venerdì 29 maggio 2026

Dissertazioni storico-etimologiche sull'origini del toponimo di "Marianella" ... Tratte dalle fonti storiche


Una fonte storica importante, nella quale si menziona "Marianella", è la pregevole opera di Antonio Chiarito, intitolata "Commento Istorico - Critico - Diplomatico sulla costituzione,..." edito a Napoli nell'anno 1862, nella quale si riporta il riferimento al "Villaggio di Marianella" con questa descrizione:  "Di questo Villaggio se na fa parola nella nostra carta, ed in un diploma del Re Carlo II in cui si descrivono gli uomini vari e diversi Villaggi del nostro territorio, che doveano corrispondere alla Regia Corte alcuni annui pagamenti, vien chiamato Marillenellum. Nell’inventario de’ beni del più volte nominato Ospedale di S. Attanasio, e in una carta celebrata in questa Metropoli  a’ 18 Aprile 1344 è nominato Marianella, siccome è scritto nel Cedolare, e questa è la presente sua denominazione."
Altra fonte storica preziosissima è il summenzionato "Cedolare Angioino", scritto da un anonimo, probabilmente sul finire della dominazione Sveva. Il "Cedolare Angioino" è una sorte di registro amministrativo del Regno di Napoli introdotto, a partire dal 1268, per censire i beni e riscuotere le imposte che erano calcolate per ogni singolo Casale, in base al numero dei "Fuochi" contenuti. Per "Fuoco" si intendeva un nucleo familiare composto da cinque persone. 
Suguono le opere: "Istoria della Città e del Regno di Napoli",  di Gio. Antonio Summonte, edito nel 1602 e "Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia", stampato nel 1881. In quest'ultimo saggio, scritto dall’erudito e storico ottocentesco, Bartolomeo Capasso, si enumerano cinquanta Casali; tra i quali è riporto il Casale di Marianella. 
Per risalire all'etimologia del toponimo sono state fatte diverse ipotesi, alcune scontate mentre altre desunte. Per quest'analisi, prendiamo in riferimento il lavoro precedente fatto dai giovani dell'Azione Cattolica di Marianella, nell'anno 1982 (a cui hanno fatto seguito altre due edizioni), nel libro intitolato "Marianella con la sua Chiesa nella storia". Il saggio ebbe la direzione e la supervisione del compianto parroco di Marianella, don Salvatore Nappa. Riportiamo per intero il capitolo del libro dove è contenuta questa dissertazione:

"Nella trasformazione della primitiva parola "Marianellum" in "Marianella" è probabile che vi sia entrata la parola "Maria" per quella effigie di  Maria SS. Annunziata di cui si è parlato prima. Infatti ammesso ma non scontato che "Marillenellum" sia venuto dal nome del padrone del territorio, la zona si sarebbe dovuta chiamare "Marillenella o Marillenello" e non ci sarebbe stato nulla di strano. E se invece c'è stata la trasformazione, come certamente c'è stata, facendo si che cadessero le due "L" di mezzo e la "E" mediana si cambiasse in "A" ciò non si può spiegare  se non per l'influsso della nome di Maria (SS. Annunziata), con il cui culto la sacra effigie attirò talmente la devozione  e l'attenzione della popolazione sparsa per le campagne da influenzare perfino la formazione del nome della zona. Questo giudizio viene sempre a nostro parere, confermato dalla desinenza finale e cioè dalla "A" che si fa sentire ancora di più per la presenza femminile del nome e della persona. Questa trasformazione o metamorfosi del nome, secondo quello che ci ha detto il dott. Chiarito, nell'opera citata, dovrebbe essere avvenuta tra l'anno 1301 e l'anno 1344. Non sappiamo però spiegarci come già nel 1172, stando a quanto si trova scritto nella "Storia  di Napoli" ed. ESI (Edizioni Scientifiche Italiane) vol. II pag. 522, noi troviamo e nella buona e attuale forma italiana, già nominata Marianella. Difatti nell'opera citata della ESI si legge "La canonica di S. Pietro ad Aram che tra il 1172 ed il 1174 era diventata una specie di filiazione della celebre canonica parigina di S. Vittore, possedeva molti beni nel Nolano, nel Casertano, nell'Aversano, nei villaggi vesuviani, ecc...".
Da questo si ricavano due cose eccezionali:

