sabato 15 marzo 2025

Giugno 2014... e quella insolita troupe che girava per le strade di Piscinola...!


La storia che sto qui per raccontare è accaduta nel quartiere di Piscinola, esattamente nel mese di giugno e nei mesi seguenti, dell'anno 2014. Un vecchio amico un giorno mi rivelò che un suo conoscente, il sig. E. Andreoli, disponeva di due brevi filmati, girati in "Super 8", durante i festeggiamenti del SS. Salvatore degli anni '70 e '80 e che era un suo desiderio far realizzare un documentario, per ricordare la nostra bella festa dei decenni passati e divulgarlo, quindi, in visione a tutti i cittadini del Quartiere.
Questi due video, che erano prodotti a colori, pur essendo brevissimi, erano davvero una rarità, basta pensare che fino ad oggi si dispone solo di poche foto in bianco e nero dei festeggiamenti del SS. Salvatore dei tempi d'oro, ci riferiamo a quelli degli anni '50 e '60...
Lo stesso amico mi indirizzò a un ragazzo, suo conoscente, che aveva la passione per l'arte delle riprese cinematografiche, che si chiama Dario De Simone. Questo ragazzo aveva già fondato, con alcuni amici, un'associazione e una produzione cine; l'associazione si chiamava "Associazione Marianella New Track".
Contattato da me, Dario subito si mostrò entusiasta del progetto e iniziò a lavorarci con molta passione. Per prima cosa iniziò a trasferire i due video su dei supporti digitali. I video duravano in tutto poco meno di 6 minuti... Davvero pochi per fare un documentario  degno di questo nome. Ma non ci scoraggiammo, insieme convenimmo che occorreva creare una storia trainante... che facesse diventare, i video messi insieme, un documentario apprezzabile e completo.
Pensammo di arricchire il lavoro con le foto antiche a tema che avevo recuperato nel corso delle mie ricerche e che già avevo utilizzato per comporre il mio libro: "Piscinola, la terra del Salvatore".
Pensammo ancora di raccontare i momenti della festa del Salvatore di un tempo, arricchendoli con aneddoti e testimonianze, meglio ancora se narrati direttamente dagli anziani del quartiere, che così avrebbero ricordato i bei momenti della loro gioventù vissuti nel Quartiere. Scegliemmo insieme un giorno settimanale per iniziare le riprese e grazie alle mie conoscenze, riuscimmo a invitare un sufficiente numero di anziani da intervistare.
Ricordo quel mattino di inizio estate, eravamo intorno alla metà del mese di giugno, quando io, Dario e altri due giovani volenterosi e pieni di aspettative (Vincenzo Cimmino e Ugo de Matteo),
muniti di due telecamere digitali e di microfoni, formammo un'insolita troupe  che "girava" per la piazza e per le strade di Piscinola, tra la meraviglia e la curiosità dei viandanti e dei commercianti, che assistevano a questo spettacolo alquanto insolito per loro.
Come primo sketch, eseguii l'introduzione del documentario, posizionandomi davanti alla Chiesa del Salvatore, mostrando tra le mani una copia del mio libro. Raccontai l'origine antica della chiesa parrocchiale di Piscinola, utilizzata dagli abitati sia come luogo di devozione e di culto e sia come luogo comunitario, perchè sul sagrato antistante alla chiesa solevano adunarsi nei momenti di calamità e di crisi politico-sociali, i popolani richiamati col suono a distesa delle campane, per decidere i loro destini; e poi di come il culto del Santissimo Salvatore sia antico, dedicandogli nel corso dei secoli dei sontuosi festeggiamenti annuali. Concludevo che seppur la festa mancava da decenni, il culto del Patrono era ancora vivo e sentito tra i piscinolesi.
Passammo poi a raccogliere le testimonianze degli anziani. Ricordo che ci sedemmo ai tavolini del bar che si affacciava sulla piazza, davanti alla ex scuola Tasso. Tra un caffè e una granita, iniziai a intervistarli, facendo domande e chiedendo alcuni approfondimenti. Tra gli intervistati ricordo alcuni anziani che ci hanno lasciati in questi ultimi anni, che furono i sigg. Vincenzo Maffeo e Salvatore Guarino. C'erano poi gli amici Pasquale di Fenzo e Luigi Sica scrittore. Queste persone raccontarono con dovizia di particolari e in modo chiaro i fasti dei festeggiamenti del SS. Salvatore: di "lummate" (Luminarie), di fuochi pirotecnici, di "zuppe di cozze" e di "cuncertini" (Concerti canori)..., di come un tempo sia stato sentito e partecipato quell'evento e di come le cinque associazioni cattoliche operaie presenti a Piscinola facessero a gara ogni anno per organizzarla.
Spostammo poi la scena delle riprese presso la cantina/trattoria in piazza B. Tafuri, ossia il celebre locale che fu di "Pippotto", ma in quel periodo era condotto dalla signora Michelina Capuozzo, vedova di "Pippotto", anche lei purtroppo non è più oggi tra noi.
Nonostante che non avessimo avvisato e nemmeno effettuate delle prove, tutte le riprese si svolsero con ordine e precisione. La signora Michelina, anche se con un po' di timidezza, fu molto gentile e descrisse con passione e con un pizzico di nostalgia i momenti belli della festa del passato. Raccontò delle "zuppe di cozze" preparate dalla sua cantina e di come era sentita la festa a Piscinola, riuscendo ad attirare visitatori e avventori, sia dalla città che dalla provincia.
