sabato 28 febbraio 2026

Della serie i racconti della Piedimonte.... "Napoli, Piazza Carlo III, domenica 30 marzo 1913…." Un racconto immaginifico sulla cerimonia di inaugurale della ferrovia...

Prendendo spunto da un articolo del giornale "Roma", pubblicato il 29 marzo 1913, dal titolo "La nuova ferrovia Napoli Piedimonte d'Alife - Inaugurazione del tronco Napoli-Capua",  ho scritto questo testo, immaginando la scena che certamente fu osservata durante la cerimonia di inaugurazione, con il convoglio inaugurale che partì dalla centralissima piazza Carlo III di Napoli tra due ali di folla assiepata, come avviene nelle grandi e importanti cerimonie pubbliche. Questo componimento costituisce il primo capitolo del libro "C'era una volta la Piedimonte", edito nell'anno 2014 e stampato dalla casa tipografica "Atena"; lo pubblico oggi in questo post celebrando i 12 anni della presentazione del mio libro di racconti e di testimonianze sulla gloriosa Ferrovia "Napoli Piedimonte d'Alife"; libro che mi ha dato tante soddisfazioni e riconoscimenti, soprattutto per le manifestazioni di affetto ricevute da parte di tanti anziani, di appassionati di treni e di ex ferrovieri... 