1) che può non essere esagerato quanto abbiamo detto avanti parlando delle origini antiche di Marianella, facendole probabilmente risalire al tempo della pace dei Napoletano con i Longobardi, cioè verso l'VIII sec.;
2) che Marianella dovesse essere un centro popolato perchè veniva citato assieme ad altri centri più popolati. 
Come si vede la notizia che ci ha dato l'autore della "Storia di Napoli" è sempre molto importante anche se non ha fornito la forte da cui l'ha presa, perchè anticipa di più che un secolo e mezzo quella che ci è data dal "Chiarito".
Ora poichè, da quanto abbiamo esposto, riteniamo che nella formazione della parola "Marianella" sia entrato il nome di "Maria SS." e non importa se nel sec. XII o nel secolo XIV, dobbiamo anche dire che sorge spontanea la domanda: "e dove si trovava questa Effigie?".
Le ipotesi  non possono essere che due è cioè:
1) o che l'effigie della Madonna esisteva già da prima della Chiesa in una edicola in aperta campagna o nella casa di un signorotto di quel tempo, e che attorno ad essa fu costruita la Chiesa;
2) o che l'edicola con l'effigie della Madonna fu costruita dentro alla Chiesa.

Nel primo caso la Chiesa sarebbe stata costruita al 1312 mentre nel secondo caso la Chiesa sarebbe stata costruita intorno all'anno 1000 o poco più.
Se fosse vero il primo caso, non ci sapremo spiegare  perchè  la Chiesa è intitolata a S. Giovanni Battista e non alla Madonna com'è naturale.
La conclusione quindi a nostro parere è che la Chiesa già esisteva, perchè costruita forse intorno all'anno 1000 o poco dopo e che il culto con l'effigie della Madonna Annunziata vi fu portato dentro da qualche famiglia distinta (ducale) di allora e  che fece dare origine al nome "Marianella".
Lo stesso testo "ed. ESI" dice ancora a pag. 532 che "il territorio suburbano nel 1300 era diviso in tre "terziere" sui quali avevano particolare autorità e giurisdizione gli Arcipreti: di essi fanno menzione, più volte, le costituzioni orsiniane. Marianella apparteneva al terziere di Calvizzano a Capodimonte. E anche questa notizia conferma che la Chiesa esisteva da prima del 1300.
A proposito del nome di "Marianella" anche il Padre Liguorino Salv. Schiavone, nel suo libro "La Betlemme della ven. Congregazione del SS. Redentore" (archivio dei Padri Liguorini  N. 38 e 42) è dello stesso parere, pur affacciando due ipotesi:
1) mette il nome di Maria come causa della denominazione. Egli dice infatti "Pare che abbia avuto origine da una Cappellina della Madonna del Carmine, da cui prese il nome sin dai primi secoli della cristianità";
2) E' tradizione che una certa "Marianella" vezzeggiativo di "Marianna" aprì una cantina o bettola in questa contrada e tutti i campagnoli di allora dicevano: "Andiamo da Marianella, ecc.". A poco a poco si cominciò a fabbricare attorno alla cantina, poichè la contrada era pure una grande riserva di caccia, ai campagnoli si univano anche i nobili della città di Napoli che venivano a cacciare i molti animali quadrupedi, come dice  "G. Summonte" nella "Historia della Città e del Regno di Napoli", e tra gli altri si faceva vedere spesso anche il Duca di Calabria, colui che sarebbe diventato Francesco II, stando a quanto dice G. De Santis, nelle sue "Efemeridi".
Per noi due cose sono molto chiare intorno al nome di Marianella.

1) che esso è molto antico, risalendo per lo meno e sicuramente, al secolo XIV, perchè nell'anno 1344 già la zona veniva detta Marianella:

2) che nella formazione della parola vi è entrato senz'altro il nome di Maria SS. per il culto dell'Annunziata come tutti noi pensiamo e non per il culto alla Madonna del Carmine come dice Padre Schiavone, perchè il titolo del Carmine alla Madonna viene propagandato più tardi al tempo di S. Simone Stoch con la diffusione dell'abitino.
Inoltre per cercare di avallare la seconda ipotesi del Padre Schiavone, potremo far lavorare un po' la fantasia, giocando su un equivoco abbastanza verosimile e cioè, che il padrone della bettola per invogliare i contadini e i cacciatori ad andare a mangiare da lui, avesse fatto scrivere sulla porta, come si usa ai nostri giorni, MARIANELLABETTOLA, tenendo  avvicinate tutte le lettere, forse per ragioni di spazio.
La cosa è strana ma possibile, difatti capitò a uno di noi, sebbene in un luogo ben diverso. Un nostro amico, alcuni anni fa, entrando in una libreria di Napoli fu attirato da una serie di libri esposti in vetrina che portavano il titolo: "MARIANELLA STORIA DELLA SALVEZZA" così diviso: nella riga superiore, con la stessa forma di lettere maiuscole, e senza stacco: MARIANELLA" ed in seconda riga "STORIA DELLA SALVEZZA". Il nostro amico rimase di stucco, perchè desideroso anche lui quanto noi tutti, di trovare e scrivere notizie su Marianella, disse tra sè: "Eppure voglio vedere chi mi ha preceduto". E prendendo il libro tra le mani, capì che aveva preso un forte abbaglio e lesse  il titolo così come doveva essere letto: "MARIA NELLA STORIA DELLA SALVEZZA". Comunque l'ipotesi è per lo meno gioiosa.
Ma le ipotesi del Padre Schiavone così, come da lui formulate potrebbero avere una certa consistenza, solo se le origini di Marianella si collocassero nei secoli posteriori per es. nei secoli XVI o XVII. Ma questo è ampiamente superato dai documenti citati che, certamente, il Padre Schiavone non ebbe la possibilità di conoscere. 
Comunque, come si è visto, per la prima ipotesi la conclusione non può essere la stessa che la nostra, pur partendo da ragioni diverse e per tempi diversi, mentre per la seconda, che noi non condividiamo affatto, volendosi ragionare sopra dovremmo ammettere, per le fonti che abbiamo citate, che fin dal principio dell'uso della lingua italiana, fossero in atto i nomi vezzeggiativi e diminutivi, e questo è senz'altro da scartare. 
Inoltre c'è qualche altro studioso della nostra zona che vuol far derivare la parola Marianella da S. Mariano, un Santo che veniva venerato assai, come dice lui, nei tempi antichi in questa zona. Ma anche questa  è pura ipotesi, perchè di questo non c'è alcuna traccia. Non è fuori  luogo poi ricordare che nella fantasia popolare ha trovato anche posto l'idea che il nome di Marianella sia venuto dall'unione dei nomi di due sorelle. Maria e Nella, o dal nome di una donna che si chiamasse "Maria Annella" vezzeggiativo di Marianna. Ma non sembra che sia esagerato, oltre ogni misura, far derivare il nome di una borgata dal nome di una o due semplici ragazze? Che avevano di grande questa o queste due donne? la bellezza... l'intelligenza... l'appartenenza all'antica aristocrazia...?
Noi non dobbiamo dimenticare che nella carta del 1344, come è riportato avanti, è scritto chiaro e tondo "Marianella" da "Marillenellum".
A questo punto poi fa piacere riportare le conclusioni a cui è giunto il nostro amico "Di Lorenzo Maurizio" che con un suo studio scientifico  sul nome di "Marianella" ha confermato con prove linguistiche ed etimologiche quando abbiamo detto avanti.
In una storia di Marianella, dice "Di Lorenzo", non poteva mancare il tentativo di comprendere l'origine e il significato del nome del nostro quartiere, e bene hanno fatto i nostri amici a riservare un capitolo a tal riguardo. 
Premetto subito che affrontare questo problema è molto difficile, poichè si potrebbe cadere facilmente nell'errore della cosiddetta Etimologia popolare, cioè di una spiegazione non fondata scientificamente.
Noi ci siamo proposto il contrario, ritenendo studiare scientificamente il problema.
"Studiare scientificamente" vuol dire fondare ogni possibile ipotesi sulla conoscenza certa della storia della parola, dei mutamenti che ha potuto subire durante il tempo, del rapporto tra la parola stessa, cioè il segno linguistico, e il suo significato.
Il nome di Marianella si trova in qualche documento pure assieme a "Marianellum" ambedue derivanti da "Marillenellum", forme tipicamente latine. 
Possiamo perciò subito stabilire la storia della parola: da Marianellum, forma latina semplificata, e poi, finalmente, a Marianella, che è la forma volgare, cioè italiana, arrivata fino ai nostri giorni e destinata a non subire altri mutamenti.
Se Marillenellum, per quanto ci costa, è indubbiamente la forma più antica, è su questa che dobbiamo lavorare per capirne il significato.
La parola Marillenellum è una parola composta: cioè formata di più elementi costitutivi.
Il primo elemento costitutivo è senza dubbio il nome della Madonna, cioè Maria.
Precisato ciò, il nostro esame deve vertere essenzialmente sulla seconda parte della parola.
In questi ambito le ipotesi di studio sono fondamentalmente tre:
1) E' storicamente accertato e documentato che nella chiesa del paese era affrescata una Madonna, l'Annunziata. Ora, in latino "affrescare, intonacare" si dice "Illinere".
E' molto probabile che questa parola abbia a che fare con il nostro Mariallenellum che potrebbe perciò significare: "luogo dell'affresco raffigurante Maria".
2) Tenendo sempre per fermo che la prima parte di Marillenellum è il nome di Maria, la seconda parte "illenellum" potrebbe derivare dal latino "ille anellus" cioè "l'anello" (in latino volgare il pronome "ille" ha lo stesso valore del nostro articolo determinativo).
Quindi Marillenullum potrebbe significare "l'anello di Maria" in due sensi:
-anello come omaggio o dedica e perciò "luogo dedicato a Maria";
-anello come promessa e perciò "luogo dove è dipinta la promessa di Maria". 
Una serie di fenomeni linguistici giustificherebbe il fatto che anellus compare nella parola Marillenellum al neutro.
3) Poichè l'aggettivo latino "novellus" (= nuovo) diviene in volgare "nellus" è possibile pensare che Marillenellum derivi da Marie (=Marie =di Maria), ille (in latino volgare articolo determinativo) e nellus (nuovo) sottintendendo locus (cioè luogo): quindi Marillenellum significherebbe "luogo nuovo dedicato a Maria".

