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martedì 25 agosto 2026

"Beati chi li vive 2026"... A Piscinola è ritornata la festa del Salvatore!

A distanza di tre settimane dalla conclusione, ricordiamo con questo post gli eventi che si sono svolti a Piscinola legati alla ricorrenza del SS. Salvatore, antichissimo Patrono della comunità civile e religiosa. Infatti, nei tre giorni che hanno preceduto il giorno clou del 6 agosto, si sono svolti diversi eventi che hanno visto la partecipazione di adulti e piccini.
Nel pomeriggio del giorno 4 agosto, all'interno dell'Oratorio parrocchiale, ha avuto luogo un evento ludico-ricreativo che ha coinvolto i più piccoli, con lo svolgimento di giochi individuali e di squadra che hanno in un certo senso rievocato quelli che furono i giochi che si svolgevano nel sabato che antecedeva la festa dei decenni passati: il "tiro a segno" (alle "buatte") e il "tiro della fune" sono stati quelli più rappresentativi, che a dire il vero hanno appassionato e divertito molto i piccoli partecipanti.
Ma poi si sono svolti anche gli antichi giochi comunitari che un tempo si facevano nei cortili di Piscinola, come il "tiro del fazzoletto" e la "Campana". L'evento è stato curato da Marica Fioretti, coadiuvata da un affiatato gruppo di volontari. Alla fine tutti i bambini partecipanti all'evento sono stati proclamati vincitori e ad ognuno di essi è stata consegnata una medaglia commemorativa fatta coniare dalla Parrocchia, con sopra stampigliati, la data: 6 agosto 2026 e la scritta: "Festeggiamenti del SS. Salvatore".

Il giorno 5 agosto, nel largo di via Plebiscito, si è svolto un concerto di musica leggera offerto dal Comune di Napoli, nell'ambito della rassegna cittadina "Beati chi li vive". Quest'anno si è esibita con il suo repertorio musicale, la cantante napoletana Emiliana Cantone, accompagnata dalla sua band. 
Il giorno 6 agosto nella chiesa parrocchiale si è celebrata  una messa solenne presieduta dal vicario pastorale, don Carmine Caponetto, alla quale hanno partecipato moltissimi fedeli.
La navata della chiesa appariva gremita, con moltissime persone rimaste senza posti a sedere.
Hanno fatto poi seguito le celebrazioni esterne alla chiesa: dapprima è stata eseguita la deposizione della corona di alloro, donata dal Sindaco di Napoli, al monumento ai caduti in piazza B. Tafuri; ha fatto poi seguito lo svolgimento della solenne processione, con l'immagine del Salvatore che ha attraversato moltissime strade del quartiere. Ad accompagnare il corteo c'è stata la banda musicale "Città di Bari", che ha
eseguito molte marce sinfoniche. Hanno particolarmente  colpito i fuochi pirotecnici che sono stati fatti esplodere dagli abitanti delle palazzine IACP di via Vittorio Emanuele, ma anche l'accoglienza degli abitanti delle altre strade attraversate, che hanno salutato il passaggio del SS. Salvatore con l'esposizione ai balconi e alle finestre di coperte e lenzuola ricamate e il lancio di petali di fiori e di coriandoli colorati. Mentre in piazza Tafuri facevano bella mostre le luminarie artistiche realizzate dalla ditta Cesarano, di Torre del Greco.
conclusione della processione, c'è stato un momento conviviale, musicale e lo spettacolo finale, offerto nell'oratorio della parrocchia.
L'appuntamento per la prossima edizione della "Festa di Piscinola" è fissato tra un anno, sperando che ogni anno si riesca a fare sempre meglio dell'anno precedente, e con una maggior partecipazione popolare: infatti questo evento rappresenta un valore storico-tradizionale importante della comunità piscinolese, da salvaguardare e rinnovare nel tempo avvenire.
Salvatore Fioretto

Ecco i video e videoclip che riprendono le varie fasi dei festeggiamenti: cliccare con la punta del mouse il titolo sottolineato.