Passammo a girare nella villa "Mario Musella", dove a far da scenario al nostro documentario c'era la lussuosa vegetazione, ancora presente in quegli anni, prima che il "punteruolo rosso" distruggesse tutte le belle palme esistenti. In questo ambiente, quasi disincantato e distaccato dai rumori della città, raccogliemmo le testimonianze di due veterani del quartiere, quelle dello scrittore Luigi Sica e di Pasquale di Fenzo. Entrambi, con dovizia di particolari, descrissero con precisione e chiarezza i momenti clou dei festeggiamenti, di come la Festa fosse attesa tutto l'anno da ogni persona, sia dai grandi che dai piccoli. Lo scrittore Sica raccontò, poi, come le metamorfosi avvenute nel Quartiere, con l'esproprio delle campagna dello Scampia e con la "ricostruzione del dopo terremoto", avessero distrutto gran parte dei legami comunitari e con essi anche la bella festa del Salvatore.
Continuammo con le interviste e a raccogliere le testimonianze, spesso anche dalle persone che incontravamo per caso durante il nostro tragitto: dalla Piazza, attraverso via Del Salvatore, fino a via Napoli. Ricordo le due signore anziane affacciate a un balconcino che dava proprio sulla stradina, le quali si lasciarono intervistare senza preclusioni. Una di essa raccontò, con gli occhi lucidi, i momenti del concertino e di come fosse bella quell'atmosfera di festa, con un forte senso di comunità provato.
Dopo questa intervista entrammo nei locali dell'associazione della Madonna delle Grazie, ci sedemmo tra i soci che stavano giocando a carte. Questi ci raccontarono come il loro sodalizio partecipasse all'organizzazione della festa, che era momento clou dell'anno.
Devo dire che la parte più bella di questo lavoro capitò proprio nel negozio del compianto barbiere Ferdinando Annicelli. Entrammo nel negozio senza avvisarlo e io lo intervistai mentre era intento a radere la barba al suo cliente, il sig. Bianco, altro veterano di Piscinola, proveniente dalla masseria detta "Ciucciaro", un tempo inglobata nell'antico Villaggio di Piscinola; anche il sig. Bianco partecipò all'intervista. La loro testimonianza fu bellissima. Ferdinando fu bravissimo nell'esposizione, con il racconto di aneddoti e di particolari della festa, resi particolarmente attraenti dal suo modo simpatico di discorrere e di gesticolare. Anche il signor Bianco fu bravo a raccontare i suoi ricordi, facendo come da "contrappunto" a Ferdinando, intercalando le sue frasi, come in un duetto... Fu veramente una bellissima testimonianza, ed io mi divertii tantissimo a sentirmi un po' come un intervistatore provetto...!
Dopo aver terminato le riprese, Dario si mise subito all'opera e iniziò il montaggio del filmato. L'intento era quello di farlo diventare un "documfest", ossia un documentario di riscoperta, con testimonianze e interviste, da presentare nel corso di un "evento" importante del quartiere e di caricarlo poi su "YouTube", per mostrarlo ai giovani e soprattutto ai tanti "lettori mediatici" che non conoscevano la storia di Piscinola.
Inizialmente pensai di farlo presentare nell'oratorio della Parrocchia, in occasione dell'imminente festa del Salvatore di quell'anno, e devo dire che Dario si impegnò non poco per terminare
in tempo il lavoro. Ne uscì un documentario ben fatto, dove ogni parte era ben curata e si integrava magnificamente, in ogni particolare, realizzando un tutt'uno: il video storico, le foto antiche e le interviste.
Come base sonora furono scelti i brani pubblicati dal maestro Pino Ciccarelli, nella sua opera "Processione d'Ammore", che furono ben inseriti tra le riprese, creando in alcuni punti anche una sorta di "ritmo integrato" tra immagini e suoni.
Purtroppo per alcuni problemi non fu possibile presentare "la prima" del documfest durante la ricorrenza di quel 6 agosto. Ma non mi arresi!
Nel dicembre successivo, tra gli eventi messi in cantiere dall'associazione "Noi e Piscinola", organizzammo uno spettacolo presso la chiesetta della Madonna delle Grazie, per festeggiare la conclusione della prima fase dei lavori di ristrutturazione del tempietto. Lo spettacolo fu intitolato "Ricordando una festa". Presentarono la serata gli amici Giulia Biancardi e Maurizio Di Gennaro.  Per l'occasione "girammo" anche un altro "corto", che mostrava le metamorfosi avvenute negli ultimi decenni dal nostro caro "Capo 'e Coppa"; anche quello fu un apprezzato e bel lavoro, realizzato insieme a Dario e ai ragazzi.
Ricordo ancora quella indimenticabile serata alla Madonna delle Grazie, che si svolse in manera ineccepibile. I lettori che assieme a me contribuirono a rendere piacevole lo spettacolo, con le letture delle testimonianze storiche e degli aneddoti legati alla Festa, furono: Loredana Basso, Giulia Biancardi, Anna Cascella e Salvatore Palladino.