Inoltre, invece di sottintendere "locus" (luogo) si potrebbe sottintendere anche "rus" (cioè  campagna, luogo agricolo) e lasciare così intatta la forma neutra.
Il significato sarebbe in questo caso "nuovo luogo agricolo dedicato a Maria".
In conclusione possiamo tranquillamente affermare che in ogni caso, il riferimento a Maria è innegabile e che, in fondo in fondo, il significato è sempre più o meno quello di "luogo della Madonna", il che sottolinea pure l'importanza fondamentale della chiesa come nucleo originario del quartiere."

Si spera  che il continuo della ricerca storica, nel prossimo futuro, possa svelare altre fonti e documenti che rafforzino queste ipotesi e ne possano svelare ancora delle altre, in modo da sancire in maniera definitiva le origini del toponimo di Marianella, a maggior gloria dell'antico Casale, non secondo a nessuno  della città di Napoli. 

Salvatore Fioretto 



martedì 19 maggio 2026

Piscinola e la storica devozione degli abitanti per la statua della Madonna del Carmine… Un “simbolo” da recuperare e conservare!

Il culto e la venerazione della "Madonna del Carmelo” (detta più comunemente "Madonna del Carmine") è molto antico ed è stato nei secoli scorsi molto diffuso a Napoli. Il baricentro principale di questa devozione napoletana è concentrato, almeno da 7 secoli, nella storica basilica del Carmine Maggiore, situata vicino alla Piazza Mercato. 
Questo culto mariano ebbe inizio in Palestina, nell'XI secolo, assieme alla fondazione dell'ordine dei monaci Carmelitani, sull'altura chiamata del "Monte Carmelo", e poi si radicò in Europa, a partire dal XIII secolo, quando ad Aylesford (una cittadina inglese situata nella contea del Kent), la  Madonna del Carmine apparve in visione a un frate carmelitano inglese, poi divenuto santo, chiamato Simone Stock, il 16 luglio del 1251. La Vergine gli apparve circondata da angeli e gli consegnò lo "Scapolare" (detto anche "Abitino"), promettendo la salvezza e la protezione eterna a chiunque lo avesse indossato. Alla Madonna del Carmine era molto devoto anche il nostro concittadino Sant’Alfonso, che indossò con fede lo “scapolare”, fino al momento della sua morte. Questo scapolare fu recuperato intatto dopo l’esumazione del Santo e fu conservato nel museo alfonsiano di Marianella, dove si trova tutt’oggi esposto ai visitatori.
Anche a Piscinola il culto della Madonna del Carmine è stato molto sentito nei decenni scorsi e molte sono state le donne che portavano il nome di “Carmela” (anche gli uomini, con la variante di “Carmine”).
In via Vecchia Miano e precisamente nel caseggiato con corte che veniva chiamato “‘a Carrara” (termine che deriva da “passo carraio”, perché il vicolo era senza uscita), fu eretta una cappellina, con dentro dipinta l’effige della Madonna del Carmine. 