Alzata della bandiera della Festa

Videoclip della processione

Video Ass. Cultura Comune di Napoli


Video ripresi in Piazza e nelle strade attraversate dalla processione:

Piazza Tafuri: Cerimonia consegna corona di alloro ai Caduti

Processione in Piazza Tafuri (inizio)

Processione in Via Plebiscito

Processione in via V. Emanuele

Processione in Via Madonna delle Grazie

Processione in via Napoli e in via V. Veneto

Processione in Via Vecchia Miano

Processione in Piazza Tafuri (conclusione)

 







venerdì 31 luglio 2026

La festa patronale di Piscinola: ricordando le antiche processioni in onore del SS. Salvatore

Anche quest'anno, in occasione dei festeggiamenti patronali in onore del SS. Salvatore, abbiamo preparato un post a tema nel quale descriveremo uno dei momenti più importanti dei festeggiamenti di un tempo, che era riservato alla processione, con l'immagine settecentesca del Gesù trasfigurato, che attraversava tutte le strade di Piscinola. Un evento questo molto atteso e partecipato dai piscinolesi, dal significato prevalentemente religioso, ma che assumeva anche una simbologia comunitaria forte, che aggregava e rendeva coeso l'intero quartiere ed era capace di accontentare un'ampia fascia di popolazione, dai più piccini, ai giovani, agli adulti e per finire agli anziani, favorendo il passaggio generazionale delle tradizioni. 

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La festa più importante per i Piscinolesi è da sempre per antonomasia quella dedicata al protettore principale della loro comunità, che è il Santissimo Salvatore.
L’origine di questa festa si perde nella notte dei tempi e forse inizia proprio quando i monaci Benedettini, introdussero in questo territorio il culto per “Gesù Trasfigurato”. Le passate generazioni piscinolesi hanno coltivato un’adorazione specialissima per il SS. Salvatore, al punto che in molte famiglie c’era l’usanza di attribuire il nome “Salvatore” al figlio primogenito maschio. Si avevano anche casi di abbreviazioni di Salvatore al femminile.
La festa del SS. Salvatore, com’è noto, coincide nel calendario liturgico della Chiesa Universale, il "sei agosto"; giorno nel quale si commemora la “Trasfigurazione di Gesù”. Questa è una festa antichissima, celebrata già dai primi adepti della chiesa cristiana orientale. Pur cadendo all’inizio del mese, a Piscinola i festeggiamenti per il Santissimo Salvatore si sono sempre svolti nell’ultima domenica di agosto e, solo raramente, nella prima domenica di settembre. Questo spostamento della data fu forse voluto in passato per la concomitanza del periodo di raccolta nei campi, che si svolgeva proprio tra la fine di luglio e la prima decade di agosto.

