Le ricorrenze alfonsiane, soprattutto quelle legate ai "centenari" delle "tappe" della sua vita, hanno segnato sempre delle celebrazioni solenni svolte in tutti i siti alfonsiani e, in particolare, presso la casa dove Sant'Alfonso nacque, a Marianella. Già lo scorso anno abbiamo descritto la cerimonia dell'inaugurazione dei giardini e della statua dedicata al Santo.
L'anno 1896, nel 4 ottobre, segnò l'inaugurazione della bella chiesa realizzata nei locali sottostanti la dimora marianellese, dove Alfonso nacque e, contestualmente, fu scoperta la lapide marmorea affissa sull'ingresso principale della nobile dimora.
Ecco la cronaca di quel giorno, tratta dall'opuscoletto pubblicato dal "Circolo romano di studi "San Sebastiano"", di Roma, nell'anno 1896, intitolato: "Del secondo centenario dalla nascita di Sant'Alfonso Maria de Liguori, fondatore della Congregazione del SS. Redentore, Vescovo di Sant'Agata de Goti e Dottore della Chiesa" (ed. Desclèe Lefebre e C.).
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"La
mattina dei 4 di ottobre ultimo, che cadeva di domenica, il grazioso villaggio
era tutto in festa; ma una festa che non era di quelle consuete paesane. Marianella
appariva quel giorno come la casa di un contadino, tutta in tripudio e in
attesa di ricevervi un gran corteo, il corteo della civiltà cristiana, che veniva
a fermarvi la sua tappa e a spiegarvi le sue insegne regali. Una doppia
solennità dovea celebrare Marianella: l'inaugurazione della chiesa dedicata al suo
Santo, che in quel giorno, a ricordo del secondo centenario dalla sua nascita,
aprivasi al pubblico culto; e della lapide , murata già nella casa ov' Egli
nacque.
L'epigrafe,
che in quella si legge scolpita nel marmo, è degna della penna del letterato
che l'ha dettata, che è il P. Mauro Ricci, generale dell'Ordine degli Scolopi;
e il pensiero e la spesa è di quel Circolo romano di studi cattolici,
intitolato a San Sebastiano, che è manifestazione esso stesso di questa nuova
vitalità del Cattolicismo, che vuol rifarsi negli studi, ai quali finora, per
troppo lungo tempo, aveano attinto i suoi avversari le armi del discredito e
della calunnia.
La rappresentanza di un altro Circolo ancora era giunta a
prender parte alla festa, quella del Circolo universitario cattolico, che ha
sua sede in Napoli, la cui esistenza dimostra che il Cattolicismo, per le nuove
generazioni, penetra già in quelle aule che, per troppo lunghi anni ancor esse,
usurparono il titolo di tempio della scienza, solo perchè alla scienza vera ,
che è quella che per diritta via prende le sue mosse da Dio,
il quale non
circoscritto e tutto circoscrive,
opponeva il ghigno superbo e beffardo della
incredulità, empia o inconsciente!
E bandiere ed orifiamme di Società
cattoliche operaie, che nel loro scudo portavano la immagine di Cristo, o della
Madonna, o del Santo protettore, occupavano coi loro soci, che le circondavano,
il piazzale che stendevasi avanti alla chiesa ed alla casa del Santo; e pareva
quelle bandiere ed orifiamme come salutassero la resurrezione di quelle balde
democrazie cattoliche medioevali, che fecero grande l'Italia, perchè da Dio e dal
Cristo , primo concittadino delle repubbliche, attingevano l'amor di patria,
esca a magnanime imprese. Quattro Vescovi, nel magnifico paludamento della
Chiesa romana, sfolgoreggiavano nella folla compatta di popolo e vi
mescolavano, nella lieta spensieratezza meridionale, quel mistico sentimento che
rende solenne anche l'allegrezza.
E
infine il primo magistrato della grande città, il sindaco di Napoli (del cui Comune
Marianella fa parte) giunge e rende posto nel palco appositamente costruito, di
fronte alla lapide ... cade il velo che la copriva, e tra gli applausi e i
battimani di un popolo intero s'innalzano le note marziali di un inno .... In
quell' istante io ebbi un'illusione completa; quelle note risonarono nel mio
cuore come l'inno al re trionfatore, a Cristo, che vince nella sua Chiesa e
nei suoi Santi; e come in un sogno, mi parve di vederlo, lo vidi anzi, il
trionfo della Chiesa, il regno del Cristo, su questa povera Italia, a cui non
rimane grandezza, nè veste di donna, se ne togli l'ispirazione del Cristo, che
ha soffiato, generandole, tutte le sue grandezze: nelle arti, nelle scienze,
nei monumenti, nelle lettere, nelle imprese guerresche incivilitrici, nelle
scoperte, nei viaggi, nell'anima di quella pleiade di uomini, quali Dante
Alighieri, San Tommaso, Galilei, Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci,
Cristoforo Colombo e Giambattista Vico e cento altri minori, un solo dei quali
però basterebbe a far la grandezza di una nazione ... E mi fuggi dal labbro una
preghiera, che era come un trionfo dell'anima, un'aspirazione a Cristo re: adveniat
regnum tuum ! ... ".
Lo scritto contenuto nella lapide è il seguente:
Al primo piano di questo palazzo
Nacque il 27 settembre 1696
Alfonso Maria de Liguori
Poeta, musicista, avvocato e scrittore
Fondatore della Congregazione del SS. Redentore
Vescovo e Dottore della Chiesa
Il più santo tra i napoletani
Il più napoletano tra i santi
Ricorrendo il II Centenario della nascita
Dedichiamo questo marmo cantando
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Nel libricino è inserito, per la ricorrenza del centenario di festeggiamenti alfonsiani, anche la breve descrizione di Sant'Alfonso, tratta dalla grande biografia scritta dal padre Antonio M. Tannoia, che lo conobbe e lo frequentò.
"Era
Alfonso di mezzana statura, ma alquanto grande di testa e di carnagione
vermiglia . Aveva fronte spaziosa, occhio attraente e un po' ceruleo, naso
aquilino, bocca ristretta, graziosa e quasi sorridente.
I
suoi capelli eran neri e folta la barba, cui da sè stesso senza soggettarla al
rasoio si andava accorciando colle forbici. Nemico della lunga e vana
capellatura, disdicevole al ministro dell'altare, anche questa soleva
tosarsela da sè. Essendo miope, faceva uso degli occhiali, ma toglievaseli o
predicando o trattando con donne. Sonora e chiara aveva la voce: ond'è che per
ispaziosa che fosse la chiesa e lungo il corso delle missioni, ella non gli
mancò giammai, nemmeno nella sua decrepita età.
La sua vita fu una costante occupazione; perocchè di tutto il tempo che durò la sua lunga carriera non ve ne fu alcun minuzzolo che non fosse da lui impiegato o nel trattare con Dio o nell'operare per la divina gloria. Nemico d'ogni occupazione men che proficua e degli studi di semplice erudizione o diletto, giudicava perduto tutto ciò che non era direttamente ordinato a Dio e al bene delle anime. Egli era intraprendente, ma non temerario, forte nelle avversità, umile nei successi prosperi, sempre diffidente di sè stesso e sempre pieno di fiducia in Dio, pesato in ogni sua azione, costante ed uguale a sé medesimo in tutte le vicissitudini della vita.
Lontano per natura dal fasto e dall'arroganza, pareva
pregare anzichè comandare. Che se la necessità lo costringeva a far uso del
comando, allora sapeva far valere la sua autorità, nè lasciava impunita
qualsivoglia resistenza.


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