
Leggendo la vasta bibliografia riguardante la storia di Sant'Alfonso Maria de Liguori, che comprende anche tanti aneddoti, riferimenti letterari e dediche di personaggi famosi, abbiamo trovato questa bella testimonianza scritta dallo scrittore francese Joseph J. Gaume, che fu in parte pubblicata dal periodico “S. Alfonso” rivista mensile di
apostolato alfonsiano – Pagani Basilica Santuario di S. Alfonso" - Anno XIV n.3
anno, marzo 1943 XXI. In essa vengono esaltate le bellezze del monumento di Pagani e dei luoghi circostanti, l'importanza del Santo e l'ammirazione del celebre scrittore. J. Gaume (1802 - 1879) è stato un apprezzato teologo e scrittore di metà '800 e pubblicò molti testi su questioni sociali e religiose, come: "Origini ed errori dello spiritismo", "La rivoluzione", "Morte al clericalismo" e tanti altri.
Ecco il testo, buona lettura.
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"Un illustre pellegrino francese a Pagani"
"A.
J. Gaume, famoso scrittore
ottocentesco, arrivò nel 1839
l'eco vibrante delle solennissime
feste celebrate in Italia, specialmente
nella Campania, per la Canonizzazione di S. Alfonso. Entusiasmato concepì il disegno
di prendere il bordone di pellegrino per spingersi da Parigi sino a Pagani. Vi
giunse il 28 febbraio 1842. Descrisse
il lungo viaggio in un libro, che stampò nel 1848, intitolato "Les trois Rome". Nel terzo tomo della importante pubblicazione compendiò le soavi
emozioni gustate nella visita compiuta alla tomba del fondatore dei Missionari Redentoristi.
Traduciamo qualche brano del giornale pubblicato con notevole brio."
[...]
Nocera dei Pagani è il luogo
estremamente caro ad ogni cristiano, là visse, stese i suoi volumi, soffrì e
morì il san Francesco di Sales dell'Italia, il grande sostegno
della fede e dei costumi contro gli errori dell'ultimo secolo: ho nominato S. Alfonso
M. de Liguori.
Che gioia! quando lasciato alle spalle
il Vesuvio, c’inoltrammo nell’ampia pianura, in fondo alla quale compariva la
piccola città di Nocera. Se il viaggiatore profano non scorge nulla ch’ecciti la
sua curiosità, diversamente avviene per il pellegrino cattolico. Tutto ivi
parla di S. Alfonso e tutto ciò che riguarda questo grande uomo ispira un vivo
interesse.
In mezzo agli umili religiosi redentoristi trovammo dei fratelli pieni di premura e
di cordialità che ci accompagnarono alla tomba del loro padre.
Il santo vescovo riposa nella chiesa
che egli stesso fece costruire: il corpo è situato sotto l’altare della
cappella che forma la parte sinistra del transetto. Quando ci avvicinammo il
pio luogo era circondato di una folla di pellegrini che spargevano lacrime e
preghiere davanti al “buon santo”, di cui i loro antenati avevano ammirato la
dolcezza inalterabile, la povertà evangelica, la squisita carità paterna.
Frugale fu il nostro pranzo: una zuppa di broccoli, un pezzo di stufato con insalata
e due aranci. Il tovagliolo e le stoviglie erano in armonia con lo spirito di povertà, che distingue i degni Missionari. Fr. Filippo aggiunse con la conversazione un novello condimento alle vivande preparate con le sue
mani. Fr. Filippo è l'ammirazione del paese e la delizia della Comunità. Avendo saputo ch'eravamo francesi, ottenne il permesso di parlarci e di narrarci
la sua storia.Vecchio soldato dell'impero, ferito in 20 battaglie, fu inconsolabile della caduta del suo imperatore. Disgustato del mondo, cercò la quiete all'ombra del solo Padrone che non può essere mai detronizzalo e fecesi Redentorista. La vita rustica non gli permise di studiare il Latino e la Teologia; non è quindi un predicatore, un confessore o uno scrittore: è cuciniere.
Ricco di buon umore conserva nel suo umile ufficio qualche cosa delle primitive maniere militari e della brusca franchezza, che vanno assai bene di accordo con la tonaca nera e il grembiale bianco.
Dopo il desinare ci muovemmo attraverso il collegio. Con rispetto girammo nel chiostro e nei corridoi tante volte percorsi dal Santo. Ed eccoci al “piano nobile” dove sta l’appartamento del glorioso fondatore. Una porta semplicissima di legno, aprentesi nel corridoio, introduce in una celletta, lunga circa dieci piedi e larga 8.
Quale impressione edificante al mirare le
pareti disadorne, il pavimento in mattoni dozzinali, la soffitta dai travicelli
sporgenti, coperto di uno strato di gesso appena sufficiente ad impedire la
caduta della polvere, la finestrella sgangherata, dinanzi alla quale il grande Dottore scrisse la maggior parte del suoi
pii e sapienti libri!
In questa stanza venerabile, disposta com'era nel giorno in cui il
Santo spirò, i Padri che ci guidavano, rievocarono i supremi momenti di
Alfonso, spentosi il 1 agosto del 1787, mentre suonava l'Angelus di mezzodì ...







