Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query caLAMITà. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query caLAMITà. Ordina per data Mostra tutti i post

sabato 14 marzo 2020

...E per tutte le calamità pubbliche, dedicarono una chiesetta alla Madonna delle Grazie...!!

"Al primo giugno 1837 D. Salvatore Iannucci, studente in Napoli figlio di Francesco e di M.a Vittoria D'Amico, di anni 22, del Comune di Frasso, dopo aver ricevuto i Santi Sacramenti, è morto di cholera, ed è stato seppellito nella Madonna delle Grazie"
Così si trova scritto nel libro Storico Parrocchiale conservato nella chiesa del SS. Salvatore di Piscinola (Libro VII Defunti, pag. 15);  la notizia, è riportata a pagina 72, del libro "Viaggio nella mia terra" di D. Franco Biagio Sica; infatti la testimonianza storica del dott. Sica così continua: "La scarna notizia non ci dice altro, neanche se all'occasione il giovane fu confortato dall'affetto dei suoi cari; ci fa supporre però che si trattava del figlio di una nobile famiglia, visto  che davanti ai nomi dello studente e della sua mamma troviamo rispettivamente una "D" ed una "M.a" già riscontrate altrove, anche nei registri dell'Archivio Parrocchiale, per "Don" e per "Nobildonna", e ben sapendo che in quell'epoca solo pochi giovani potevano permettersi gli studi (universitari o superiori), specie se ospiti provenienti da paesi assai distanti da Napoli; probabilmente il giovane era ospite in Piscinola di una famiglia nobile amica, forse quella dei "De Luna" o qualche altra".
In altro punto del libro di Sica (pagg. 83-84), si legge: "Nella peste del 1656, come attestano il Celano ed il Signorelli, vi furono più di 400.000 morti... fu necessario far venire centocinquanta carretti dai Casali vicini, dove tornando la sera portarono l'infezione e la strage...". E poi, ancora: "...La stessa tragedia... si verificò in occasione dell'epidemia del vaiolo nel 1834 e in quella del colera negli anni 1836 e 1837, a Piscinola in quelle occasioni i morti anziché essere sepolti nell'ipogeo della chiesa parrocchiale, come si usava, furono sepolti nella antica cappella della Madonna delle Grazie, che all'epoca si trovava isolata e distante dal centro abitato...".
Il luogo indicato nella testimonianza è quello che oggi noi tutti conosciamo, racchiuso tra la via Marianella, via Napoli e via Madonna delle Grazie, ma in un tempo lontano esso era un luogo suburbano e deserto del Casale di Piscinola, tutto coperto da appezzamenti di campagne e da orti. In questo luogo, durante i momenti di calamità pubblica, quali erano le epidemie di peste e colera (mai mancate dalle nostre parti!), era un luogo destinato alla sepoltura dei morti appestati o di colera, perché così dettavano le leggi e i dispacci di sanità pubblica emanati dalle autorità dell'epoca, che obbligavano di seppellire i defunti fuori dai centri abitati e non più, secondo la prassi consueta, nell'ipogeo della chiesa parrocchiale del SS. Salvatore. In questo luogo di sepoltura c'era da tempo immemorabile, ancor prima dell'anno 1608, una chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie. 
Deduciamo che questo tempietto fosse stato eretto dalla popolazione per un voto civico fatto durante una di queste calamità, alla Vergine raffigurata mentre allatta il Bambinello, e costruito, quindi, a seguito della conquistata salute pubblica. Secondo la tradizione occidentale, il culto della Madonna delle Grazie era particolarmente praticato dal popolo durante i momenti difficili della vita comunitaria o politica, come nei tempi di carestia, di epidemie e durante le guerre o le invasioni straniere.

Tuttavia c'è da precisare che la chiesetta, di cui si parla nella cronaca, non era quella che vediamo oggi, ma si riferisce a una chiesa più antica che esisteva nella zona del Casale, posta nella parte di terreno contrapposta all'incrocio della strada. Infatti, se osserviamo le mappe del '700, vediamo indicata la zona con il toponimo di "S. Maria delle Grazie" e una indicazione di un edificio sacro, con un simbolo di una croce. Della chiesetta antica si perdono le tracce a inizio dell''800, mentre quella attuale è stata eretta spontaneamente dalla comunità piscinolese e inaugurata nell'anno 1927.
Le notizie storiche del tempietto dedicato alla Madonna delle Grazie sono state trattate, qualche tempo fa, nella pagina del blog che qui riportiamo:

 La storia della chiesetta della Madonna delle Grazie, in Piscinolablog.

A margine di questa rivisitazione storica, che è dettata soprattutto dal particolare momento che stiamo attraversando nel nostro Quartiere e in Italia, il pensiero ricorre al particolare e speciale affidamento che la nostra gente fece verso questo venerato tempietto della Vergine delle Grazie, perché è compito della conoscenza storica riproporre oggi, a testimonianza dei cittadini del nostro tempo, le belle e gloriose pagine della nostra storia, quando con la fede e nella fede, il nostro popolo ha cercato e ricevuto una maggiore forza morale e fisica per superare i difficili momenti comunitari. La speranza è che i piscinolesi riscoprano il culto per la venerata chiesetta delle Grazie e la considerino, come fecero in passato i loro progenitori, un baluardo di difesa e un simbolo comunitario della riconquistata salute pubblica. 
Ce lo auguriamo!

