domenica 8 marzo 2026

Il "Lupomannaro" e la Rabbia... false credenze, superstizione e ignoranza popolare!

Nei "cunti", ovvero nei racconti, che spesso venivano narrati ai pargoli, durante le fredde e lunghe serate d'inverno, davanti al tepore del fuoco acceso di un camino, tra i personaggi che destavano timore, emergeva la figura leggendaria del “lupemannaro”, ossia l’”uomo-lupo”, che rappresentava uno dei temi tramandati nell'immaginario collettivo delle generazioni  passate. Si diceva che il lupemannaro appariva sempre in occasione del plenilunio, quando era costretto ad uscire allo scoperto ed a emettere, per la forza esercitata dalla Luna, dei singulti simili ai latrati di un lupo. Anche nel quartiere di Piscinola si diceva che c'erano diversi personaggi che presentavano questi sintomi; che accorrevano di notte nel loro girovagare vicino a fontanine pubbliche, per ristorarsi e provare a placare il loro stato di sete. Ciò avveniva spesso in Via SS. Salvatore e in Via V. Emanuele, come raccontava molti anni fa qualche convinto testimone oculare… Forse queste povere persone, veramente esistite, erano affette da malattie, forse da asma, ma molto probabilmente, come ci indicano le statiche del passato, a episodi di Rabbia. Purtroppo, in passato, a causa dell’ignoranza popolare, i malati erano oggetto di false credenze che attribuivano loro dei "poteri sovrannaturali negativi" e di conseguenza erano ingiustamente emarginate invece di essere aiutate...!

In riferimento all'epidemia della Rabbia, per avere un'idea attendibile sulla situazione sanitaria esistente alla fine dell''800 nelle province campane, nella città di Napoli e nei suoi Villaggi, abbiamo trovato questa lettera scritta dal prof. E. Fazio al giornale "Roma"  e pubblicata nella "Rivista: Internazionale di Igiene Anno III 1892. n.12" (pagg. 565, 566) (Titolo lettera: "Movimento Nazionale ed Internazionale - MISURE SANITARIE CONTRO LA RABBIA IN NAPOLI") :

“[...] Intanto il signor Sindaco (di Napoli) mentre teneva informato con nota il Prefetto della provincia, acciò la razzia dei cani vaganti si facesse contemporaneamente nel resto della Provincia, resultando che i primi casi di morsicatura e di vera idrofobia si erano avverati nei villaggi del Vomero e di Piscinola ordinava a tutti i proprietarii di cani di munirli di musoliere, volendoli tenere nei cortili o per via; di avvertire l'autorità di ogni caso di cane od altro animale domestico che presentasse segni di rabbia, ammonendo che i contravventori, oltre al sequestro dell'animale, sarebbero passibili di penalità, giusta l'art. 60 della legge sanitaria. Quali furono gli effetti dell'ordinanza sindacale, nel tempo stesso che la stampa dava l'allarme per persone morte di rabbia in seguito alle morsicature dei cani vaganti in città o nei paesi limitrofi? 
Con mia sorpresa la cittadinanza, niente preoccupata dell'allarme, non coadiuvò l'azione dell'autorità, e, come di solito, i cani vagarono a stuoli per le vie senza lacci e senza musoliera. Intanto all'ufficio d'igiene giorni sono venivano denunziati nuovi casi di morsicature di cani: un cane aveva morsicato un operaio del cantiere di Armstrong in via Incoronata, un altro aveva morsicato una signora ai Bagnoli, un terzo sei giorni fa, aveva morsicato 5 altri cani, e, dopo di aver percorso la Galleria Umberto I fu ammazzato a Toledo da un accalappiatore. 
Senza porre tempo in mezzo, informato il Sindaco, m'intesi di nuovo col Comandante delle guardie per procedere a nuova e rigorosa razzia dei cani vaganti, iniziandola dai villaggi e procedendo in tutti i punti della Città, sicuro che l'egregio dott. Bessone, medico provinciale, userà mano forte pel resto della provincia, senza di che la città di Napoli sarà continuamente esposta a nuovi contagi per cani idrofobi vaganti nei comuni e provincie finitime. Dalla statistica generale dell'istituto antirabico, diretto dall'illustre prof. Cantani, favoritami dal solertissimo dott. G. Zagari, sopra 112 persone morsicate, che si recarono alla cura dal 1.° gennaio g al 30 giugno 1892, rilevo che 11 provenivano dalla città di Napoli, 48 dalla provincia di Napoli, 30 dalla provincia di Caserta. Il dott. Serafino del nostro ufficio a sua volta mi riferiva che sopra 7 persone morte di rabbia in Napoli dal giugno a tutto settembre 1892, 3 provenivano da Afragola, Portici e Marigliano; 1 da Santa Maria di Capua; 1 fu morsicata in città e 2 nel villaggio di Piscinola. Lo Zagari ebbe notizia di 2 altri morti di rabbia nella provincia di Napoli. Infine dalla statistica generale dell'istesso istituto antirabico Cantani (esercizio dal 22 settembre 1886 a tutto gennaio 1888, e dal luglio 1888 a tutto gennaio 1892) di 705 persone morsicate provenivano dalla Città e provincia di Napoli 186, da Caserta 82, da Salerno 45. Si vede chiaro che i casi di persone morsicate da cani, nella provincia di Napoli e nelle provincie finitime, sono ben numerosi, tenuto conto che non tutti i morsicati si assoggettano alla cura antirabica, e molte persone, morte di rabbia, non sono come tali denunziate. Ond'è che se vorremo garentire la Città dai cani idrofobi dobbiamo efficacemente agire dentro e fuori l'ambito di Napoli [...]".