Il sabato precedente la festa, si ricordavano i Caduti di tutte le guerre, deponendo una corona di alloro sulla lapide monumentale, situata in Piazza Municipio. Dopo la cerimonia, la banda di Piscinola eseguiva un concerto musicale in Piazza B. Tafuri. Qui erano anche svolti  dei giochi collettivi, come: il "Palo di sapone", la "Corsa con i sacchi", il "Tiro della fune" e altri giochi...
All’alba della domenica erano fatti esplodere in Piazza B. Tafuri dei mortaretti (diana), per annunciare a tutti l’inizio della festa patronale, dedicata al SS. Salvatore.
A mezzogiorno era celebrata in chiesa una Messa solenne, che veniva ascoltata in tutte le vie del quartiere, per mezzo di altoparlanti. Nel primo pomeriggio cominciava il raduno dei partecipanti alla processione. Partecipavano tutte le Associazioni Cattoliche Operaie del posto; in particolare le sei Associazioni presenti negli ultimi anni: “SS. Salvatore - Addolorata - S. Giuseppe”, “Madonna de Loreto”, “Madonna delle Grazie”, “SS. Crocifisso - S. Vincenzo”, “Madonna del Carmine - Sant’Anna” e “Santissimo Sacramento”. 
Ogni Associazione partecipava con lo stendardo e la bandiera e con tutti i soci vestiti in abiti da festa, con tracolle colorate e collari identificativi in argento. Tra i componenti si distinguevano il "Presidente", il "Tesoriere" e i "Consiglieri" del sodalizio, attraverso le fasce colorate indossate a tracolla, con in evidenzia il titolo delle cariche esercitate.
In prima linea sfilavano i soci ed il governo della storica Arciconfraternita del SS. Sacramento, guidati dal loro “superiore” in carica. 
Alla processione partecipavano anche i gruppi di preghiera, i ragazzi dell’Azione Cattolica ed i bambini del corso di prima comunione. I maschietti vestivano con pantaloncino blu, camicia bianca e basco blu e con una bandierina tricolore portata a spalla, mentre le bambine indossavano gli abiti bianchi della Prima Comunione. Seguiva il corteo dei chierichetti vestiti con i sai bianchi e rossi e, infine, il Parroco ed il Viceparroco con gli abiti ecclesiastici da cerimonia. Alla testa della processione procedeva la banda musicale di Piscinola, che si esibiva con marcette festose e trillanti.
Tutto si svolgeva con un ordine e una precisione sorprendente. I bellissimi stendardi sormontati da piume e le bandiere delle Associazioni emanavano uno sfavillio di colori e trasmettevano a tutti gioia e commozione…
La processione eseguiva un lungo percorso, attraversando praticamente tutte le strade di Piscinola; infatti percorreva, in ordine: Via SS. Salvatore, Via Napoli, (palazzine IACP), Via del Plebiscito, Via A. Campano (fino all'incrocio con via dell'Abbondanza), ritornava per via del Plebiscito, attraversava Via Vecchia Miano, Via V. Veneto, Via Napoli, e proseguiva per 
Via Madonna delle Grazie, Via Vittorio Emanuele,  e, infine, ritornava in Piazza B. Tafuri. 
La conclusione della processione era salutata dallo sparo di mortaretti e fuochi pirotecnici, chiamati in gergo: "'o Ciuccio 'e fuoco". 
Il corteo era accolto dagli abitanti con lancio di petali di fiori dai balconi e dalle finestre, addirittura anche dai tetti. Le donne esponevano con vanto dai balconi le più belle coperte di seta che avevano nel loro corredo nuziale. I fuochi pirotecnici e le “batterie” di mortaretti, che i Piscinolesi facevano esplodere, avevano l’intento di omaggiare il passaggio del loro illustre Protettore, per averne protezione e buona salute l’anno seguente, ma anche per auspicare un raccolto abbondante nei campi.
Dopo la processione, la banda musicale di Piscinola prendeva posto sul palco ed eseguiva ancora un variegato concerto sinfonico, diretto dal maestro, che si sistemava su un podio.
C'è da dire che nel dopoguerra e forse anche prima, la processione aveva una durata ancor maggiore, perchè c'era l'usanza che, prima dell'inizio del corteo, la Banda musicale, doveva recarsi a prelevare i componenti delle associazioni cattoliche presso le loro sedi associative, e condurli in piazza B. Tafuri, facendoli sfilare in maniera ordinata con i distintivi e i gonfaloni che li rappresentavano. La stessa cosa succedeva al termine della processione, infatti, sempre la banda, doveva riaccompagnare le associazioni alle loro rispettive sedi. 
Processione in via Vecchia Miano, anno 1978
Questa usanza venne fortunatamente abolita negli anni '60, tuttavia lasciamo immaginare il logorio e la fatica che dovevano affrontare i poveri musicisti piscinolesi nell'attraversare più volte, avanti e indietro, le strade del quartiere, con delle condizioni climatiche di caldo non certo favorevoli! 
Durante la festa del SS. Salvatore era d’obbligo per ogni famiglia invitare parenti lontani e amici, per poi cucinare il piatto tipico dell’evento, che era a base di peperoni imbottiti (‘e puparuole ‘mbuttunate). Era motivo di vanto per i piscinolesi far partecipare anche chi non era del posto a questa gioia collettiva. La gente dopo la processione soleva fare lunghe passeggiate sotto le luminarie “accese” (‘a lummata) e recarsi a mangiare la famosa zuppa di cozze con salsa piccante, servita ai tavolini dei venditori, detti “‘e cozzecari”. I banchetti venivano sistemati in “Piazza”, in Via Vecchia Miano ed in altri luoghi soliti del quartiere. 
La festa continuava, poi, fino al martedì, con la vendita all'asta ('a venneta"), la gara dei fuochi pirotecnici e il concertino con i cantanti famosi.
Durante i festeggiamenti degli anni 1977 e 1978, le luminarie, che “abbracciarono” con le loro coreografie luminose tutte le strade di Piscinola, furono particolarmente belle: Via V. Veneto, in particolare, illuminata in quel modo aveva l’aspetto di un immenso “tunnel luminoso”, composto da centinaia di migliaia di luci colorate. In quella circostanza l'Arciconfraternita del SS. Sacramento compiva 200 anni dalla fondazione e i confratelli parteciparono numerosi alla processione, tutti indossando i caratteristici abiti dei "paputi".
Nel 1978 fu anche allestita sulla facciata della chiesa del SS. Salvatore una sontuosa e altissima scenografia, detta “porta”, composta da migliaia di lampadine, che raffiguravano, quando erano “accese”, la facciata di un’altra chiesa, con un’alta cupola ed i campanili ai due lati.
Dopo il terremoto del 1980, questi festeggiamenti si svolsero, anche se in tono minore, solo negli anni 1987 e 1988.


