La collina di Capodimonte, nota fin dai tempi antichi
per la salubrità dell'aria, per il paesaggio verdeggiante e per la sua
preminente e felice posizione geografica, immediatamente a ridosso di Napoli, che fa da
contraltare alle altre colline che coronano la Città, con un’ampia visione del suo
golfo. Queste bellezze e queste prerogative naturali hanno sempre attirato
l’attenzione sia dei visitatori che degli investitori, italiani e stranieri, che
qui hanno edificato nel corso dei secoli diverse strutture medico-assistenziali,
dedite alla cura degli ammalati, specie se affetti da malattie respiratorie
oppure neurologiche e mentali. Infatti, già a partire dalla metà del ‘700, la
collina di Capodimonte fu scelta, assieme ad altre località amene partenopee,
specialmente da parte di agiati inglesi, che si erano ammalati di tisi, per
impiantare opere e strutture medico assistenziali. Con trascorrere dei decenni
le strutture aumentarono e assunsero sempre più le caratteristiche di centri
medici specializzati e attrezzati, dediti all’assistenza e alla cura degli ammalati.
Nell’800 i centri di benessere e di cura, si intensificano, anche se ancora riservati
ai facoltosi, scelte anche come rinomate méte turistiche, come in Svizzera così
in Italia.
Nei primi decenni del ‘900 le strutture divennero meno elitarie ed iniziarono
ad accogliere anche i malati appartenenti alle categorie sociali meno
facoltose, nacquero così i primi "Sanatori" popolari, che, d’altronde, ricevettero un forte impulso da parte dello Stato, attraverso l'emissione, nel 1933, di un decreto
governativo, pensato proprio per incentivare la nascita di queste
strutture…
A Napoli diversi furono i “Sanatori” e i centri di cura
mentali che nacquero, una di queste strutture (che risulta a molti poco
conosciuta), sorse nella zona prossima a Miano, a ridosso del vallone di San
Rocco e fu chiamata: “Sanatorio Villa Caputi”. Tuttavia c’è da dire che amministrativamente
la località rientrerebbe nei confini del quartiere di Piscinola-Marianella. Una parte
di questa struttura è sopraggiunta ai nostri giorni e costituisce il centro medico assistenziale
privato, chiamato “Casa di Cura Hermitage”.
Difficile da immaginare, ma il “Sanatorio Caputi” trasse le proprie origini da
un complesso conventuale preesistente, che era situato immediatamente a ridosso
del vallone San Rocco, dedicato alla “Madonna delle Tozzole”; infatti,
inglobata al convento, si ergeva un tempietto dedicato alla Vergine, venerata
da tempo immemorabile dagli abitanti di questa zona ed era anche meta di
pellegrinaggi. Non sappiamo le origini della chiesa e nemmeno del convento. Sappiamo però che la devozione degli abitanti dei secoli passati era molto
sentita per questa Madonna, tanto da dedicarle una festa solenne che si
svolgeva ogni anno, in estate. L’origine del nome risalirebbe, molto
probabilmente, a un prodigio attribuito alla Madonna, legato alla dispensa del
pane ai poveri: infatti “Tozzole” o “Tozze”, sono termini usati nel napoletano
antico per indicare piccole parti di pane indurito, delle quali si cibava il
popolino più indigente.
Durante i festeggiamenti, che capitavano nel mese di
agosto, si usava per tale motivo distribuire del pane raffermo ai poveri (le tozzole).
Per
queste emergenze architettoniche, sia della chiesa che convento, la zona ad essi circostante prese
il nome di “Contrada Madonna delle Tozzole”. Anche la strada che conduce alla
chiesa, partendo dalla ottocentesca via Maria a Cubito, prese il nome
di “via Cupa delle Tozzole”; nome che è conservato tutt’oggi.
La ricostruzione storica delle fasi realizzative del Sanatorio sembra trovare
conferma l’ipotesi che la primitiva cappella della Madonna delle Tozzole sia
stata poi inglobata nell’attuale chiesetta, che è stata edificata in epoca successiva alla prima, e dedicata a Maria
Santissima di Costantinopoli.
Non conosciamo l’anno esatto nel quale si operò la conversione del convento in
clinica chirurgica privata, sappiamo però che prima del 1926 essa già esisteva
ed era in funzione, anche se probabilmente limitata nelle dimensioni e
nell’organizzazione sanitaria, ed era conosciuta con il nome di “Villa Caputi”.
Da una fonte apprendiamo che: “La
ricostruzione storica ha svelato un singolare processo di costruzione nel tempo
per stratificazioni ed addizioni intorno al piccolo insediamento conventuale
della cappella delle Tozze.