Salvatore Fioretto 

Aprofondimento della ricerca, del 13 aprile 2020, per quanto concerne il ricorso del popolo napoletano alla Vergine delle Grazie, durante i momenti di calamità pubblica delle epidemie:

Nel libro: “Storia del Regno di Napoli sotto la dinastia borbonica”, di Francesco De Angelis,  Napoli,  1936 Ed. Tipografia Fratelli Reale. Nota pagg. 168-170, così è scritto:

"Per quanto riguarda poi l’origine del titolo della SS. Vergine delle Grazie, è da sapersi, ch’esisteva dipinta in un muro sulla strada di Toledo (via Toledo a Napoli), e precisamente ov’è al presente il palazzo del marchese Cavalcanti, l’immagine della Vergine. Il popolo correva ogni giorno ad implorare ed ottenere delle grazie. La moltiplicità de’ miracoli che giornalmente operava questa Immagine, fece sì che le dasse il nome della Madonna delle Grazie. E poiché sembrava un’indecenza che tale miracolosa Immagine stasse esposta in pubblica strada, si pensò dai Confratelli della Congregazione de’ Nobili del Monte de’ Poveri Vergognosi, che se le edificasse una chiesa che venne dedicata al glorioso nome della Madonna delle Grazie a Toledo, ciò ch’ebbe luogo nel 1640, mercé le sovvenzioni de’ divoti napoletani raccolte come dissi dai Confratelli della suddetta Congregazione.

Si racconta, che quando questa Vergine venne in processione di tutti i fedeli e del Clero napoletano trasportata in detta Chiesa operò un miracolo evidentissimo, poiché si distaccò da sé dal muro, restando i fabbri confusi e sbalorditi per non avervi potuto gl’istessi adoperar istrumento alcuno della loro arte per siffatta difficilissima operazione."
Questa Vergine, ch’è situata sull’Altare Maggiore in un quadro con lastra avanti, dispensa alla giornata delle infinite e visibilissime grazie a tutti. Una delle grazie testé accordate è quella finalmente di aver allontanato il Cholera da questa Capitale in si breve tempo, a differenza degl’altri paesi Europei, e liberati dal pestifero morbo tutti gli abitanti lungo la strada Toledo, e vichi contigui alla sua Chiesa. Veramente non poteva darsi più ben titolo alla madre di Dio, ch’è il fronte ed il capo mistico de’ suoi fedeli, ed ai quali dispensa tutte quelle grazie che gli chiede sua SS. Madre... "


