianco e l'insegnante Natale Mele. Furono realizzati tre incontri, in orario serale. Ricordo che le testimonianze che raccogliemmo in questi incontri accesero un'ondata di entusiasmo tra i soci dell'associazione, che comprendeva, oltre a Michetti e a Rosa Bianco, anche Antonio Culiers, il pittore Luigi Russo e la signora Rosiello, moglie di Michetti; a questi poi si aggiunsero: lo scrittore e musicista Salvatore Nappa e lo scrittore Carmine Montesano.
Intanto iniziarono ad arrivare le prime foto e i cimeli messi a disposizione da vari donatori del territorio. Carmine Montesano, che era anche dirigente della Virtus Piscinola, mise a disposizione l'archivio fotografico della storica società di basket piscinolese. Francesco Della Corte portò alcune rare foto della storica banda di Piscinola (superlativa fu la foto del 1920 con la banda Piscinola del maestro Piccolo che posava davanti alla stazione della Piedimonte di Piscinola), e ancora diverse foto storiche dell'Arciconfraternita del SS. Sacramento. 
Man mano che trascorrevano le settimane questo materiale fotografico e storico iniziò a pervenire sempre con maggior frequenza. Ci fu un concorso generale di partecipazione tra i piscinolesi e i marianellesi e il materiale raccolto fu veramente consistente!
Ricordo anche il contributo di padre Francesco Bianco, che mise a disposizione alcune foto storiche della Chiesa del SS. Salvatore e del dott. Franco Biagio Sica, che condivise dei bozzetti, degli scorci di Piscinola antichi e diverse foto in bianco e nero, che erano state eseguite per realizzare il suo libro "Storia della mia terra". Padre Nappa donò diverse copie del libro "Marianella con la sua chiesa nella storia", scritto dai giovani dell'Azione Cattolica di Marianella.
Raccogliemmo foto anche da comuni cittadini, che le conservavano negli album di famiglia. Ricordo il contributo di Sabatino Palladino, della signora Palladino, della famiglia di Rosa Bianco, del sig. Mario Cascella, di Giovanni Salzano e anche quelle della mia famiglia.
Il progetto di Lucio Michetti era ambizioso e prevedeva la realizzazione di una mostra estemporanea riguardante i due quartieri di Piscinola e Marianella, che facesse un po' da volano, con la sua forza divulgativa, per la creazione di un museo stabile del ricordo, il tutto finalizzato a rinsaldare la memoria storica e civica dei territori e rialimentare una coesione comunitaria antica. Il "Museo" doveva essere un contenitore di testimonianze, scritte e orali, di arte visiva e fotografica, di cimeli e di altre testimonianze raccolte, affinché la memoria civica fosse rinsaldata e coltivata con costanza e competenza.
Gli scrittori Salvatore Nappa e Luigi Sica consentirono la stampa della fiaba da loro scritta, intitolata "Il mago nel pozzo", che poi divenne una sorta la brochure della mostra.
Io mi proposi quindi di curare la parte grafica della mostra. Iniziai a scannerizzare tutto il materiale fotografico raccolto, cercando di restaurarlo con il programma "Photoshop", e successivamente stamparlo su supporti cartacei attraverso il plotter. Insieme all'insegnante Rosa Bianco iniziammo a ideare il percorso espositivo della mostra. L'intenzione era quella di realizzare un percorso che accompagnasse i visitatori secondo un ordine cronologico e a tema, curando l'esposizione degli argomenti, con scritti e foto. Provvedemmo quindi a scrivere i testi delle didascalie, a trascrivere le testimonianze precedentemente raccolte dagli incontri con gli anziani, a eseguire le ricerche storiche e gli approfondimenti tematici, attraverso la consultazione dei testi e delle fonti storiche e di altro ancora.
Intanto Lucio Michetti rimase affascinato dalla leggenda della Madonna delle Grazie, che avevo appreso da mio padre e che raccontai durante gli incontri nell'associazione. Fu tanto colpito che decise di scrivere un testo da declamare come un cantastorie, durante la cerimonia di inaugurazione della mostra, con la realizzazione di un tabellone con i quadri raffigurativi della leggenda, proprio come facevano gli antichi cantastorie popolari!
Fu inoltre deciso di invitare alla prima serata inaugurale una compagnia folk di Giugliano che si chiamava Damadakà.  Questo gruppo era composto da giovani musicisti che da pochi anni avevano iniziato un percorso artistico di recupero della tradizione musicale folk dell'agro aversano-giuglianese, con la riscoperta di villanelle, cantate, nenie antiche e canti 'a ffigliola, in gran parte sconosciuti alle giovani generazioni.
Alcuni giorni prima dell'evento, Michetti insieme a Russo e Culiers disegnarono e fecero realizzare i pannelli espositivi della mostra in legno, pensati come dei libri aperti a metà, che cosi disposti consentivano di avere un ampio spazio per esporre le foto, in tutti i quattro lati che si creavano. Furono realizzati quattro di questi pannelli, che erano alti due metri e larghi tre. Michetti riuscì anche a farsi prestare altri tabelloni  espostivi di legno, mentre la Circoscrizione di Piscinola-Marianella mise a disposizione alcuni tavoli pieghevoli e delle sedie.
Le tavole con le foto furono stampate a colori su fogli di carta formato A1; ogni tavola conteneva una, due o più foto, alquanto ingrandite. Realizzammo anche una sezione espositiva con gli attrezzi agricoli e gli utensili domestici antichi di uso comune; molti furono messi a disposizione dalla mia famiglia, ma anche dalla famiglia Bianco e da un contadino di via Madonna delle Grazie, che non ricordo il nome. Per ogni oggetto antico esposto, provvidi a stampare una didascalia con sopra riportato, sia il nome in italiano che quello in vernacolo locale.
