
Alcuni anni fa abbiamo avuto il piacere di conoscere uno degli ultimi ferrovieri
assunti dalla ferrovia "Napoli Piedimonte d’Alife", per la Tratta
Bassa. Proviene da una famiglia che ha una lunghissima tradizione di
ferrovieri. Infatti ci ha raccontato che sono stati ferrovieri il nonno e il
padre, nonché il fratello e la sorella. Si chiama Carmine e oggi è
un tranquillo pensionato ultrasettantenne, che si gode la sua
pensione, la sua famiglia e i suoi nipotini. Ecco i suoi ricordi di capotreno della ferrovia "Napoli Piedimonte d'Alife".
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“Fui
assunto nella ferrovia alifana, quando era amministrata come "Gestione Governativa",
nella primavera del 1963. Nei primi anni fui destinato a fare
l’”Assuntore” nella stazione di Calvizzano. La figura di
“Assuntore” era una figura professionale particolare per quegli
anni, in quanto era un tipo di lavoratore assunto con contratto a
tempo determinato, cioè senza contributi pensionistici. In quei
tempi l’Assuntore veniva destinato al servizio di quelle stazioni
secondarie della Tratta Bassa, principalmente per eseguire le manovre
degli scambi, quando erano previste delle coincidenze straordinarie
rispetto al piano di traffico ordinario. Questo avveniva ad esempio
nelle stazioni di Calvizzano, di Piscinola e in altre stazioni
cosiddette secondarie della rete. Normalmente le coincidenze dei
treni avvenivano nelle stazioni all’uopo relegate, tra le quali:
Secondigliano, Giugliano e Aversa.

Quando capitata che un treno era
in ritardo rispetto al programma di marcia standard, il dirigente
unico di esercizio della linea, che si trovava a Santa Maria Capua
Vetere, telefonava al capo stazione della stazione in cui doveva
avvenire la coincidenza straordinaria, come Piscinola o Calvizzano, e
gli assuntori venivano incaricati a manovrare gli scambi, muovendo i
cosiddetti “macaco” (dispositivo di comando manuale a leva, a
forma di omino inginocchiato), dopo aver aperto i lucchetti e tolte
le catene di blocco. All’incrocio dei due treni, i due capotreni
firmavano i registri di avvenuto scambio dei rispettivi tratti di
linea attraversati da ciascuno. Poi tutto veniva riposizionato come
stabilito, compresi i lucchetti.
Dopo pochi anni fui assunto a tempo
indeterminato e nominato capotreno. Mi furono date una trombetta e
una pinzetta stacca biglietti; oggetti che conservo caramente ancora
oggi, come preziosi cimeli di quei miei bei tempi. Ricordo che la
trombetta non la suonavo mai, ma a voce alta davo il via al
macchinista a riprendere la corsa. Mi posizionavo sempre
all’estremità della rimorchiata e quando il treno si rimetteva
lentamente in moto, mi piaceva salire a volo sul predellino..., ma ero
giovanissimo, avevo 22 anni allora…!

Ricordo
le corse affollatissime di viaggiatori, come quelle del mattino con i
lavoratori, o quelle che conducevano i viaggiatori al mercato di Giugliano, quando il treno era
zeppo di persone, e non si riusciva a camminare negli scompartimenti.
Spesso c’erano venditori che trasportavano cesti e pacchi, e
non avevano il biglietto suppletivo. Quante volte ho dovuto chiudere
un occhio e a volte anche due …!
Devo
dire che anche se c’era allora tanta miseria, le persone erano
tutte educate e perbene; nessuna ha mai osato protestare e, peggio
ancora, alzare le mani, come si legge oggi sui giornali, di episodi
che avvengono a bordo degli autobus e dei treni. La gente allora era
cordiale, e quante amicizie nascevano tra i viaggiatori e anche tra me
e loro, specie con quelli che prendevano frequentemente il treno per
lavoro o per studio.
I lavoratori potevano usufruire dell’abbonamento
settimanale a prezzo ridotto, riservato specificamente a loro.
Ricordo quei momenti di lavoro vissuti sulla "tratta bassa" con
particolare affetto e nostalgia. E quanti personaggi e colleghi ho conosciuto in quegli anni…, tanti! Molti di essi purtroppo oggi
non ci sono più! Ricordo la signora Rosa incaricata di governare il
passaggio a livello sulla strada di Marano, che ogni mattina mi
offriva il caffè. Questi erano i rapporti che c’erano allora tra
le persone e rappresentavano un'umanità che dopo aver patito le
ristrettezze e il terrore della guerra, ritornava a scoprire il senso
dell’amicizia e del volersi bene...!
Quando il treno percorreva il tratto in discesa presso via Carlo De Marco, poiché la pendenza era
molto sostenuta, ero incaricato di manovrare il freno a ceppi che
stava sulla rimorchiata, in modo che l’attrito sulle ruote
rallentasse la corsa del treno, altrimenti il convoglio poteva
prendere una velocità incontrollabile lungo i tortuosi e ripidi
tornanti.