Ed ecco un caso clinico che abbiamo trovato, accaduto a Piscinola nell'estate dell'anno 1892:

"(2ª Osservazione.) - Sabatino C. di anni 20 da Piscinola, morsicato 40 giorni prima da un cane di cui non si ebbe più notizia, all'anulare della mano destra stette bene fino al 10 giugno (forse 1/6 n.d.r.), quando fu colto da febbre con brivido e da dolore al braccio destro e paresi del medesimo, i quali non gli permettavano di elevare il braccio. L'infermo sentendosi inabile al lavoro si ritirò a casa; ed il giorno dopo ritornò alla campagna; ma dopo poco, fu costretto a sospendere di nuovo il lavoro per la stanchezza. Notava abbattimento ed inappetenza, e cercando di bere un po' di acqua, s'accorse di non poterla ingoiare. Oltre a questi fenomeni, l'infermo non avvertiva nulla e potè recarsi a un paese vicino. Senonchè la sera notò che il vento gli faceva male, tanto che, giunto a casa, bisognò chiudere la finestra. Il 3 giugno, si recò dal dottore N. in questa città il quale gli prescrisse delle cartine aggiungendo che, ove con quelle non si fosse sentito bene, avrebbe dovuto sottoporsi alla cura antirabica! 
Intanto non poteva mangiare, nè bere e, per soddisfare a questo ultimo bisogno, riuscì con un tubicino, senza guardare l'acqua, a trangugiarne: ma la sera del medesimo giorno ripetè lo stesso tentativo, ma non vi riuscì. 


In Clinica è stato condotto il 4 giugno alle ore 11 a. m. e i sintomi spiccatissimi di aerofobia e di idrofobia, che presentava, non lasciavano in nessuno il dubbio sulla natura della malattia; che anzi, per lo stadio inoltrato della medesima, tutti quelli che lo osservarono ebbero ad emettere, con noi, un prognostico dei più infausti. Ad onta di ciò, abbiamo tuttavia creduto, per dovere umanitario, non negare a quest'altro il beneficio del nuovo metodo di cura; tanto più che non restava a fare altro di meglio.
Naturalmente dal momento in cui aveva avvertito il dolore e la paresi al braccio a questo stadio, in cui a noi si era presentato, il virus doveva essere abbastanza progredito lungo le vie nervose centrali, da poter sperare che con iniezioni endovenose, fatte 2 volte al giorno, si potesse neutralizzarlo. Quindi urgeva il bisogno di farle ripetute, nel più breve tempo possibile. Si sono adoperati 3 c.c. di emulsioni depositate, periniezioni, endovenose, come indica il quadro:
- Ore 12,30 pom. M10 M9
- Ore 1 pom. M8 M7
- Ore 7 pom. M6 M5.
I fenomeni classici dell' idrofobia si fanno sempre più gravi la malattia segue fatalmente il suo corso. Alle 7 subentra il delirio in preda al quale muore alle 11,15". [...]
(Articolo tratto da "LA RIFORMA MEDICA - GIORNALE INTERNAZIONALE QUOTIDIANO di medicina, chirurgia, farmacia, veterinaria e scienze affini, DIR. Prof. GAETANO RUMMO - ANNO VIII.  VOLUMΕ ΙΙΙ. 1892 NAPOLI Tipografia della Riforma Medica,
 Pagina 795).
Salvatore Fioretto 



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