domenica 15 febbraio 2026

Quel Sorbo Rosso che ci accomunava nello spirito... Ricordando Domenico De Luca, a un anno dalla scomparsa

Dello storico Domenico De Luca avevo sentito e letto tante notizie sul suo grande impegno storico-culturale, letterario e poetico, perché menzionato in molte recensioni e pubblicazioni, soprattutto per il suo interessamento alla storia degli Osci, antico popolo campano e mi ero incuriosito a conoscerlo per chiedergli dei chiarimenti su alcuni dubbi che avevo e dei consigli riguardo a delle ricerche che stavo conducendo per “Piscinolablog”. E così, attraverso una cara amica, Marica, circa tredici anni fa, riuscii a contattarlo e a fargli visita a casa sua che si trovava a Polvica di Chiaiano. Ricordo quel primo incontro che fu molto cordiale e lui subito mi mise a mio agio, raccontando la sua esperienza di ricercatore e facendomi visitare la sua vasta biblioteca contenente  una mole enorme di documenti e di libri che aveva accumulato negli anni di ricerca, che riempiva quasi un intero appartamento. Gli regalai una copia dei miei due libri e lui ricambiò con diverse sue pubblicazioni. 
Dopo alcuni mesi Domenico ricambiò la visita e venne a trovarmi a Piscinola. Ricordo che gli mostrai il mio giardino e rimase affascinato dalla presenza dell'albero di Sorbo, soprattutto per la storia che era legata alla sua esistenza. 
Gli raccontai che lo avevo adottato, quasi strappato dagli artigli della ruspa demolitrice della mia campagna e crescendo negli anni, con chioma maestosa e fruttifera, lo avevo eletto a simbolo di resistenza della natura e delle anime sensibili contro l’avanzare della urbanizzazione invasiva e i danni che l'uomo compie a discapito della natura. 
Tempo dopo mi inviò una lettera nella quale riportava la corrispondenza che aveva intrapreso con il presidente dell’Accademia della Crusca, nella quale raccontava che a Piscinola, quartiere di Napoli, c’era il sig. Salvatore Fioretto che aveva adottato un albero di Sorbo rosso come simbolo di riscatto e di libertà...! Questa notizia mi riempì d’orgoglio e di soddisfazione;  ebbi molto piacere che lui avesse apprezzato e condiviso questa mia sensibilità, con il mondo culturale accademico a cui  faceva parte, addirittura con la storica Accademia! Ricordo la sua semplicità d’animo e soprattutto la modestia, racchiuse in una massima che ripeteva spesso, soprattutto quando gli facevo notare che alcune sue opere o scritti erano stati usati senza citare la fonte, e lui mi rispondeva serenamente, dicendo: “Non importa, perchè la cultura deve circolare,... deve circolare liberamente…!”.
Domenico negli anni che seguirono mi ha  trasmesso moltissime lettere e plichi contenenti tantissimi suoi scritti, i suoi libri e gli articoli di giornale nei quali erano pubblicati suoi componimenti o recensioni. 
Non li ho mai contati, ma credo che saranno stati una quarantina di corrispondenze, ma forse di più...! La cosa che lo contraddistingueva era quella di essere l’unico a riportare nel mittente delle lettere l'intestazione: “Dottore Salvatore Fioretto - Scrittore”... 

Albero di Sorbo esistente a Piscinola, S. Fioretto
Oltre a lui, nessuno mai mi ha chiamato così! 
Tra questi un giorno è arrivato un plico con sopra attaccato un foglio che riportava la poesia del “Sorbo Rosso”. Leggendola ho capito che a quest’albero avevamo dato entrambi lo stesso significato e che, quindi, anche lui aveva assunto il Sorbo quale simbolo di riscatto del territorio e di libertà della natura! 
Ci siamo visti di persona e sentiti a telefono molte volte in questi anni e ogni volta era un’occasione speciale per parlare dei miei progetti e anche dei suoi. Ricordo come mi stimolava e incoraggiava nella scrittura e nella ricerca storica, soprattutto a pubblicare le mie opere; diceva che non dovevo dar peso alle critiche e alle inevitabili delusioni... Ha scritto anche la presentazione del mio libro di poesie, che non ho ancora pubblicato.
Domenico si è spento alla veneranda età di 92 anni, nel sonno, il 27 dicembre 2024. Il territorio dell’Area Nord di Napoli ha perso un autentico gigante della cultura, un poeta sensibile e raffinato; Chiaiano, Marano e Mugnano di Napoli hanno perduto un appassionato cantore! Io ho perso un grande amico e un punto di riferimento culturale molto forte.
 