Per gli approfondimenti, ecco il Documfest intitolato: "Piscinola e il suo Salvatore", pubblicato nel 2013 da "Marianella New Track", regia di Dario De Simone.

Piscinola e il suo Salvatore 

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Processione in via vecchia Miano, anno 1987

Dopo un'assenza durata oltre 35 anni, da tre anni a questa parte è stata ripresa la festa del Salvatore, con la processione, le luminarie e la banda musicale; ovviamente, tutto avviene in tono minore rispetto ai grandi fasti del passato, ma crediamo che sia un evento rievocativo molto significativo per la comunità piscinolese ed è anche molto promettente per il prossimo futuro, grazie soprattutto all'interessamento dell'attuale Parroco di Piscinola, don Angelo Guarino. 

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In occasione dei festeggiamenti del 6 agosto, la redazione di Piscinolablog formula gli auguri di buon onomastico a tutti i lettori che portano il nome di "Salvatore"; auguri a tutti gli abitanti di Piscinola e della VIII Municipalità, nonchè a tutti i piscinolesi che sono sparsi per il Mondo, per motivi di studio, di lavoro o per motivi familiari. 
Buona festa a tutti! Evviva Gesù Salvatore!

Salvatore Fioretto 

Gran parte del testo è stato tratto dal libro: "Piscinola, la terra del Salvatore - Una terra, la sua gente, le sue tradizioni", di S. Fioretto, ed. The Boopen, anno 2010. 


Processione in via Vecchia Miano, anno 1987

martedì 19 maggio 2026

Piscinola e la storica devozione degli abitanti per la statua della Madonna del Carmine… Un “simbolo” da recuperare e conservare!

Il culto e la venerazione della "Madonna del Carmelo” (detta più comunemente "Madonna del Carmine") è molto antico ed è stato nei secoli scorsi molto diffuso a Napoli. Il baricentro principale di questa devozione napoletana è concentrato, almeno da 7 secoli, nella storica basilica del Carmine Maggiore, situata vicino alla Piazza Mercato. 
Questo culto mariano ebbe inizio in Palestina, nell'XI secolo, assieme alla fondazione dell'ordine dei monaci Carmelitani, sull'altura chiamata del "Monte Carmelo", e poi si radicò in Europa, a partire dal XIII secolo, quando ad Aylesford (una cittadina inglese situata nella contea del Kent), la  Madonna del Carmine apparve in visione a un frate carmelitano inglese, poi divenuto santo, chiamato Simone Stock, il 16 luglio del 1251. La Vergine gli apparve circondata da angeli e gli consegnò lo "Scapolare" (detto anche "Abitino"), promettendo la salvezza e la protezione eterna a chiunque lo avesse indossato. Alla Madonna del Carmine era molto devoto anche il nostro concittadino Sant’Alfonso, che indossò con fede lo “scapolare”, fino al momento della sua morte. Questo scapolare fu recuperato intatto dopo l’esumazione del Santo e fu conservato nel museo alfonsiano di Marianella, dove si trova tutt’oggi esposto ai visitatori.
Anche a Piscinola il culto della Madonna del Carmine è stato molto sentito nei decenni scorsi e molte sono state le donne che portavano il nome di “Carmela” (anche gli uomini, con la variante di “Carmine”).
In via Vecchia Miano e precisamente nel caseggiato con corte che veniva chiamato “‘a Carrara” (termine che deriva da “passo carraio”, perché il vicolo era senza uscita), fu eretta una cappellina, con dentro dipinta l’effige della Madonna del Carmine. 

