venerdì 17 aprile 2026

Le caratteristiche geomorfologiche del territorio e l'evoluzione della pianta urbana di Piscinola

Il post che pubblichiamo analizza la conformazione orografica e geologica del quartiere di Piscinola, anche se i caratteri descritti sono comuni a tutti i centri che appartengono all'Area Nord napoletana. Viene analizzato anche lo sviluppo urbano dell'abitato avvenuto nei secoli.

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"Il sottosuolo piscinolese presenta un substrato tufaceo-pozzolanico a struttura variabile, con rinvenimenti di lapilli, pozzolana e tufo, distribuiti in vari strati. 
Strati che si sono depositati durante le eruzioni vulcaniche, avvenute nel corso delle varie ere geologiche, principalmente nell’area puteolana e vesuviana.
Nel substrato piscinolese, a profondità variabile (a meno di un metro), è presente anche un solido strato di cenere molto compatto, di spessore di circa dieci centimetri, nel cui sedimento sono inglobati dei resti botanici ancora in fase di fossilizzazione, molto simili a delle felci.
La presenza di banchi tufacei, a profondità relativamente basse, ha permesso l’estrazione della pozzolana e soprattutto del tufo. E’ noto come questi materiali siano stati utilizzati fin dall’antichità per la costruzione degli edifici e, in particolare, come nel nostro territorio, per la realizzazione di cisterne e pozzi destinati alla conservazione dell’acqua piovana.
Quest’utilizzo del sottosuolo, così intensivo e diffuso, presenta tracce storiche anche nella nostra zona, come nella parte meridionale di Piscinola, dove si registra la presenza di una cava estrattiva di pozzolana e forse anche di tufo.
Considerata la particolare struttura orografica del territorio, si sono formati dei canali di scolo che nei secoli hanno permesso il defluire delle acque meteoriche provenienti dalle alture delle colline napoletane. Spesso, in coincidenza di eventi piovosi eccezionali, si formavano le cosiddette “lave”, ossia torrenti impetuosi, che trasportavano verso il territorio di Piscinola e verso altri territori adiacenti, ingenti quantità di fango e di altri sedimenti. 
Nell’anno 1877 si ebbe un evento piovoso così catastrofico al punto che molti Comuni a nord di Napoli, come quello di Giugliano, dovettero chiedere aiuto al Parlamento Italiano. 
L’acqua meteorica ha eroso nel corso dei secoli il territorio, realizzando dei veri e propri canali con sponde di terreno in rilevato, i cui letti sono poi diventati le strade attuali. 

Queste strade, proprio per la loro conformazione, sono indicate ancora oggi con il termine di “cupe”. Alcune delle primitive “cupe”, anche se sono state urbanizzate nel corso dell’ultimo secolo, conservano ancora alcune tracce orografiche originali ben identificabili, come: Via Vecchia Miano, Vico II V. Veneto (ora Via Giorgio Amendola), Via SS. Salvatore, Via V. Emanuele, Via Napoli e Via Madonna delle Grazie. 
In alcuni punti di Piscinola, come in Via Cupa Acquarola e l’attuale Via Zuccarini, l’acqua meteorica si raccoglieva formando pozzanghere e stagni, tanto che, oltre a essere utilizzata per irrigare i campi, veniva in parte convogliata per alimentare un lavatoio pubblico. Quest’opera idraulica fu realizzata in Via Cupa Acquarola nei primi anni del 1900 e comprendeva circa una quarantina di postazioni per lavare i panni.
Della presenza di questi acquitrini, spesso invasi da fitti canneti, si hanno notizie già a partire dal Medioevo; infatti nelle cronache dell’epoca si trovano citazioni ricorrenti sull’esistenza di numerosi canneti che erano presenti intorno ai villaggi di Piscinola, di Marano, di Mugnano e di Chiaiano.
A causa del significativo dislivello presentato dal suolo piscinolese, con direzione da sud verso nord, erano presenti e ben visibili, fino a pochi anni fa, diversi terrazzamenti che sicuramente furono realizzati dai primi abitanti per meglio sfruttare il territorio, in ragione della nascente agricoltura intensiva.
Per curare la manutenzione di questi terrazzamenti o “fratture” del suolo, si formò nel tempo, specialmente nei borghi di Piscinola, Chiaiano e Marianella, una nutrita schiera di ricercata manovalanza, costituita da operatori specializzati nel creare o manutenzionare le “separelle”, ossia i terrazzamenti. Questi operatori venivano chiamati “tappiatori”: termine derivato dalla parola “tappiafossati”, ossia la particolare sistemazione “a terrazze” dei pendii naturali, per consentire la coltivazione della vite. 
I tappiatori di Piscinola erano considerati i migliori esistenti in Campania, infatti nell’edizione del giornale “The Geographical Journal”, n.5 del nov. 1897, pubblicato dalla società ingleseThe Royal Geographical Society”, si legge: “These terraces for vines (tappiafossati) are made by tappiatori. The people of Piscinola are considered the best for the work […]” (Queste terrazze della vite (tappiafossati) sono fatte da tappiatori. La gente di Piscinola sono considerati i migliori per il lavoro.
La pianta urbana di Piscinola si è sviluppata nel corso dei secoli a partire dal nucleo storico centrale costituito dalla Chiesa del SS. Salvatore, a cui, nel XVIII secolo, fu aggiunta la chiesa dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento.
L’espansione urbana avvenuta dal XVIII secolo ha privilegiato la direttrice est-ovest del territorio: verso gli insediamenti di Via V. Emanuele e Via Plebiscito, ad ovest e verso quella di Via SS. Salvatore, Vico degli Operai e Via Vecchia Miano, a est". Si dice comunemente che la mappa di Piscinola si presenta "trilobata", descrivendo proprio questo schema a tre ripartizioni.

Salvatore Fioretto

Il contenuto di questo post è stato interamente tratto dal libro "Piscinola, la terra del Salvatore. Una terra, la sua gente, le sue tradizioni", ed. The Boopen, anno 2010, di S. Fioretto. 


 

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