La Banda Musicale di Piscinola, il bimbo è Geppino De Rosa, figlio del capobanda Luigi

Bella e sentita fu la partecipazione del maestro Pino Ciccarelli con la sua band, che esibì alcune marce tipiche suonate dalle bande musicali nel corso della festa patronale. Il maestro Pino fu encomiabile a raccontare i ricordi della sua infanzia e dei suoi primi impegni di musicista nella banda diretta dal suo caro papà, il maestro Natale Ciccarelli.
Alla fine dello spettacolo proiettammo finalmente il documfest: "Piscinola e il "Suo" Salvatore"!
Gli spettatori che accorsero numerosi, nonostante il periodo invernale e l'ambiente alquanto freddo della chiesetta, applaudirono con entusiasmo il lavoro svolto da questi bravi ragazzi. Ricordo che per l'occasione Dario volle donare a tutti i presenti un "fermalibro"
ricordo dell'evento, con sopra riportata l'effigie del SS. Salvatore, fatto stampare a sue spese...
Il video fu poi presentato in piazza Bernardino Tafuri, durante i successivi festeggiamenti del 6 agosto 2015: i primi
del "terzo millennio", che si svolsero in piazzetta, dopo i lunghi anni di assenza!
Collaborai all'organizzazione di quella "rudimentale" Festa del SS. Salvatore, con Natale Cuozzo e Salvatore Avolio. Furono sistemate un centinaio di sedie nello spazio antistante all'ex Municipio, mentre di fronte alla facciata dell'edificio fu issato un telo bianco per rendere visibili le immagini. Fu così che in quella magnifica serata molti anziani e anche tanti giovani potettero finalmente rivedere le immagini delle passate feste, le foto, le interviste e i due video; in tanti furono coloro che non riuscirono a trattenere la loro commozione e soprattutto la nostalgia provata!
Il video fu poi inserito su "YouTube" e da allora ha registrato oltre 4200 visitatori...!

Ho voluto oggi ricordare uno dei momenti più belli vissuti nella mia vita, quando unendo i frutti delle mie ricerche, con l'energia e l'entusiasmo dei giovani del territorio, principalmente del bravo Dario De Simone, che ha curato la regia del documfest, siamo riusciti insieme a realizzare un bel lavoro, che rimarrà negli anni e sicuramente ha contribuito a far riaccendere tra i piscinolesi il desiderio di riprendere quella che era il fiore all'occhiello del nostro quartiere: la bella Festa del SS. Salvatore!

Salvatore Fioretto 

Ecco il  video prodotto "Piscinola e il "Suo" Salvatore":

Documest: "Piscinola e il Suo Salvatore", regia di Dario De Simone 

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Seguono le riprese dell'evento: "Ricordando una festa",  tenuto presso la Chiesetta della Madonna delle Grazie, nel dicembre 2014.

Ricordando una festa, 2014 - Introduzione

Ricordando una festa, 2014 - Prima parte 

Ricordando una festa, 2014 - Seconda parte 

Ricordando una festa, 2014 - Terza parte 



domenica 9 marzo 2025

Tutto Sant'Alfonso.... Tutti gli scritti di Piscinolablog dedicati al Santo nato a Marianella

In questo post elenchiamo tutti i post publicati in "Piscinolablog" ricordando Sant'Alfonso Maria de Liguori e anche alcuni redentoristi che si ispirarono al Suo esempio. Cliccando sul link sottolineato, si avrà in lettura la pagina desiderata:

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30/07/2013

Alfonso di Marianella: Il santo degli ultimi...un santo delle periferie!

23/12/2013

Marianella, capitale della musica Natalizia... con Sant'Alfonso!!


20/07/2014

Alfonso....Un santo che insegnava l'aritmetica e la grammatica...!


14/12/2014

Natale alfonsiano e... Marianella...! 


25/07/2015

Un pittore per anime.... Alfonso da Marianella!

26/09/2015

Un ricordo d'argento per il più napoletano tra i napoletani....

08/11/2015

Piscinola e Marianella... la terra della musica....! (parte prima) 

09/01/2016 

Mons. Cocle organizza solenni festeggiamenti a Piscinola...!

14/05/2016

Marianella, il seme piantato da Alfonso dona buoni frutti... 

26/09/2018

Quando il male porta il bene... e quel "codicillo" infame, ci portò un grande Santo: Alfonso de Liguori!

28/07/2020

Alfonso de' Liguori, un Santo, un uomo, che fu anche dotto grammatico e delicato poeta, nel secolo dei Lumi...!

14/12/2020

 Natale e... «La terra è arreventata Paraviso» ! Ricordando S. Alfonso M. de Liguori


22/01/2021 

Don Luigino Iommelli, un marianellese innamorato di Sant'Alfonso...

23/07/2021

1-2 agosto 1787... Una folla incontenibile a Pagani, per salutare il Santo di Marianella...!

04/02/2022

Feudo vecchio o nuovo...?! Fu così che Alfonso conobbe il mondo degli uomini...!

25/07/2022

La tradizione Alfonsiana dei Liguori a Marianella: la famiglia, la vita, la casa...  

24/12/2022

... Contento e riso, la terra è arreventata Paraviso...!! La più celebre pastorale natalizia!

08/07/2023

Scrittore, poeta, musicista, pittore, avvocato, non basta...! Alfonso dei Liguori fu anche un valente conoscitore di architettura! 

21/12/2023

Il Santo, cantore del Natale... che ha contribuito per primo alla diffusione della lingua Italiana...