La zona di "Abbascio Miano" presa da una mappa dell'800
La cappellina era posta sulla facciata di un palazzo situato in cima alla breve salita e aveva incastonata nel muro sottostante una lapide marmorea che attestava l’anno di fondazione (1889) e la dedica del benefattore. Secondo alcune testimonianze orali raccolte dagli anziani, essa fu fatta realizzare in ex voto dal proprietario del  palazzo, dopo che ebbe ricevuta una grazia dalla Madonna, alla quale egli era molto devoto. Si racconta che, durante la realizzazione di alcuni lavori allo stabile, un operaio cadde dalla sommità del ponteggio, precipitando rovinosamente al suolo, e che rimanse miracolosamente illeso... La cappellina fu quindi costruita proprio sulla facciata di questo edificio.
Con il trascorrere dei decenni, il culto degli abitanti del sobborgo verso questa icona mariana si incrementò e si diffuse maggiormente anche tra le  generazioni che si succedettero alle prime.
Negli anni ’50, quando nei vari sobborghi di Piscinola (“‘Capo e Coppa”, “Capo a Chianca”,” Vico Operaio”, “Madonna delle grazie” e  “Sott’’a Chiesa”), erano già state fondate ed erano molto frequentate le varie associazioni cattoliche operaie presenti (“SS. Sacramento”, “Madonna de Loreto”, “Crocifisso e San Vincenzo”, “Madonna delle Grazie”, “Addolorata, S. Giuseppe e SS. Salvatore”), anche gli abitanti dell’allora popoloso sobborgo di Piscinola, chiamato “Abbascio Miano” (che comprendeva anche l’abitato della “Carrara”), decisero di fondare un’associazione cattolica operaia, che fu chiamata “Associazione Madonna del Carmine e Sant’Anna”. Di quest'ultima Santa era pure presente un'altra cappellina lungo la strada.
Furono eletti il presidente e i consiglieri dell’Associazione, che subito fecero realizzane la statua della Madonna del Carmine, oltre la bandiera e lo stendardo. Poi, per diversi anni, nel giorno della commemorazione della Madonna, che cade il 16 luglio, organizzarono la festa patronale per le strade dell’abitato, con tanto di luminarie, processione, fuochi e banda musicale. La bella statua della Madonna col Bambino, fatta realizzare a grandezza naturale,  in gesso e con occhi in vetro, fu quindi posta stabilmente in un'artistica ma semplice cappellina a sbalzo, racchiusa con dei vetri colorati.
Tutto questo rimase immutato fino alla
 metà degli anni ‘80, quando il "Programma di ricostruzione del dopoterremoto del 1980" mise in cantiere un intervento di ricostruzione e di riammodernamento edilizio radicale di tutto l’abitato compreso tra via Vecchia Miano, Via Napoli e Vico Operaio, includendo anche l’abbattimento del palazzo dove si trovava collocata la cappella della Madonna del Carmine. Fu grazie all’opera e alla sensibilità di un piscinolese che, accorrendo in tempo, riuscì a salvare la statua della Madonna dalla possibile distruzione o dispersione, prendendola poi in carico e conservandola in un locale della sua abitazione. Purtroppo a differenza di quando è avvenuto per la Madonna de Loreto, per la quale fu realizzata una nuova cappella nel vico Operaio, per la Madonna del Carmine di “Abbascio Miano” non è stata realizzata nessuna nuova cappella in sostituzione della precedente demolita. 
Oggi, a distanza di oltre 40 anni da quell'avvenimento, pochissimi ricordano ancora questa statua della Madonna, perché, nel frattempo, almeno due generazioni si sono succedute e la memoria storica si sta affievolendo inesorabilmente, man mano che passa il tempo... 
L’intento del nostro scritto è proprio quello di far riscoprire questa storia, affinché il ricordo di questo culto genuino legato alla statua della Madonna del Carmine non scompaia del tutto dalla memoria collettiva, lasciando una traccia indelebile per le future generazioni.
Questa statua, oltre che sacra, è soprattutto un simbolo storico e comunitario di appartenenza a un territorio, a cui tanti anziani piscinolesi si sono affidati nelle loro preghiere devozionali. Oggi purtroppo si trova in condizioni di conservazione molto precarie e andrebbe urgentemente restaurata per riportarla al suo antico splendore, oltre ad essere esposta di nuovo in un luogo protetto e accessibile a tutti i fedeli!