venerdì 30 aprile 2021

1527. Patto di sangue tra i napoletani e il loro Protettore, San Gennaro...

Stampa ottocentesca di San Gennaro
Domani, sabato che antecede la prima domenica di maggio, la Chiesa Napoletana commemora, come dall'antico calendario liturgico locale, in un'unica ricorrenza, il ricordo delle tante traslazioni che hanno interessato i resti del Vescovo e Martire Gennaro; festa già istituita nel VIII secolo, ricordando la prima traslazione avvenuta nel V secolo, dal luogo di sepoltura di Gennaro e compagni, dopo il martirio, chiamato Marcianum, fino alle Catacombe situate ai piedi dei "Colli Ameni", nella ridente Capodimonte. In verità la festa inizialmente fu fissata il 13 aprile. Purtroppo la continua sua sovrapposizione ai riti della ricorrenza pasquale, spesso capitava durante la settimana in Albis, hanno consigliato nei secoli recenti di spostarla al "primo" sabato di maggio, come detto sopra. Non tutti lo sanno, però, che a volte, quando il primo maggio capita di domenica, la festa della Traslazione si celebra il 30 aprile...,  perchè il riferimento a cui bisogna osservare è la prima domenica di maggio e non il sabato in cui si festeggia.
Le reliquie di Gennaro furono conservate a Capodimonte, fino al IX secolo, ma non comprendevano i resti della capo del Martire e nemmeno il Suo sangue, perchè, come risulta dalle fonti antiche, essi furono sempre custoditi in un ambiente del vecchio duomo medioevale napoletano, è precisamente in quello che veniva chiamato "Stefania", perché edificato dal vescovo di Napoli chiamato Stefano I, in contrapposizione con l'altra cattedrale, anch'essa molto antica (intorno al VI sec.), che era chiamata "Ecclesia Sancti Salvatoris", ovvero la "Basilica di Santa Restituta Africana"; secondo una leggenda essa fu edificata dall'imperatore Costantino.
Nell'anno 831, come scritto in altro post dedicato alla figura di Gennaro, le sue reliquie, poste nelle catacombe di Capodimonte, furono rubate dai Longobardi, condotti dal principe beneventano Sicone e trasportate nella città Sannita.
Quando nel XIII secolo i regnanti angioini, precisamente re Carlo II d'Angiò, soprannominato "lo zoppo", decisero di edificare l'odierna Cattedrale, fu demolita interamente la struttura della "Stefania" e inglobato nel nuovo tempio quel che restava della basilica di Santa Restituta, rimaneggiata per l'adattamento: ovvero, monca del quadriportico e di un tratto di lunghezza delle cinque navate, nel lato d'ingresso. Quando il duomo angioino fu completato, le reliquie del capo del Martire e del suo sangue furono sistemate in un ambiente appositamente ricavato, posto a un livello superiore della navata laterale di sinistra (guardando l'altare maggiore), a cui si accedeva attraverso una scala a chiocciola molto tortuosa e stretta. In questo locale, che fu chiamato "Tesoro Vecchio", c'era un altare con due nicchie ai lati, dove si conservavano le due reliquie (L'ambiente risulta oggi ancora conservato, anche se rimaneggiato nel periodo barocco).
Incominciava in quel tempo a formarsi anche quello che fu poi chiamato "Tesoro di San Gennaro", con i busti dei primi sei santi compatroni della città (Agrippino, Efebo (o Eufebio), Aspreno, Agnello Abate, Atanasio, Severo), aventi il "mezzo busto" realizzato in legno, mentre il capo e le mani erano eseguiti in argento, fuso e cesellato. Poi c'erano anche dei gioielli e degli oggetti, in metallo e pietre preziose, donati da più parti. A custodia di questo ambiente e di quanto ivi contenuto, fu istituita la figura del "Cimiliarca", ovvero il custode del "Tesoro Vecchio".
Quando, durante i casi di calamità pubblica (eruzioni, terremoti, epidemie, carestie, alluvioni e guerre...), il popolo reclamava la benedizione della città con le reliquie di San Gennaro, un sacerdote si affacciava da questo ambiente, che dava sulla navata  della cattedrale e attraverso un finestrone, ancora oggi esistente, mostrava le reliquie del sangue e impartiva a tutti la benedizione richiesta.
Questa sistemazione logistica si protrasse fino al XVI secolo, con qualche nota di cronaca particolare (riferite dai cosiddetti "diari" dell'epoca), come ad esempio l'episodio che capitò proprio durante una festa della Traslazione, quando il prelato, che aveva il compito di prelevare la teca con le ampolline del Sangue del Martire dal "Tesoro Vecchio" e condurla in processione, sotto al pallio, per le strade della Città, non afferrò bene la teca d'argento (realizzata da re Roberto d'Angiò) e la fece rovinare a terra! La procedura prevedeva che la teca dovesse essere portata strettamente in petto, raccolta dentro una scola in tessuto ricamato, ma quella volta non furono ben adottate queste precauzioni... Insomma si temette il peggio, perchè la detta reliquia, non solo cadde a terra, ma addirittura rotolò per tutti i gradini della scala a chiocciola! Fu una vera fortuna che le ampolle non accusarono alcun danno alla loro integrità, né si ebbero ripercussioni nel ripetersi del celebre "prodigio". Qualcuno pensò a un miracolo del Santo.
Nella seconda decade del XVI secolo, precisamente il 13 gennaio del 1527, la città di Napoli era stremata da una epidemia di peste e da una carestia, mai viste fino a quel momento; la sanguinosa guerra tra Spagna e Francia, che vedeva convolta anche Napoli, diffondeva i suoi nefasti danni e sciagure, quindi i napoletani esasperati dagli eventi, decisero di chiedere l'aiuto divino e di stipulare, a garanzia del sicuro intervento, una specie di "patto": un patto alquanto insolito, perchè la "controparte" non era vivente fisicamente, ma era un Santo..., ovvero, con San Gennaro in persona...! I napoletani erano convinti che, laddove non si potesse arrivare a risolvere i problemi con le forze umane e terrene, solo l'aiuto divino poteva dare sollievo ai casi più disperati...! Parliamo ovviamente dei problemi civici e politici dell'epoca. Quindi essi non si scoraggiarono e organizzarono un "comitato" di alto profilo civico e rappresentativo, formato da dodici "deputati", scelti tra le famiglie più nobili dell'aristocrazia cittadina del tempo, chiamati "Eletti", tra quelle ascritte ai sei Sedili che governavano la Città e anche dei rappresentanti del popolo. Furono quindi nominati due componenti per ognuno dei cinque Sedili nobili: Capuana, Nilo, Porto, Portanova e Montagna, e due del Sedile del Popolo. Nacque così quella che sarà chiamata "Real Deputazione del Tesoro di San Gennaro". Questi rappresentanti si riunirono alla presenza del notaio, che si chiamava  Vincenzo de Bossis, davanti alle reliquie di San Gennaro, che furono esposte sull'altare maggiore della Cattedrale, stilarono e sottoscrissero un vero e proprio contratto ufficiale (Pubblico Istrumento).
Si impegnarono, affinché fosse debellata l'epidemia e la carestia, a realizzare un nuovo tabernacolo in argento dorato, del valore di 1000 scudi, per contenere la teca della reliquia del Sangue, e di depositare la somma iniziale di 10.000 scudi, destinati alla realizzazione di una nuova e sontuosa Cappella, con ingresso a lato della Cattedrale, per accogliere degnamente le reliquie del loro Santo Patrono e delle statue dei Santi Compatroni della città, che intanto andavano aumentando di numero. In realtà a conclusione dei lavori della Cappella, furono spesi ben oltre 480.000 scudi...! A rappresentare San Gennaro, durante la stipula dell'atto, fu sufficiente esporre le reliquie della testa e quella del Sangue, tanto si riteneva che il sangue liquefatto era segno di una conferma della volontà del Santo... Dopo poco tempo, quando l'epidemia e le altre calamità cessarono, i napoletani onorarono la promessa fatta a San Gennaro, edificando quello che verrà poi detto "Tesoro Nuovo", ovvero la "Real Cappella del Tesoro di San Gennaro". La cappella, con pianta "a croce greca", è di proprietà della Municipalità di Napoli, ovvero di tutti i napoletani, mentre l'organismo che l'amministra, resta ininterrottamente in auge da ben cinque secoli, ed è la "Deputazione del Tesoro di San Gennaro": Deputazione risultante tra le più longeve del mondo, che è presieduta dal Sindaco di Napoli in carica. Questa ultima disposizione fu però introdotta solo durante il Decennio Francese, perchè prima di quel periodo, il presidente della Deputazione era il Sovrano in persona.
Stampa con le due cattedrali della Stefania e della Ecc. S. Salvatoris