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"Era una bella e limpida mattina di primavera, quel lontano 30 marzo 1913, …esattamente cent’anni fa…, quando il convoglio inaugurale della ferrovia “Napoli-Piedimonte” muoveva lento e con andamento solenne, il suo primo viaggio inaugurale, diretto alla città di Capua. Partiva da una piazza Carlo III gremita di gente, al di là delle più rosee previsioni iniziali…!
Già dal primissimo mattino la piazza si mostrava soleggiata e bella più che mai, addobbata con ghirlande di fiori e tante bandiere tricolori. Decine e decine le coccarde e gli stemmi della casa reale sabauda pendevano dai tralicci stradali e dai balconi delle case, resi ancor più evidenti dal contrasto con il cielo terso di azzurro. Erano presenti autorità cittadine, uomini di cultura, del mondo della finanza e della aristocrazia napoletana.
Tutti vestiti per le grandi e solenni occasioni: severi nel portamento gli uomini, tutti con barba e i baffi impomatati, con frak e con cilindri color nero lucido, accompagnati da donne incipriate, un poco distratte e civettuole, vestite all’ultima moda, con abiti e cappotti lunghi fino alla caviglia, rossetto rosso in evidenza, cappellini di velluto con penne o fiori e la classica acconciatura dei capelli alla Belle Epoque.
Ma da sfondo faceva eco il popolo minuto, quello dei borghi popolari, di Sant’Antonio Abate, dell’Arenaccia e di Sant’Eframo, dei Vergini e perfino quello di Forcella.
Incuriositi dal passaparola avvenuto già dai giorni prima, tra i vicoli scuri e destati dallo stridore del passaggio ininterrotto di carrozze e cupè trainati da fulvi stalloni, che si susseguivano nelle strade principali, senza sosta, fin dal primo mattino… accorrevano verso la lunga piazza, quella su cui si affacciava il maestoso Real Ospizio dei Poveri e ai lati, ancora in costruzione, la bella stazione in piperno grigio, con l’intonaco di color rosso pompeiano. La fiumana di popolo accorreva dai vicoli e dai borghi più lontani; tra questi, molte le donne con i loro pargoli in braccio o tenuti per mano, gli anziani curvi, che a stento camminavano, i mendicanti con i vestiti sudici e rattoppati e gli immancabili scugnizzi, scalzi e vivaci: tutti avevano lasciato le loro faccende e i loro impegni, erano venuti così come si trovavano, per partecipare a quello che sarebbe stato, a giudicar dalle aspettative, l’evento dell’anno in città…! 
Perché dopo i molteplici tentativi, i vari progetti, le richieste ufficiali, i quasi fallimenti e i successi a metà, finalmente la nuova ferrovia si muoveva diretta per Capua. Ferrovia che avrebbe, da quel momento in poi, collegato la parte popolare di Napoli con il suo entroterra, il centro con i paesi della zona collinare e, più giù, i paesi della piana aversana e quella casertana.
Avrebbe attraversato una piana fertilissima, rigogliosa e bella, bagnata dalle copiose e miti acque del fiume Volturno e dal vecchio canale dei Regi Lagni (il flumen Clanius, degli antichi popoli Osci-Sanniti); una linea bianca tracciata tra i campi verdi coltivati con grano, orzo, canapa, mais e tra immensi e profumati vigneti di “Asprigno” e di “Piedirosso”.
Una ferrovia che parlava francese, ma era sta progettata da menti italiane e campane, da uomini d’ingegno, degni eredi, rappresentanti della nobile tradizione napoletana della “Scuola d'Applicazione degli ingegneri di Napoli”, poi divenuta “Real Scuola Superiore Politecnica”.
La cerimonia aveva inizio: il Cardinale di Napoli, il pio arcivescovo Antonio Prisco, eseguiva la benedizione del convoglio, rivolgendo poi agli astanti una breve preghiera, anch’essa benedicente.
Ed ecco i discorsi ufficiali di rito, che vibravano ad alta voce dalla bocca del Prefetto, rappresentante di casa Savoia e dopo quella del Commissario Regio al Comune di Napoli, Vittorio Messinger; poi, a seguire, il discorso dei dirigenti responsabili della società francese “Chemins de Fer du Midi de l’Italie”, costruttrice della linea. In alcuni passi dei discorsi venivano da questi ricordati i tanti sacrifici affrontati dalle maestranze, venivano elencati i nomi dei lavoratori feriti durante la costruzione della linea e veniva compianto il giovane francese Georges Bourdaret, fratello minore dell’ingegnere capocantiere Emile, morto a soli 27 anni nel cantiere di Teverola, il 10 febbraio 1910. L’ingegnere Emile, presente, ne fu visibilmente commosso.
L’immancabile banda musicale intonava, poi, le note della Marcia Reale. Ancora qualche passo del cerimoniale ed ecco finalmente vibrare nell’area il caratteristico fischio della elettromotrice, che annunciava finalmente a tutti l’inizio del primo viaggio… Stupore tra la gente, applausi scrosciati si elevavano dalle banchine verso il treno e dai finestrini del treno verso le banchine, come un grosso e simbolico abbraccio tra le due ali di popolo, con al centro il treno tutto imbandierato di drappi tricolori…