Salvatore Fioretto

p.s.: Prima che vengano intraprese delle iniziativa a favore del restauro della statua (lo speriamo vivamente e presto!), abbiamo deciso di non inserire alcuna immagine della Madonna di Piscinola. 

La nuova strada che è stata realizzata al posto del vecchio vico della "Carrara".

martedì 31 marzo 2026

Con la rivoluzione industriale nacquero anche da noi le Società di Mutuo Soccorso... Le prime forme assistenziali per i lavoratori... (seconda parte)

Le Società di Mutuo Soccorso che, come abbiamo visto, sorsero in tutte le regioni italiane fin dalla metà dell''800, si diffusero gradualmente nell'ultimo ventennio di fine secolo, anche in Campania e principalmente nel capoluogo napoletano. Le indagini che abbiamo condotto hanno rilevato almeno due realtà esistenti nell'Area Nord del Comune di Napoli, all'epoca ricca di manovalanza composta da operai edili e da braccianti agricoli. Dall'"Elenco delle Società di Mutuo Soccorso edito dal Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio" (Direzione Generale della Statistica), Roma, anno 1898 (pag. 169), risultano istituite ben due Società nel quartiere di Piscinola, all'epoca "Frazione" del Comune di Napoli. Nella restante Area Nord cittadina odierna erano presenti solo  altre due società, rispettivamente a Secondigliano e a San Pietro a Patierno, ma questi all'epoca erano ancora dei Comuni autonomi (Secondigliano: "Unione di Carità e di M. S. per gli operai cattolici", anno fond. 1883, con 210 soci - San Pietro a P.: Società Operaia B. Margherita", anno fond. 1880, con 40 soci). 
Ritornando alle due società con sede a Piscinola, la prima risulta essere stata la "Società di Mutuo Soccorso Operaia", inaugurata nel 1887, composta da 47 soci (censimento anno 1894), tutti abitanti nel luogo sede del sodalizio; mentre la seconda società risulta denominata "Unione Operaia Agricola di Piscinola, Marianella, San Rocco, Miano e Capodimonte", con sede a Piscinola, inaugurata nel 1888, composta da 37 soci iscritti (censimento anno 1894). Entrambe le società furono riconosciute giuridicamente secondo le disposizioni legislative all'epoca vigenti ed risultavano ancora attive nell'anno 1895. 
Entrando nel dettaglio, la prima società garantiva, oltre l'assistenza 
del socio in caso di malattia, anche i sussidi in caso di spese funerarie e l'erogazione di prestiti in caso di necessità. 
Della seconda società di Mutuo Soccorso con sede a Piscinola, siamo riusciti a trovare lo Statuto, unico esemplare fortunatamente conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze, intitolato: "Statuto Unione Operaia e Agricola di Piscinola, Marianella, San Rocco, Miano e Capodimonte", stampato dalla tipografia "Filinto Cosmi", Napoli 1889. Nella retrocopertina che si apre troviamo elencati i Soci onorari e benemeriti nominati dal sodalizio. Il presidente onorario nominato era il Duca di Sandonato, all'epoca deputato nel Parlamento Italiano. Per la carica di "vice presidente onorario", troviamo ben 8 componenti designati, di cui 7 erano deputati parlamentari. E' presente anche la lista dei "Soci Benemeriti", con un presidente e 6 vicepresidenti. Di queste personalità si conoscono tutti i nomi in dettaglio
Sappiamo, inoltre, che la Società fu registrata con atto pubblico rogato presso il notaio Domenico Pastena, nell'anno 1889 e riconosciuta come "Ente Morale" dal Tribunale Civile e dal Regio Decreto Ministeriale, emanati nello stesso anno.
Tra le premesse introduttive dello Statuto, si precisa che la società accoglieva i soci che svolgessero le professioni di: impiegati, commercianti, operai e agricoltori, residenti nella Provincia di Napoli, ai quali veniva offerto tra l'altro: sussidi, medici, pensione in caso di inabilità al lavoro e i sussidi a favore dei soci chiamati alla "ferma di leva". La Società garantiva ogni anno una dote (detta "maritaggio") di cinquanta lire per ogni figlia o sorella del socio iscritto, avente un'età non inferiore a 14 anni: il sussidio veniva assegnato ogni anno con una procedura di sorteggio. 