"Sorbo Rosso

Ultimo canto del Sud sono rimasti gli alberi

Non mi guardare
Ho il vestito di pietra a brandelli
Ero un paese di montagna
con la parte di vento negli occhi
D’inverno il freddo pungente
d’estate il caldo breve
sulla mia terra.
La mia gente va e viene,
di sempre l’aria snellisce il sangue
e si sente odore di gelsomino
e siamo liberi nel suo profumo.
Ero un paese di montagna nell’Irpinia.
Sono rimasti gli alberi.
Ora non sono più un paese.
Gli alberi sono sul mio cuore.
Le case tutte sono cadute quella sera di novembre 1980
lasciando gli alberi soli nella notte.
L’albero è attaccato alla mia montagna.
A Natale non tagliate l’albero
per sentire di rinascere.
La mia gente non mi lascerà solo,
con la paura di spegnersi come un fiume
spezzato alle radici.
Le case avranno radici d’alberi
nella speranza  delle foglie nuove.
Paesi impauriti rimasero
paesi di pietra,
ma io sarò un paese d’alberi vivi
a sorprendere la luna nelle mani
a riflettere leggende d’altri tempi come me.
Non raccontare ai bimbi la mia storia.
Solo i padroni devono sapere
perché il mondo ne ha avute di queste storie
perdute nelle nebbie dei millenni.
Raccontate piuttosto dei lamenti degli uccelli
che volevano dirci degli alberi
E non abbiamo udito il richiamo."

Domenico De Luca 

 

“L’albero e l’uomo sono gli unici testimoni cosmici della vita” (cit. Domenico De Luca)

 

Recensione: 

““Sorbo rosso” non diventato rosso dalla collera del saccheggio della terra, ma perché il legno è di vena rossa e perché è un albero millenario come il nostro sud “monumenta” fin dall’erba officinalis delle crepe nei castelli e dei costoni dei monti che ospitano nidi e preghiere di gatti. “Sorbo rosso” era una grande poesia verde vivente, stagliato nel cielo del Sud della nostra giovinezza. Nella nostra “masseria” sul grande inviolabile fossato di Cupa Vrito ne avevamo due di sorbi, albero rarissimo, forse due perché deve esserci il maschio e la femmina per la legge dioica: infatti uno ne faceva di frutti come grosse ciliegie ma poche, e l’altro ne faceva di più ma più piccole. Due sorbi grandiosi, per ognuno ci volevano quattro braccia per stringerlo. Il frutto era rosso di porpora, ispido di fuori ma granita gelata con nocciuole dentro ed erano dette anche – sovere pelose – e natalegne a differenza delle altre tenere sorbe dette agostane e pure natalegne.”


(Recensione e biografia di Domenico de Luca riportato sul retro del libro “Sorbo Rosso” - L’ultimo canto del Sud. Ed. Athena. Sabino D’Acunto. in “La poesia contemporanea, Scrittori italiani del Il dopoguerra”, G. Miano, Ed. Milano 1985).

 

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Biografia: 

“Domenico De Luca è nato a Mugnano di Napoli l’1 luglio 1932. Ampia e poliedrica la sua attività culturale; numerosi e prestigiosi i riconoscimenti, a partire dal Premi di cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri che gli fu assegnato nel 1960. La sua produzione è catalogata nella bibliografia: 170 scritti, pubblicata nel 1987 per i suoi 30 anni di poesia, suddivisa: 1. Poesia, 2. Estetica per valori, 3. Oscologia, 4. Preistoria, 5. Articoli e recensioni.

“E […] ormai noto con le circa quaranta pubblicazioni dal 1957 ad oggi, per lo più di poesia ma anche di saggistica, oscologia, preistoria, arte e storia. Ampiamente recensito, è presente in prestigiose antologie letterarie. La vera natura di Domenico De Luca la si coglie nella poesia dove si rivela, come dire?, una certa  tendenza verso un ragionato anticonformismo, che abbraccia un po’ tutto;  che lo impegna nella ricerca: dalla linguistica al desiderio di Dio… Ma è proprio in questa sua particolare visione del mondo che trae  efficacia il suo discorso lirico che lo conduce certamente a risultati di pieno rispetto.
De Luca è, in sostanza, anche come poeta, un acuto osservatore dei fenomeni che interessano la sfera dello spirito e da questo poi si riversano nella realtà quotidiana. Il metodo è lo stesso, sia che vada alla scoperta del dato archeologico che fa luce su un’epoca o un certo tipo di umanità, sia che illumini lo spirito dell’uomo del suo tempo.
La terra, il filo d’erba, le metamorfosi della natura lo interessano al pari della vicenda umana. E qui il discorso andrebbe allargato perché la poesia di De Luca assume particolari toni di fronte al mistero della morte, per esempio, dal quale egli prende l’avvio per la più spericolata e inebriante ricerca: quella di Dio”.

Salvatore Fioretto

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