L'opera per la costruzione della Cappella di San Gennaro tardò ad essere iniziata e dovettero passare ben 81 anni, dalla firma del "patto", per vedere posata la prima pietra e iniziati i lavori (8 giugno 1608). La progettazione e la direzione dei lavori fu affidata all'architetto teatino Francesco Grimaldi; ma tra lentezze burocratiche, gli espropri, i problemi tecnici, le crisi politiche e anche gli attentati terroristici... (compiuti da alcuni artisti napoletani esclusi dalla committenza), orrorsero ben 38 anni per vederla completata (benedetta nel 16 dicembre 1646), con tutti gli abbellimenti che la compongono. Oggi, infatti, ammiriamo un degno capolavoro cittadino dell'arte barocca, composto da: stucchi, marmi pregiati, bronzi, argenti, e poi: il cancello in ottone (di C. Fanzago), il paliotto d'altare maggiore in argento (vero capolavoro di Giandomenico Vinaccia), le statue d'argento dei 53 Santi Compatroni (ognuna un capolavoro di argenteria napoletana), i dipinti su rame del Domenichino, l'affresco del "paradiso" nella cupola (pregevole opera dell'emiliano Giovanni Lanfranco, completato nel 1643). E, poi, la serie di statue dei santi in bronzo, le statue in marmo (Finelli & C.), i due organi del sei-settecento, gli oggetti ex voto e i gioielli ornati con pietre preziose di valore inestimabile, sono un tutt'uno di questo "capolavoro" d'arte, che dimostra la grande venerazione che il popolo napoletano, insieme ai regnanti e all'aristocrazia napoletana di ogni tempo, hanno sempre avuto verso il grande Santo e Protettore, San Gennaro. La frase scolpita sulla sommità dell'ingresso della Cappella è una sintesi di questo riconoscimento popolare e recita così:

"Divo Ianuario e fame bello peste ac Vesaevi igne miri ope sanguinis erepta Neapolis. Civi, Patroni, Vindici", che tradotta vuol significare: "San Gennaro, dalla fame della carestia, dalla peste, dal fuoco del Vesuvio, per opera del tuo Sangue miracoloso, Napoli riconoscente eresse. Al Cittadino, al Patrono, al Difensore della Patria."
Abbiamo cercato di narrare con parole semplici e senza tanti appesantimenti, un passaggio importante della storia di Napoli, speriamo vivamente di aver raggiunto il nostro obiettivo. L'abbiamo voluto dedicare alla città di Napoli, a tutti i napoletani e a tutti i devoti di San Gennaro sparsi per il mondo, in occasione dell'antica ricorrenza napoletana.
Intanto diciamo, grazie San Gennaro!
Salvatore Fioretto

mercoledì 7 settembre 2022

19 settembre, solennità del martirio di San Gennaro: ma è un "Miracolo" o un "Prodigio"...?!

San Gennaro esce illeso dalla fornace, olio su rame di Ribera (part.)

Uscendo una volta tanto dai canoni tradizionali di impostazione del blog, con cui abbiamo condotto le nostre ricerche storico-antropologiche, in questo post abbiamo cercato di raccogliere assieme, riassumendo molto il contenuto, una brevissima trattazione scientifica che cerca di fare chiarezza su quello che viene indicato da secoli come il "Miracolo di San Gennaro".
L'espressione di "Miracolo di San Gennaro" è stata da sempre utilizzata, soprattutto dai media, dalla stampa e quindi dalla tradizione popolare (ma non dalla Chiesa, che però usa il termine prudenziale di "Prodigio"), per indicare il segno straordinario che manifesta e "trasmette" la reliquia attribuita al sangue del martire Gennaro (vescovo ucciso nel 305 d.C. durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano), quando avviene lo scioglimento (chiamato impropriamente "liquefazione") dello stesso sangue.
La prima testimonianza storica della "liquefazione" risale al 17 agosto del 1389 riportata
da un anonimo, nel Chronicum Siculum.