La zona di "Abbascio Miano" presa da una mappa dell'800
La cappellina era posta sulla facciata di un palazzo situato in cima alla breve salita e aveva incastonata nel muro sottostante una lapide marmorea che attestava l’anno di fondazione (1889) e la dedica del benefattore. Secondo alcune testimonianze orali raccolte dagli anziani, essa fu fatta realizzare in ex voto dal proprietario del  palazzo, dopo che ebbe ricevuta una grazia dalla Madonna, alla quale egli era molto devoto. Si racconta che, durante la realizzazione di alcuni lavori allo stabile, un operaio cadde dalla sommità del ponteggio, precipitando rovinosamente al suolo, e che rimanse miracolosamente illeso... La cappellina fu quindi costruita proprio sulla facciata di questo edificio.
Con il trascorrere dei decenni, il culto degli abitanti del sobborgo verso questa icona mariana si incrementò e si diffuse maggiormente anche tra le  generazioni che si succedettero alle prime.
Negli anni ’50, quando nei vari sobborghi di Piscinola (“‘Capo e Coppa”, “Capo a Chianca”,” Vico Operaio”, “Madonna delle grazie” e  “Sott’’a Chiesa”), erano già state fondate ed erano molto frequentate le varie associazioni cattoliche operaie presenti (“SS. Sacramento”, “Madonna de Loreto”, “Crocifisso e San Vincenzo”, “Madonna delle Grazie”, “Addolorata, S. Giuseppe e SS. Salvatore”), anche gli abitanti dell’allora popoloso sobborgo di Piscinola, chiamato “Abbascio Miano” (che comprendeva anche l’abitato della “Carrara”), decisero di fondare un’associazione cattolica operaia, che fu chiamata “Associazione Madonna del Carmine e Sant’Anna”. Di quest'ultima Santa era pure presente un'altra cappellina lungo la strada.
Furono eletti il presidente e i consiglieri dell’Associazione, che subito fecero realizzane la statua della Madonna del Carmine, oltre la bandiera e lo stendardo. Poi, per diversi anni, nel giorno della commemorazione della Madonna, che cade il 16 luglio, organizzarono la festa patronale per le strade dell’abitato, con tanto di luminarie, processione, fuochi e banda musicale. La bella statua della Madonna col Bambino, fatta realizzare a grandezza naturale,  in gesso e con occhi in vetro, fu quindi posta stabilmente in un'artistica ma semplice cappellina a sbalzo, racchiusa con dei vetri colorati.
Tutto questo rimase immutato fino alla
 metà degli anni ‘80, quando il "Programma di ricostruzione del dopoterremoto del 1980" mise in cantiere un intervento di ricostruzione e di riammodernamento edilizio radicale di tutto l’abitato compreso tra via Vecchia Miano, Via Napoli e Vico Operaio, includendo anche l’abbattimento del palazzo dove si trovava collocata la cappella della Madonna del Carmine. Fu grazie all’opera e alla sensibilità di un piscinolese che, accorrendo in tempo, riuscì a salvare la statua della Madonna dalla possibile distruzione o dispersione, prendendola poi in carico e conservandola in un locale della sua abitazione. Purtroppo a differenza di quando è avvenuto per la Madonna de Loreto, per la quale fu realizzata una nuova cappella nel vico Operaio, per la Madonna del Carmine di “Abbascio Miano” non è stata realizzata nessuna nuova cappella in sostituzione della precedente demolita. 
Oggi, a distanza di oltre 40 anni da quell'avvenimento, pochissimi ricordano ancora questa statua della Madonna, perché, nel frattempo, almeno due generazioni si sono succedute e la memoria storica si sta affievolendo inesorabilmente, man mano che passa il tempo... 
L’intento del nostro scritto è proprio quello di far riscoprire questa storia, affinché il ricordo di questo culto genuino legato alla statua della Madonna del Carmine non scompaia del tutto dalla memoria collettiva, lasciando una traccia indelebile per le future generazioni.
Questa statua, oltre che sacra, è soprattutto un simbolo storico e comunitario di appartenenza a un territorio, a cui tanti anziani piscinolesi si sono affidati nelle loro preghiere devozionali. Oggi purtroppo si trova in condizioni di conservazione molto precarie e andrebbe urgentemente restaurata per riportarla al suo antico splendore, oltre ad essere esposta di nuovo in un luogo protetto e accessibile a tutti i fedeli!

Salvatore Fioretto

p.s.: Prima che vengano intraprese delle iniziativa a favore del restauro della statua (lo speriamo vivamente e presto!), abbiamo deciso di non inserire alcuna immagine della Madonna di Piscinola. 

La nuova strada che è stata realizzata al posto del vecchio vico della "Carrara".