Sulla salita, invece, spesso il treno non ce la faceva a
superare al primo tentativo il dislivello tra la Doganella e Capodichino, così il macchinista doveva condurre indietro il
convoglio, fino allo Scalo Merci, per poi riprendere di nuovo la salita
con velocità più sostenuta.
Anche nel tratto esistente tra le stazioni di Marano e
di Giugliano, c'era abbastanza pendenza, anche se era distribuita per diversi chilometri e quindi il treno riusciva a superare
agevolmente il percorso, senza ausilio di particolari manovre. Alla Doganella, invece, il tratto era molto breve e in meno di un chilometro si dovevano superare oltre 200 metri di altezza.
Il
giorno più brutto che ricordo fu il primo giorno di assunzione, quando fui
destinato alla stazione di Casaluce. Quel giorno, che doveva essere
di festa, si tramutò invece per me in un brutto ricordo… Capitò un
terribile incidente...! Io allora ero giovanissimo, avevo appena 22
anni… Ricordo che una signora fu investita dal treno in uscita
dalla stazione. Fui preso dal panico e avvisai con una telefonata il
capostazione. Ricordo che ero tutto tremante e balbettavo
dall’emozione…, ci vollero diversi secondi per spiegare bene
quello che era accaduto. I soccorsi giunsero in poco tempo e la
signora fu subito trasportata all'ospedale; purtroppo, morì poco
dopo il ricovero.
Ricordo un altro incidente pauroso, avvenuto a
Giugliano, pochi anni dopo, quando un autocarro investì il treno in
corsa a un passaggio a livello presidiato da un semaforo, che forse
non fu visto dal conducente del mezzo. Ricordo che l’impatto fu
così forte che l’autocarro spostò letteralmente i due convogli sui
binari, facendolo deragliare!
Durante
la corsa dei treni, il macchinista si posizionava al centro della
cabina, manovrando con la mano sinistra il reostato della velocità
del motore di trazione e con la mano destra le leve dei freni azionati ad aria
compressa.
Ricordo
i primi insediamenti di case popolari nella zona tra Miano e
Secondigliano, e anche i vivaci ragazzi del rione San Gaetano e del rione
Amicizia, che, come un gioco, usavano fare la sassaiola diretta ai
finestrini dei treni.

La
stazione di Aversa aveva un parco binari molto ampio e poco più
avanti alle banchine aveva anche un'officina per elettromotrici,
equipaggiata con una fossa di ispezione dei treni.
Le officine
principali stavano a “Sant’Andrea de Lagni” (Santa Maria C.V.)
e a “Scalo Merci” (Doganella-Napoli). I tecnici delle officine
della ferrovia erano provetti e professionalmente competenti. Ma
tutto il personale operativo, anche quello di "concetto" era di un
certo livello, professionalmente parlando. La società gerente della
ferrovia ci teneva ad assumere personale competente e responsabile.
Ricordo
con tristezza il giorno di chiusura della ferrovia.... Eravamo verso la fine del mese di febbraio del 1976. Ci fu molta confusione quel giorno. Pare che le
prime corse del treno, nelle due direzioni, partirono normalmente
secondo l’orario vigente, ma poi dovettero ritornare indietro,
perché furono fermate dalla dirigenza della linea... Ai vari passaggi
a livello presidiati dai cantonieri, non arrivò in tempo la
comunicazione della sospensione del servizio della Tratta Bassa.
Molti di essi abbassarono le sbarre del passaggio a livello, come
normalmente facevano ogni giorno, attendendo invano che il treno
passasse, fermando ovviamente il traffico veicolare delle strade
intercettate. Ma il treno non passò più, purtroppo…! I cantonieri
si accorgevano dell’imminente arrivo del treno guardando i fili
della linea aerea, che si mettevano a vibrare, sempre più forte, man
mano che il treno si avvicinava… quella mattina non si mossero per
niente… fu l’inizio della fine di una storia della ferrovia, che
funzionava ininterrottamente da 65 anni. Manco la guerra l'aveva
fermata…!
Addio, cara e sfortunata “Piedimonte”!
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Carmine, il ferroviere capotreno della "Piedimonte", oggi in pensione, è un appassionato lettore di Piscinolablog e da diversi anni è tra i primi a leggere i post che questo blog dedica alla storia della "Piedimonte", a volte anche commentando con nostalgia le vicende storiche e i racconti narrati; siamo sicuri che apprezzerà questo post che a distanza di diversi anni, riporta l'intervista che ci rilasciò ricordando la sua esperienza di dipendente della ferrovia...
Salvatore Fioretto
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