Imbusto argenteo reliquiario del 1305

Questo sangue, oltre a cambiare di fase fisica (passa da solido a liquido e viceversa), in date fisse e variabili (le date fisse sono 19 settembre, 16 dicembre e il sabato antecedente la prima domenica di maggio, mentre le date variabili rappresentano le visite occasionali di personaggi famosi o le calamità pubbliche nella città), presenta tuttavia una moltitudine di altri fenomeni e di anomalie, che descriveremo appresso, a cui la scienza fino ad oggi non ha saputo ancora dare una spiegazione scientifica attendibile, a parte l'ipotesi della "Tissotropia" (cambiamento di stato fisico, da solido/gel, a liquido) che avverrebbe per sollecitazione meccanica (durante lo scuotimento della teca), ma tale ipotesi di spiegazione, come vedremo, non sarebbe applicabile alla fenomenologia sangennariana...
Oltre alla "liquefazione" e alla solidificazione del sangue del martire, che avvengono secondo processi e sequenze non costanti, la straordinarietà del fenomeno risiede soprattutto nella modalità della "liquefazione", che non è sempre la stessa e mai costante, e avviene soprattutto in assenza di ogni apparente causa esterna scatenante. 

Numerose volte, infatti, a settembre come a maggio, il sangue esce già sciolto dalla cassaforte situata dietro all'altare della cappella, dove viene custodito durante il corso dell'anno (la cui teca ricordiamo è chiusa, oltre che con una combinazione alfanumerica, anche con doppia serie di chiavi, una in mano al Cardinale di Napoli e una alla Deputazione del Tesoro di San Gennaro, che è un organismo laico, presieduta dal Sindaco di Napoli in carica), senza che alcuna persona abbia toccata la teca che lo contiene, mentre, di contro, tante altre volte questo grumo di sangue non si scioglie per giorni interi, nonostante le ripetute sollecitazioni e oscillazioni che subisce la teca; alcune volte, poi, la "liquefazione" è mancata del tutto, in un solo giorno ma anche per l'intera durata dell'"Ottava di devozione" della festa (per tutti gli otto giorni, come nel maggio del 1976).
La "liquefazione" del sangue è accompagnata quasi sempre da altri fenomeni fisici inspiegabili, che sovente si presentano in gruppi multipli, ma senza una sequenza costante, e questi "gruppi" spesso si ripresentano ciclicamente nel tempo, anche a distanza di decenni (come ad esempio l'uscita del sangue già sciolto dalla cassaforte a settembre e il suo completo scioglimento, come sta avvenendo in questi ultimi anni).
Visita papale a Napoli, anno 2016
Tutti questi comportamenti del grumo, qui descritti, appaiono e sono considerati, come già detto, in contrasto con le regole e le leggi basilari della scienza. Altri aspetti interessanti sono rappresentati dalla variabilità dei luoghi e delle date in corrispondenza delle quali avviene il fenomeno. Essi vengono ora qui descritti in maniera particolare:

1) la variazione di volume: certe volte la sostanza aumenta di volume, eccezionalmente fino a riempire totalmente l'ampolla, senza avere più lo spazio vuoto soprastante (contro il principio di conservazione della massa), tanto che in passato si scriveva nelle cronache: "ampolla piena", altre volte il livello del sangue si abbassa in maniera tale da essere apprezzabile all'occhio dell'osservatore. Normalmente il sangue riempie circa 2/3 del volume dell'ampolla più grande;
2) la variazione di peso: a volte si è registrato la variazione del peso in contrasto con la variazione di volume (contro il principio di conservazione del peso, a parità della forza di gravità). Nell'anno 1902, dopo una serie di rilievi condotti dagli scienziati G. Sperindeo e G. Silva, tra le festività di maggio e settembre, fu apprezzata una variazione di peso fino a ben 28 grammi, in rapporto al peso complessivo della teca di circa un chilogrammo;
3) la variazione della densità: lo stato di densità della sostanza varia da molto denso, fino a pastoso, a molto fluido come l'acqua, fino a essere fluidissimo come l'etere);
4) la variazione di colore: il colore del sangue varia da scuro (nero come pece) fino al rosso vivo, con riflessi vividi, come mostra un sangue appena estratto dalle vene. Spesso a settembre, quando la "liquefazione" è completa, dopo che è stata agitata la teca, il sangue lascia un alone rosso sul vetro dell'ampolla. Quando il grumo del sangue resta completamente solido nell'ampolla, la luce che attraversa il vetro della doppia teca (angioina e barocca) e dell'ampolla esegue un caratteristico riflesso sulla superficie del sangue, che risulterebbe essere come speculare.
5) la presenza o l'assenza di un "globo": ossia una parte di grumo non si scioglie e appare duro, di forma varia, che rimane per giorni interi all'interno dell'ampolla senza sciogliersi, ma distaccato dalla parte che invece è liquida;
Paliotto d'argento: la traslazione delle ossa di S. Gennaro da Montevergine a Napoli
6) la variazione della temperatura di scioglimento o di fusione (che invece dovrebbe essere costante per ciascun elemento o composto, a parità della pressione atmosferica): si passa da una temperatura di oltre 30°C, registrata a settembre, a una temperatura inferiore a 10°C, durante la ricorrenza del 16 dicembre;
7) la variazione del tempo di scioglimento (spesso anche in contrasto con la temperatura): a volte il sangue impiega pochi minuti per sciogliersi completamente, altre volte, invece, lo scioglimento si completa dopo ore o dopo diversi giorni; 
8) la formazione di bolle isolate o di schiuma sulla massa solida o liquida del sangue: in tale circostanza, nei tempi antichi veniva indicato nelle cronache che "il sangue bolle".
9) la variazione della sequenza di scioglimento: lo scioglimento può avvenire dalla periferia marginale, quella a contatto con il vetro, verso l'interno dell'ampolla, oppure di lato al vetro, oppure dall'alto verso il centro; raramente anche dal centro della massa verso l'esterno, con formazione di un diaframma di separazione ancora solido, con formazione di uno zampillo di sangue che fuoriesce da esso;
10) la variazione della velocità di scioglimento: la velocità spesso è molto lenta, a volte invece istantanea, cioè il sangue nell'ampolla maggiore si scioglie "tutto in un botto", oppure per lento rammollimento dell'intera massa o solo di una sua parte);
San Gennaro benedicente, dipinto di F. Solimena (part.)
11) la variazione del comportamento del sangue nei giorni dell'"Ottava": la "liquefazione" si ripete per otto giorni successivi alle due ricorrenze principali (il 19 settembre e nel sabato antecedente la prima domenica di maggio), ma con comporamenti non costanti, mancando in qualche giorno o più giorni. Al mattino, normalmente, la teca si estrae dalla cassaforte con il sangue mostrato solido e, dopo le preghiere, questo si scioglie oppure esso viene trovato già sciolto.
Capita pure che esso si solidifica dopo la pausa meridiana, per poi ridisciogliersi nel pomeriggio, oppure non si scioglie fino a sera, oppure ancora non si scioglie per alcuni giorni, anche alterni, oppure per l'intero periodo dell'"Ottava", come avvenne nel maggio del 1976. Alla festa del 16 dicembre si ha invece un solo giorno di venerazione della reliquia, e spesso la liquefazione è mancata del tutto nel corso dei decenni passati oppure si  sono notate solo alcune gocce di sangue o gocce di siero che migravano sulla massa solida. Tuttavia negli ultimi sette-otto anni la "liquefazione" in questa data è avvenuta quasi sempre, mancando solo qualche anno, anche se si è verificata in orari imprevedibili del giorno di festa;
12) la variabilità dell'auditorium che attende il fenomeno: la "liquefazione" avviene davanti a migliaia di persone in preghiera oppure in presenza di poche persone oppure, inaspettatamente, davanti a pochi tecnici durante dei piccoli interventi per accomodi o per riparazioni della teca. 
Nel mentre altre volte sono stati fatti degli interventi di saldatura all'argento della teca che contiene le ampolle, quindi con notevole apporto di calore e non si è sciolto nemmeno una goccia di sangue (a tal riguardo non reggono le due ipotesi di spiegazione del fenomeno avanzata in passato, la prima per la presenza di una "energia metapsichica" che sarebbe trasmessa dalla folla, capace di sciogliere la sostanza, e quella dell'apporto di calore generato dalle candele poste in vicinanza della teca con l'ampolla); 
13) la variabilità del luogo nel quale si verifica il fenomeno della liquefazione: oltre alla Cappella del Tesoro, all'altare maggiore della Cattedrale di Napoli e alla basilica di S. Chiara, i luoghi presso i quali si è verificata la "liquefazione" sono stati anche diversi e alcuni anche atipici, come la Basilica del Gesù Nuovo (nel periodo in cui la basilica di S. Chiara era inagibile, a causa dei bombardamenti del 1943). A volte la "liquefazione" è avvenuta per strada, durante la processione di maggio, oppure all'ingresso o all'uscita della Cattedrale o della Basilica di Santa Chiara. 
Una volta si è verificata anche nella chiesa di San Giuseppe dei Ruffi, presso via Duomo (maggio 1981), per inagibilità della Cattedrale. C'è da aggiungere che nel periodo tra il XVI e il XIX secolo erano le "piazze" dei sei Sedili di Napoli e poi le chiese napoletane, cosiddette "Maggiori" (S. M. del Carmine, S. Domenico, S. Lorenzo, Pietrasanta, S. Chiara, Trinità Maggiore, ecc.) ad essere i luoghi deputati ad ospitare a rotazione la cerimonia del "prodigio" di aprile o maggio. Anche la variabilità della luminosità ambientale (al chiuso o all'aperto) e delle condizioni meteo sono fattori ritenuti non determinanti per il ripetersi del fenomeno;
14) la variabilità del giorno del prodigio di maggio e altre feste transitorie: come è noto il prodigio di maggio (che avviene dal 1800 nella basilica di S. Chiara) non presenta una data fissa, ma alquanto ballerina, essa è fissata nel sabato che antecede la prima domenica di maggio; ci sono altre variabili che concorrono per l'identificazione del giorno di questa festa, ad esempio, se la prima domenica di maggio capita il giorno 1 maggio, il "sabato antecedente" è fissato il 30 aprile. Se Pasqua poi capita nella ultima domenica di aprile, la domenica successiva di maggio è "domenica in albis" (quindi legata alla Pasqua), in tal caso la cerimonia viene spostata alla seconda domenica di maggio. Nei secoli passati, tuttavia, la data che ricordava al traslazione delle reliquie (ossa) di San Gennaro, da cui discende la festa di maggio, era fissata (secondo il Calendario Marmoreo della Chiesa di Napoli), nel 13 aprile, ma a causa della sua coincidenza ripetuta con le celebrazioni pasquali, essa fu spostata al sabato di maggio.
