martedì 28 aprile 2026

La chiesa dell'Assunta di Miano descritta nella visita del Cardinale Spinelli, anno 1746

Il libro "Miano nella Campania Felice", scritto dal sacerdote Gabriele Monaco (ed. Laurenziana- Napoli, 1977), contiene molte informazioni storiche e architettoniche ed è il primo saggio che descrive le vicissitudini storiche dell'antico Casale di Miano, assieme a quello di Mianella. Nella prima parte del testo sono descritte tutte le "Sante Visite" condotte dagli arcivescovi di Napoli, che hanno interessato nei secoli l'antica chiesa parrocchiale di Miano, dedicata alla Madonna Assunta. Abbiamo scelto di riportare il paragrafo che descrive la Santa Visita eseguita dal cardinale Giuseppe Spinelli, nel mese di maggio del 1746, sia per la descrizione accurata del tempio parrocchiale, così come si presentava a quel tempo, e sia per la descrizione delle pratiche religiose che si eseguivano in quel contesto storico, che sono poi rapportate dallo scrittore al tempo nel quale il libro è scritto. Viene, ad esempio, utilizzato il termine "Andare alla dottrina" (nell'idioma "gghì 'a duttrina"), che vuole significare la consuetudine di frequentare il corso di catechismo da parte dei fanciulli: è questo un modo di dire particolare, che era ancora utilizzato nel nostro linguaggio corrente, fino ad almeno una trentina di anni fa...

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"Ancora oggi, due grandi iscrizioni ai lati del coro della nostra Cattedrale ricordano alcune delle tante benemerenze di questo nostro Pastore, che, nato a Napoli nel 1694, fu anch'egli un grande diplomatico e Nunzio Apostolico. Nel 1734 fu elevato alla sede Arcivescovile di Napoli, e l'anno seguente insignito della Porpora.
Fornito della conoscenza di ogni scienza, volle, come i suoi predecessori, dotti i suoi Sacerdoti; per la quale ragione nel pianterreno del palazzo arcivescovile eresse un Liceo, che è stato per secoli una vera fucina di sommi ingegni. Chi scrive ebbe ivi a suoi Maestri tre grandi: Mons. Michele Autore, letterato e filosofo; Mons. Giovan Battista Alfano, vulcanologo di fama universale, Mons. Domenico Mallardo, ellenista ed archeologo, tutti onore del  Capitolo Metropolitano.
Ai tempi dello Spinelli Napoli era fiera di annoverare nelle file del suo Clero Alessio Simmaco Mazzocchi (nato in S. M. di Capua nel 1684) salutato da Carlo Le Beau, segretario dell'Accademia di Parigi "totius Europae litterariae miraculum: miracolo, meraviglia di tutta l'Europa letteraria"!
Fatta rinunzia dell'Arcivescovado di Napoli nel 1754, lo Spinelli si ritirò a Roma ove ebbe vari incarichi dai Pontefici, fino ad essere Decano del Sacro Collegio. Morì nel 1763 in Roma.
La Santa Visita fu fatta il dì 8 maggio 1746 personalmente dal cardinale, che era partito di buon mattino da Piscinola ove si trovava. Dopo le solite cerimonie liturgiche per l'accoglienza, come prescritto dal Rituale, l'Eminentissimo passò alla ispezione del tabernacolo, del fonte battesimale, ecc. Gli oli santi erano conservati al lato del Vangelo dell'altare maggiore, in un loculo rivestito di tavole di legno, e ricoperto di tela di seta, all'esterno v'era una cornice di marmo, con porticina di legno, munita di serratura e chiave. La sagrestia era ritenuta angusta piuttosto che spaziosa, lunga palmi ventuno, larga tredici. L'altare maggiore è sempre di legno dipinto e indorato, coi gradini, superiori e inferiori, di fabbrica, sul quale si vede la statua di legno dipinto, raffigurante l'Assunta.
Il pulpito è di legno elegantemente lavorato. Si ripete che alla fine del secolo XVII la chiesa era quasi cadente e diruta; per questa ragione fu restaurata nel 1697 la vecchia fabbrica. Essa consta di un'unica navata, lunga palmi novantasei e larga quarantasette. Nel 1732, a cura e per diligenza del R. D. Pietro Bruno, uno dei Maestri della chiesa, furono costruite due grandi cappelle. In seguito, con comuni elemosine furono costruite, dal lato del Vangelo, due pareti ancora rustiche. Il pavimento è in calce e lapilli. Archi sostenuti da pilastri danno alla chiesa una bella volta. 
Non vi è alcuna servitù, stillicidio o prospetto. Interessante, allo scopo di conoscere quello che potrebbe chiamarsi termometro della vita spirituale del popolo, apprendere che il Parroco, benchè aiutato da altri Sacerdoti, e Chierici, esercita per sè la cura delle anime; tutti i giorni feriali, o lui od un altro détta la meditazione al popolo la mattina, molto presto, mentre ogni sera fa col popolo per un quarto d'ora l'adorazione del SS. Sacramento.
Ed i soliti "scopritori" vanno cianciando che si è dovuto aspettare il Vaticano II, per "introdurre" la pia usanza di una "meditazione" davanti al Sacramento dell'Eucarestia, prima che venga impartita la benedizione! E non era, quello di cui stiamo trattando il tempo in cui viveva quel vero maestro di devozione all'Eucarestia che risponde al nome di S. Alfonso, nato a quattro passi da Miano? Quanto è degno di compassione (il minimo) chi vuol sedere a scranna, senza dare uno sguardo al passato disprezzato! Ogni domenica il Parroco, oltre il discorso al popolo, faceva il catechismo ai fanciulli d'ambo i sessi, e non tralasciava mai di leggere e spiegare al popolo gli editti del Cardinale Arcivescovo. V'è la tabella delle Messe perpetue della Parrocchia, accuratamente rivista e riformata "secondo le intenzioni dei pii disponenti" dallo Spinelli nella S. Visita. Si aggiunge che il campanile, perchè aderente al muro della chiesa, gode dell'immunità ecclesiastica. 
I due cappelloni fabbricati ai lati nel 1732, per la loro grandezza equivalgono, dice il testo, l'antica navata, restaurata al tempo del Cantelmo (cardinale di Napoli n.d.r.) "e di tanto in tanto adornati e stuccati in quanto nave" (intende la navata della chiesa - n.d.r.). Oltre l'altare maggiore, sono altri quattro altari di marmo fatti, dice il Parroco "a mie spese".
Il presbiterio è largo palmi otto, lungo palmi quindici, il coro è largo palmi quindici.
Il campanile è alto palmi novanta. Una campana pesa due cantara, un'altra un cantaro e mezzo; v'è un orologio e nient'altro.
Non vi sono opere d'arte. La sagrestia è lunga palmi ventuno, larga tredici "fabbricata e stuccata a spese mie e della Parrocchia".
I sacerdoti fanno da coadiutori, senza alcun emolumento; al solo Parroco l'Università (L'"Università" era il governo del Casale di Miano - n.d.r.) dà ducati nove al mese, a causa delle decime. Riprendendo argomenti trattati avanti, il Parroco ci fa sapere che tutte le domeniche (eccettuato il tempo di Avvento e Quaresima) spiega al popolo i misteri e riti della S. Messa, e dice che si serve dell'opera del Paciuchelli sopra Giona profeta, delle opere del P. Rosignoli, gesuita, dell'Hortus Pastorum e della Tromba catechistica del P. Ardia, anch'egli gesuita. Per l'insegnamento della dottrina cristiana il Parroco ed i suoi Sacerdoti e Chierici si servono dell'inestimabile "libro che per ordine di V. E. è stato dato alla luce". E ciò, pur se non esistendo in Parrocchia alcuna Congregazione della dottrina cristiana. Oggi, da troppi pulpiti si predica che bisogna "riscoprire" la S. Messa!!!