07/06/2024

Un marianellese con S. Alfonso nel Cuore... Padre Francesco Minervino  

21/07/2024

...Figlio, vi benedico e mille volte vi benedico...! Dalla biografia di Sant'Alfonso Maria de Liguori. 


19/12/2024

Non c'è Natale senza "Tu scendi dalle Stelle"!


27/02/2025

L'uomo Alfonso Maria de Liguori... quella serenità che traspariva dal suo volto!

Salvatore Fioretto

venerdì 7 marzo 2025

Per la serie i racconti della Piedimonte ecco l'ultimo capitolo dal titolo: "Il declino della ferrovia..."!


Ecco il capitolo finale del libro "C'era una volta la Piedimonte", che segna purtroppo l'epilogo della vita della ferrovia e l'azione distruttrice avviata ai suoi armamenti ed impianti da parte di persone che non amavano la cultura e il territorio...!

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"Come accade per i bei film, anche le belle storie purtroppo sono destinate ad avere vita breve ed a terminare, tra lo stupore delle poche persone sensibili e attente, che l’hanno apprezzate e tra l’indifferenza della massa, sempre un po' distaccata e superficiale…! Così… anche la bella “Piedimonte” giunse al suo irrefrenabile declino...! La ferrovia fu purtroppo definitivamente soppressa nel mese di febbraio del 1976 e devo dire tra una grande indifferenza generale…
La zona immediatamente a Nord di Napoli, già a partire dalla fine degli anni ’60, incominciò a essere al centro di un impegnativo progetto di espansione urbanistico, da parte delle amministrazioni comunali, che si succedettero nei lustri seguenti. La metropoli recriminava spazi e case popolari, ma soprattutto case, tante case…, e la piana dello Scampia (il celebre Scampagnato piscinolese) ricca di frutteti, si prestava ottimamente, per la sua notevole estensione e conformazione piana, a diventare il centro strategico delle mire espansionistiche della città. Il verde secolare della campagna piscinolese cominciò inesorabilmente a cedere il passo al costruendo mega rione di case popolare, che prenderà il nome di “167” di Secondigliano, in onore della legge che l’aveva poco prima concepito. In pochi anni, nel periodo a cavallo tra il 1970 ed il 1974, nacquero, come funghi, centinaia di palazzine di case popolari ed insieme ad esse, molte strade, tutte ampie e miseramente spoglie e deserte, con un’assenza totale di servizi, quali negozi, farmacie, uffici postali, chiese, centri sportivi ed ogni altra forma elementare di aggregazione… nulla! Soltanto case! Si realizzarono case popolari, soprattutto per dare un tetto ai cittadini napoletani, provenienti dalle baraccopoli del Porto e da altre zone popolari della città. Nacque anche un asse stradale a scorrimento veloce, che secondo il progetto iniziale doveva collegare il nascente quartiere alla Tangenziale di Napoli.

Questa superstrada, che come è noto è stata completata a distanza di oltre 40 anni, risultava essere tangente alla nostra ferrovia e finì per isolarla dal resto del nascente quartiere, perché determinò, tra l’altro, la realizzazione di uno strapiombo di circa dieci metri di profondità ai suoi “piedi”, lambendo addirittura in alcuni punti i suoi binari. Si creò, in corrispondenza della stazione di Piscinola e di tutto il territorio del quartiere confinante con la strada, un terrapieno in cemento armato per sorreggere la scarpata, che si era determinata dopo lo sbancamento della sede stradale. L'isolamento di Piscinola fu totale e persiste ancora oggi.

La ferrovia da quel momento, forse per una strana coincidenza, incominciò ad accusare i colpi della sua “età”, non avendo mai avuto un programma serio di ammodernamento e le sue corse incominciarono a farsi sempre più diradate durante il giorno.
Addirittura negli ultimi due anni la ferrovia svolse solo le corse mattutine, per poi fermarsi dopo le ore tredici.
La manutenzione fu interrotta completamente. La fine della ferrovia Piedimonte era ormai prossima…!
Con l’arrivo dei primi abitanti della “167”, ma forse è più corretto parlare dell'“invasione" dei primi abitanti... perché il trasferimento di persone e nuclei familiari fu di mole ingente… il quartiere di Piscinola e gli altri quartieri limitrofi cominciarono a non essere più gli stessi. Si manifestò tra i borghi antichi vicini una nascente e tangibile crisi di identità, di chiara natura antropica… Venne meno l'antica solidarietà e la fratellanza tra gli abitanti, nonché l’attaccamento ai valori secolari, legati alle tradizioni contadine.
Intanto bande di scugnizzi incominciarono a coalizzarsi ed a saccheggiare le ultime campagne sopravvissute. A nulla valsero i fili spinati che nel frattempo i contadini avevano installato, come recinto ai margini delle loro ultime “isole” di terra. E neppure a niente valsero le recinzioni installate dalle maestranze della Piedimonte, dopo i continui solleciti ricevuti dai cantonieri, perché questi scugnizzi spesso prendevano di mira pure la ferrovia, mettendo pietre e chiodi di ferro sui binari, per farne diventare coltelli.
Poi la situazione degenerò; le loro divennero delle vere e proprie scorrerie e dopo pochi mesi si passò al lancio di pietre ai finestrini dei convogli e pure ai contadini. Molti furono i passeggeri feriti. La situazione divenne insostenibile, per la sicurezza dei viaggiatori. Qualcuno, per proteggere i bambini, li facevano stendere nel corridoio dello scompartimento.
Era ormai la fine di quella tranquillità secolare che aveva caratterizzata la nostra zona. Addirittura anche il filo spinato veniva rubato…!
La stazione venne ripetutamente saccheggiata e vandalizzata. La sala viaggiatori cominciò ad essere imbrattata di vernici e di sterco e abitata da cani randagi e da barboni, che sporcavano tutto. I bagni divennero puzzolenti e nauseabondi.

