Con l'affermazione della Rivoluzione Industriale in Italia, nacquero, a partire dalla metà dell''800, le "Società di Mutuo
Soccorso", che furono le prime organizzazioni assistenziali fondate per prestare aiuto ai lavoratori in difficoltà e sono state a
tutti gli effetti le antesignane delle attuali organizzazioni sindacali.
In Italia le più antiche Società di Mutuo Soccorso nacquero in Piemonte, nell'Emilia, nel
Veneto e nella Lombardia. Delle 72 società fondate prima del 1850 ed esistenti
ancora nel 1895, 32 erano nel Piemonte, 7 in Lombardia, 11 nel Veneto, 12
nell'Emilia, 5 in Toscana, 1 nelle Marche, 2 nell'Umbria e 2 nella provincia di
Roma. Tra 1862 e il 1885 il numero delle società ebbero un aumento esponenziale, passando da 443 a 4900!
Dieci anno dopo, nel 1895, divennero ben 6723!
Tra il 1895 al 1905 il numero delle società aumentò in maniera differente tra le regioni italiane, specialmente al nord e al centro, compreso la Sardegna (con punte del 86 per cento nella
provincia di Roma, di 78 per cento in Sardegna; di 63 per cento nel
Veneto; di 62 per cento nel Piemonte). Notevole fu pure l'aumento nelle Marche,
in Lombardia e nelle Calabrie. Nelle regione meridionali, invece, si ebbe una contrazione, specie nelle Puglie, nella Basilicata e in Sicilia, dove si registrò una diminuzione di 129 società complessivamente .
Per quanto riguarda la composizione dei soci affiliati, la maggior parte dei sodalizi, specie nei piccoli comuni, accolsero tra le loro fila operai di qualunque arte o mestiere, pochi invece erano quelli che accettavano soci appartenenti ad un solo mestiere oppure a mestieri equiparabili. Nell'anno 1895 le società formate da soli operai erano 4021, mentre 241 società erano composte esclusivamente da agricoltori, e altre, circa 700, avevano insieme
agricoltori ed operai. Le società che accoglievano solamente soci della
stessa professione o di professioni affini, erano 1624.
Per quanto riguarda il sesso degli aderenti, tra le società registrate nell'anno 1905, solo 188 erano composte
solamente da donne, mentre le restanti società (6537) erano formate o da soli
uomini o da entrambi i sessi.
Per quanto concerne il numero complessivo dei lavoratori iscritti a queste società, non si conosce il dato preciso, ma si conosce solo che per 6587 società, essi ammontavano a 994.183 soci, con rappresentanza dei due sessi. Nelle società formate da solo donne (188), il numero complessivo delle lavoratrici era di 24.580 unità.
Soltanto 44 società superavano i 1000 soci affiliati; di esse
8 si trovavano in Piemonte, 1 in Liguria, 12 in Lombardia, 5 nel Veneto, 5 nell'
Emilia, 3 in Toscana, 1 nell'Umbria, 3 nel Lazio, 1 negli Abruzzi, 2 nella
Campania, 1 nelle Puglie e 2 nella Sicilia. C'è da dire che mentre il numero delle Società di Mutuo Soccorso crebbe nel decennio esaminato (1895 - 1905) del 37 per cento, il numero complessivo dei soci
aumentò soltanto del
26 per cento.
Col trascorrere dei decenni le società si specializzarono per professioni, e forse per tal motivo si osservò una diminuzione dei sodalizi e un aumento nei piccoli comuni: infatti, si passò dall'anno 1885, con 4900 società sparse in 2598
comuni, all'anno 1897, con 6725 società distribuite in 3343 comuni.
Riguardo agli scopi statutari che le Società si proponevano, oltre a quello
comune a tutte di dare un sussidio in caso di malattia, comprendevano altre forme di assistenza e cura. Su un complessivo di 4983 società,
2256 davano o promettevano nei loro statuti pensioni o sussidi continuativi ai
soci vecchi o affetti da malattia cronica, oppure alle famiglie dei soci
defunti; 2478 accordavano sussidi straordinari ai soci vecchi od inabili
al lavoro, oppure alle vedove od orfani dei soci; 451 concedevano sussidi di
puerperio o baliatico alle lavoratrici madri; 417 elargivano ai soci o ai loro figli
sussidi per favorire l'istruzione; 1891 concorrevano alle spese funerarie in caso
di morte del socio; 241 soccorrevano i soci in caso di morte di un membro
della loro famiglia; 489 accordavano ai soci sussidi speciali in caso
d'infortunio sul lavoro; 234 sussidiavano i soci disoccupati; 545
provvedevano al loro collocamento; 429 davano sussidi agli operai in cerca di lavoro; 1151 facevano
prestiti ai soci; 409 dichiararono di aver fondato un magazzino cooperativo di
consumo; 174 di aver organizzato società cooperative di lavoro e 467 di aver
istituito delle scuole serali e festive per uso dei soci e delle loro famiglie.
Fra le 6725 società di mutuo soccorso esistenti al 1 gennaio
1895, 1172 erano riconosciute giuridicamente a norma della legge 15 aprile
1886, 28 erano riconosciute come Enti morali, con Regio Decreto (art. 2 del C.C.); altre 22 avevano conseguito la personalità giuridica, non nella loro qualità
di società di mutuo soccorso, ma come società cooperative a norma del
Codice di Commercio. Le rimanenti 5503 società esistevano solamente di fatto ed
erano per conseguenza prive di personalità giuridica.
Con questo riconoscimento giuridico si permetteva alle società di
assicurare un sussidio ai soci in caso di invalidità al lavoro o per vecchiaia.
Questo sussidio, però, non deve essere interpretato come una pensione fissa, come fu dichiarato esplicitamente dal Ministro Guardasigilli,
nella sua circolare 2 luglio 1886.
Le società
riconosciute dovevano comunicare al Ministero di Agricoltura e Commercio lo
statuto sociale e il rendiconto annuale e fornire allo stesso Ministero le
notizie statistiche richieste. Erano sottoposte al divieto di erogare
fondi sociali per altri scopi che non erano quelli enunciati dallo statuto, o
per le spese di amministrazione e, come detto, non potevano erogare pensioni. La legge
stessa definitiva le responsabilità degli amministratori del sodalizio. Tuttavia ben quattro quinti delle Società di Mutuo Soccorso nate in Italia in quel periodo tralasciarono di
chiedere il riconoscimento giuridico.
(Segue nella seconda parte)
Tutte le statistiche riportate in questo post sono state riassunte e tratte dal libro: "L’unione fa la forza" Società di mutuo soccorso e altre organizzazioni dei lavoratori a Napoli dall’Unità alla crisi di fine secolo, scritto da Erminio Fonzo, anno 2010 Ed. Rubbettino - Università di Salerno, al quale si rimanda il lettore interessato agli approfondimenti specifici.
Salvatore Fioretto

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