Altra data, nella quale si celebrava nei secoli scorsi la cerimonia di impetrazione della "liquefazione" del sangue, era il 13 gennaio, quando si ricordava la traslazione delle reliquie delle ossa di San Gennaro da Montevergine a Napoli, avvenuta nell'anno 1497; questa ricorrenza fu celebrata per oltre un secolo, sempre accompagnata con il segno della "liquefazione" del sangue, poi cadde in oblio e sostituita, a partire dal 1631 (dopo la cessazione ritenuta prodigiosa dell'eruzione del Vesuvio), con la festa del Patrocinio di San Gennaro, che capita appunto il 16 dicembre. E infine...
15)
la presenza di una goccia di siero galleggiante sulla massa compatta non sciolta del sangue: come spesso avviene il 16 dicembre quando non avviene la liquefazione. Quest'ultimo fenomeno sarebbe giudicato "un assurdo scientifico", perché il siero non dovrebbe essere presente nell'ampolla, in quanto già separato dal plasma al momento dell'effusione dal corpo del martire, quindi sarebbe (col beneficio del condizionale) una formazione ex nihilo (dal nulla)...
L'esame spettroscopico condotto sulla reliquia, nello scorso secolo, in due occasioni (nell'anno 1902, da parte di due eminenti scienziati universitari napoletani, il prof. Raffaele Ianuario e il prof. Gennaro Sperindeo, entrambi docenti della Regia Università di Napoli e, nell'anno 1989, da parte del prof. Pier Luigi Baima Bollone, docente dell'Università di Torino e componente della commissione scientifica per lo studio della Sacra Sindone), hanno evidenzato, con esiti esposti in pubblicazioni scientifiche e anche con report fotografici, la indiscussa presenza dello spettro di assorbimento dell'Ossiemoglobina (l'ossiemogolbina è una componente fondamentale del sangue), non solo, ma il prof. Bollone ha anche osservato, durante l'esame condotto nel 1989, la presenza degli spettri di assorbimento dei fattori intermedi del processo della "liquefazione" e della coagulazione del sangue, gli stessi rilevabili in un sangue normale circolante in un individuo vivente (ovvero esso si comporterebbe come se fosse in "bilancia emostatica", proprio come in una vena vivente).
Catacombe di San Gennaro, affresco con l'immagine più antica di San Gennaro, fine V sec.
In effetti il sangue, per la sua natura, una volta fuoriuscito dalle vene di un soggetto sano e dopo la separazione tra siero e plasma, si coagula e, senza aggiunti di additivi anticoagulanti, non può ritornare allo stato liquido, mentre, di contro, se esso è trattato, resta liquido definitamente.
Noi sappiamo che l'ampolla maggiore del sangue di San
Gennaro, dove si evidenzia maggiormente il fenomeno, è stata sigillata con mastice molto duro, durante il regno di Roberto d'Angiò e quindi isolata dal contesto ambientale esterno ed è racchiusa nella doppia teca che vediamo esposta in Duomo: questo dimostra che essa non può essere aperta. 
Lo scienziato napoletano Corrado Piancastelli così scriveva nel suo libro:  "L'aspetto storico e scientifico del Miracolo di S. Gennaro, Napoli, 1965" a riguardo del fenomeno sangennariaro "Abbiamo una sostanza solida, sigillata, secolare, che in maniera irrefutabile si liquefa, cambia di colore, di volume, di peso, di viscosità, dinanzi ai nostri occhi, dinanzi alle nostre macchine foto-cinematografiche, in inverno, in autunno, in primavera; nel caldo e nel freddo, con la folla e con poche persone, a date fisse o variabili, per otto giorni di seguito, restando liquida, semiliquida, pastosa, semisolida, liquida e pastosa, o liquida e solida insieme oppure non si liquefa affatto".
Tutto quanto sopra descritto, in maniera alquanto sintetica, è un fenomeno tutt'oggi non spiegabile con le leggi della fisica, della chimica e della biologia, purtuttavia la Chiesa, che custodisce la reliquia, consente l'esecuzione di ricerche e di analisi, applicando le tecnologie e i moderni mezzi scientifici d'indagine, purchè venga sempre garantita l'integrità della reliquia del sangue e l'ampolla non deve essere assolutamente aperta. Esso perché, come detto in premessa, lo scioglimento del sangue di San Gennaro viene prudentemente definito dalla Chiesa come un "Prodigio", ossia un fenomeno straordinario compiuto da un sangue antico, attribuito dalla tradizione popolare al Patrono San Gennaro, che al momento non trova una spiegazione scientifica attendibile, nel mentre si consente e si continuano ad eseguire le indagini scientifiche.
Il popolo napoletano, soprattutto quello dei secoli scorsi, specie abitante nei quartieri più popolari, ha sempre considerato questo fenomeno dello scioglimento del sangue, un "miracolo", ossia un segno soprannaturale; di conseguenza la reliquia è stata oggetto di preghiere e di suppliche comunitarie, a volte anche in maniera colorita e appassionata, specie durante le varie calamità cittadine avvenute nei secoli. La Chiesa ne consente il culto, eseguendo nel contempo un costante richiamo etico-comportamentale e una azione di inquadramento del suo significato religioso nell'ambito della ascetica cristiana.
La reliquia del Sangue di San Gennaro (insieme a quella della testa del Santo racchiusa nell'Imbusto angioino), ha infatti accompagnato tutte le vicende della storia di Napoli, dall'anno 1389 fino ai nostri giorni.
Complessivamente, i tanti devoti di San Gennaro animano l'atmosfera di preghiera, sia in Cattedrale che nella basilica di Santa Chiara, nelle quali ogni anno si verifica il "prodigio", in maniera spesso molto partecipata e raccolta, non priva di manifesti segni di gioia e di giubilo quando avviene la "liquefazione" del sangue.
Non risulta invece avere nessuna valenza statistica e nemmeno logica e storica, la mancanza della liquefazione del sangue rapportata con il verificarsi o meno di eventi di calamità cittadini concomitanti (la "liquefazione" non è un pronostico).
Infine, le ricerche archeologiche condotte nelle catacombe cristiane, sia a Roma che a Napoli, hanno testimoniato il rinvenimento di diverse fiale vitree antichissime, giudicate risalenti al IV secolo d.C., contenenti residui di sangue, queste sono state spesso trovate in vicinanza dei luoghi di inumazione dei martiri cristiani (alcune di queste fiale sono sorprendentemente simili a quelle conservate nel Duomo di Napoli, per forme, decorazioni e pasta vitrea); questo perchè era usanza dei primi cristiani conservare il sangue dei martiri ed esporlo vicino alla loro tomba, allo scopo di indicare colui che aveva donato il sangue (la vita) per Gesù e quindi santo certo in Paradiso. Ecco perchè, oltre San Gennaro, ci sono altri santi, sia a Napoli che fuori città, dei quali si conservano le reliquie del loro sangue. Tuttavia la fenomenologia manifestata nel sangue di San Gennaro, nella sua completezza, non ha altri eguali: è un vero unicum!