Mese dopo mese, i treni si fecero sempre più rari, fino a scomparire del tutto. Ricordo l'anno che segnò la chiusura della ferrovia.... Era il 1976… esattamente i primi mesi dell’anno...
Restai per diverse settimane senza vedere un convoglio, poi, all'improvviso..., ecco una sera apparire in transito sui binari, provenienti da Miano, due elettromotrici con al centro una rimorchiata, che procedevano spediti la loro insolita corsa senza nessun passeggero a bordo, dirette probabilmente verso il deposito di Sant’Andrea. Pensai subito a un possibile ripristino del servizio: ingenua aspettativa di un fanciullo...! Non sapevo che quei convogli erano proprio gli ultimi che transitavano sulla linea della vecchia ferrovia, diretti con ogni probabilità al deposito di Sant’Andrea, gli ultimi visti nella mia vita...
Alcuni giorni dopo vidi pure un locomotore elettrico percorrere in gran fretta la linea ferroviaria, anch’esso probabilmente diretto al deposito. Come facevo sempre, in entrambi i casi mi lanciai in corsa, felice, per le campagne a salutare a squarciagola i convogli della Piedimonte....! Speravo nel mio cuore di rivedere la ferrovia riprendere la vita normale di un tempo... e con essa la mia... Fu per me un'amara delusione!
Da allora non vidi più nessun convoglio circolare sui binari e neppure nessun dipendente della ferrovia in giro. Erano come scomparsi del tutto nello spazio e nel tempo, come disintegrati...!
La linea rimase deserta e abbandonata a se stessa. Essa fu frequentata soltanto dalle immancabili bande di scugnizzi in cerca di campagne da saccheggiare e da coppiette di fidanzatini in cerca di un posticino per appartarsi. Una tristezza senza uguali…! Povera Piedimonte...! Era scomparsa definitivamente dalla mia vita… e con essa scomparso per sempre il mio piccolo mondo di fanciullo...!

… …

Cominciarono a rubare ogni cosa della ferrovia: l’armamento, i conduttori, i tralicci, i pali di recinzione e, infine, pure pezzi di binari e le traversine di legno.
La città ormai diventava “cannibale” delle sue stessa membra, ignara di quella che poteva essere, di lì a pochi decenni dopo, l’unica ancora di salvezza ai sui mali storici, in tema di soluzione per i trasporti dell'Area Nord di Napoli.
Ricordo quando, nell’agosto del 1977, andammo a vedere i fuochi pirotecnici della festa del SS. Salvatore di Piscinola, sedendoci sulle banchine della vecchia stazione di Piscinola, essa già appariva come un paesaggio triste e desolato...! Solo i fuochi colorati ogni tanto illuminavano il cielo e la zona abbandonata, animando per un poco quella che fu una stazione sempre molto frequentata di gente..., ma, ormai, tutte le strutture erano state spogliate e miseramente vandalizzate...
Per un paio di anni, dopo la soppressione della ferrovia, un autobus sostitutivo di linea, ormai divenuto CTP, continuò a svolgere il suo servizio giornaliero tra la piazza Bernardino Tafuri di Piscinola e Piazza Umberto I di Napoli, ma sempre solo la mattina; poi, anche di questo mezzo di trasporto se ne persero le tracce definitivamente.
La vecchia linea ferroviaria incominciò a ricoprirsi di vegetazione e di rovi infestanti. Nei primi anni era possibile ancora percorrerla a piedi per recarsi, sia a Miano che a Mugnano; ma già allora si incontravano lungo il percorso tubi e condutture di privati che attraversavano ad altezza d’uomo i binari e poi rovi e immondizia scaricata abusivamente, sulla massicciata e sui binari.