Ed ecco dalle vetture e dalla elettromotrice tanti viaggiatori sporgersi dai finestrini: molti erano gli invitati ufficiali, ma taluni erano semplicemente degli intrusi, entrati a curiosare nei treni e lì rimasti perché impediti dalla calcagna; tutti però si sporgevano dai tanti finestrini, con i visi illuminati dal sole e sorridenti… felici…: era pura gioia la loro...! Rispondevano e salutavano, a forza di braccia e di mani, le tante persone che ormai facevano fatica ad avvicinansi al luogo della stazione, trattenute dalle Guardie Regie e dalle transenne di legno, predisposte per l’occasione.
Tante erano le persone assiepate più lontano, sui marciapiedi e sui balconi, perfino sui tetti dei vecchi palazzi e sul muro del Real Orto Botanico… Centinaia di bandierine tricolori venivano fatte sventolare dai bambini delle scolaresche e dai ragazzi del Real Ospizio dei Poveri.
Si udivano pure tanti “Evviva”, urlati dagli spettatori e dalle maestranze!!
Il treno si muoveva, aumentando via via il suo andamento, stavolta con più decisione e fischiava ancora: una, due, tre volte di seguito, lasciando tutti a bocca aperta…! 
Gioia e commozione trasparivano dai volti semplici e schietti delle persone del popolino, centinaia gli occhi che si inumidivano dalla commozione e tanti e tanti ancora erano quelli che sorridevano e salutavano il treno, che lentamente si allontanava placido verso la salita della Doganella...
Il progresso con le sue vie su ferro si era ormai consolidato in città, consentendo a Napoli di essere degna concorrente delle più grandi capitali europee, quali Londra e Parigi. Ormai Napoli non era seconda a nessuna, per la ramificazione e per la densità della sua rete di trasporti su ferro, sia cittadina che provinciale…
Anche i quotidiani avevano dato ampio risalto nelle loro cronache all’avvenimento cittadino, come il giornale “Roma”, che aveva dedicato il giorno prima un ampio editoriale, che così annunciava l’evento: “I tronco che sarà inaugurato domani, ha origine da piazza Carlo III, dove la società sta costruendo un ampio fabbricato per la stazione”, e poi ancora “Il progetto della ferrovia Napoli-Piedimonte D’Alife fu una prima volta studiato circa 23 anni fa dagli ingegneri Tessitore e D’Aniello che ebbero ben chiara la visione dell’utilità che tale opera avrebbe apportata a Napoli con metterla in diretta comunicazione con le fertili terre della provincia di Caserta, e dei vantaggi enormi che questa avrebbero conseguito quasi avvicinandosi alla grande metropoli”.
Le scene di giubilo si ripetevano a ogni stazione attraversata dal treno inaugurale: Secondigliano, Piscinola, Marano, Mugnano …. Sempre più folla, sempre più entusiasmo…! Dai campi, dai passaggi a livello, dalle case cantoniere, dai balconi delle case… tante erano le persone in attesa che il treno arrivasse, tutti poi a salutare festosamente con le mani le vetture ed i passeggeri in transito... Alcune chiese dei paesi attraversati suonavano a festa le loro campane, salutando il passaggio del convoglio della nuova ferrovia.
Molti chiedevano ancora dove andasse quel trenino mai visto prima, qualcuno rispondeva Caserta, altri Capua, altri ancora preannunciavano l’imminente arrivo a Piedimonte. Qualcuno già iniziava a chiamarlo semplicemente “‘O treno pe’ Piedimonte”… e, infatti, pochi anni dopo sarà per sempre e per tutti semplicemente “‘a Piedimonte”!
Nella stazione di Piscinola c’era anche la banda locale che suonava briose e trillanti marcette sinfoniche.
A Giugliano e ad Aversa la folla era immensa: lì si incontravano anche dei reporter  stranieri che eseguivano fotografie per l’occasione. A Santa Maria il convoglio ripeteva la sosta in ben cinque stazioni e fermate, tutte affollate: S. Andrea, Curti, S. Maria Centrale, Anfiteatro e Biforcazione. Il viaggio terminava finalmente a Capua, dopo oltre cinque ore, tra le soste e la corsa; a Capua il convoglio era obbligato a fermarsi prima, perché non aveva più spazio per fare manovra, tanta era la partecipazione popolare!
Oramai questa ferrovia era già diventata una realtà nel tessuto napoletano e casertano…! I partecipanti all’evento, tutti felici, portavano a casa la lieta notizia e raccontavano ai loro familiari la bella esperienza vissuta in quel giorno.
Il progresso era ormai inarrestabile, la ferrovia ne rappresentava un valido veicolo e lo sarebbe stato veramente e ancor di più per tutto il secolo seguente...

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Così, come abbiamo immaginato, crediamo che si dovette svolgere l’evento inaugurale di cent’anni fa. Dovette essere stato sicuramente un gran giorno quello per Napoli e per i napoletani, in quella domenica di fine marzo del 1913…! Fortunati furono quanti ebbero l’opportunità di potervi partecipare…! Oggi, a distanza di cent’anni, noi appassionati dei treni e delle ferrovie e noi appassionati della vecchia Piedimonte, siamo qui per ricordare i fasti di quell’evento, che ha segnato la storia dei trasporti di Napoli e della Campania ed ha favorito indubbiamente la crescita economica e culturale di due province vicine, quelle di Napoli e di Caserta."

Salvatore Fioretto 

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