Preparammo anche una sezione di poesie scritte in vernacolo, dedicate a Piscinola e a Marianella.
Ricevemmo intanto l'autorizzazione da parte della società Metronapoli per poter occupare l'atrio libero d'ingresso della stazione della metropolitana di Piscinola.
Ricordo la fatica intrapresa da tutti i soci e collaboratori per l'allestimento della mostra. Donato Culiers e Luigi Russo si diedero un gran da fare a montare i tabelloni e per incollare le tavole che avevo preparato e fatto stampare precedentemente. Rosa provvide a incollare le didascalie e le guide narrative, che introducevano i vari argomenti. Queste schede furono inserite sul margine sinistro di questi tabelloni, come se fossero stati dei segnalibri di un fantasioso libro dei ricordi... L'obiettivo era quello di accompagnare passo passo i visitatori nelle varie sezioni narrative sviluppate, come se si stesse sfogliando le pagine di un libro...
Alla fine dell'allestimento il colpo d'occhio che si creò fu davvero bello e affascinante! Coprimmo ogni spazio disponibile dell'atrio della stazione, sia del pavimento che delle pareti.
Il percorso espositivo era cosi costituito:
- fonti storiche con i testi che raccontavano la storia dei due quartieri.
- monumenti, casa natale di Sant'Alfonso e le due chiese di Piscinola e Marianella;
- foto di vita nelle campagne e di contadini;
- foto di vita nei cortili e nelle strade;
- vedute e cartoline antiche;
- feste popolari e tempo libero;
- sport (il calcio, la Virtus Piscinola, il pugile Cossia e le gare di ciclismo organizzate da De Lise;
-musica e spettacoli, con
la Banda Musicale di Piscinola, i complessi degli Showmen e dei Wanted Group. 
L'ultimo pannello era dedicato alle foto dei due Quartieri, così come si presentavano in quell'anno 2004.
Una giovane pittrice, che era stata allieva del maestro di Luigi Russo, realizzò un tavolato polittico, con la raffigurazione delle scene della leggenda della Madonna delle Grazie di Piscinola, da utilizzarsi per la rappresentazione del cantastorie, a cura di Michetti.
Giunse il giorno dell'inaugurazione. Ricordo i vari discorsi introduttivi: quelli di Lucio Michetti, di Padre Nappa, di Franco Biagio Sica e dei rappresentanti della Circoscrizione. Furono poi offerte delle pizze rustiche al pomodoro, cotte in un forno di Piscinola. Per il brindisi inaugurale offrii il mio vino, declamando la mia poesia "'O vino 'e Piscinola"!
Ricordo l'interesse che mostrarono i visitatori della mostra, cosi come la commozione degli anziani e la curiosità dei tanti giovani, che osservavano le foto e leggevano i commenti e le didascalie.
Nel pomeriggio del giorno inaugurale il gruppo folk Damadakà iniziò l'esibizione all'esterno per le strade di Piscinola, a partire da via Napoli, proseguendo per via del Salvatore, entrando nei vari cortili che si aprono alla strada; sostò poi davanti alla Chiesa del SS. Salvatore e proseguì attraversando la piazza di Piscinola, fino alla stazione della metropolitana di Piscinola, dove era allestita la mostra. Giunti nella mostra intonarono il canto antico della Madonna delle Grazie. Al termine del canto, Lucio Michetti declamò il suo componimento poetico, scritto per ricordare il miracolo  attribuito dalla tradizione
popolare alla Madonna. Molte furono le persone che assistettero a questa esibizione, applaudendo al suo termine.
Per omaggiare la tradizione vinicola piscinolese, realizzai un piccolo stand con alcuni oggetti antichi, tra i quali delle curiose damigiane e dei boccali di vetro. Nello stand era prevista la degustazione gratuita del vino Perepalummo offerto ai visitatori: il vino  era quello da me prodotto nella campagna di Piscinola nel 2003. Sul banchetto compariva la stampa della mia poesia: "'O vino 'e Piscinola".
L'esposizione si protrasse fino alla domenica successiva. Poi, verso le ore 13:00 di quella domenica iniziammo lo smontaggio e il recupero di tutto il materiale. Eravamo tutti felici!
E' stata questa la prima esperienza che ho intrapreso nel mio precorso culturale ventennale, dedicato alla valorizzazione della storia del quartiere e alla sua promozione verso le giovani generazioni. Dopo questa prima esperienza, ha avuto seguito la pubblicazione del libro "Piscinola, la terra del Salvatore". Infatti, fu proprio il materiale fotografico e le testimonianze raccolte per l'allestimento della mostra del 2004, a spronarmi verso la scrittura del saggio.

Quest'esperienza del "Museo del Ricordo" mi ha consentito di conoscere tante belle persone e instaurare diverse amicizie, mi ha aiutato a crescere culturalmente e mi ha consentito di scoprire il campo della ricerca storica: campo che considero appagante per quelli, come me, che nutrono il grande desiderio di conoscenza e di scoperta, nonchè fonte di arricchimento e motivo di crescita personale e comunitaria.
Purtroppo devo aggiungere che in questi ultimi anni alcuni ideatori di quella esperienza piscinolese del 2004 non sono più tra noi, come Lucio Michetti e Donato Culiers, la loro scomparsa è stata una grave perdita per la cultura locale.
Questo post è dedicato alla loro memoria, in ringraziamento per tutto quello che hanno fatto per la storia dei quartieri di Piscinola e di Marianella.

Salvatore Fioretto