Intorno al 1979, la strada di accesso alla stazione di Piscinola venne sbarrata da un muro di cemento armato e le luci di porte e finestre dell'edificio murate. Ma, nonostante ciò, in altri punti della recinzione vennero realizzati dei varchi clandestini e la stazione divenne ritrovo di tossicodipendenti, che nel frattempo, come una moda contagiosa, iniziavano a drogarsi ed a frequentare le nostre zone, facendo come da cornice allo squallido degrado urbano...
Del riammodernamento della ferrovia “Piedimonte” non se ne parlò più per molto tempo. Qualche mese prima del terremoto del 1980 si incominciarono a scrivere articoli sui giornali dell’epoca ed a organizzare dibattiti sul progetto di realizzazione di un'ipotetica “Metropolitana Alifana”, che riprendesse il vecchio percorso della Piedimonte. Purtroppo quelle di allora furono solo promesse e mere illusioni!
Dopo il terremoto si ebbe ancora un lungo periodo di silenzio, finché, il progetto di riammodernamento della ferrovia fu inserito nel programma straordinario della ricostruzione del dopo terremoto e fu dato ad esso una spinta decisiva per la realizzazione, con un cospicuo flusso di finanziamenti. Furono realizzate molte opere civili in galleria della tratta Giugliano-Aversa. Nel 1989, nella zona della vecchia stazione di Piscinola, vennero finalmente aperti i cantieri per la costruzione della metropolitana collinare “Linea 1”, per la costruzione della nuova stazione “al grezzo” della nuova Alifana e per la realizzazione di un tratto di galleria artificiale lungo cinquecento metri circa. L’edificio della vecchia stazione, ormai pericolante e con il tetto in parte crollato, venne definitivamente abbattuto ed i binari furono recuperati e accantonati in un'area adiacente il cantiere, per poi essere successivamente rottamati. Ricordo quando la gru sollevava i tratti di binari dalla massicciata, essi erano ancora attaccati alle traversine di legno e si muovevano liberamente, quasi serpeggiando… Sembrava come se avessero un segno latente di vita..., come se protestassero contro quella profanazione e non volessero abbandonare quella zona, dove soggiacevano indisturbati da moltissimi anni ormai…!
Tuttavia si dovette attendere fino al luglio 2005 per vedere inaugurato, in “pompa magna”, il primo tratto in tunnel della nuova ferrovia denominata ”MetroCampania NordEst”, la tratta Piscinola - Mugnano, lungo circa tre chilometri, con due stazioni ed un'unica vettura navetta, con partenza ogni quindici minuti.
Nel 2009, con un’altra pomposa cerimonia di inaugurazione, si inaugurava all’esercizio la tratta “Mugnano - Aversa Centro”, portando la lunghezza complessiva della nuova linea a dieci chilometri circa, interamente in galleria.
Non ho mai compreso le vere motivazioni che indussero i responsabili della ferrovia dell’epoca a sopprimere la “Piedimonte”, senza pianificarne il suo riammodernamento, che doveva essere graduale e progressivo, ma eseguito con la ferrovia in esercizio, come fu saggiamente fatto dalla “cugina” ferrovia Circumvesuviana. Non comprendo ancora oggi quali furono le considerazioni secondo le quali si scelse la via della dismissione, proprio in un periodo storico di “crisi petrolifera”, nel quale si avvertiva maggiormente la necessità di un mezzo di trasporto efficiente ed economico.

Purtroppo l’assenza dell’unico mezzo di trasporto alternativo ai bus su gomma ha arrecato in tutti questi anni un danno notevole, in termini di mobilità, alla mia generazione ed all’economia di tutta la periferia a Nord di Napoli e del basso Casertano. Un danno ingente, che forse non si colmerà neppure con l’esercizio della nuova ferrovia, perché stranamente e senza motivi apparenti, quelle zone densamente abitate costituite dalla Provincia di Napoli e di Caserta, con comuni popolosi come: Marano, Calvizzano, Mugnano(centro), Frignano, Casaluce, Lusciano, San Marcellino e altri ancora, non rivedranno mai più i convogli della Piedimonte sul loro territorio, nonostante i loro atavici problemi di traffico e nonostante la scarsità dei collegamenti verso i due capoluoghi.
Mi resta la consolazione di sapere che la nuova ferrovia aiuterà a decongestionare il traffico dell’hinterland metropolitano di Napoli e forse quello di Caserta, attraverso una rete capillare di nodi di interscambio con i bus su gomma e molti parcheggi auto, a costi popolari, così come previsto dal progetto."

Salvatore Fioretto 

Il racconto è tratto da un libro pubblicato ed, in quanto tale, è soggetto ai diritti d'autore e di editoria, pertanto è vietato copiare, modificare ed eseguire qualsiasi altro utilizzo del testo, per fini anche non commerciali, senza ricevere l'esplicita autorizzazione da parte dell'autore.

giovedì 27 febbraio 2025

L'uomo Alfonso Maria de Liguori... quella serenità che traspariva dal suo volto!


Abbiamo in diverse occasioni pubblicato in questo blog dei post con argomenti concernenti la vita e le opere del nostro grande concittadino, Alfonso Maria de Liguori, ma poche notizie sono state riportate riguardo al suo aspetto fisico, a tal proposito abbiamo pensato di scrivere questo post per colmare questa lacuna, prendendo in prestito, tra l'altro, la breve descrizione eseguita dal suo principale biografo, che fu padre Antonio M. Tannoia, nell'opera: "Della vita ed istituto del venerabile servo di Dio Alfonso Maria Liguori", pubblicata nell'anno 1786: 

"Era Alfonso di statura mediocre, ma grandetto di testa, e vermiglia la carnagione. Fronte spaziosa egli aveva, occhio attraente, e quasi ceruleo; naso aquilino, bocca ristretta, e graziosa, e quasi sorridente. Neri i capelli, e folta aveva la barba, e da se stesso, senza soggettarsi al rasojo, colle forbici smozzicavesela. Nemico di capellatura, anche da se solevasela accortare.

Perché miope, faceva uso degli occhiali, ma toglievaseli, o predicando, o trattando con donne. Sonora e chiara aveva la voce. Spaziosa che fosse la Chiesa, e lungo il corso delle Missioni, giammai gli mancò, e tale conservolla anche decrepito.
Aveva un aria che imponeva, un fare serio, ma misto di giovialità. Se giovanetto tutto concorreva a renderlo amabile, anche vecchio, e decrepito grazioso egli era, e di comune compiacimento.
Le facoltà primarie erano in esso ammirabili. Intelletto acuto, e penetrante; memoria tenace, e pronta; mente chiara, e metodica. Queste tre doti il sostegno formavano delle sue letterarie applicazioni.