Con questo post di Piscinolablog, abbiamo cercato di illustrare e trasmettere al lettore, con parole semplici e in maniera alquanto distaccata dalla fede, tutta la fenomenologia mostrata dal sangue di san Gennaro, con occhio rivolto alla trattazione scientifica, così come ricavata dalla vasta bibliografia disponibile, ma anche da testimonianze e da cronache degli anni passati. L'abbiamo fatto cercando di essere quanto più possibile "asettici", al di là del condizionamento religioso, con l'unico obiettivo di rendere chiarezza a coloro che cercano di conoscere la verità.

La foto mostra la presenza del "globo" non sciolto nella teca
L'abbiamo svolto in maniera diversa e opposta a quanto fatto fino ad oggi, specie da parte di alcuni "reportage" e documentari trasmessi dai media negli anni passati, quando hanno descritto e spiegato il fenomeno della sola "liquefazione" attraverso lo svolgimento di indagini  e ricerche, che alcune volte sono risultate come condizionate dal desiderio di arrivare rapidamente a una conclusione, che apparirebbe come già annunciata, mentre l'argomento riguardante il comportamento del sangue di San Gennaro e della sua storia meritava ben altro approccio e un approfondimento scientifico e storico serio, spiegante tutte le fenomenologie fin qui descritte e non solo, in maniera approssimativa, la sola liquefazione. L'abbiamo fatto con spirito di umiltà, alla luce di una appassionata ricerca e di uno studio particolare, condotti in oltre quaranta e passa anni di esistenza! Speriamo vivamente di aver dato un contributo, seppur modesto per la brevità dell'analisi, ma comunque significativo, per amore della verità storica e scientifica.

Cappella del Tesoro di S. Gennaro, altare maggiore con l'imbusto del Santo Patrono esposto

Tuttavia, considerato che lo scrivente conserva anche una profonda e datata devozione verso il patrono San Gennaro, dedica questo post alla Sua memoria secolare, in occasione della ricorrenza del Suo martirio (giorno natale al cielo), che cade il 19 settembre prossimo. Porge poi gli auguri di buona festa patronale alla città di Napoli e a tutta la regione Campania, che come è noto sono affidati al Suo patrocinio. Auguri ancora a tutti i concittadini napoletani e campani, specie a coloro che si trovano all'estero e, non ultimi, a tutti coloro che portano il nome di Gennaro.
Auguri a tutti!

Salvatore Fioretto 

Bibliografia essenziale:

- "Il miracolo di San Gennaro in Napoli", anno 1950, di Alfano Gennaro e Amitrano Antonio;

"L'aspetto storico e scientifico del Miracolo di S. Gennaro" - Napoli - anno 1965, di Corrado Piancastelli;

- "Storia e scienza di fronte al miracolo di San Gennaro", anno 1978, ed. Lauretana - Napoli, di Aldo Caserta e Gastone Lambertini;

- "San Gennaro - Storia, folclore, culto", anno 1983, ed. LER - Napoli, di Luigi Petito;

- "San Gennaro e la scienza", anno 1989, ed. Società Ed. Internazionale - Torino, di Pier Luigi Baima Bollone;

-  Le reliquie di S. Gennaro custodite nel Duomo di Napoli - Ricerche scientifiche" - "Atti del Congresso nel VI centenario della prima notizia della liquefazione del sangue (1389 - 1989)", anno 1989, ed. ACM - Torre del Greco.

Cattedrale di Napoli, il card. Corrado Ursi mostra al popolo il sangue sciolto, 19 settembre 1984. La freccia nella foto indica lo scrivente, all'epoca già osservatore appena ventenne.