Ai piccoli manufatti bipiano sette-ottocenteschi
dell’edificio conventuale e della cappella (orientati secondo l’asse est ovest,
tra loro paralleli e cinti da mura) si affianca e si sovrappone, all’inizio del
’900, "Villa Tozzi", ovvero l’edificio multipiano (probabilmente realizzato in
due fasi e con un piano di meno) che non sappiamo se nacque già come clinica
chirurgica o come villa residenziale. Sappiamo che intorno agli anni ’20 sicuramente
il ‘casamento’ era stato trasformato in una clinica chirurgica composta da
questo edificio principale di cinque livelli e da corpi di fabbrica di due
livelli che conformavano due corti includendo la cappella […].”
Nell’anno 1926 il dott. Giovanni Caputi senior promosse la riconversione della
vecchia clinica chirurgica “Villa Caputi”, adiacente all’antica cappella delle
Tozzole, in “Sanatorio”, struttura dedita alla cura dei malati di tubercolosi. Questa
struttura sanitaria privata fu la prima a essere realizzata a Napoli e nella
sua Provincia e precedette di due anni la costruzione dell’Ospedale Antonio
Cardarelli (inizialmente chiamato “XXIII Marzo”).
Passarono sette anni di esercizio, ed un decisivo impulso costruttivo di ampliamento si ebbe
nel 1933, ad opera del Dottor Emanuele Mario Caputi (coadiuvato dal fratello Dr.
Giovanni), con una significativa operazione di ristrutturazione dei locali
preesistenti e la realizzazione di nuove costruzioni, progettati dall’ingegnere
Amedeo D’Albora.
![]() |
| La chiesetta di S. Maria di Costantinopoli |
Il nuovo edificio di degenza (oggi
Istituto di diagnosi e cura Hermitage”), planimetricamente realizzato a forma
di “T leggermente curva”, era circondato da un giardino ornamentale terapeutico
e da costruzioni neo-liberty.Ecco la descrizione contenuta nel periodico. "Nel corso di un anno è stata completamente costruita una nuova ala comprendente una spaziosa ed arieggiata corsia ed un reparto a camerette isolate. Essa è corredata di due ampie verande, esposte a S. W., di servizi igienici e di un apposito ingresso. Il pianterreno di questo nuovo edificio è adibito a refettorio. Due enormi ed eleganti sale costituiscono i refettori per gli uomini e per le donne. L'arredamento è sobrio ed elegante: tavole di marmo, sedie di ferro verniciate a smalto bianco, vasellame in porcellana, cristalleria colorata ed infine l'illuminazione sontuosa, rendono i due ambienti sommamente confortevoli.
La
cucina è stata dotata di un impianto modernissimo con la sala di lavaggio e
disinfezione stoviglie, provvista di macchina lavatrice e sterilizzatrice. In
un edificio a parte è impiantata una grande lavanderia meccanica con
lisciviatrice, sciacquatrice, idroestrattore ed essiccatoi.
Il “Sanatorio Caputi”,
che fu conosciuto anche come “Sanatorio di Capodimonte”, svolse le sue attività,
con successo e con fama di livello internazionale, fino ai primi anni ’50 del
secolo scorso, poi purtroppo iniziò, lentamente, una inesorabile fase di
declino. Il suo punto di forza furono la professionalità e la specializzazione mostrata dal suo staff medico e infermieristico e la sua posizione naturalistica, esaltata dalla vicinanza con il Bosco di Capodimonte e il Vallone San Rocco, oltre a possedere un parco ornamentale e terapeutico privato di incomparabile bellezza e funzionalità.
Alla fine del secolo scorso, il complesso più recente, progettato dall’ingegnere Amedo D’Albora, fu ulteriormente ristrutturato, riorganizzato e reso moderno e funzionale, capace di offrire un’attività ospedaliera al passo con i tempi e prese il nome, come già detto, di “Casa di Cura Hermitage”.
Per il fatiscente vecchio “Sanatorio Caputi” ed i suoi piccoli edifici a contorno, invece, è in fase di realizzazione un autonomo percorso di restauro e di rifunzionalizzazione, che prevederebbe, tra l'altro, un nascente centro territoriale dedito alle attività associative e culturali, per il territorio che le accoglie.
Salvatore Fioretto
Ringraziamo la dott.ssa Simona Provvido, coordinatrice dell'ass. "Ponti tra Quartiere e Vallone", per averci supportato nella scelta e nella definizione del tema trattato.



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