Una continuata occupazione fu tutta la sua vita. O trattava con Dio, o applicavasi per Dio, né occupato mai si vide in cose indifferenti, nè in materie che, benché scientifiche, curiose fossero, e disutili. Tutto era profitto per Alfonso. Il zelo di Dio lo divorava; e non altro che Dio, e le Anime erano il suo scopo.

Intraprendente egli era, ma non temerario.
Ogni suo pensiere era contrappesato: la contrarietà non l'abbatteva, e tutto conseguiva, diffidando di se, e confidando in Dio. Uomo sempre uguale a se: né la traversia l'abbatteva, né l'auge lo gonfiava.

Aria di comando ebbela sempre in orrore. Pregava, e non imponeva, così conseguiva quanto voleva. Se ostentava il comando, voleva essere ubbidito; né lasciava impunita qualunque resistenza. Forte nel riprendere, ma non trasportato; e con un misto di mansuetudine raddolciva qualunque amarezza.

Era grande, e facevasi picciolo; era picciolo, e facevasi grande. Le varie circostanze regolavano il suo fare. Tutto in esso era giustizia. Chiunque non defraudava di quel merito, che l'assisteva: puniva, e compassionava: e punito, restavasegli obbligato.
Il temperamento anzi che flemmatico portavalo alla bile; ma per impero di virtù ammiravasi in esso piacevolezza, e somma mansuetudine. Presente a se stesso, aveva sempre tra le mani la propria Anima.
Sorpresa di passione in esso non si osservò. La porta del cuore a suo talento aprivala, e serravala. Tutto dalla ragione veniva in esso regolato. Inimico di se stesso, non lusingò mai il senso. Ma se austero con se, con tutti pietoso egli era, e compassionevole. Tale in succinto fu Alfonso Liguori."

Maschera in cera conservata a Pagani
Col trascorrere degli anni, lo svolgimento di tutti i suoi faticosi impegni e delle opere da lui profuse, sia fisiche-materiali che mentali, soprattutto per lo studio e per la scrittura delle 111 opere letterarie, minarono profondamente il suo fisico e il suo aspetto.
La schiena si arcuò gravemente e la testa risultava molto curvata verso il basso, tanto che il mento con il suo movimento logorava l'arco costale. Non gli fu più possibile celebrare l'Eucarestia nel modo ordinario, ossia di bere direttamente dal calice con il quale celebrava la Messa, ma dovette chiedere una dispensa straordinaria, per poter far uso di una cannuccia, che gli consentiva di aspirare il vino consacrato direttamente dal calice; questa cannuccia si trova tra i cimeli che ancora oggi si conservano e sono mostrati nel museo redentorista della Casa Natale di Marianella.
Questo aspetto fisico del Santo viene evidenziato nella maggior parte dell'iconografia delle opere d'arte che lo ritraggono, come nei dipinti e nelle statue celebrative.
Gli ultimi anni della sua vita furono ancora più sofferti e dolorosi, perchè gli fu impedito di camminare e dovette fare uso, negli spostamenti, di una rudimentale sedia-poltrona munita di ruote, che fu costruita appositamente per la sua persona.
Tuttavia, nonostante le sofferenze fisiche e i dolori ai quali era affetto, non gli fu mai turbata la serenità e la giovialità che emanava il suo volto, che si mantennero inalterati fino al momento della morte. Infatti per immortalare il suo volto fu eseguita, poco prima del funerale, una maschera in cera che ancora si conserva nel Museo annesso al Santuario di Pagani (SA). 

Alfonso sulla sedie a rotelle, a Pagani, benedice il Vesuvio in eruzione
Per capire come Alfonso ci tenesse all'aspetto che si doveva trasmettere, ecco un passo tratto dalla sua opera "Istruzione e pratica dei confessori", vol. II, pubblicata nell'anno 1757, nel quale troviamo un'esortazione a tal riguardo, rivolta ai sacerdoti dediti all'accoglienza dei fedeli, specialmente durante le confessioni: "Che il vostro aspetto sia piacevole, ripieno di allegrezza e serenità, affinché non abbiate di quelle fisionomie disgustevoli che spaventano ed allontanano la gente, la quale d'altra parte ha già troppa avversione per le buone cose, se non si rendono dolci e molto facili. Non vi ripartite adunque mai dalla santa gioia che è propria dei servi di Dio, neppure quando sarà d'uopo emendare i vizi di qualche individuo, perché allora bisogna mettervi tanta carità e buon garbo, che veggasi prender voi di mira la colpa e non la persona".

Salvatore Fioretto



Immagine di Sant'Alfonso conservata a Ciorani, nella chiesa della SS. Trinità

venerdì 21 febbraio 2025

Per la serie i racconti della Piedimonte ecco il penultimo capitolo del libro: “"Piedimonte", ricordi di una ferrovia e di un piccolo mondo antico…!"