Poveri padri nostri, i cui preclari meriti sono disprezzati, perchè ignorati! Bisogna pur dire, però, che nonostante sì fervorosa attività apostolica del nostro Clero, v'erano molti padri di famiglia che trascuravano il loro dovere di mandare i figli "alla dottrina" espressione usata fino ai nostri giorni.
Quando non ancora esisteva l'Azione Cattolica, come oggi la si concepisce, nella parrocchia di Miano erano non poche donne ben preparate. La benedizione delle case si faceva nella Settimana Santa".
Il un'altra pagina del libro, sempre riferendosi alla visita del card. Spinelli del 1746, si riporta che nella chiesa era presente l'organo che "aveva nove registri, rinnovato con le piccole entrate della Parrocchia e col contributo di tranta ducati da parte dell'Università. Era situato sulla porta della chiesa.  Vi era il pulpito e quattro confessionali di pioppo..." Si aggiunge la statua lignea della Madonna Assunta, circondata da quattro Evengelisti e un prezioso piviale di drappo fiorato con fondo di latte, donato dal cardinale Francesco Pignatelli. 

La chiesa oggi conserva nel suo interno, oltre alle opere descritte nel post, diverse altre opere d'arte, forse introdotte dopo la visita del Card. Spinelli, come il pregevole tabernacolo in marmo bianco scolpito, le statue di san Gaetano e la bella statua dell'Addolorata per la quale abbiamo già scritto un altro post. Dedicheremo alla storia di questa chiesa un successivo post approfondito. 

Salvatore Fioretto 

 

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