Erano ancora riconosciuti dalla Società: le pensioni o i sussidi continuativi o straordinari ai soci anziani, a quelli inabili al lavoro o affetti da malattie croniche, i sussidi per spese funerarie, l'istruzione mediante scuole private, con corsi serali o svolti in giorni festivi, sia per i soci che per i loro figli, nonchè l'impegno per il ricollocamento lavorativo dei soci che avevano perso l'occupazione.
I soci ammessi venivano suddivisi in: promotori, effettivi, benemeriti e onorari. 
Sono poi descritte le procedure per essere ammessi nella Società, a tal fine sono allegati al termine del testo i modelli da compilare per la richiesta di adesione.
La Società era amministrata da un consiglio direttivo, un presidente, un vicepresidente (queste ultime due cariche duravano un anno, con possibilità di rielezione). Il consiglio direttivo era composto da 30 consiglieri che duravano 5 anni, ma ogni anno si provvedeva a rinnovare un quinto dei componenti. Nel governo della Società erano ancora presenti: un direttore, un vicedirettore, un "segretario ragioniere" e dei vicesegretari. Nelle funzioni pubbliche di rappresentanza i consiglieri indossavano il collare con la medaglia dorata e argentata, mentre il presidente e il vicepresidente indossavano "la ciarpa" distintiva della Società. I soci anziani avevano il diritto di portare la bandiera della Società, di forma militare, contenenti i tre colori della Nazione, con l'obbligo di indossare i guanti neri, la medaglia argentata e la fascia al braccio. 
La Società disponeva tra i dipendenti anche di un "Usciere", a cui erano assegnati i compiti di messa in ordine e la pulizia della sede e di consegnare la corrispondenza per le comunicazioni ufficiali ai soci. I "censori", che erano due, provvedevano a dirimere controversie tra i soci e a controllare l'applicazione delle regole statutarie. 
Simbolo tipo della Società di M.S. (simbolo ricostruito)
In questo libretto abbiamo trovato una notizia inedita e  sorprendente che riguarda la storia musicale di Piscinola, infatti nelle sei pagine conclusive si descrive il regolamento della banda musicale, chiamata "Concerto Musicale" e di una "Fanfaretta musicale alla militare" che la Società disponeva nel suo organico. Il "Concerto Musicale" si componeva di 24 musicisti e aveva: un direttore, un maestro, un sergente e un caporale. La "Fanfaretta" si componeva di 13 musicisti e disponeva anch'essa di: un direttore, un maestro e un caporale. I direttori di entrambi i corpi musicali prestavano il loro incarico gratuitamente. Tutti i musicisti dovevano essere soci, pagare una tassa di iscrizione e una rata mensile per il mantenimento del maestro. Essi percepivano un premio a ogni esibizione, ma dovevano suonare gratuitamente durante i raduni della Società e per l'accompagnamento durante i funerali dei soci defunti. La Società forniva loro una divisa con berretto e lo strumento musicale, a cui dovevano prestare cura e manutenzione, pena una multa e, nei casi gravi, l'espulsione dal corpo musicale.
Considerato che tra le norme contenute nella Statuto, emerge il seguente divieto, dettato ai musicisti delle due formazioni musicali: "... restandogli espressamente proibito di iscriversi ad altro Concerto musicale sia nello stesso Villaggio di Piscinola che fuori", si lascia intendere che in quell'anno a Piscinola operasse almeno un'altro corpo musicale!
Il primo presidente della "Società Unione Operaia e Agricola" fu il piscinolese Francesco Bonaurio, mentre il segretario ragioniere si chiamava Pietro Alfonso Scandone. I soci votanti che approvarono lo Statuto nella prima Assemblea Generale del sodalizio, tenuta il 16 giugno 1889, furono 571. Con il trascorrere dei decenni si ebbe un diradamento del numero dei soci a causa di problemi esterni alla Società, che descriveremo in un altro post.

Salvatore Fioretto 


Estratto dell'elenco delle Società di Mutuo Soccorso esistenti nell'anno 1898 edito dal Ministero dell'AA.II.CC.