"Attorno alla ferrovia “Napoli-Piedimonte” si materializzavano in quegli anni storie e personaggi, appartenenti a un piccolo mondo antico, ormai in via di estinzione e si sviluppava, in miniatura, uno spaccato di vita quotidiana di un’umanità variegata e colorita, con i suoi bisogni e le sue aspettative.
Sul treno preferivo sedermi accanto al finestrino, per scrutare il mio piccolo mondo... Quando il capotreno annunciava col fischio la ripresa della corsa, restavo seduto sulla panca, in trepida attesa di rivedere quel paesaggio. Durante il viaggio, intravedevo i casellanti accanto alle sbarre dei passaggi a livello, da loro appena abbassate. Non sempre c’erano le sbarre, infatti sulle strade larghe erano presenti ampi cancelli di ferro, dipinti a “scacchi”, di color rosso e bianco, che si piegavano come le pagine di un libro...
Ricordo la casellante di Mugnano: un’anziana signora che era puntualmente lì, a chiudere i cancelli che custodivano il passaggio a livello su via Napoli. Appariva costantemente gioviale e sorridente; aveva sempre il grembiule sul ventre, come se al transito del treno abbandonasse le faccende di cucina e corresse, un po’ come si trovava, a chiudere e ad aprire i cancelli. Sembrava che la sua attività non fosse altro che una dolce parentesi alla vita familiare!
Com’erano deserte le strade allora! Poche erano le auto circolanti e rare erano le motociclette. Ai passaggi a livello si raccoglievano poche auto in attesa del transito del treno e, a differenza di oggi, nessun automobilista si mostrava impaziente, anzi, spesso alcuni di essi si fermavano a parlare con i casellanti o a fumare sigarette delle vecchie “nazionali” senza filtro.
Il personaggio più simpatico, che spesso incontravo sul treno, era un vecchietto che vendeva caramelle; le teneva in una vecchia valigia di cartone. Avanzava lentamente negli scompartimenti, con la valigia aperta e emetteva un suono vocale caratteristico, a mo’ di richiamo, mentre i bimbi iniziavano a fare capricci con le madri, affinché comprassero loro dolciumi.
In autunno, vicino alle masserie, si vedevano le donne sistemare le mele su “letti” di paglia. Come risaltava il colore rosso delle mele sopra il giallo oro della paglia! Ogni mattina le mele dovevano essere ruotate, affinché si colorassero uniformemente di rosso.
In inverno le campagne erano frequentate da contadini intenti a preparare la terra per la semina. Carri trainati da cavalli e asini erano le immagini più ricorrenti che si vedevano dal treno; ma anche pagliai a forma di cono e, ai lati, muli che mangiavano l’avena e si abbeveravano ai tini di legno.
Tra i personaggi legati alla “Piedimonte”, non posso dimenticare quello che è stato per me il più caro: mio nonno Peppe. Lo ricordo, come fosse ieri, quando veniva a casa nostra utilizzando la “Piedimonte”. Se ne andava spesso in disparte, sedendosi ai lati dei binari e lì meditava, poggiando le mani e il mento sul suo bastone, perché così faceva a casa sua... Abitava in una masseria di Mugnano, proprio accanto alla ferrovia.
Un personaggio curioso è stato il maestro Mola, insegnante alla scuola “Tasso” di Piscinola, negli anni ‘40. Quest’uomo, di vasta cultura, ci teneva ad essere sempre puntuale agli appuntamenti. Un giorno perse per pura fatalità il treno della “Piedimonte”, quello che prendeva ogni mattino, per raggiungere la scuola.
Dovette, suo malgrado, prendere il treno successivo che non fermava a Piscinola, perché era un “diretto” per Napoli. Il maestro non si perse d’animo e, pur di non fare tardi per la prima volta in vita sua, si lanciò dal treno in corsa, in prossimità della stazione... Ne uscì fisicamente indenne dall’urto, anche se un po’ malconcio nell’aspetto!
La ”Piedimonte” ha segnato alcuni eventi tristi, come quello avvenuto nel 1972, quando una tromba d’aria si abbatté su Piscinola, danneggiando gravemente la ferrovia e la campagna circostante. Ricordo la furia del vento, che in pochi minuti devastò il territorio. Molti alberi furono sradicati dalla tempesta, precipitando rovinosamente sulla linea ferrata. Il personale della ferrovia, ponderando il danno ricevuto dai contadini, fu molto comprensivo e liberò i binari evitando di tagliare i tronchi degli alberi, altrimenti questi sarebbero stati sottostimati dai compratori. Questa decisione comportò un ritardo nel rimettere in esercizio la ferrovia. Non potrò mai dimenticare quel gesto di umanità e di solidarietà non comune!
La “Piedimonte” poteva essere pure un mezzo pericoloso, se vissuto con superficialità. Ricordo mia madre, che mi diceva sempre: “Salvatò, statte accorte ‘a Piedimonte!” (“Salvatore, stai attento al treno!”) ed io seguivo sempre il suo consiglio, specie quando a settembre partecipavo alla raccolta delle noci. Era quello il momento in cui ero più esposto al “contatto” con i treni! Con molta cautela, raccoglievo le noci nei cesti, vigilando sull’arrivo dei convogli. Quando il treno sopraggiungeva, abbandonavo la raccolta e mi posizionavo in sicurezza ai lati della trincea. Il treno transitava indisturbato, mostrando tutto il suo carico e la sua massa d’acciaio. La terra sotto ai piedi tremava come durante un terremoto, ma non avevo paura, anzi, ero felice…! Salutavo i passeggeri, agitando le mani e urlando a squarciagola: “Ciaoo, ciaoo…!
Salvatore Fioretto

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